Pechino? È una città della violenza. Ai Weiwei rompe il silenzio e racconta a Newsweek la sua detenzione e la corruzione che regna sovrana in Cina

“Il mio calvario mi ha fatto capire che esistono molti luoghi nascosti dove segregare le persone privandole della propria identità. […] Solo la tua famiglia piange per la tua perdita, non è possibile ottenere notizie da parte delle autorità neanche ai massimi livelli, né dai giudici, né dalla polizia, né dal governo”. Ai Weiwei rompe […]

Ai Weiwei fra i semi di girasole

Il mio calvario mi ha fatto capire che esistono molti luoghi nascosti dove segregare le persone privandole della propria identità. […] Solo la tua famiglia piange per la tua perdita, non è possibile ottenere notizie da parte delle autorità neanche ai massimi livelli, né dai giudici, né dalla polizia, né dal governo”. Ai Weiwei rompe gli indugi, e per la prima volta dopo la sua liberazione sfida le autorità cinesi ed affida alla stampa le sue considerazioni sulle vicende che lo hanno visto vittima di 81 giorni di detenzione, e le sue feroci critiche alle stesse autorità. E lo fa con un’intervista apparsa sul sito web del settimanale Newsweek, incurante di quelle che saranno le conseguenze, che ora non è in grado di prevedere.
La cosa peggiore a Pechino è che non si può mai fidarsi del sistema giudiziario”, affonda con lucidità il dissidente e artista cinese. “Mia moglie ha scritto ogni giorno ogni tipo di richiesta, telefonando ogni giorno alla stazione di polizia. Dov’è mio marito? Dimmi dove è mio marito. Nessuna informazione in risposta, il silenzio”.
Poi l’obbiettivo diventa la situazione cinese in generale e la corruzione diffusa: “Pechino è una città della violenza. […] Ogni anno milioni di lavoratori vengono a Pechino per costruire ponti, strade e abitazioni, sono gli schiavi di Pechino. Vivono da squatter in strutture illegali, mentre Pechino continua ad espandersi. Chi possiede le case? Queste appartengono al governo, ai padroni di carbone, ai capi delle grandi aziende”.

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  • Ulla’

    Ecco, così prendono e lo ri-ingabbiano.

  • sn

    Ai Weiwei è una delle figure più interessanti dell’ambito contemporaneo, non solo per ciò che concerne la sua poetica artistica, ma anche per il movimento di valori, opere ed idee che con le sue posizioni e le sue vicende personali è riuscito a creare. E soprattutto, rappresenta un modello d’arte coraggiosa per i giovani artisti, anche per quelli italiani.

    • Cecilia Freschini

      Ai Weiwei e’ semplicemente una delle figure piu’ FAKE.
      Ma del resto ben rappresenta la Cina..

      • roberto ceresia

        cecilia perche’ scrivi cosi? visto che ti conosco bene, prima di dissentire vorrei capire meglio le tue ragioni

  • LorenzoMarras

    Non è necessario prendere in considerazione la Cina per affrontare un tema di corruzione e violenza.
    Il paese dove viviamo è da oltre dieci anni sotto una cappa di sfrontata Violenza , Maleducazione, ignoranza, sopraffazione , arroganza, imbecillita’, protervia , untuosita’, egoismi piccoli e grandi , narcisismo di mezza tacca ecc ecc ecc ecc perpetrati da un individuo ri-fatto che al suo cospetto uno come Al Capone sarebbe risultato un boy scout.

    • Cecilia Freschini

      Ecco appunto. Ma, dico ci rendiamo veramente conto della nostra situazione??

      Invece di esaltare ‘artisti’ stranieri che usano il marciume del loro Paese per farsi una facile pubblicita’.. perche’ non diamo piu’ attenzione a quelli che in Italia, in un contesto ben piu’ difficile e deprimente, portano avanti posizioni davvero degne di rispetto e visiblita’?

  • Considero molto più difficile e complesso “fare l’artista” in un paese di mezzo come l’italia; molto più contemporaneo della cina per molti aspetti. La cina ricalca un modello di controllo/corruzione da guerra fredda, direi vintage. In paesi di mezzo come l’italia artisti come Weiwei non potrebbero niente, verrebbero ignorati.

    Dai noi molti artisti assimilano una sindrome arrendevole che è dei giovani occidentali ma anche degli orientali, e di quelli delle periferie, che aspirano all’occidente.

