La Fondazione Prada di Milano è finalmente completata. Apre al pubblico la Torre di Rem Koolhaas

In anteprima per la stampa l’ultimo edificio di Fondazione Prada. Una torre alta 60 metri realizzata in cemento bianco strutturale a vista che ospita il progetto Atlas, nato dal dialogo tra Miuccia Prada e Germano Celant.

Torre Fondazione Prada, Milano Progetto architettonico di OMA Foto: Bas Princen 2018 Courtesy Fondazione Prada
Torre Fondazione Prada, Milano Progetto architettonico di OMA Foto: Bas Princen 2018 Courtesy Fondazione Prada

La Fondazione Prada di Milano ha aggiunto l’ultimo tassello all’intervento di trasformazione dell’ex architettura industriale che la ospita: una distilleria risalente agli anni Dieci del Novecento convertita in uno degli spazi espositivi più interessanti d’Europa. Si tratta di una torre di nove piani, sei dei quali sono sale espositive che ospitano parte della collezione, mentre gli altri tre accolgono un ristorante e servizi per il visitatore tra cui una terrazza panoramica con vista su Milano. Progettata da Rem Koolhaas con Chriss van Dujin Federico Pompignoli dello studio OMA ed inaugurata nel 2015, Fondazione Prada è sempre più un punto di riferimento nella scena dell’arte italiana ed europea.

LA TORRE

Torre è l’elemento che conclude la serie di differenti condizioni espositive che definiscono la Fondazione”, dice Rem Koolhaas, presente all’anteprima stampa insieme al curatore Germano Celant, “Il lato sud della Torre presenta una struttura che la unisce al Deposito, innestandosi all’interno del secondo edificio. Questo elemento diagonale in acciaio e cemento è contraddistinto da un’ampia apertura interna, dentro la quale si inserisce un ascensore panoramico”. Con queste parole l’archistar Rem Koolhaas racconta il progetto di Torre. Un progetto innovativo in cui lo studio della variazione di tre parametri (pianta, altezza e orientazione) ha portato a configurare lo spazio espositivo in base all’esposizione della luce, offrendo al visitatore una varietà di concezioni del connubio tra arte e architettura. La torre si inserisce infatti in un’articolata configurazione che combina edifici preesistenti e tre nuove costruzioni (Podium, Cinema e Torre). “Metà dei livelli si sviluppa su base trapezoidale, gli altri su pianta rettangolare”, continua Koolhaas, “L’altezza dei soffitti, crescente dal basso all’alto, varia dai 2,7 metri del primo piano agli 8 metri dell’ultimo livello. Le facciate esterne sono caratterizzate da una successione di superfici di vetro e di cemento, che attribuiscono così ai diversi piani un’esposizione alla luce sul lato nord, est o ovest, mentre l’ultima sala è dotata di luce zenitale.”

IL PROGETTO ATLAS

Miuccia Prada e il direttore scientifico Germano Celant hanno sviluppato per la Torre la mostra permanente Atlas che presenta opere dal 1960 al 2016. Il percorso espositivo comprende tra gli altri lavori di Jeff Koons, Carla Accardi, Mona Hatoum Walter De Maria. La collezione è aperta a interventi temporanei e tematici, a progetti ed eventi speciali, con possibili integrazioni da altre collezioni ed istituzioni. Che la Fondazione Prada punti sempre di più a diventare una destinazione culturale e urbanistica per Milano è evidente non solo dall’investimento economico ma anche dalla stazza dell’intervento architettonico che oltre ad inglobare la città attraverso le grandi vetrate che offrono una vista panoramica su una Milano in trasformazione. Ultimata la Fondazione, infatti, si attende la fine dei cantieri della nuova area di uffici retrostante (qui arriverà l’headquarter di Fastweb) e poi la grande trasformazione dello scalo di Porta Romana.

–       Bianca Felicori

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Bianca Felicori
Architetto junior e studentessa del corso di Laurea Magistrale in Architettura e Disegno Urbano presso il Politecnico di Milano. Bolognese di nascita e milanese di adozione, si muove spesso tra Caserta, Napoli e Londra. Si è laureata con la tesi “L’occhio dell’arte in Domus”, dedicata al rapporto tra la disciplina architettonica e quella artistica nella storia della rivista, con il contributo di Nicola Di Battista, direttore della testata, e Mimmo Paladino. Dopo un periodo di stage all’interno della redazione di Domus, ora collabora come reporter esterna in occasione degli eventi dedicati all’architettura in Italia.