Arte Povera. Correva l’anno 1968

La rassegna celantiana dedicata all’Arte Povera si va componendo. Molte delle tessere del mosaico sono al loro posto. E allora noi torniamo all’origine, ovvero alla mostra bolognese. Spente le luci dei riflettori più potenti, c’è tempo per qualche riflessione. Siamo al MAMbo, dove la mostra prosegue fino al 26 dicembre.

Arte povera 1968 - veduta della mostra presso il MAMbo, Bologna 2011

Contiene molto Arte povera 1968. Forse tutto, laddove per ‘tutto’ s’intende il nucleo dell’origine di un’idea già formalmente definita e conclusa. Se la mega-rassegna celantiana sull’Arte Povera parte proprio da Bologna (quindi dal MAMbo), il motivo ha un reale fondamento nel manifestarsi temporale di un materiale bollente (poi esploso) ma “esposto” e discusso per la prima volta in una città fertile, che però non fu teoricamente la sua culla di nascita.
Rappresentò invece, nel 1968, il primo reale vettore di visibilità e dibattito critico, i cui interventi furono raccolti in un quaderno curato da Piero Bonfiglioli per le edizioni de’ Foscherari. Ne sono testimonianza in mostra, oltre ad alcune delle opere esposte sempre alla bolognese Galleria de’ Foscherari dal 24 febbraio al 15 marzo di quell’anno, preziose e illuminanti pubblicazioni dell’epoca (e, vista la quantità, anche molto ben allestite in vetrine semplici ma efficaci). Una parabola cartacea con un taglio netto e combattivo, oggi impensabile nella disarticolazione ideologica di gran parte del contemporaneo, con titoli come Arte Povera. Appunti per una guerriglia del novembre 1967 (quando Flash Art costava 300 lire) o Contestazione estetica e azione politica su Cartabianca del 1968.

Arte povera 1968 - veduta della mostra presso il MAMbo, Bologna 2011

Una raccolta di libri, manifesti, cataloghi, inviti, monografie, locandine (curata da Giorgio Maffei e Corraini Edizioni) precisa e puntuale, che si estende nel prima e nel dopo, coprendo tutta l’evoluzione del movimento, fino a includere celebri locandine come quella di Kounellis all’Attico nel 1967 con i dodici cavalli vivi.
Dunque, tante “barchette di carta”, magari didascaliche o già didattiche, ma ai fini della mostra, non proprio quelle bolle di sapone provocatoriamente soffiate dall’artista Alberto Esse al cospetto del serioso critico-ideatore Celant durante la conferenza stampa.
Le opere, se questo è un inizio, sono quelle giuste e segnano ancora più il passo di un avvio senza confini: dall’Igloo con albero del ’68 di un Mario Merz già definito e definitivo, passando per le Patate del ’77 di Giuseppe Penone e per l’ormai popolare Venere degli stracci del ’67 di Michelangelo Pistoletto, sino allo Jannis Kounellis dei dodici sacchi di iuta con il carbone (sempre ’68) e al lapidario, gelido e decisivo Scalea del ’68 di Pier Paolo Calzolari.

Guseppe Penone - 1969

Una tappa molto utile per comprendere le origini e la scintilla della partenza di un movimento così radicale, che rapidamente segnò l’uscita netta dalla tradizione dei materiali attraverso un impianto sociale, filosofico e politico. E per cominciare a riflettere sulla domanda dello stesso Germano Celant: “Quale ulteriore lettura si può fornire, considerato che sono mutate le condizioni politiche, sociali ed economiche che si basavano sulla contrapposizione di due fronti, eredità della guerra fredda, e si sono aperti universi eterogenei ruotanti su un mercato globale?”.

Claudia Colasanti

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Arte Povera in Triennale

Bologna // fino al 26 dicembre 2011
Arte povera 1968
a cura di Germano Celant
Catalogo Electa
MAMBO
Via Don Minzoni 14

051 6496611

[email protected]
www.mambo-bologna.org


  • Poveri Blog….