    Poi gli artisti devono cambiare il mondo? O spesso si nascondono dietro questo paravento di buonismo molto facile ed inefficace? O devono solo abbellire l’arredamento con le loro opere? O devono far riflettere?

  • @Luca, Lorenzo, Cecilia:
    Va bene il discorso per paradossi ma paragonare la situazione Italiana, occidentale in generale, in cui un artista anti-sistema (lasciamo perdere quelli che nel sistema hanno trovato il loro posto o posticino) vive e lavora con la situazione di un artista dissidente in Cina e dire che wuest’ultima è una dituazione preferinile è piú Che un parsdosso un vera sciocchezza.
    Ai Weiwei, che Cecilia gratifica dell’appellativo “fake” rid his ogni giorno, coscientemente, non solo la sua sicurezza economic e social ma l’incollumità fisica sua e della sua famiglia, cara Cecilia fammi il mome di almeno UNO di quegli artisti “che in Italia, in un contesto ben piu’ difficile e deprimente, portano avanti posizioni davvero degne di rispetto e visiblita” … il contesto sarà anche deprimente, come tu dici, ma quanto ad essere “piú difficile” … che cosa rischiano? Di non essere chiamati al Padiglione Italia? Di non riuscire ad esporre in una galleria decente? Di essere costretti a trovarsi un lavoro precario? Di dover emigrare? Ai Weiwei non puó far neppure questo. Fammi il nome di un artista che dia stato incarcerato perché “anti-regime”? O, persino peggio, che sia stato brutalmente bastonato e rischi di esserlo ogni giorno?
    Caro Luca, è vero quel che vai dicendo ad ogni tuo commento a proposito dell’atteggiamento “rinunciatario” dei giovani ed è fors’anche vero che una “situazione di costante pericolo” come quella Cinese puó dare lo stimolo ad un atteggiamento piú consapevole e piú battagliero … ma dovremmo augurarci di arrivare a tanto?
    Il crollo degli ideali e la loro sostituzione con il
    mito del benessere e del consumismo hanno castrato le ultime due generazioni di “giovani” ma veramente dobbiamo sperare di tornare a vive ere in un regime del terrore e dell’opressione per sperare di essere ancora capaci di immaginare “nuovi mondi” e dar sembianze in arte a “nuove utopie”?
    Tu, io tutti noi, io credo, possiamo e dobbiamo continuare a stigmatizzare questa situazione in cui viviamo e, ciascuno per quel poco o molto che puó, adoperarci a cambiarla qama non dimentichiamoci che, mentre noi abbiamo, almeno, l’immensa fortuna di poterci esprimere, di poter far sentire, ascoltata o inasctata, flebileotona te, la nostra voce c’è ancora un mondo ( che è la metà di questo mondo in cui viviamo) in cui questo è impediro

  • …scusate i molti errori, purtroppo la tastiera di un cellulare è quel che è ed è comunque piccola per il mio pollice!

  • anna

    solo osservando i cinesi qui da noi, come si inseriscono, silenziosi
    a testa bassa, con l’unico scopo di fare i soldi.. mi è chiaro cosa
    li spinge a dilagare : un’irrefrenabile voglia di potere,
    individuale e collettivo. Forza propulsiva, la schiavitù. Dittatura
    mafiosa, da cui guardarsi con apprensione , a guidare l’orda.
    Spero per i cinesi che trovino la libertà.

    • Cara Anna, probabilmente tu conosci “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” di Max Weber. Bene se all’etica protestante sostituiamo “L’etica tao/confuciana” possiamo tranquillamente leggere quel libro per capire un po’ meglio i cinesi. “Far soldi”, progredire nella scala sociale, è per loro, a differenza che per noi formati all’etica cattolica, quasi l’unico modo per sentirsi eticamente “sulla retta via”. Anche il fenomeno mafioso cinese ha radici etico/sociali: il rispetto, anzi la venerazione, per gli anziani (non per niente l’infame “rivoluzione culturale” maoista aveva principalmente questo di mira), la propria collocazione e le possibilità di “promozione” nella famiglia (che non solo in Cina ma in tutta l’Asia ha un’estensione ed un grado di coesione da noi dimenticato da secoli) e conseguentemente nella “società” ad essa contigua, nella piramide sono aspetti assolutamente fondamentali e primari nella vita del singolo: il “singolo” al di fuori di essi è un reietto, un disperato, una nullità.

