“A me piace il concept design, quello che è talmente chiaro che puoi anche non disegnarlo. Molti dei miei progetti li ho trasmessi al telefono”.  La sintesi del pensiero di Vico Magistretti è racchiusa in questa semplice affermazione.  Un progetto di design può dirsi riuscito quando è talmente semplice da spiegare che può essere descritto per telefono. I prodotti del maestro, dall’iconica lampada Eclisse alla sedia Selene, passando per Atollo o Vidun – solo per citarne alcuni – non fanno altro che confermare la sua teoria. É un design democratico quello di Magistretti, lineare, immediato, che arriva alle persone senza bisogno delle istruzioni per l’uso.
E i palazzi dell’architetto milanese non sono da meno. Lo testimonia la mostra Architetture in Posa. Le opere di Vico Magistretti a Milano, che fino al 19 dicembre 2014 occupa le sale della fondazione omonima, nella storica sede di via Conservatorio, a Milano.
L’allestimento degli scatti è lasciato nelle mani di un maestro contemporaneo del design italiano: Paolo Ulian, che è idealmente legato a Magistretti dagli stessi principi progettuali. Le fotografie dei palazzi milanesi – tra cui la Chiesa Santa Maria Nascente al QT8 (1947-55, con Mario Tedeschi), la Torre al Parco Sempione in via Revere (1953-56, con Franco Longoni), la casa in via Leopardi (1958-61, con Guido Veneziani) la casa in piazza San Marco (1966-73) e il dipartimento di Biologia dell’Università Statale (1978-81, con Franco Soro) – sono raggruppate in composizioni di cornici che suggeriscono la sagoma dei palazzi. Queste leggere architetture, ricostruite da Ulian in forma di omaggio, sono sospese a un centimetro da terra, quasi per esaltarne l’ineffabile semplicità.
Arricchisce l’esposizione un affascinante video di Francesca Molteni – che vi mostriamo nella sua versione integrale in cui sei degli edifici di Magistretti sono ripresi in volo da un drone. Una passeggiata a volo d’uccello che conduce, lungo il tempo di suggestivi tappeti musicali, tra dettagli, scorci, citazioni, schizzi, coperture, prospetti. L’inusuale prospettiva offre un ulteriore punto di vista sull’architettura, puntando sull’impatto emozionale. Visioni inedite, che insegnano a conoscere e riconoscere il segno di un maestro.

–   Valia Barriello

fino al 19 dicembre 2014
Fondazione Vico Magistretti  Via Conservatorio 20, Milano
www.vicomagistretti.it


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Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.