Il resto del sogno

Alla Fondazione Prada di Milano, i Rotor – che potete sentire nel video “allegato” qui – ricompongono volumetricamente gli allestimenti delle sfilate. Dai seggiolini agli spalti, dalle luci alle strutture metalliche, le isole di materia diventano materiali rimessi in mostra. Pezzi di mondi che mostrano la vita ulteriore delle cose e il loro lato inverso. Una mostra che inaugura stasera, per scoprire – fino a giugno – questo collettivo di visionari architetti belgi.

Rotor - Ex limbo - veduta della mostra presso la Fondazione Prada, Milano 2011

L’hangar della Fondazione Prada sembra il ventre di balena. Un gigantesco cetaceo di cemento che ha ingoiato una nave da carico con i suoi pallet. Niente sembra essere stato metabolizzato né trasformato. La colpa sembra essere del silenzio e dell’ordine che sono ovunque.
Ogni merce ora negli spazi è stata precedentemente rimossa dal proprio modus di transitorietà diventando materia fuoriuscita, stato neutro molecolare, residuo di magazzino e svelamento condizionato. Il nome di questo percorso interiore ha infatti titolo Ex limbo. Memorie letterale di una fuoriuscita di hardware dall’industria dell’accatastamento e dell’anonimità.

L’autore di questo nuovo assetto degli spazi è un collettivo formato nel 2005 da sei ragazzi tra i 25 e i 39 anni, tutti e sei progettisti e visionari di Bruxelles (Tristan Boniver, Lionel Devlieger, Michael Ghyoot, Maarten Gielen, Benjamin Lasserre, Melanie Tamm). Loro si fanno chiamare Rotor, vantano già partecipazioni importanti quali l’ultima Biennale di Architettura e sono assidui fabbricatori. Tanto di idee quanto di rielaborazioni installative.
Per questo appuntamento milanese, i Rotor hanno lavorato negli spazi della Fondazione per oltre quaranta giorni. A partire dalla fine delle sfilate donna, autunno/inverno, il collettivo ha ricomposto geometricamente tanto lo scenario esistente del catwalk quanto volumi e volumi di spume poliuretaniche, bancali di luci al neon, lastre di vetro, superfici specchianti, rivestimenti metallici, strutture liminali di ferro, seggiolini, panche e assiti di legno. L’effetto visivo di quelle che loro hanno denominato isole e che formalmente risultano assemblaggi architettonici di materiali da struttura deriva da un processo di spostamenti.

Rotor - Ex limbo - veduta della mostra presso la Fondazione Prada, Milano 2011

I Rotor infatti hanno visitato i tre maggiori magazzini di stoccaggio della Fondazione Prada (di cui uno a Milano e un altro in Toscana) per restituire agli allestimenti dei set per sfilata un nuovo verso, un nuovo senso.
Per coloro che avranno la possibilità di camminare in mezzo ai volumi, allusivamente incastonati fra loro, si consiglia di far caso ai dettagli. A Ex limbo, ad esempio, è stata conferita una struttura quasi volutamente trascendentale. A partire dall’ingresso, infatti, sono state accumulate griglie di ferro e strutture metalliche che poi, verso la fine del percorso, si sviluppano e si alleggeriscono attraverso i richiami metaforici di sostegni lignei e lastre trasparenti di acetato. Da notare anche che ogni bancale reca su di sé, in maniera equivalente, i segni del tempo di magazzino e i tagli che i Rotor hanno dovuto praticare agli involucri della merce, in modo da visionare il contenuto di ciascun volume.
Intervistati, due esponenti dei Rotor hanno ribadito che “il progetto deriva da un processo vettoriale di spostamenti e di forme. ‘Ex limbo’ è come un flusso, uno sviluppo ricostruttivo di materiali deposti altrove che hanno a disposizione nuova vita. Volumi che dopo essere stati assemblati in serie sono ora riabilitati a ricevere la giusta distanza di osservazione, rivelando dunque una intrinseca natura scultorea”.

Ginevra Bria

dal 13 aprile al 5 giugno 2011
Rotor – Ex limbo
a cura di Germano Celant
Fondazione Prada
Via Fogazzaro, 36 – 20135 Milano
Orario: da giovedì 14 a domenica 17 aprile ore 10-20; da martedì a giovedì ore 14-20; venerdì, sabato e domenica ore 10-20
Ingresso libero
Catalogo Progetto Prada Arte
Info: tel. +39 0254670515
; www.fondazioneprada.org

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.
  • mario casanova

    Sano decenni ormai che vediamo opere concettuali pensate e realizzate da giovanissimi. Un’opera concettuale è di valore, se il concetto – giustamente – tiene.
    Io credo che si debba smettere di denunciare o stigmatizzare ciò che avviene ora solo dietro le quinte di premi importanti per pochi. Anche la stampa dovrebbe sperimentare di più, fare più ricerca, creare più dialettica con nomi nuovi e freschi. non se ne può più di vedere quotidianamente o più vlte al giorno sempre o costantemente gli stessi epigoni.
    I grandi musei e i poli culturali stanno inesorabilmente fallendo sotto il peso dei soliti guppi di potere politico-finanziario. Perchè non proporre ciò che di enstusiasmante viene prodotto anche dalla scena de-centrata o dalle piccole realtà private o indipendenti?

    • alessandro visi

      mario, hai inutilmente ragione …. ma continuiamo per la nostra strada!

  • Caro Mario, non è che sei un romantico, ti pare il nostro un paese libero, aperto e disponibile alla crescita…

    Oramai il declino è inarrestabile, manco più in ambito giustizia c’è dignità… figuriamoci in questi sistemi chiusi e autoreferenziali come l’arte contemporanea italiana… e poi ci lagniamo che all’estero non ci voglio…