      • anna

        l’arte, permette di toccare, e ritoccare l’assoluto.
        Il resto è marginale. Non so da quale alveare ogniuno di noi viene,
        Arte è sublimazione… e solo liberi, tocchiamo il profondo. Non vorrei
        che dittature maldestre, pensassero di usare arte…. per fare soldi.
        x serenovariabile. grazie x risposta

        • Cara Anna che dirti per te l’arte permette di toccare e rtoccare l’Assoluto; per quel che mi riguarda essa è solo la mia, purtroppo inadeguata, comunicazione dei passi di una ormai annosa ricerca sul paradosso della realtá e su quello, di esso corollario, del tempo.
          Io credo che veniamo tutti dal medesimo alveare: l’Umanitá.
          Le dittature son tutte, piú o meno maldestre, per fortuna, tant’è che o prima o poi, come anche i piú solidi ed imponenti muri, crollano.
          Se ti riferisci alla Cina i soldi, con l’arte, li sta giá facendo da anni: la Cina è la principale fonte di falsi (anche di qualità elevatissima, tanto da aver messo in seria difficoltà alcuni dei piú quotati musei e collezionisti del mondo) ma, a parte questo, i mercanti d’arte Cinesi sono da anni molto attivi e molto furbi e manovrano quantità di denaro da far restare allibiti. L’arte Cinese, quella contemporanea, è, inoltre, da oramai un decennio, un veicolo di “propaganda” fortissimo, ogni grande mostra di autori Cinesi, piaccia o non piaccia agli organizzatori ed agli autori stessi, è una piccola sordina applicata alla giá flebile voce della dissidenza e una fonte di nuovo “accreditamento”, in Occidente, del “radioso ed inarrastabile progresso Cinese”.
          Se invece parli di altre dittature… tutto è possibile ma, in genere, alle dittature, piú che accumular danaro, interessa accumular consensi e potere.

  • LorenzoMarras

    Sereno, l’appunto che ho fatto non riguardava , in se’, l’artista oggetto dell’articolo ma bensi’ cio’ a cui si dava nome violenza , abusi, ingiustizie ecc ecc ecc che pare fossero”” patrimonio””” esclusivo di quel paese . Detto questo (non certo per sottrarmi alle chiamate in causa) ti faccio notare che è vero come tu dici che nessun operatore del settore “arte visive” è mai stato incarcerato per cio’ che ha esposto o nessun operatore del settore “letterario” (in questi ultimi anni intendo, perche’ UNO fu barbaramente nonche’ VERGOGNOSAMENTE messo a tacere con tutti i sordini retroscena con cui ne dipinsero per giunta i bordi) , nel settore “filosofico” qualcuno ha preferito cambiare aria e anche, caso esemplare, rifiutato di collaborare con una nota casa editrice . Bene .
    Tutto apposto ? non mi pare . La “violenza” , la “sopraffazione” insomma l’esercizio dei poteri attraverso , è bene ricordarlo, collaudati sistemi non usa piu’ i metodi di quelli che , ad esempio Luca, ha definito VINTAGE .
    E’ ovvio , per gli esclusi o un tempo si sarebbe chiamata povera gente , le cose non sono cambiate , se non hai un buon legale vai a finire tra le sbarre (ci sarebbe da ridere ma me lo proibisco, molti anche innocenti) se non hai un buon medico , vai prima del lecito sottoterra e se non hai adeguate nonche’ spiccate attittudine relazionali non trovi nessuna dignitosa occupazione , spetta metto le virgolette a dignitosa.
    A cosa voglio arrivare Sereno ? semplice, che i Fascismi di oggi non sono quelli di ieri ; che i lori metodi ed i loro dispositivi sono statI con piu’ accuratezza celati, ma aime’ PRESENTI e FUNZIONANTI.

    Certo abbiamo una Costituzione, ma essa non è mai stata cosi formale come oggi , cosi’ disattesa come oggi, cosi sopratutto vilipesa sia da quelli che la vulgata chiama “vincitori” ma altro non sono che una massa di miserabili sconfitti dalla VITA ma anche da , coloro che subiscono…che non riescono a separarsi dalla loro inquietante ASSENZA e che vanno sempre piu’ alla deriva.

    Ma dove sta L’ARTISTA in questa situazione ?

    ciao Sereno.

