Cosmo fisiologico

Pipilotti Rist e la Fondazione Nicola Trussardi riaprono il Cinema Manzoni di Milano. Con “Parasimpatico” l’artista svizzera colora, illumina, proietta e fa suonare gli ambienti del cinema, chiuso da cinque anni. Tra foyer chantant e platee planetarie.

Pipilotti Rist - Parasimpatico - veduta della mostra presso l’ex Cinema Manzoni, Milano 2011 - courtesy Fondazione Nicola Trussardi

Il sistema, parasimpatico”, riporta il comunicato stampa della personale di Pipilotti Rist (Elisabeth Charlotte Rist, Grasb, 1962; vive a Zurigo e Somerset), “stimola la quiete, il rilassamento, il riposo, la digestione e l’immagazzinamento di energia. A Milano, al Cinema Manzoni, Parasimpatico agisce ben più marcatamente sulle funzioni corporee involontarie, diventando linguaggio appreso. In mostra, infatti, le capacità percettive dei sistemi vegetativi spandono, l’attività peristaltica viene esaltata, la pupilla si restringe, diminuisce la frequenza cardiaca e addirittura si costringono i bronchi e cambia temporaneamente il ritmo della respirazione. Il corpo infine plana su se stesso e diventa tabula propriocettiva.
Sotto l’egida del titolo – rievocatore di miraggi sull’anatomia comparata – il salone d’ingresso, l’androne delle scale, l’atrio del lounge-bar e poi la grande sala di proiezione si trasformano in camere periferiche. Unità di spazio che disperdono il tempo fisiologico dell’uomo e ne alterano la regolare cognizione.

Pipilotti Rist - Parasimpatico - veduta della mostra presso l’ex Cinema Manzoni, Milano 2011 - courtesy Fondazione Nicola Trussardi

Rist, in occasione della prima rassegna a lei dedicata da un’istituzione italiana, espone video-acquari noti (come Lobe of the Lung, 2009; Open My Glade, 2000; Extremities (Smooth, Smooth), 1999; Rain Woman, 1999; e Sip My Ocean, 1996), due videoinstallazioni recenti (nelle toilette del Cinema Manzoni, Solution for Woman e Solution for Man, 2011) e, nella hall, un inedito lampadario intimo (Cape Cod Chandelier, 2011) con, accanto, bolle di sapone meccaniche (Nothing del 1999).
Il linguaggio audiovisivo dell’artista svizzera, in questa personale, si rivela preponderante: un flusso forzatamente inconcludente ed evasivo rispetto all’eloquenza fané del Cinema Manzoni. Ogni demenza estetica viene codificata come sintassi organica che pervade moquette color rubino, ottoni ossidati, arredi in legno pregiato e lastre di marmo.

Il percorso, nel suo complesso, spinge ad abbandonare il meccanismo-corpo per introiettare lo sguardo. Ecco, dunque. Gli accessi verso l’esterno si rivestono di pellicole colorate. La luce vibra di frammenti caleidoscopici. Le immagini dei video si aggirano come spettatori, tra il primo e il secondo tempo di un film. Orecchie giganti vorticano su un cielo di stelle cadenti. Nenie ambient – dagli effetti sonori curatissimi – risuonano ad alto volume. Mentre, dai soffitti decorati in rilievo, spandono fiori, luci, ricordi, follie e sogni cosmogonici.
Un mondo in cui il limite si manifesta come trasparenza infinita (si pensi anche al noto Homo Sapiens Sapiens del 2005).

Ginevra Bria

Milano // fino al 18 dicembre 2011
Pippiloti Rist – Parasimpatico
a cura di Massimiliano Gioni
EX CINEMA MANZONI
Via Manzoni 40
www.fondazionenicolatrussardi.com


  • andrea bruciati

    appuntamento affascinante e di grande impatto. complimenti ancora a Gioni e alla Fondazione Trussardi

  • Nicoletta Daldanise

    La mostra è raffinata e l’artista ha creato un filo logico molto valido, ma forse è il mio punto di vista. Ho trovato una relazione chiara con il peccato originale e la sua rappresentazione nella nostra tradizione rinascimentale, non solo nella splendida proiezione a soffitto della sala principale, ma in tutti i video. C’è sempre la perdita dell’innocenza della figura femminile ed il disagio e la forza del corpo femminile, il brodo primigenio della creazione in cui nuota l’artista, l’Eden perduto che si trasforma nella natura maltrattata dai rifiuti… A me il progetto sembra più profondo del solito gioco di colori e labirinti percettivi con cui viene liquidato. Forse voglio guardare troppo lontano?