Tancredi, o della pittura

Feltre dedica a Tancredi Parmeggiani, suo cittadino illustre, un omaggio in forma di mostra. Centocinquanta opere, alcune provenienti da musei newyorchesi, raccontano la parabola di un artista sempre al passo con i tempi. Fino al 28 agosto, alla Galleria Rizzarda.

Bacci, Tancredi e Peggy Gugenheim a Palazzo Venier dei Leoni

La Galleria d’Arte Moderna Rizzarda ospita un’importante retrospettiva dedicata a Tancredi Parmeggiani (Feltre, 1927 – Roma, 1964). A partire dal 7 giugno poi, l’esposizione si è arricchita di altri tre capolavori, che in Europa non si vedevano dalla fine degli anni ’50. La Primavera (1952), proveniente dal MoMA, Composizione 1 e Spazio, Acqua, Natura, Spettacolo, entrambe del Brooklyn Museum, dove giunsero grazie al lavoro di Peggy Guggenheim, che a lungo sostenne e promosse il lavoro dell’artista feltrino, intendendone il profilo internazionale.
I saggi in catalogo restituiscono piuttosto accuratamente l’immagine della personalità del pittore feltrino. Della sua sensibilità dolce e dolente, e della vorace istantaneità con cui seppe, nei pochi anni della sua fulgida parabola creativa, tra il ‘50 ed il ‘64, intercettare i principali spunti dell’avanguardia europea e statunitense, metabolizzandoli in modo personale. Una personalità poetica, cromatica, spaziale, nient’affatto mimetica, ma intelligentemente appropriativa, e capace di rilanci originali.

Tancredi - Aspirazione a New York - 1952

Non fu mai provinciale, Tancredi, come compresero subito la Guggenheim e Carlo Cardazzo, suoi mentori. La versatilità dell’artista si manifestava nella varietà di soggetti e cicli, affrontati con un’energia potente ma elegante e misurata, che gli consentì sempre di non fermarsi a quanto egli, tra i primi, aveva saputo cogliere delle più innovative tendenze pittoriche dell’epoca. Controllo, equilibrio e determinazione nella ricerca estetica lo preservarono, lui pur così incline ai cambi di stile, dal pericolo d’eclettismo.
La mostra, efficacemente allestita, si articola in diverse sezioni. Dai disegni dei secondi anni ’40, con il linearismo matissiano e le prove postcubiste, si passa alla stagione del concretismo neoplastico, in cui emerge il particolare umanesimo spaziale tancrediano, opposto ai geometrici rigori positivisti. Si preciserà nella successiva fondamentale fase spazialista, ben rappresentata in mostra, in cui lo spazio universale si dimostrerà ben altro che una mera superficie pittorica, diventando il luogo in cui l’uomo/artista cerca un chiarimento sulla realtà, e non sulla sola pittura. È qui che la spazialità del segno diviene cosmogonia, e la ricerca estetica si fa esistenziale, morale.

Ugo Mulas - Tancredi - 1961

Ai lavori realizzati a Roma e poi a Venezia tra il ’51 ed il ’55, dove la realtà è scomposta del punto-colore, atomo vibrante e base di una materia riprocessata, fanno seguito quelli del momento europeo, legati nello stile a molti maestri dell’Informale (Hartung, Mathieu, Riopelle, Tobey, Wols, qui presenti con alcuni lavori).
Le ultime sezioni sono dedicate ai cicli dei primi anni ‘60, anch’essi sorprendenti per l’ennesima declinazione di sperimentazioni cromatiche, compositive e segniche, quali le dolorose Facezie, e i poetici Diari paesani e Fiori dipinti da me e da altri al 101%. Chiudono la mostra i disegni dello sconforto e della follia, quelli che preludono al gesto con cui Tancredi, nel ’64, pose tragiacamente fine alla propria vita.

Gianluca d’Incà Levis

Feltre // fino al 28 agosto 2011
Tancredi Feltre
a cura di Luca Massimo Barbero
Catalogo Silvana Editoriale
musei.comune.feltre.bl.it/GalleriaRizzarda