La Biennale stanca? C’è sempre la pausa musicale al padiglione neozelandese…

Se passeggiando per il dedalo di calli veneziane, traversando campielli e ponti assolati, a un certo punto sentirete il bisogno di riposarvi e cercare un po’ di refrigerio, Artribune è qui a suggerirvi una sosta ritemprante. Andate verso Dorsoduro, a Palazzo Loredan dell’Ambasciatore, vicino al ponte dell’Accademia, e non rimarrete delusi da ciò che vi […]

Se passeggiando per il dedalo di calli veneziane, traversando campielli e ponti assolati, a un certo punto sentirete il bisogno di riposarvi e cercare un po’ di refrigerio, Artribune è qui a suggerirvi una sosta ritemprante. Andate verso Dorsoduro, a Palazzo Loredan dell’Ambasciatore, vicino al ponte dell’Accademia, e non rimarrete delusi da ciò che vi attende. Basterà inoltrarsi appena nella Calle dei Cerchieri per essere inondati dalle note provenienti dal padiglione della Nuova Zelanda.
I generi musicali suonati sono i più diversi, ce n’è per tutti i gusti, ma è altrettanto vero che se avete delle preferenze particolari vi servirà un pizzico di fortuna perché capitiate proprio nella giornata giusta. Stiamo parlando dell’installazione di Michael Parekowhai – l’artista che rappresenta la Nuova Zelanda alla 54esima Biennale -, un pianoforte a coda Steinway di colore rosso, riccamente intagliato, con cui i cinque musicisti neozelandesi selezionati eseguono i pezzi scelti per ogni singola giornata. E se siete pianisti provetti e avrete voglia di esibirvi, non esitate a farvi avanti e a dare prova del vostro talento. È prevista la partecipazione del pubblico, dietro consenso del pianista di turno. A completare l’installazione altri due pianoforti in bronzo, su ognuno dei quali è adagiato un toro a grandezza naturale.
L’opera, intitolata On first looking into Chapman’s Homer (“Guardando per la prima volta l’Omero di Chapman”), è ispirata all’omonimo sonetto di John Keats e fa riferimento ai temi della “scoperta, esplorazione e interazione culturale tra Vecchio e Nuovo mondo”. In mostra anche un personaggio della serie Kapa Haka (Officer Taumaha) e due alberelli d’ulivo in bronzo (Constitution Hill).

Se in On first looking into Chapman’s Homer gli oggetti sono importanti, gran parte del vero significato dell’opera è reso dalla musica, che è in grado di riempire lo spazio come nessun oggetto potrebbe fare”. Come dargli torto…

Anna Saba Didonato