Cita spesso un nome, Anish Kapoor, mentre ci racconta del suo progetto per Versailles. André Le Nôtre è stato l’architetto paesaggista alla corte di Luigi XIV, nonché iniziatore del giardino alla francese,  scelto ds Kapoor come suo vero interlocutore per questo intervento. La dialettica che si instaura tra i due verte principalmente sulla questione del tempo. Al tempo eterno e circolare, messo in scena dal ‘giardiniere’ del Re Sole, l’artista contrappone un tempo indefinito, incerto come un lavoro in corso. E dunque, più “contemporaneo”. Le tapis vert, opera che esalta la prospettiva dei giardini, è interrotta bruscamente da Dirty Corner, per poi terminare nella voragine d’acqua di Descension. Un tempo della caducità, quello che accomuna le installazioni, e che trova la sua espressione nella dimensione del corpo, della fisicità.

La questione della sessualità resta latente, ma anche volendo forzare il tema – come hanno provato a fare alcuni media transalpini – non può di certo essere l’unica chiave di lettura. Il riferimento al sacro, ad esempio, apre altre suggestioni parallele e complementari.
Alle cinque opere esposte nei giardini di Versailles se ne aggiunge un’altra pensata per la Salle du Jeu de Paume (luogo celebrativo della rivoluzione francese): Shooting into the Corner è la rappresentazione del cammino che ha segnato, per la cultura francese, il passaggio dalla monarchia assoluta alla repubblica democratica. Questo cambiamento – come ogni cambiamento, del resto – per Kapoor è simbolo di una promessa in divenire. E il metodo per dare concretezza alle promesse è fatto,  inevitabilmente, di contrasti e di violenza.

Cesar Mezzatesta

Anish Kapoor à Versailles
dal 9 giugno al 1° novembre 2015
Giardini della reggia di Versailles, Parigi

www.chateauversailles.fr

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Cesar Mezzatesta
Nato a Bogotà, cresciuto a Parma, vive e lavora a Parigi. Dopo una laurea in Filosofia Estetica e un Master in Teorie e pratiche del linguaggio e dell’arte presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, ha lavorato per case di produzione, agenzie stampa e società di comunicazione. Giornalista pubblicista, amante della fotografia, collabora con Artribune dal 2011.
  • pino Barillà

    Le sue sculture sono chiuse nel mezzo tecnico del singolo linguaggio.
    Come tutta la scultura contemporanea.

  • angelov

    Quante parole e sillogismi per puntellare un artista visivo che si avvarrebbe del “tempo” come fattore essenziale e costituente per suoi lavori?
    Puro flatus vocis…

    • Helga Marsala

      Il problema non è parlare del tempo. E’ come lo fai. E Anish Kapoor è un artista di altissimo livello. Tra i più grandi, oggi.

      • angelov

        Trovo personalmente questo artista molto stucchevole; si avvale di enormi finanziamenti per lavori in scala monumentale, che non hanno se non un’unica “articolazione”: è come qualcuno che sa fare e pensare solo una cosa alla volta, e quando c’è da declinare, passa ad un lavoro successivo. Il senso di unità formale è qui ridotto all’osso; si potrebbe supporre trattarsi di una nuova sintassi compositiva? mah, ho i miei dubbi…

      • Diversi anni fà mi piaceva tantissimo, per cui ora declinerei più al passato il suo merito, la mostra sembra identica a quella fatta nei giorni di Frieze a Londra cinque anni fa… si è un poco arenato, dopo il flot della torre olimpionica…