Verso Freespace: una panoramica tra 14 padiglioni nazionali alla Biennale Architettura a Venezia

In attesa delle prime immagini dalla 16. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, ecco come 14 paesi extraeuropei hanno interpretato Freespace, il tema lanciato dalle curatrici Farrell e McNamara

Front Elevation ∏ Singapore Pavilion, 16th International Architecture Exhibition, La Biennale di Venezia
Front Elevation ∏ Singapore Pavilion, 16th International Architecture Exhibition, La Biennale di Venezia

Saranno il ricercatore, docente e architetto statunitense Frank Barkow, l’architetto, artista e docente argentina Sofía von Ellrichshause, la responsabile del settore architettura e Drue Heinz Curator alla Royal Academy of Arts Kate Goodwin, di nazionalità australiana, la progettista canadese Patricia Patkau, co-fondatrice dello studio Patkau Architects, e l’architetto, saggista e redattore della rivista San Rocco Pier Paolo Tamburelli a formare la Giuria Internazionale della 16. Mostra Internazionale di Architettura, in apertura il prossimo 26 maggio. Nominata dal Cda della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta, su proposta delle curatrici Yvonne Farrell e Shelley McNamara, la giuria assegnerà tre riconoscimenti, tra cui il Leone d’oro per la miglior Partecipazione Nazionale. A contenderlo, tra gli altri, ci saranno anche i quattordici paesi extraeuropei che abbiamo selezionato per iniziare il percorso di avvicinamento, padiglione per padiglione, verso la Biennale Architettura 2018.

– Desirée Maida

www.labiennale.org

1. ARGENTINA – HORIZONTAL VERTIGO

Padiglione Argentina © Javier Mendiondo, Pablo Anzilutti, Franciso Garrido, Federico Cairoli

La proposta del team curatoriale cercherà di evocare in Laguna il vasto territorio dell’Argentina, a partire dal concetto di orizzontalità. In una condizione di buio, a creare l’illusione di un “orizzonte alternativo” sarà una teca in vetro lunga 21 metri e alta più di 2 metri, che combinerà la riproduzione del cielo argentino e, sul pavimento, un campo di grano. Tra terra e aria, a catturare l’attenzione dei visitatori, saranno 40 disegni scelti “in virtù della loro dimensione primitiva, viscerale, come documenti capaci di esprimere la forza del pensiero espresso con il tratto, dove la forza dell’idea prevale, dove ogni orpello scompare per liberare l’identità di ogni idea progettuale“.

Curatori: Javier Mendiondo, Pablo Anzilutti, Franciso Garrido, Federico Cairoli
Arsenale – Sale d’Armi

2. AUSTRALIA – REPAIR

Ground (Garden House), 2018Westernport, Victoria, AustraliaAuthored by Linda Tegg and Baracco+Wright ArchitectsWith David FoxPhoto: Linda Tegg

Curato dalla coppia di architetti Mauro Baracco e Louise Wright e dall’artista Linda Tegg, il Padiglione australiano affronterà il tema di Freespace proposto dalle curatrici Yvonne Farrell e Shelley McNamara per la Biennale Architettura 2018con il concetto di Repair, rispondendo all’appello di “stimolare la discussione sui valori architettonici fondamentali” e convalidare la “rilevanza dell’architettura in questo pianeta dinamico”. Accedendo al Padiglione, il pubblico si troverà circondato da migliaia di piante coltivate all’interno dello spazio, accompagnate da grandi proiezioni che daranno vita a una distesa verde, una sorta di prateria australiana in Laguna. Obiettivo dell’operazione è stimolare “nuovi modi di pensare e vedere il mondo, inventare soluzioni in cui l’architettura assicuri il benessere e la dignità di ogni cittadino in questo fragile pianeta”.