    • Caro Lorenzo, mi era perfettamente chiaro il tuo intervento e, su di esso ho poco da aggiungere, salvo ricordare che, nella situazione in cui vive Ai Weiwei sono presenti tutti i guasti della situazione che tu descrivi e oltre a questi ( non in sostituzione di essi) c’è anche il rischio reale di vita, di incolumità fisica propria e della propria famiglia e, per soprammercato, non c’è neppure quella (piccola? misera?… io non credo) possibilità di dire, come fai tu, a tutto il mondo ció che non ti sta bene e neppure quella di sapere che cosa ne pensino gli altri, di casa tua o di fuori.
      A Pechino nel mio albergo (frequentato solo da stranieri) c’era una wifi per gli ospiti : occorreva registrarsi, ovviamente, e, a parte le frequenti e ricorrenti “interruzioni di collegamento”, era impossibile, comunque, collegarsi ad una moltitudine di siti occidentali. Fuori, sulle panchine del marciapiede (sedersi a terra sarebbe stato pericoloso perchè si sarebbe potuto configurare l’atteggiamento del vagabondo con conseguente possibile arresto) c’erano sempre un bel numero di giovani con laptop che, evirntemente con un po’ di hackeraggio o con qualche complicità del personale dell’albergo, cercavano di usufruire almeno di quel modesto ed intermittente “contatto con il mondo”, sempre pronti a sparire velocemente all’avvisaglia dell’arrivo delle terzine di poliziotti di ronda: essere “beccati”, quando tutto va’ liscio comporta il sequestro del computer ed una nottataccia in guardina oltre alla ovvia schedatura.

  • Sono d’accordo con chi dice che i Fascismi di oggi non sono quelli di ieri;

    di Wei Wei condivido i documentari la raccolta di informazioni, i progetti sociali;

    le grida mediatiche non funzionano più secondo me rinviano ad un’idea semplice di un mondo complesso e spaventoso…..in cui se troviamo i cattivi cattivi ed i buoni buoni, possiamo sfogarci contro tutti!!! anche i foru internet come il resto vanno utilizzati per affrontare la difficilissima impresa di cercare di leggere, agire e reagire alla complessità della situazione attuale spingendo il proprio pensiero, le proprie idee e la propria intuizione più in là delle grida e dello sfogo…che assorbono e dissipano energie che potrebbero diventare azioni o idee…..per quanto difficile sia, bisogna accettare questa situazione e capire che senza lo sforzo di ragionare e spingersi oltre ma in modo presente e “esigente” nei confronti di se stessi prima di scrivere o gridare qualsiasi cosa, ci sfoghiamo e basta e la lettura del mondo che diamo e a cui reagiamo è semplicista e preseuntuosa. Altra cosa è il potere mediatico,..diamo spazio a tutto ciò che dicono i giovani artisti cinesi, i giovani intellettuali,.cerchiamo di rendere pubblica—ma veramente—come la pubblicità, la charter 8 di Lu Xiaobo o i suoi scritti, di dare voce a chi non ne ha altrettanto che a chi come Wei Wei può parlare perchè è una STAR. FAcciamo più ricerche prima di accontaentarci di tutte le sparate che agiscono sull’emozionale e si risolvono in un escalation di “è così è così.:!! dagli addosso..!” e anche Wei Wei, se parlasse in modo diverso (sa farlo e lo fa a volte) avrebbe molto più seguito in Cina e fuori. Pensate solo per fare un esempio alle rivoluzioni in nord africa, dove oltre al liberarsi dei dittatori si chiede il diritoo di consumare di far parte della società liberale occidentale,…avvengono allo stesso momento in sincronia, con ciò che succede a Londra, cioè la rivolta contro gli eccessi di quello stesso sistema per cui si combatte altrove…….dobbiamo cercare di leggere tutte queste informazioni assieme e riflettere per non gettare parole al vento…e discutere attivamente e coinvolgere altre persone a farlo …

    • Scusa Alessandro, vorresti cortesemente elaborare questo tuo passo che non credo di aver compreso?
      “Altra cosa è il potere mediatico,..diamo spazio a tutto ciò che dicono i giovani artisti cinesi, i giovani intellettuali,.cerchiamo di rendere pubblica—ma veramente—come la pubblicità, la charter 8 di Lu Xiaobo o i suoi scritti, di dare voce a chi non ne ha altrettanto che a chi come Wei Wei può parlare perchè è una STAR.”
      grazie!