    Personaggi:
    Marescialla G. Buzz, critica d’arte militante
    Tenente Al Pina, critica d’arte militante delle Dolomiti

    G – Aberrazioüni! Degenerazioüni!

    T – Quando eravamo giovani noi… queste cose non succedevano! A che servono tutti ‘sti blog – tutti ‘sti forum d’arte?

    G – Un bla-bla-bla senza capo né coda…

    T – Cacchiate

    G – Forum fatui fumosi come fumoir affumicati – blog che ribollono bloghete bloghete di Campbell’s Soup andata a male

    T – E poi mi domando…cotesti sedicenti blogghisti sono artisti? Gli artisti non devono parlare….

    G – …perder tempo a consumare tastiere di computer e penne Bic. Meno fiatano meglio è! Zitti-muci-tasi-shhh! No muci no party…

    T – …e se non parti ‘ndo vai?

    G – Bleah! Uno in particolare mi fa venire il voltastomaco. Quel bipede blogghista di Tranqui2! Come si chiama?

    T – D.S.Kos… un artista spiaggiato.

    G – K crede d fare? Vuole rompere gli ovociti del geco-sistema contemporaneo?

    T – Allosanfan…chiudiamogli la bocca!

    G – …e goodbye Charlie!

    (T commenta con 1 scoresa di giubilo)

    G – (tappandosi il naso, voce nasale) Vabbé, cambiamo discorso…Tenente Al Pina, è andata dal sarto?

    T – Yez Marescialla G Buzz

    G – Che le ha detto?

    T – Le divise d’ordinanza sono quasi pronte. Vanno solamente un po’ sfiancate e accorciate sulle maniche.

    G – Ottimo, Devono essere pronte per la mia conferenza di lunedì

    T – Ghnmrh

    G – Che c’è?

    T – Ghgnrrrr

    G – ???

    T – Marescialla, è sicura sia davvero il caso di indossarle?

    G – Lei dubita che…

    T – Mi scusi G Buzz, ma con l’aria che tira…

    G – Tenente, lei conosce le regole della caserma-museo!

    T – Sì! (Batte i tacchi-zeppe sull’attenti) Però… Secondo me… meglio parcheggiarle in armadio, affogate tra la naftalina e le palline Zigulì. Aspettiamo che passi questo venticello di contestazione, i blog sbolliranno, i forum sfumeranno. Restiamo quatte quatte ad aspettare che tornino gli anni Novanta. Intanto travestiamoci casual. Jeans, “siglo de oro D&G”, stile under18, springo come uno smile. Non diamo troppo nell’occhio…

    G – Beh, in effetti, la divisa…con tutta la cellulitaggine ke sto mettendo su…mi tocca andare dal sarto ogni sei mesi a spostare i bottoni che saltan via.

    T – Ha provato con l’implantologia in titanio?

    G – Merci del consiglio, Madame Tenente!

    T – Alla nostra età ormai si sta su a colpi di bisturi e Gerovital

    G – (annuisce)…e qualche bicchierino di Marsala. Orlan docet…

    T – …e Chiara B-Lola insegna. Ho sentito dire che fa le mostre con la badante di sostegno. D’altra parte critica d’arte vecchia fa buon brodo.

    G – …già, mentre Dorfles Gillo mostra ancora il pippi nelle riviste…

    T – Errore! E’ l’Achille Bonito Oliva a posare col pippi di fuori… ce l’ha mostrato già 2.0 times, almeno quanto quello di Tu-tanga-men, lo spogliarellista egiziano marito della ballerina Anny Tettanta. Li ho incontrati al karaoke. Cantavano Vent’anni+vent’anni+vent’anni+vent’anni (by Massimo-Ranieri)

    G – By Luca Massimo, intende

    T – Sa che le dico? L’età non conta. L’importante è che tutto funzioni nella cabina di comando. Qui (si tocca la testa)

    G – Magra consolazioüne…

    T – Eh, non c’era da andare tanto dal sarto, quando eravamo giovani noi…

  • ma possibile

    Ma possibile che l’arte povera sia la cosa più rilevante fatta in italia negli ultimi anni rispetto il contemporaneo/moderno??????