Curatori: Mauro Baracco, Louise Wright e Linda Tegg
Giardini
www.architecture.com.au

3. BRASILE – MUROS DE AR

Ph. credit ©Muros de ar

Gabriel Kozlowski, Laura González Fierro, Marcelo Maia Rosa e Sol Camacho sono gli architetti ai quali è stata affidata la curatela del Padiglione del Brasile che, in occasione di questa Biennale, presenterà Muros de ar, progetto che ruota attorno al concetto di “muro” inteso come “elemento dell’architettura, della cultura e dell’identità brasiliane”, e il Padiglione vedrà “la trasposizione di questo elemento come un invito alla molteplicità sociale e culturale”. Oltre a mettere in discussione i diversi tipi di muri costruiti su scale diverse in Brasile, la proposta è intesa come un ripensamento delle frontiere dell’architettura stessa in relazione ad altri campi di attività: “è contro l’omogeneizzazione, l’intolleranza e l’estremismo che risultano dall’isolamento e dalla reclusione”, continuano i curatori. “È una proposta che celebra lo stare insieme e non solo la coesistenza”.

Curatori: Gabriel Kozlowski, Laura González Fierro, Marcelo Maia Rosa e Sol Camacho
Giardini
www.murosdear.org.br

4. CANADA – VOICES OF THE LAND

Canada Pavilion, 1957 or 1958. Photo: NGC

Biennale particolarmente intensa per il Canada che il prossimo 26 maggio si appresta a inaugurare il proprio Padiglione dopo un importante intervento di restauro realizzato dagli architetti Alberico Barbiano di Belgiojoso, Troels Bruun di M+B Studio e Gordon Filewych di onebadant. Canada Builds a Pavilion in Venice è il titolo della mostra che celebrerà l’evento, un excursus sulla storia del Padiglione che 60 anni fa fu progettato dal gruppo BBPR– Banfi, Belgiojoso, Peressutti, Rogers. Per quanto riguarda il programma curatoriale messo a punto in occasione di Freespace, il Canada risponde alla chiamata di Yvonne Farrell e Shelley McNamara con Unceded: Voices of the Land, un’installazione immersiva a cura dell’architetto e attivista per i diritti umani Douglas Cardinal che celebra l’architettura delle culture indigene di tutta Turtle Island (nome arcaico del Paese).

Curatore: Douglas Cardinal
Giardini
www.canadacouncil.ca

5. CILE – STADIUM: AN EVENT, A BUILDING AND A CITY

Ph. via www.stadium-pavilion.cl

Curato dall’architetto Alejandra Celedón, attraverso Stadium il Padiglione cileno indagherà le dinamiche sociali ed economiche delle politiche abitative cilene durante gli anni Ottanta, allacciandosi concettualmente al tema Freespace della Biennale. In particolare, Stadium si concentrerà su tre eventi storici che hanno segnato il Paese, “Tre stadi dello Stadio”, come simboli di un contenitore di massa senza senso preciso: il mondiale di calcio del 1962, l’uso dello spazio come centro di detenzione e tortura nel 1973 e la visita del Papa Giovanni Paolo II a Santiago nel 1987, per una rilettura della storia dell’architettura che passa anche e soprattutto attraverso le dinamiche della storia sociale e politica del paese sudamericano.

Curatore: Alejandra Celedón
Arsenale
www.stadium-pavilion.cl

6. CINA – BUILDING A FUTURE COUNTRYSIDE

Zhang Lei, Ruralation Shenaoli Library©Yao Li

Building a Future Countryside è il progetto pensato da Li Xiangning per il Padiglione cinese all’Arsenale che punta i riflettori sul futuro dello sviluppo rurale nell’era contemporanea. Negli ultimi anni la Cina sta assistendo al fenomeno sociale e architettonico dell’urbanizzazione delle aree rurali, fenomeno questo che mette in moto una serie di riflessioni sulla possibilità di trovare un compromesso tra tradizione e modernizzazione, sfruttando la tecnologia contemporanea per cercare di creare una connessione locale, senza recidere il legame con il passato. Building a Future Countryside rappresenterà le aree rurali della Cina attraverso sei episodi: le abitazioni poetiche, la produzione locale, le pratiche culturali, il turismo agricolo, la ricostruzione della comunità e l’esplorazione futura. La mostra delinea uno spazio libero – freespace – per le opportunità e anticipa lo sviluppo futuro.

