Monumentalismi e rottamazioni. Gli enigmi del pene fra Sarah Lucas e Gelatin

La bad girl Sarah Lucas e i bad boys Gelatin, affettuosamente insieme alla Secessione viennese. Più cinque galline a fare le uova. In mostra, l’ossessione della sessualità e l’ambiguità di un osceno maschilismo.

Sarah Lucas – NOB+Gelatin - veduta della mostra presso la Wiener Secession, Vienna 2013 – photo Wolfgang Thaler

Lei, Sarah Lucas, esponente storica della generazione Young British Artists; loro, i Gelatin, un collettivo austriaco accasato un po’ ovunque quando l’arte è stimolata a emettere segnali provocatori. Per l’occasione, appaiono nel ruolo di guest star dell’artista britannica, non bastasse la sua “verve” creativa.
È un momento davvero propizio per Sarah Lucas. Mentre la Whitechapel Gallery di Londra le dedica una grande antologica intitolata Situation, la Secessione di Vienna la ospita con alcune sue opere recenti. Poche e molto lontane dal tipico repertorio di feticci composto da oggetti domestici. Dovendosi misurare con l’ampia e algida sala principale della Secessione, l’artista impone le proprie tematiche sessuali sublimando le dimensioni delle sue sculture, mettendo così il pubblico al cospetto di una estetica monumentale, totemica, che sposta la riflessione sul piano antropologico.

Sarah Lucas, Self-Portrait w. Skull, 1996 – Courtesy  artist/Sadie Coles HQ, London
Sarah Lucas, Self-Portrait w. Skull, 1996 – Courtesy artist/Sadie Coles HQ, London

Sembra però farsi enigmatico e ambiguo il contesto degli stereotipi sociali sulla sessualità e sull’attribuzione di genere. Insolente il titolo dato alla mostra: NOB. La giusta grafia inglese sarebbe ‘knob’, ma per immediatezza comunicativa l’artista l’ha imposta secondo la pronuncia. Tradotta, significa ‘manopola’, però nel gergo corrente è sinonimo di ‘cazzo’. Può anche alludere al seno femminile e, più dettagliatamente, al capezzolo. Insomma, una parola fuori controllo nell’ordine del discorso. Persino “androgina”? Sì. E, guardando la mostra, chi può scommettere sul sesso della persona raffigurata nella gigantografia a tutta altezza, piantata al centro della sala? Vi appare, senza volto, una figura a mezzo torso coperta da una t-shirt con dei piccoli fori all’altezza dei capezzoli di cui è indistinguibile il genere d’appartenenza. Identico interrogativo riguardo al retro della installazione, la cui attenzione verso l’immagine cade sulla parte nuda di un corpo mostrato di spalle.
All’artista riesce bene il circuito di rimandi linguistici e figurativi tra i suoi differenti lavori, come accade per una delle sculture in cemento, a forma di utensile monumentale, per metà manopola e per metà fallo, semplicemente appoggiato a un piedistallo costituito dalla sovrapposizione di due veicoli rottamati e pressati. Sono invece poste direttamente sul pavimento due mega-sculture in lucidissimo bronzo industriale, inequivocabilmente modellate a forma di zucca-fallo, rispettivamente contraddistinte da nomi propri di genere maschile. Glorificazioni beffarde che ambiguamente collimano con la dimensione simbolica – non reale – in cui si dispiega un sentimento femminile di privazione del pene.
È l’artista stessa a rivelare di aver molto meditato sul pene a partire dagli Anni Novanta.

Sarah Lucas – NOB+Gelatin - veduta della mostra presso la Wiener Secession, Vienna 2013 – photo Wolfgang Thaler
Sarah Lucas – NOB+Gelatin – veduta della mostra presso la Wiener Secession, Vienna 2013 – photo Wolfgang Thaler

Inizialmente”, afferma in un recente articolo sul quotidiano The Indipendent, “era un antidoto alle tette e culi con cui quotidianamente sembrava di essere bombardati. Potrebbe anche avere qualcosa a che fare con il fatto che, personalmente, io non ne ho uno. In ogni caso ho trovato che fosse una forma scultorea perfettamente autosufficiente, ‘gravida’ di significato. Un totem”.
Assenti, in questa mostra, le uova al tegamino che in passato Sarah Lucas ha ironicamente utilizzato in alcuni suoi lavori. Ma, in qualche modo, hanno provveduto gli amici del collettivo Gelatin che, da lei invitati per un contributo site specific, le hanno allestito un artistico pollaio rosa con cinque galline a bordo, libere di scavalcare il loro recinto. E, come il pubblico, libere di aggirarsi tra le opere d’arte.

Franco Veremondi

Vienna // fino al 19 gennaio 2014
Sarah Lucas – NOB+Gelatin
a cura di Jeanette Pacher
WIENER SECESSION
Friedrichstrasse 12
office@secession.at
www.secession.at

Londra // fino al 15 dicembre 2013
Sarah Lucas – Situations
a cura di Iwona Blazwick
WHITECHAPEL GALLERY
2013 Whitechapel High Street
info@whitechapelgallery.org
www.whitechapelgallery.org

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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.
  • Gabriela

    Si legge chiaramente la osezione del desiderio di completare una metamorfosi della trasfirmazione del corpo aparentemente maschile ma in fondo e a tutti effetti femminile…..! Brutti scherzi di madre natura….!