Outsider Art italiana in trasferta. A Parigi

In parallelo a “Les Maîtres du désordre” del Quai Branly, la Halle Saint Pierre di Parigi dedica una mostra all’universo dell’arte marginale italiana. Succede alla Halle Saint Pierre, fino al 6 gennaio.

Franco Bellucci - Assemblage - 2007 - Atelier Blu Cammello

Un titolo tutto italiano per una mostra che, in Italia, non ha ancora messo piede e forse mai lo farà. Come spiega ad Artribune Gustavo Giacosa, co-curatore della mostra Banditi dell’arte, presso la Halle Saint Pierre di Parigi, ai piedi del Sacro Cuore, i problemi da questa parte delle Alpi sono tanti, in primis il fatto che “il peso della cultura ufficiale si sente molto”.
Ed è davvero un peccato, considerando la rarità e la forza espressiva delle opere raccolte in questa esposizione, frutto di una ricerca di due anni presso collezioni storiche e private, musei antropologici e osservatori sull’outsider art.
Dopo il focus su Giappone e Gran Bretagna, la Halle Saint Pierre si concentra infatti sulla produzione artistica “fuori norma” italiana, nel tentativo di ricostruire una prospettiva storica ad oggi inesistente. “I banditi dell’arte incarnano una necessità espressiva”, spiega Giacosa, “che ci fa necessariamente riflettere sullo statuto dell’arte contemporanea e dell’antropologia culturale attuale”.

Francesco Toris - Il nuovo mondo - Museo d’antropologia di Torino

Ma chi sono questi banditi? Sono pensionati di ospedali psichiatrici, prigionieri o più semplicemente persone prive di cultura artistica che, attraverso i secoli, hanno prodotto opere di estrema intensità al di fuori delle norme estetiche convenzionali. La ricchezza di questa produzione risiede appunto nella sua persistente marginalità: inadatta a farsi inglobare dal sistema delle forme artistiche riconosciute, costituisce per lo stesso sistema un punto d’interazione e criticità.
Viene dal Museo di antropologia ed etnografia dell’Università di Torino l’opera più particolare della prima parte della mostra, Il Nuovo Mondo (1899) di Francesco Toris, carabiniere che viene internato nell’Ospedale psichiatrico di Collegno dopo aver scoperto che la sua compagna aspettava un figlio. Lì si nutre solo di scarti della mensa e costruisce, con un minuzioso lavoro di scultura e limaggio, una sorta di archetipo cosmogonico fatto di ossa animali. S’incontrano anche nomi famosi a livello internazionale, come quelli di Giovanni Podestà (1895-1976) e Carlo Zinelli (1916-1974).

Angelo Stagnaro - Parco delle bombo sculture - Casarza Ligure

La seconda parte della mostra è dedicata alla produzione più contemporanea. Da segnalare gli assemblage di Franco Bellucci e il Parco delle bombosculture di Angelo Stagnaro.
Le opere esposte non sono state prodotte né conservate con finalità estetiche; sono frutto di storie intime e complesse, difficili da raccontare. Molte di queste scompariranno, ma raggruppate oggi nella rassegna della Halle Saint Pierre riescono a delineare, forse per la prima volta, il profilo dell’outsider art italiana. E soprattutto, riescono a trasmettere una spontaneità e un’emozione che a volte per l’arte contemporanea restano solo una dichiarata ambizione.
In Italia? C’è la voglia (e la speranza) di portare la mostra a Torino.

Greta Travagliati

Parigi // fino al 6 gennaio 2013
Banditi dell’arte
a cura di Gustavo Giacosa e Martine Lusardy
HALLE SAINT PIERRE
2 rue Ronsard
+33 (0)1 42587289
www.hallesaintpierre.org

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Greta Travagliati
Greta studia semiotica a Bologna e si laurea con una tesi sul concetto di rappresentazione nell'arte contemporanea. Appassionata di Maigret, scappa a Parigi dove inizia a lavorare nel campo della comunicazione e delle ricerche di mercato. Non sa scrivere autobiografie.
  • Notevole lavoro curatoriale! Soprattutto considerando la non facile ricerca che si è dovuta mettere in piedi… Tra l’altro, la possibilità di tracciare aneddoti riguardo l’esecuzioni delle opere, la loro storia, la loro vita, può creare la possibilità di una narrazione veramente avvincente. Come del resto in tutta l’outsider art…

  • Angelov

    L’Art Brut di Dubuffet, e lo stesso Ligabue per certi versi un outsider, scoperto da Zavattini.
    Bisognerebbe avere la forza morale ed un’apertura culturale per avvicinare queste realtà senza pregiudizi.
    La stessa Street Art, ad un certo stadio iniziale, ne è forse parte.
    Ma se si considerano le condizioni disumane, in cui versano molti di questi autori, come ad esempio quelle cantate da Cristicchi nella canzone Ti regalerò una rosa, si può intuire le difficoltà da affrontare per risollevare delle situazione che a volte dipendono da fattori anche oscuri.
    Ed una politica meno oscurantista su queste materie, forse gioverebbe.

  • un artista e’ un artista e’ basta, queste etichette non mi son mai piaciute