Il più felice (tra gli uomini). I Kabakov a Milano

Ilya ed Emilia Kabakov tornano in Italia. Nel Cubo industriale dell’Hangar Bicocca, la coppia di artisti russi rivisita – dalla sera di mercoledì 21 giugno al 2 settembre – un progetto installato al Jeu de Paume, a Parigi nel 2000. Ad Artribune la coppia ne rivela origini, intuizioni e intenti.

Ilya e Emilia Kabakov in studio

Nel 2000, in occasione dell’apertura della grande mostra dal titolo L’autre moitié de l’Europe, Ilya ed Emilia Kabakov (Dnipropetrovs’k, 1933 e 1945; vivono a New York) installarono, in un antro della collettiva, The happiest man. La coppia di artisti di origine ucraina allestì la ricostruzione di una cucina d’uso comune nelle classi proletarie del periodo socialista, quando c’era l’Unione Sovietica.
Attraverso la finestra di questa cucina, il visitatore poteva vedere sequenze filmiche appartenenti all’età dell’oro sovietica; sequenze in cui uno splendente, illusorio comunismo riluceva nei volti di comparse dedite al lavoro e alla guerra. Non contava il fatto che la realtà della vita in sé fosse un horror vacui, che l’ambiente della cucina, per l’estrema povertà, venisse condiviso da più famiglie. L’aspetto più importante era la possibilità di accedere alla rappresentazione, dimensione aggiuntiva e parallela del quotidiano che si poneva come alternativa alle miserie quotidiane. Attraverso The happiest man i Kabakov stavano giustapponendo una semplice cucina sovietica al suo contraltare iconografico, sotto forma di film e narrazioni ideologiche. Di tutto questo abbiamo parlato a Milano con la coppia.

Ilya e Emilia Kabakov - The Happiest Man - 2000-12

Com’è nata l’idea di The happiest man?
Beh, è sempre difficile spiegare da dove nascano le idee: discussioni sull’attuale mente umana? Come funziona e come agisce il nostro pensiero? Che cosa ci stupisce di più, cosa ci colpisce? Film, internet, i libri o la televisione? Che cosa sono diventati per noi i film, in un mondo ricolmo d’informazione? Che fine ha fatto il significato di evasione dalla realtà? È diventata solo mera distrazione dalla vita di tutti i giorni? Che cosa proverebbero le persone se potessero visionare costantemente i loro momenti più felici attraverso i vecchi film? E quale tipo di persona può e potrà continuare a fare questo?

Quali tipologie di contrasti emergono fra la realtà e la sua riproduzione in The happiest man?
In generale, non esiste una differenza reale fra la realtà e la sua riproduzione all’interno della nostra installazione. Se si guarda però al concetto iniziale e alla sua realizzazione, beh, l’uno insegue l’altra, e quasi sempre succede così. Le immagini diventano più fresche, in qualche modo più grandi se le si guarda attraverso una finestra, una cornice, un riquadro come se provenissero da un appartamento di qualcun altro. È lo stesso effetto che dà la platea di un cinema. Quando, nel guardare un film, si ha subito l’illusione di sentirsi immediatamente dentro lo schermo.

Ilya e Emilia Kabakov - The Happiest Man - 2000 - Jeu de Paume, Parigi

Quale modifica avete apportato a The happiest man, per adattarlo al Cube, all’interno dell’Hangar Bicocca?
Non abbiamo fatto alcun cambiamento, ma in questi ultimi giorni siamo rimasti in Italia per completare l’intera costruzione e per testare l’installazione. Abbiamo lavorato molto su The happiest man, ma crediamo che le vere differenze le potremo vedere, persino noi, solamente il 21 giugno, giorno d’inaugurazione.

Chi è l’uomo più felice?
Ne esistono davvero? Forse non siamo qualificati per rispondere a questa domanda. Probabilmente sarebbe meglio porla agli spettatori, ai visitatori dell’Hangar.

Ilya e Emilia Kabakov - The Happiest Man - 2000-12

Siete una coppia di artisti molto attiva: progetti futuri?
Attualmente abbiamo installato una grande retrospettiva al Sonja Henie Art Center ad Oslo, ed è una mostra che proviene direttamente da Hannover, dallo Sprengel Museum. Inoltre abbiamo appena inaugurato una mostra alla Galleria Thaddaeus Ropac di Parigi. Il primo dicembre, invece, aprirà uno show veramente unico al Van Abbemuseum, a Eindhoven, dal titolo Ilya & Emilia Kabakov – El Lissitzky. Quel museo detiene la più grande collezione di opere di Lissitzky. Poi ci attenderà Monumenta, di nuovo a Parigi, nel 2013; The ship of tolerance a New York, Mosca e Londra, sempre nel 2013; e infine una grande mostra alla Pace Gallery a New York e a Londra.

Ginevra Bria

Milano // fino al 2 settembre 2012
inaugurazione 21 giugno 2012
Ilya e Emilia Kabakov – The Happiest Man
HANGAR BICOCCA – THE CUBE
Via Chiese 2
02 66111573
[email protected]
www.hangarbicocca.org

 

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.
  • emanuela

    Ma per caso l’Hangar Bicocca è stato acquistato da Lia Rumma come dependance per i suoi artisti?

  • Andrea Casagrande

    Lia non è scema. L’Hangar è il più infelice degli spazi, è ridotto a un mix tra un centro commerciale e un parco a tema. Basterebbe poi il solo nome di Tronchetti Provera per depennarlo da un posto per l’arte.
    Anche i poveri Kabakov fanno pena in un posto così triste e inutile.

    • Ciao Andrea,
      oggi hai del tempo libero? Un commento sotto ogni notizia, sparando a zero tutto, e la giornata diventa rosea. Contento tu, ognuno ha l’hobby che si merita…

      • Andrea Casagrande

        Ciao Marco Enrico,
        ho lo stesso tempo che hai tu, con la differenza, spero, che tu vieni pagato e io lo faccio perché credo a quello che dico.
        Non sparo a zero, purtroppo prima vado a vedere e poi esprimo un giudizio. Quando avrò la tua consapevolezza che è meglio tacere e scondinzolare per avere un finemese assicurato, sarò sicuramente più silenzioso.

        • Eh lo so Andrea, qualcuno deve lavorare per vivere, pensa che cosa incredibile. E naturalmente dal tuo nobile osservatorio ritieni che sia terribilmente compromettente, tanto che chiunque lo faccia non crede a quel che fa e per di più “scodinzola”. Lavoratori, prrrrr. Che brutta razza, quasi quasi mi vergogno di appartenervi. Ti lascio alla partita di polo o golf, traine gaudio.