Seoul, una città in bilico tra società dello spettacolo e vera avanguardia. Il reportage 

Un viaggio nella capitale coreana dal XIV secolo a oggi, con il successo internazionale del K-Pop. Dall’arte alla tecnologia, tutto si muove tra sogni economici, problemi sociali e innovazione da riprogrammare sul lungo periodo

Seoul, una città che vive immersa nelle contraddizioni e negli stilemi iconografici radicati nell’immaginario collettivo occidentale. Capitale della Corea del Sud, che ancora conserva le tracce dell’armistizio che fermò la guerra con la parte nord del paese firmato nel luglio 1953 e che solo in tempi recenti pare avviato sulla strada di un riavvicinamento. Al tempo stesso, metropoli dal passato impegnativo, legato alla dinastia Joseon che ha dominato per cinque secoli, da metà del XIV alla fine del XIX. Vitale per l’equilibrio geopolitico della regione, fu presa di mira dal Giappone che la conquistò definitivamente, rendendola nel 1905 un protettorato e successivamente, nel 1910, una terra annessa all’Impero con il nome di Chōsen. Il dominio coloniale finì ufficialmente con la resa del Giappone nella Seconda guerra mondiale il 15 agosto 1945, permettendo finalmente al paese, non ancora diviso, di conquistare la sua indipendenza.

Dalle “ianfu” al femminismo tra Seoul e il resto del paese

Di questa eredità storica si conserva una dolorosa memoria: il paese del Sol Levante ha spazzato via molto dell’identità culturale locale, imponendo diktat politici e sociali, compresa la pratica delle comfort women o ianfu, donne ridotte in schiavitù sessuale in un sistema organizzato dall’esercito imperiale e costrette a prostituirsi in bordelli militari e a legarsi a uomini giapponesi. Oggi le sopravvissute sono impegnate in una tenace battaglia legale che, sui banchi dei tribunali, porta a galla questa vicenda a monito e testimonianza per le giovani, protagoniste negli ultimi 20 anni di un rinnovato movimento femminista che sul piano culturale cerca di combattere una struttura patriarcale e maschile ancora molto radicata.

National Museum of Modern and Contemporary Art, ©Francesca Pompei
National Museum of Modern and Contemporary Art, © Francesca Pompei

Le difficoltà delle nuove generazioni in Corea del Sud

Infatti, in una sorta di richiamo al “Grande rifiuto” teorizzato da Marcuse in L’uomo a una dimensione, le nuove generazioni sembrano completamente disinteressate a ogni impegno sia nell’ambito familiare che su quello sociale. Non a caso la Corea è, tra i paesi dell’OCSE, quello con il tasso di natalità più basso, inferiore anche all’Italia, vantando altri primati tristemente negativi legati al mondo under 30, come quello del più alto numero di suicidi giovanili, mentre nelle fasce adulte e di mezza età l’alcolismo continua a essere un problema pressante connesso allo stress lavorativo. Difficile, infatti, conciliare la logica economica e produttiva d’ispirazione toyotista, anch’essa eredità nipponica, con la vocazione dei nuovi perenni adolescenti cresciuti nel mito delle star del K-pop e del K-drama.

Nonostante tutto, c’è il successo della Corea del Sud

C’è una frattura evidente tra le vecchie e le nuove generazioni che non sono più disposte a seguire il modello dei padri, preferendo fin dall’infanzia affollare costose scuole di formazione che promettono, a costo di una disciplina ferrea basata sulla performance, di sfornare il nuovo eroe della cosiddetta Hallyu, l’onda coreana che ha portato musica, cinema e serie televisive del paese a raggiungere un pubblico globale. È, dunque, un quadro complesso, come ci racconta il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Seoul Davide Scalmani: “La situazione oggi è completamente cambiata: quando giunsi qui la prima volta 25 anni fa, gli stranieri non arrivavano a 40000 in tutto lo stato ed erano in maggioranza giapponesi o americani. Ora è cresciuta la presenza degli stranieri, anche degli europei, e soprattutto dei cinesi”.

Esportare l’intrattenimento sudcoreano

L’ecosistema locale di moda, produzioni e video è dominante”, continua Scalmani, “e ha permesso al paese d’imporsi come superpotenza nell’immaginario globale pop, come testimoniano ad esempio il gruppo dei BTS, che si sono esibiti nell’ Halftime Show della Finale della Coppa del Mondo FIFA 2026 al New York New Jersey Stadium”. I BTS sono ambasciatori di un fenomeno di massa che relega l’identità nazionale e la tradizione storica a merce di consumo.