Curatore: Li Xiangning
Arsenale

7. COREA – SPECTRES OF THE STATE AVANT-GARDE

Jinhong Jeon, Yunhee Choi (BARE), Dream Cells, 2018

Anche la Corea propone una riflessione sulla storia sociopolitica del proprio Paese attraverso un Padiglione che ripercorre le tappe della storia della Korea Engineering Consultants Corp. (KECC). Si tratta di una società di consulenza tecnica per l’architettura e l’ingegneria civile, fondata dal governo nel 1963, che nel corso dei decenni ha goduto del predominio assoluto dell’edilizia coreana, a partire dai progetti di ingegneria civile fino alla progettazione di padiglioni per le esposizioni. Le loro visioni a volte imitavano gli esperimenti architettonici dell’Occidente, ma più spesso si allineavano ai programmi propagandistici dettati dal governo. A cura di Park Seongtae, direttore della Junglim Foundation di Seoul, Spectres of the State Avant-garde proporrà quattro progetti realizzati dalla fine degli anni Sessanta dalla KECC, cercando di ricostruire le contraddittorie dinamiche che portarono lo stato a voler inseguire un ideale utopico di società applicando però forme di governo oppressive e autoritarie.

Curatore: Park Seongtae
Giardini
http://www.korean-pavilion.or.kr/18pavilion/

8. EGITTO – ROBABECCIAH: THE INFORMAL CITY

Padiglione Egitto – Copyright curators

Traslato nel denso tessuto morfologico e sociale urbano delll’Egitto contemporaneo, il concetto di Freespace diviene l’espediente per un’indagine sul tema della riqualificazione degli spazi commerciali spontanei presenti nell’intero Paese. Oltre che nei tradizionali e pittoreschi souk, il commercio si manifesta anche in modo “incontrollato e quasi totalmente abusivo”, indica il team curatoriale. Un fenomeno “predominante in molte aree urbane e suburbane” che estende i suoi tentacoli lungo le principali direttrici urbane apparentemente senza regola: questi gli spazi analizzati di un progetto il cui nome, evocando l’espressione italiana “Roba Vecchia”, punta l’attenzione intende sulla vendita di oggetti in disuso – “prima prodotti e poi inevitabilmente gettati” – che vengono raccolti per essere rivenduti in queste aree. Per i curatori la Robabecciah “rappresenta un’ importante metafora della condizione urbano-antropologica del mondo contemporaneo”.

Curatori: Islam El Mashtooly, Mouaz Abouzaid, Cristiano Luchetti
Giardini

9. EMIRATI ARABI UNITI – LIFESCAPES BEYOND BIGNESS

Children walking in a traditionally designed community behind the confines of bigness. Image courtesy National Pavilion UAE – La Biennale di Venezia

Architettura in scala umana: potrebbe essere sintetizzato così il concept di Lifescapes beyond bigness, il progetto che il curatore Khaled Alawadi ha pensato per il Padiglione degli Emirati Arabi Uniti all’Arsenale di Venezia. La mostra si propone di evidenziare il ruolo che l’architettura e il design urbano ricoprono nella vita quotidiana delle persone. In particolare, indaga il ruolo dei paesaggi “quotidiani” – quartieri, strade, piazze, luoghi pubblici in genere – nell’accogliere, migliorare e facilitare le attività sociali in diversi luoghi negli Emirati Arabi Uniti.

Curatore: Khaled Alawadi
Arsenale
www.nationalpavilionuae.org

10. GIAPPONE – ARCHITECTURAL ETHNOGRAPHY: PORTRAITS ON LIVELIHOOD

15. Mostra Internazionale di Architettura Venezia 2016 – Padiglione Giappone – Photocredit Irene Fanizza

Il Padiglione curato da Momoyo Kaijima con Laurent Staldere Yu Iseki affronterà il tema dell’accessibilità alle risorse nel mondo contemporaneo, in cui industrializzazione e conseguente crescita economica hanno portato alla creazione di una barriera tra le persone e le risorse ambientali. Come spiegano i curatori, uno dei compiti principali dell’architettura del XXI secolo è quello di superare questa barriera e realizzare una maggiore accessibilità alle risorse, e uno strumento utile alla realizzazione di questo obiettivo è la guida, nelle cui mappature è possibile trovare esempi di architetture che coniugano esigenze urbanistiche ed ecologiche, abbattendo quindi ogni forma di barriera tra le persone e le risorse ambientali.