      • Voglio dire che quando si tratta di analizzare la situazione dell’attivismo cinese, circolano opinioni più complesse ed articolate rispetto al dire che tutto in Cina e a Pechino è “violenza e schiavitù”. Nei testi di Liu Xiaobo, c’è un’analisi profonda del sistema ed assieme alle critiche ci sono proposte per modificarlo e riformarlo; tra gli artisti giovani si elaborano progetti di micro-interventi nell’ambito sociale per far scorrere nuove idee e pensieri alternativi bypassando il confronto troppo diretto e purtroppo sempre perdente con la censura. Gruppi come http://www.forgetart.com, con cui collaboro, cercano di attivare meccanismi direttamente nella società giovane e favorire possibilità alternative rispetto a quelle proposte dai modelli del governo. Sulle chat internet poeti scrittori e blogger prendono false identità e organizzano forum di discussione su argomenti che sarebbe delicato discutere in pubblico. Queste altre forme e tentativi di trasformare e riformare la società cinese, sono quasi sconosciuti alla maggior parte delle persone, se non hanno l’occasione di venire a Pechino e constatare di persona, ma esistono e meriterebbero maggior attenzione, interesse e seguito. Nel mio pensiero precedente in post—- (mal espresso, mi scuso, scritto in areoporto tra un imbarco e l’altro cercando di essere preciso ma senza riuscirci..) cercavo di sottolineare come quando un personaggio è mediatico e super conosciuto i toni delle dichiarazioni che gli si attribuiscono siano sempre spettacolari e violenti, in maniera non sempre interessante, se non per l’effetto “media”. A volte sono le persone che trascinate dalla notorietà si esprimono in modo diverso (mi sembra che le riflessioni di Ai Wei Wei negli anni precedenti—o almeno quelle riportate dai media— fossero più articolate) A volte sono i media a fare “editing”. In ogni modo riconosco l’importanza del ruolo che Wei Wei potrebbe svolgere in Cina, ma mi sembra che continuare a strumentalizzarlo in modo superficiale ed enfatico non giovi alla sua immagine soprattutto “in Cina”. In un altro senso trovo di cattivo gusto che si parli solo e sempre di lui e non altrettanto di Liu Xiaobo e altri. SPero stavolta di essere comprensibile.
        senza riuscirci)

        • Grazie Alessandro , comprensibilissimo, e scusa se ti ho chiesto di elaborare meglio quel passo ma, mi pare proprio che ne sia valsa la pena. Ció che dici è vero e condivisibile, le uniche mie, non obiezioni ma contribuzioni, al discorso sulla figura di Ai Weiwei le trovi nella mia replica a Lorenzo Marras (scusa il “rimando” ma l’ho postata prima di poter leggere questo tuo approfondimento)

  • LorenzoMarras

    Sereno io penso che intorno al personaggio Wei Wei Vi sia stato e Vi sia attualmente , in atto, troppo rumore intorno. Se fosse veramente scomodo come tanti , nel sistemico, danno ad intendere , anche in questa rivista (ricordo le commoventi testimonianze di Paparoni in odio all’iper commentato negativo Bonani) le autorita’ Cinesi non lo avrebbero rilasciato e sopratutto non lo avrebbero fatto lavorare (il progetto dello stadio a forma di nido per lungo tempo decantato in tutti i media mi pare appartenga a Lui).
    Ho sempre dubitato del ” troppo” e, Sereno, bisogna avere un udito fine per sentire un albero che cade in una immensa Foresta (Luca Rossi permettendo).

    Facci caso Sereno, tutte le volte che si parla di Wei Wei cio’ che viene posto prima di ogni cosa è il suo attributo di “dissidente” che si aggiunge al dire “Artista”, come un surplus di valore; qualcuno si fa ritrarre con Lui del “beato” mondo occidentale “libero” , come per certificare una scelta trinitaria di Umanita’ – verita’ – Arte, colti nella loro esteriorita’ in termini as-soluti .

    Si crea il Personaggio e lo si pone in una nuvola di intoccabili con lo stesso spirito con cui si creavano i fondatori di religione.
    Bisognerebbe ascoltare i Cinesi che conoscono veramente Wei Wei, ovvero quelli che subiscono in verita’ sulla loro pelle le conseguenze della Repubblica Popolare Cinese.

