Siamo stati al gallery weekend di Madrid. Ecco cosa c’è da non perdere dopo aver girato decine di gallerie
60 gallerie della capitale spagnola hanno aperto le porte al pubblico tra il 10 e il 13 settembre: uno sforzo coordinato considerevole, che attiva i quartieri più e meno centrali di Madrid. Ecco le proposte più interessanti di "Apertura 2026"
Il clima a Madrid è caldo: la ragione non è solo la persistenza dell’estate che qui è tutt’altro che finita, ma anche la nuova edizione di Apertura, il gallery weekend che da 17 anni si dimostra un momento privilegiato per misurare la temperatura della scena madrilena. All’esatta distanza di sei mesi tra un’edizione di ARCO (la maggiore fiera spagnola, che si tiene regolarmente a marzo) le gallerie si riuniscono per offrire alla città un evento coordinato e multifocale.

Le gallerie come attivatori urbani: il distretto Carabanchel a Madrid
Fra le situazioni più interessanti c’è sicuramente quella di Carabanchel, distretto a sud-ovest del centro che, da zona ad estrazione operaia si sta trasformando nell’hub artistico più dinamico della città. Come spesso accade, sono arrivati prima gli artisti, e poi le gallerie: come quella di Sabrina Amrani, che qui ha non uno spazio, non due, ma addirittura tre, ciascuno con un taglio diverso sull’arte contemporanea – dalle mostre di artisti più established a quelli più emergenti, senza dimenticare l’editoria. Nel suo ambiente maggiore, per Apertura 2026, Sabrina Amrani propone una personale del malgascio Joël Andrianomearisoa che, come ci spiega la gallerista, “è cresciuto insieme alla galleria, e la galleria insieme a lui”. Il passato di questo distretto è ancora tangibile: come la galleria di Sabrina Amrani, anche molte altre in questa zona trovano spazio in edifici post-industriali. O addirittura post-rurali: è il caso di Belmonte, che inaugura una doppia personale dei giovani pittori Louise Glévéau Guerreiro (2003) e Joris Papin (1997), che a Parigi condividono lo studio e a Madrid le pareti della galleria. In entrambi il processo pittorico assume la medesima importanza del risultato: più impastata la pittura di Glévéau Guerreiro, più velata quella di Papin, ma entrambe volte ad indagare il grado di trasparenza della pittura, al confine tra figura e astrazione. Di rilievo è anche la proposta di Memoria, galleria che ha aperto la sede di Carabanchel senza tuttavia abbandonare quella in centro città, una scelta che permette non solo di diversificare, ma anche di coordinare: le due gallerie ospitano infatti le mostre degli artisti cileni Juan Castillo e Raùl Zurita, entrambi membri del collettivo C.A.D.A. (Colectivo de Acciones de Arte), estremamente attivo sul piano politico durante la dittatura di Pinochet.

Apertura 2026. Pittura e sperimentazione tra Letras e Lavapiés
Ci spostiamo ora nel quartiere Letras, per fare tappa nella galleria di un figlio d’arte: Cy Schnabel. Né il pesante cognome di suo padre Julian né la vicina e duecentesca Chiesa di San Nicolás sembrano gravare sulla freschezza della linea espositiva di Villa Magdalena che, dalla città basca di San Sebastián, ha inaugurato a Madrid la sua nuova sede poco più di un anno fa. Per Apertura, Villa Magdalena ospita le opere di Tommy Malekoff, pittore (e non solo) statunitense classe 1992 che a Madrid porta una serie di lavori ispirati ai cartelli per lo smarrimento di cani. Un altro quartiere particolarmente vivace si dimostra quello di Lavapiés, con il doppio spazio di Mira Bernabeu: alla galleria 1 Mira Madrid (che espone una bipersonale dei pittori Alain Urrutia e Chema López, tutta articolata sulle scale di grigi), l’artista ha infatti affiancato 2 Mira Archiv che, oltre a un piccolo spazio espositivo, ospita un servizio d’archivio talmente curato da sembrare un laboratorio scientifico. La galleria Maisterra e la sua bella mostra su Miguel Ángel Campano sono poco lontane; sulla parete campeggia una citazione del celebre pittore spagnolo (morto nel 2018 a 70 anni) estremamente precisa nell’offrire la maggiore chiave di lettura di un corpus così vario: “Non mi interessa ciò che chiamano stile. Ci sono pittori che passano tutta la vita a cercare lo stile. Molte volte ciò che conta di più in un artista è l’attitudine”.

Centro città: grandi nomi a Madrid
Arriviamo finalmente nel centro cittadino, la zona decisamente più ricca di gallerie, tanto che alcune strade sembrano destinate esclusivamente ad esse. La partecipazione agli opening, vista anche la zona centrale, è altissima, vivace, giovane: un dato che non può essere sottovalutato, e che fa ben sperare. Ma passiamo alle proposte: tra le esposizioni di maggiore peso c’è sicuramente quella di Travesía Cuatro, con l’ampio spazio concesso a La Chola Poblete. L’artista di Mendoza è al momento una delle voci più forti nella rappresentazione della comunità trans, che l’è valsa una menzione d’onore alla 60esima Biennale di Venezia (2024). Attraversando il piccolo giardino della galleria, ci si imbatte in un altro ambiente, interamente dedicato ai dipinti di Vivian Suter, anche lei argentina, celebre per la sua pratica pittorica in cui interviene direttamente anche la natura che circonda il suo studio in Guatemala. Particolarmente di rilievo, infine, le mostre alla galleria Albarrán Bourdais: i tre diversi livelli dello spazio sono occupati per la maggior parte dalle grandi e pervasive installazioni di Simón Vega, che a strutture e artefatti ispirati a quelli precolombiani sovrappone l’iconografia contemporanea delle grandi aziende capitaliste, da Disney a ChatGPT. Preziosissima anche la piccola mostra dedicata a Carlos Amorales, tra i più noti artisti messicani, che presenta una serie di disegni che ritraggono volti inesistenti ma in cui è difficile non riconoscersi, che siano mostruosi o compiacenti, deformi o lineari.
Alberto Villa
Siamo stati al gallery weekend di Madrid. Ecco cosa c’è da non perdere dopo aver girato decine di gallerie
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