Curatori: Momoyo Kaijima con Laurent Stalder e Yu Iseki
Giardini

11. ISRAELE – IN STATU QUO: STRUCTURES OF NEGOTIATION

Conrad S. Schick, Model of the Church of the Holy Sepulchre and surroundings, Jerusalem, 1862. photo Adi Gilad

Il Padiglione israeliano, curato da Ifat Finkelman, Deborah Pinto Fdeda, Oren Sagiv e Tania Coen-Uzzielli, riflette sull’idea di Freespace mettendo in evidenza e in relazione i concetti di coesistenza e contesa territoriale, propri della situazione politica che interessa i popoli israeliano e palestinese. In Statu quo esplora il meccanismo di “Status quo” che è stato istituito nel XIX secolo per regolare i conflitti e facilitare la coesistenza nei luoghi santi. Nella mostra, i visitatori si sposteranno attraverso cinque siti di culto (tra cui la Chiesa del Santo Sepolcro, il Muro del Pianto e la Tomba di Rachele) che evidenziano il fragile e controverso sistema di convivenza e contesa territoriale della Terra Santa.

Curatori: Ifat Finkelman, Deborah Pinto Fdeda, Oren Sagiv e Tania Coen-Uzzielli
Giardini

12. MESSICO – ECHOES OF A LAND

Messico, ©Echoes of a Land

Il Padiglione messicano, curato da Gabriela Etchegaray, risponde al tema Freespace con Echoes of a land, una mostra che sottolineerà gli aspetti immaginario, culturale e geografico dell’architettura, innescando legami tra la libertà di immaginazione, l’interazione con l’intangibile e l’incorporazione del patrimonio culturale. Il palinsesto dell’immaginario messicano collettivo è distribuito in diversi strati che persistono su geografie di un territorio comune.

Curatore: Gabriela Etchegaray
Arsenale

13. SINGAPORE – NO MORE FREE SPACE?

© Singapore Pavilion, 16th International Architecture Exhibition, La Biennale di Venezia

Al tema Freespace, il Singapore risponde con una domanda: “Davvero non c’è più spazio libero nell’isola-stato?”. Il Padiglione curato dalla Singapore University of Technology and Design in collaborazione con il Dipartimento di Architettura della National University of Singapore racconta come architetti, urbanisti e place-maker che lavorano a Singapore, nonostante la carenza di spazio, abbiano individuato soluzioni creative per portare nella vita quotidiana della città spazi liberi e godibili. Con i 12 progetti esposti, No More Free Space? vuole dimostrare la potenza del pensiero libero e creativo nel trasformare i vincoli spaziali in infinite e possibili alternative.

Curatori: Singapore University of Technology and Design e Dipartimento di Architettura della National University of Singapore
Arsenale

14. STATI UNITI D’AMERICA- DIMENSION OF CITIZENSHIP

Scale: Globe. Nighttime Lights, Canada and Northern United States. I:6.000.000 (2016=, Diller Scofidio + Renfro, Laura Kurdan, Robert Gerard Pietrusko, with Columbia Center Spatian Research. Photo credits: NASA Goddard Space Flight Center. Black Marble, 2016

Niall Atkinson, Professore Associato di Storia dell’architettura presso la Chicago University, Ann Lui, Assistente al SAIC e co-fondatrice dello studio Future Firm e Mimi Zeiger, critico indipendente, sono i curatori del Padiglione statunitense che, per questa Biennale d’Architettura, presenterà Dimension of Citizenship, progetto che affronterà il significato della cittadinanza come insieme di diritti e responsabilità, a cavallo tra implicazioni legali, politiche, economiche e sociali. “È urgente che l’architettura agisca come uno strumento per comprendere, modellare e immaginare ciò che significa essere un cittadino di oggi”, hanno commentato i curatori. “Il nostro obiettivo è quello di presentare gli Stati Uniti come luogo di ricerca e pratica critica nell’architettura, all’intersezione tra vecchie e nuove forme di impegno nella comunità, azione e politica pubblica”.

Curatori: Niall Atkinson, Ann Lui e Mimi Zeiger
Giardini
http://dimensionsofcitizenship.org/

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.