Interni del SONGEUN Art and Cultural Foundation by Herzog and De Meuron ©Francesca Pompei
Interni del SONGEUN Art and Cultural Foundation by Herzog and De Meuron © Francesca Pompei

L’innovazione tecnologica tra AI e microchip

Alle aziende automotive protagoniste del rampantismo economico degli Anni Novanta e dei primi Duemila, come Hyundai e Kia, oggi si affianca la sfida tecnologica sul terreno dell’intelligenza artificiale portata avanti da Samsung Electronics e SK hynix. Quella che, però, sembra una prospettiva d’inarrestabile crescita non è priva di contraddizioni: in un paese che vanta un percorso studiorum tra i più complessi del mondo e che sforna annualmente il più alto tasso di laureati dei paesi del G20, quasi nessuno parla una lingua straniera, neanche l’inglese.

Il Seoul Arts Center tra problemi e potenzialità

Emblematico il caso del Seoul Arts Center, il più grande polo culturale del paese, che ha un sito web solo in coreano e staff che dovrebbe essere avvezzo a trattare arte e cultura, ma che a stento riesce a rispondere con il traduttore in mano. Il tutto è indice di un isolamento ancora marcato, nonostante la recente nouvelle vague che ha prodotto le perle cinematografiche di Bong Joon-ho – autore di Parasite, Palma d’Oro al Festival di Cannes 2019 e vincitore di diversi premi Oscar, tra cui miglior film straniero –, Park Chan-wook – noto per la sua Trilogia della vendetta – e Kim Ki-duk – tra i registi più provocatori e autoriali degli ultimi anni, autore di opere come Ferro 3 – La casa vuota o La primavera, l’estate, l’autunno, l’inverno… e ancora primavera.

Le relazioni internazionali di Seoul

Eppure, per cambiare rotta, bisognerebbe saper cogliere i segni, come quelli del partner americano che ha annunciato ad agosto di voler abbandonare i finanziamenti per gli arsenali e le esercitazioni militari in territorio coreano perché troppo costosi e distanti. Come se non fosse bastato il raid dell’ICE nel settembre 2025 che colpì un cantiere Hyundai-LG nello Stato della Georgia: 475 persone furono detenute e circa 300 cittadini sudcoreani tornarono con un volo charter a Seoul e Incheon. In un simile panorama d’incertezza globale, l’unica alternativa promettente pare essere la terza via offerta dalla Francia di Macron che quest’anno festeggia i 140 anni di relazioni d’interscambio sancite tra i due stati nel 1886 con l’apertura del nuovo Centre Pompidou Hanwha, gemello di quello parigino.

Interni del Centre Pompidou Hanwha by Wilmotte & Associés ©Francesca Pompei
Interni del Centre Pompidou Hanwha by Wilmotte & Associés © Francesca Pompei

Le prospettive per il futuro a partire dai musei

Al di là della prospettiva economica e della sfida tecnologica, non mancano segni di apertura e picchi di ricerca autoriale e programmazione artistica che si pongono oltre la logica performativa e di mercato. È il caso del National Museum of Modern and Contemporary Art di Seoul che ogni anno destina una ricca borsa di studio e una mostra ad artisti espressione dell’avanguardia locale attraverso il Korea Art Prize MMCA. Quest’anno tra gli autori selezionati sono Hong Jin-hwon, Lee Hai Min Sun, con la sua rilettura dei miti e del folklore popolare, Jeon Hyunsun e i linguaggi concettuali e crossmedia di Lee Jungwoo. Come in un’eco internazionale, parlano le linee sinuose dell’edificio progettato da Herzog and De Meuron per la SONGEUN Art and Cultural Foundation nel lussuoso distretto di Gangnam Gu, scenario del leggendario ballo che batté ogni record di visualizzazione YouTube nel lontano 2012 e cuore pulsante di Frieze Seoul.

Arte e industria nell’identità di Seoul

Altro luogo che offre una prospettiva contemporanea sulla sensibilità coreana è il Leeum Museum of Art, composto da tre edifici indipendenti, ma collegati tra loro in una peculiare composizione architettonica progettata da Mario Botta, Jean Nouvel e Rem Koolhaas. La maggior parte dei reperti in mostra si basa sulla grande collezione del fondatore di Samsung Lee Byung-chull e sulla straordinaria donazione del figlio Lee Kun-hee, che nel 2021 ha arricchito il patrimonio artistico nazionale con oltre 23.000 opere, i cui nuclei principali destinati al National Museum of Korea e al MMCA.
In bilico tra emblemi del patrimonio storico coreano, questioni d’identità, interrogativi sulle nuove generazioni e innovazione cibernetica, chissà, al di là di ogni stereotipo occidentale e star della cultura K-pop, quale sarà il futuro del paese. Forse da vedere nella prossima serie di Squid Game…

Francesca Pompei

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Francesca Pompei

Francesca Pompei

Francesca Pompei, laureata con lode in Filosofia, è una fotografa specializzata in immagini di arte ed architettura. Membro del direttivo dell’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti- Tau-Visual dal 2014 al 2020, è stata fra gli artisti della Giornata del Contemporaneo 2021. I…

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