    • mi trovo d’accordo con questo commento e con lo spirito che lo contraddistingue

  • plt

    Chi è, o è stato, il proprietario del CaoChangDi village a Pechino? Da chiedere a mrAi.

    plt

  • Caro Lorenzo Ai Weiwei è certamente un personaggio intelligente ed anche “strategicamente” dotato, proviene da una famiglia che ha pesantemente subito le “delizie” della famosa “rivoluzione culturale”. In Cina i dissidenti “duri e puri” sono noti e riescono ad avere visibiltá e risonanza solo in una cerchia ristrettissima di persone, tutte piú o meno isolate, controllate ed emarginate. La loro voce, le loro critiche al sistema, quando riescono a trovare una via per “uscire” dalla Cina hanno grande impatto sul mondo occidentale ma in Cina il 99,99% della popolazione non ne sa assolutamente nulla. Lui partendo dalla situazione che ti ho detto, ha alternato, per anni collaborazione (nel senso di partecipazione a progetti pubblici e di “visibiltá” quale artista Cinese) e critiche, a volte marginali e magari, ai nostri occhi, persino futili. È riuscito cosí a diventare un personaggio noto a tutta la Cina uno che, comunque, non potrebbe sparire nel nulla senza sollevare interrogativi.
    Se tu vai in Cina e chiedi alla gente che incontri, ai giovani, che cosa ne pensano delle limitazioni della libertà personale e dei dritti civili, riceverai invariabilmente (a meno che tu non riesca ad introdurti in una delle ristrettissime “cerchie” di dissidenti, cosa praticamente impossibile sia per i controlli che, senza che te ne accorgi, ti circondano costantemente sia per l’esiguità e dispersione di quei gruppuscoli) una reazione e delle risposte tra il divertito e l’imcredulo e ti sentirsi trattato come l’occidentale credulone che si “beve” tutte le sciocchezze della propaganda del suo mondo, inventate e pubblicizzate da chi ha paura della potenza e dello sviluppo economico e dei progressi della Cina. Ti vedrai, probabilmente, sbandierare quotidiani (almeno uno a Shiangai anche, vedi caso, in lingua Inglese) pieni di critiche e di denunce delle corruzioni e malfunzionamenti (…delle amministrazioni locali, sia chiaro) a dimostrazione che è tutto falso e che ti stai sbagliando. Ai Weiwei ha saputo raggiungre una posizione ed una visibilità, in Cina, che rende praticamente impossibile farlo passare per un bislacco o un disadattato e farlo semplicemente “sparire” e nello steso tempo ha coltivato le relazioni con l’occidente sensibilizzandolo anche in un settore, come quello dell’arte, nel quale la recente “scoperta” della Cina poteva mettere la sordina ai “problemi Cinesi”, diventando cosí nello stesso tempo un simbolo sia in Cina che all’estero ed un canale di comunicazione e sensibilizzazione.
    Giudicando coi nostri “metri” (ossia dimenticando che lui sta la e non qua) il suo agire puó anche, qualche volta, apparire ambiguo … ma per chi conosce la situazione reale della Cine esso non lo è affatto e risulta, al contrario una perfetta partita a scacchi giocata con successo (almeno fin qui) contro un sistema che se vincesse non gli toglierebbe un titolo ma la vita.
    Ai Weiwei è anche, ovviamente, un artista e sul suo lavoro ciascuno di noi puó esprimere il suo giudizio, come su quello di qualsiasi altro artista di questo mondo, personalmente a me piace molto… ma qui è solo questione di gusti personali, come è giusto.