    Dopo Beatrice, dopo Sgarbi mai così in basso……..

  • SAVINO MARSEGLIA (artista)

    A me sembra che in questi ultimi anni, in italia non si vada oltre il vecchio e monotono poverismo neo dadaista, l’espressionismo nord europeo, il minimalismo. ed altre esperienze della seconda metà del secolo scorso.

    L’arte italiana di oggi si va evolvendo verso l’apparenza innovativa di un linguaggio uniforme e letteralmente omologato alle mode stilistiche dell’arte anglosassone, con la tendenza ad assorbire più i difetti che i pregi.

    • DulcolaxHbhbhb

      È normale che se ne assorbano più i difetti. Se vuoi essere ciò che non sei fai piu fatica… Ti ricordi l’americano di Alberto Sordi? Rende l’idea…. Per quanto riguarda l’arte povera sento tanti giovani lamentarsi che l’arte povera riceva tanta attenzione, poi il linguaggio che usano è succube di quel movimento. Invece di lamentarsi farebbero bene ad operare una rivoluzione linguistica come quella che quegli artisti operarono nel ’68 allora si parlerebbe di loro internazionalmente con interesse.

  • SAVINO MARSEGLIA (artista)

    GLI ARTISTI ESCLUSI DAL SISTEMA MALATO DELL’ARTE !!

    E’ facile parlare e liquidare in termini sbrigativi i giovani artisti che emulano il linguaggio dell’Arte povera. Questo movimento è uno fra i tanti che si perde nel ricco, variegato e complesso panorama di artisti e proposte innovative che pullulavano nell’inquietudine creativa e rivoluzionaria negli anni sessanta e settanta.

    Sarebbe necessario rileggere questo periodo storico con una lente meno approssimativa su tante vicende di artisti interessanti e dimenticati. Quindi, occorrerebbe rifare i conti con queste vicende individuali e collettive di artisti dimenticati, ciò per offrire una lettura meno superficiale, ma trasparente ed obiettiva.

    Non solo parlare di Arte povera, come unico linguaggio legittimato a rango di novità linguistica..(?.) Ci sono anche altri studiosi, critici e pubblico che potrebbero obiettare che quanto detto e scritto sull’arte povera, potrebbe anche essere messa in discussione, come scelte individuali di alcuni critici, di gallerie o quanto legato a questo movimento.

    In quegli operavano artisti con linguaggi innovativi, che hanno avuto solo il torto di contestare proprio quel tipo di sistema elitario, chiuso delle gallerie e delle istituzioni pubbliche e private, che a quanto si nota, perdura ancora oggi all’ennesima potenza sul suolo italiota.

    Tanti bravi artisti, dimenticati da tutti, che avrebbero meritato maggiore attenzione proprio da parte della casta di ricchi e di addetti ai lavori. E’ innegabile che certe scelte artistiche, spesso le fanno sempre con la forbice dell’arbitrarietà: si taglia ciò che da fastidio a una determinata élite dell’arte e a tutti quelli che ci ruotano attorno.

    Queste purtroppo sono le regole ferree del gioco che si fa in questo sistema malato dell’arte italiota. Non voglio con questo sminuire il ruolo di singole personalità dell’ Arte povera. Ma non possiamo neanche accettare, acriticamente, valori artistici imposti da pochi. Pochi nomi, estratti dall’annuario ufficiale del sistema elitario dell’arte.

  • gina

    allestimento davvero discutibile, entri e vedi tutte le opere con un solo colpo d’occhio. la venere degli stracci appoggiata alla stessa parete dell’uscita di sicurezza. mi sono chiesta se l’utilizzo di una unica sala per le opere era una “trovata” per risparmiare sui guardiasale.