Moma PS1 Spring Open House. Giovani, carini e vissuti negli Anni Zero

Ha inaugurato la primavera al MoMA PS1: dopo aver iniziato con le installazioni dei super-established Maria Lassing e Christoph Schlingensief, la stagione continua all’insegna dei giovani. Con progetti che trasudano cultura pop, globalizzazione e interior design da tutti i pori.

BFFA3AE, Live[EXPLICIT], still da video - photo credit: Moma PS1

Un quintetto di mostre ha inaugurato la stazione primaverile al PS1, accompagnando le personali di Maria Lassing e Christoph Schlingensief.
Si comincia con Taster’s Choice, a cura di Christopher Y. Lew, che propone installazioni di BFFA3AE, Zak Kitnick, Nancy Lupo e Chris Wiley. La mostra invita a riflettere sul meccanismo della scelta come principale dispositivo economico e sociale che abbiamo per legittimare la nostra identità: in poche parole, dimmi che oggetti compri e ti dirò chi sei. Emblematica in questo senso è la scultura You are Emma! dei BFFA3AE (nati come surf club blog nel 2007), il cui titolo si riferisce all’ipotetica risposta di un quiz online della personalità. Una serie di oggetti, riconducibili alla stanza di una ragazzina, fluttuano in un’installazione di acquari che ospitano le tracce della cultura pop da teenager e l’allestimento freddo di una sfilata di moda tecnica Anni Zero. A completare l’opera del collettivo, il film Live [EXPLICIT], sottotitolabile “ragazzini in tempesta ormonale nell’era dell’iPhone”: il video è il disincantato spaccato di un mondo in cui la tecnologia è l’interfaccia principale tra le persone, e la colonna sonora delle nostre vite non può che essere quella scaricata illegalmente dopo averla sentita su MTV.
Nell’ascensore del PS1 troviamo la stessa atmosfera di una tecnologia pervasiva e sterilizzante, con Dubai Dream Tone del musicista James Ferraro. La composizione fa parte del progetto 100%, che rielabora la musica da hotel lounge e da sala d’aspetto, e questiona la sua onnipresente funzione di facilitatrice nei rapporti interpersonali e economici (uno dei micro-progetti di 100% consiste in una pagina web con suonerie per cellulari scaricabili gratuitamente).

Korakrit Arunanondchai, 2012–2555
Korakrit Arunanondchai, 2012–2555

Il secondo grande progetto allestito nel museo newyorchese è la personale di Korakrit Arunanondchai, a cura di Klaus Biesenbach, il cui lavoro cardine è la complessa installazione 2012–2555. Il 2555 del titolo sembra inizialmente riferirsi a un film fantascientifico, ma è in realtà il 2012, anno in cui è stata concepita l’opera, secondo il calendario buddhista. L’incontro tra il mondo pop occidentale e la cultura tradizionale tailandese si stratifica nella riproduzione artificiale della natura ciclica della vita, in un progetto in cui il denim e le parrucche fluo riescono a convivere armoniosamente con i nonni dell’artista, il loro giardino e la loro vecchia tartaruga. Sembra che i fiori di plastica di Arunanondchai facciano eco al Maneki Neko di You are Emma!, nella capacità di portare il kitsch a un nuovo livello d’azione, ora digerito dall’estetica del web, dei meme e dei video musicali, e alimentato dall’arredamento d’interni e dal mondo della moda.
L’interior design diventa invece strumento di analisi politica per Achievements in Retrospective, l’immaginaria retrospettiva del Gulf Cooperation Council. La “delegazione” di nove artisti usa celebrazioni formali, arredamento da ufficio e burocrazia ministeriale come alfabeto per riprodurre le recenti trasformazioni politiche ed economiche delle nazioni del Golfo. La mostra prende la forma di una retrospettiva di opere non ancora realizzate, come spesso i vuoti achievements dei progetti del Golfo stesso, le cui tronfie quanto inefficienti missioni vengono ironicamente richiamate nello scopo ufficiale del GCC: “Our main aim is to help others help us help them”.

Halil Altindere, Wonderland - still da video - photo credit: Moma PS1
Halil Altindere, Wonderland – still da video – photo credit: Moma PS1

Infine, Halil Altindere presenta il suo ultimo progetto, il video musicale Wonderland in cui, ancora una volta, protagonisti sono i teenager: il gruppo hip-hop Tahribad-ı isyan viene seguito in giro per i sobborghi di Istanbul mentre intona un rap sulla gentrificazione di Sulukule, quartiere storicamente Rom della città, che dal 2006 ha subito pesanti demolizioni nel processo di modernizzazione della penisola. Le performance di breakdance per le strade della città si alternano a scene di violenza, tra le quali i ragazzi che appiccano fuoco a una guardia della sicurezza. Il risultato è un onirismo ricco di umorismo macabro, che culmina infine con colpi di pistola sparati contro i membri della crew, che invece di cadere a terra continuano a cantare con le maglie imbrattate di sangue.

Lucrezia Calabrò Visconti

http://momaps1.org/

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Lucrezia Calabrò Visconti
Lucrezia Calabrò Visconti (Desenzano del Garda, 1990) si è laureata nel 2012 in Arti Visive all'Università IUAV di Venezia con la tesi “Cipolla e Costellazione: Il ruolo dell'interpretazione nella fruizione dell'arte contemporanea e il relativo approccio curatoriale”. Dal 2011 lavora a progetti curatoriali indipendenti e a collaborazioni urbane, tra cui “Soluzione di viaggio inibita”, residenza artistica in treno. È stata selezionata per la prima edizione di CAMPO, corso per curatori promosso dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, e negli ultimi due anni è migrata da un divano all'altro, collaborando a Milano con Toiletpaper magazine e a Torino con One Torino (Artissima). Al momento vive a New York, dove è Curatorial Intern ad Artists Space, e nel tempo libero si ostina a studiare filosofia.