  • Mi dispiace dover dissentire dal commento precedente, per altro ben articolato e “Logico”, ma purtroppo non supportato dalla realtà dei fatti. Infatti quello che descrivi è ciò che Wei Wei potrebbe essere, il ruolo che potrebbe avere, in uno schema strategico intelligente e complesso per far cambiare le cose. Purtroppo per motivi vari, tra cui riesco a citarne due, questo non accade…per ora…ripeto magari le cose cambieranno in futuro…e lo spero. Per ora, a causa e dell’abilissima censura cinese e dell’esagerata e caricaturale azione dell’occidente, la figura di AWW risulta essere poco capita e poco sostenuta proprio nella “sua” Cina. A parte i giovani………finora a mia conoscenza, soltanto un evento è stato organizzato in suo sostegno a Za Jia Art lab a cui hanno partecipato artisti underground, giovani e non i pupilli delle gallerie,…. Nessun artista della sua generazione ha emesso anche solo un gemito , un cordoglio, una simpatia.. Anche alcuni intellettuali considerati progressisti (non attivisti altrimenti non sarebbero nel sistema, ma magari docenti universitari senza la tessera del partito..insomma voci nuove con idee nuove, non arrivano a prenderlo sul serio,….a mio avviso—-ripeto mio avviso—-anche perchè è sempre stato molto molto legato all’occidente e comunque sia in cina che in occidente, ha sempre e solo frequentato les elites,…..per carattere ha sempre snobbato l’arte cinese contemporanea…e usato toni forti e provocatori nei confronti di tutti, …deve essere il suo stile…per fortuna sua le nuove generazioni sono sensibili al suo messaggio, e questo aiuta,..ma il suo atteggiamento da hooligan è un limite per essere credibile in un paese in cui uomini come Liu Xiao Bo,….resistenti solitari ostinati umili e silenziosi, danno un esempio differente. L’aumento della sua fama è coinciso con l’aumento dell’estremismo e della provocazione nel suo modo di comunicare…..e con l’identificazione un po’ messianica. Ricordo alcuni anni fa un AWW sornione, dire che tutto gli era piovuto addosso……furbamente dichiarare che lui non era nè architetto nè artista…criticare l’occidente e l’oriente ed andare a cena con entrambi….faceva opere spontanee come le porte di odcumenta che cadono…..o le 1000 persone Firy tale….a me piaceva molto questo Trickster..mi faceva pensare all’artista che non rispetta nulla e nessuno e rimette in discussione tutto. Ora nello stereotipo del ribelle adolescenziale—–anche se i rischi sono ben altri—–vedo più una caricatura che fa comodo all’occidente mediatico che una vera forza per cambiare le cose in Cina.. e mi auguro di sbagliare. Dichiarazioni dogmatiche e stereotipate cariche di violenza….che ancora, parlo di commenti raccolti sul campo, altri artisti e intelletttuali cinesi che in fondo lo sostengono, trovano comunque fuori luogo. Mi permetto di dire qui che il fatto di aver subito la rivoluzione industriale prima e ritrovarsi poi di nuovo “scomparso” sicuramente “segna a vita” una persona, e credo le dia il diritto di essere “incazzato” per sempre e pronto a dar battaglia. Il fatto è che anche all’interno del partito comunista cinese ci sono varie persone con varie idee, anche radicali di cambiamento, come ce ne sono nella società, accanto a conservatori sinistri e malevoli….ma appunto il dinamismo della società cinese è incredibile,..e quindi il l’opposizione riformisti-conservatori non è più così semplice. Ci sono riformisti e conservatori in tutti i settori: molti artisti fanno dichiarazioni idiote e arroganti visto che ormai hanno denaro e sicurezza, mentre a volte le parole di apertura e cambiamento vengono da businessmen e anche dal governo (lo stesso Wen Jiabao, censurato dall’agenzia stampa di stato, a più volte parlato di riforma e avvio del processo di democratizzazione). Un organo in apparenza di poca importanza come la rivista dei membri del partito in pensione, risulta essere (vista la loro intoccabilità) una delle fonti più interessanti di riflessioni sull’apertura e sul cambiamento. Proprio grazie ad una petizione di questa rivista firmata da molti ha suggerito la candidatura di Liu Xiaobo al premio Nobel…..comunque la smetto per non annoiare troppo nessuno, ma AWW potrebbe avere un peso ed una credibilità importanti (e penso sia quello che voglia, se è in buona fede e se l’anno prossimo non se ne va a Berlino),.nel suo paese, ma comportandosi da “occidentale” non ci riuscirà. In questo forse la censura cinese è stata efficace, nel fargli perdere il controllo, nel farlo diventare sempre più aggressivo…fino ad avere l’occasione di farlo sparire…e poi riapparire e tenerlo sotto controllo……psicologicamente tutto questo è devastante…e ripeto l’enfasi dell’occidente non lo aiuta, lo confonde e confonde la percezioen che in Cina hanno di lui. Se ce la farà a ritornare “cinese” nelle sue strategie, riconsiderare Sun Tzu , e tenere a bada la propaganda favorevole oltre che quella contraria, allora sarà davvero difficile da sconfiggere.

    • Bel commento che condivido pienamente e sopratutto nella sua chiusa :
      “Se ce la farà a ritornare “cinese” nelle sue strategie, riconsiderare Sun Tzu , e tenere a bada la propaganda favorevole oltre che quella contraria, allora sarà davvero difficile da sconfiggere.”

  • mi scuso volevo dire che ha subito la “rivoluzione culturale” ovviamente