In ascolto del Paese Nero. Abbandono e aree interne secondo Luca Ruali

Dopo l’anteprima a Centrale Fies, l’architetto, disegnatore e videomaker sta per presentare a Milano il live set realizzato con il sound artist e architetto Nicola Di Croce e con Mata Trifilò. Campionature audio/video, grafiche ed editoriali per una riflessione sulla natura dell’abbandono delle aree interne italiane.

Una comunicazione magnetica con la natura, prove in residenza a Centrale Fies, marzo 2018, photo Roberta Segata
Una comunicazione magnetica con la natura, prove in residenza a Centrale Fies, marzo 2018, photo Roberta Segata

L’attrazione per gli autori ai margini e per la questione dell’abbandono del territorio plasma, già da alcuni anni, il percorso di ricerca di Luca Ruali. In una stagione in cui, nel nostro Paese, il concetto di “aree interne” ha acquisito un valore peculiare, divenendo fulcro dell’omonima Strategia Nazionale e pilastro dell’impianto concettuale del Padiglione Italia curato da Mario Cucinella, l’azione dell’architetto, disegnatore e videomaker si colloca su un piano autonomo e indipendente, rivelando un atteggiando vigile rispetto all’attuale “successo” del tema.
La mia posizione” – precisa Ruali ad Artribune alla vigilia del debutto milanese di Una comunicazione magnetica con la natura, il live set concepito con Nicola Di Croce ‒ sound artist, musicista, architetto e dottore di ricerca in pianificazione territoriale e politiche pubbliche del territorio ‒ e Mata Trifilò – “non è critica, ma antagonista”. Del resto, premesse, metodologie e obiettivi rendono distinto il suo lavoro rispetto a SNAI: per l’architetto di ReMade in Italy. Fare altre cose, il progetto presentato all’interno della sezione curata da Marialuisa Palumbo nel Padiglione Italia della 13. Biennale di Architettura Venezia, il tema dell’abbandono presuppone un “bisogno di conoscenza e una ricerca teorica più profonda, più lunga, protratta nel tempo”.
Ai parametri numerici, in grado di rilevare l’entità del fenomeno, dovrebbe necessariamente accompagnarsi un percorso di ascolto in profondità e un “registro anche sentimentale”. Un aspetto che Ruali non è riuscito a individuare nelle piattaforme dedicate all’argomento attive in Italia e che, di conseguenza, ha posto tra i principi fondativi del suo Il Paese Nero/Black Italy.

Dove vive metà della popolazione italiana. Elaborazione di Lorenzo Gasparini, Dataset contenente i dati territoriali e demografici dei Comuni italiani aggiornati al 01-01-2015. Elaborazione Ancitel su dati Istat. Fonte www.ilpaesenero.it
Dove vive metà della popolazione italiana. Elaborazione di Lorenzo Gasparini, Dataset contenente i dati territoriali e demografici dei Comuni italiani aggiornati al 01-01-2015. Elaborazione Ancitel su dati Istat. Fonte www.ilpaesenero.it

L’ABBANDONO DELLA COMPLESSITÀ

È un’immagine forte del Paese, paragonata da Ruali a una “scoperta geografica”, a rendere inequivocabile il significato del nome scelto per tale ricerca. Niente, infatti, meglio dell’istantanea notturna dell’Italia, colta nel suo insieme dall’alto, “ti fa capire la dimensione dell’abbandono, l’entità della lacuna”. È destinando tempo alla sua interpretazione che si può iniziare a decifrare la natura di quanto avvenuto: a essere stato abbandonato, mostrandosi ormai spento e, all’almeno all’apparenza, senza voce, è quel “sistema complesso che garantiva complessità nella vita delle persone. Quell’enorme spazio nero all’interno del Paese è la perfetta definizione di quanto è successo in Italia, dal dopoguerra a oggi. Gli immaginari delle persone si sono appiattiti per uniformarsi su una comune scala urbana. Perché dagli Anni Cinquanta in poi i paesi si sono spopolati? È una questione connessa con il desiderio: dopo la Seconda Guerra Mondiale, la gente ha desiderato la città, luogo della semplificazione per eccellenza. L’abbandono, tuttavia, è una condizione naturale nella vita dei luoghi e delle case. Non esiste edificio urbano o rurale che non attraversi questo passaggio, per cui la sensazione non è quella dell’emergenza; piuttosto è la necessità di produrre una ricerca più attenta di un determinato momento storico”. La tesi sostenuta da Ruali oltrepassa la dimensione fisico-geografica per intrecciarsi con l’identità antropologica nazionale: “Assieme ai paesi, è stato quindi abbandonato un sistema territoriale che assicurava una complessità sociale e culturale”.

UNICITÀ, ROVINE E COMPLESSITÀ EMOTIVA

La coincidenza tra “abbandono fisico” e “abbandono sentimentale” – un concetto, quest’ultimo, analizzato da Ruali anche nell’accezione di “lasciarsi andare” – restituisce però molto più di quella macchia nera che sembra aver fagocitato un’ampia porzione del territorio italiano. Quando si sceglie di attraversare i luoghi, soprattutto evitando percorsi turistici già definiti o il sistema delle città del Grand Tour che, ancora oggi, “propaga un’immagine incredibilmente semplificata dell’Italia all’estero”, a balzare agli occhi è una precisa “categoria architettonica”. “Siamo l’unico Paese al mondo con un’elevatissima densità di rovine delle civiltà precedenti” – sottolinea Ruali – “I cinque sesti delle case edificate nelle aree interne sono ancora lì, seppur vuote. Ancora una volta, queste ‘rovine’, con il loro spazio disponibile, contribuiscono a rendere il territorio italiano differente da ogni altro. È un’unicità, dovuta a molte cause, tra cui l’essere un Paese che subisce, riceve e accoglie la più antica e diffusa antropizzazione rispetto a tutti gli altri. Il territorio rurale della Francia rispetto a quello italiano, ad esempio, è deserto. Nessun altro Paese europeo possiede poco meno di 8000 comuni – più di 5000 di questi hanno appena un sesto degli abitanti che avevano al censimento del 1941, ma quasi lo stesso numero di abitazioni dell’epoca ‒ e decine di migliaia di frazioni. In Italia è impossibile fare poco più di qualche centinaio di metri senza trovare un centro abitato o un sito in cui esisteva un precedente centro abitato. Questo sistema è solo nostro, non è comparabile. Ed è alla base della nostra complessità emotiva”. Evidente, inoltre, nella ricerca di Ruali, il legame tra posizione geografica e abbandono. “È un fenomeno dipendente dall’altezza, riguarda la fascia montana. Come ha scritto Franco Arminio, in una delle sue eloquenti immagini, ‘I soldi scivolano a valle’.

SE L’ABBANDONO GENERA UNA CONDIZIONE SONORA

Da alcuni mesi Il Paese Nero/Black Italy è anche una piattaforma web, aggiornata con saggi, analisi, immagini. Fondamentale nella storia dell’intero percorso di ricerca si è rivelato l’incontro con Virginia Sommadossi e con Centrale Fies, realtà che si è rivelata il luogo giusto per il debutto assoluto di Una comunicazione magnetica con la natura, avvenuto il 6 dicembre 2017. Quattro i principi chiave della tesi su cui si basa l’azione audio/video dal vivo di Ruali e Di Croce, con Mata Trifilò:
– l’abbandono del sistema dei piccoli paesi italiani ha uniformato i desideri delle persone su immaginari urbani;
– una ricerca dedicata all’abbandono delle aree interne è allora un esercizio di rottura di formati emotivi e narrativi consolidati;
– l’abbandono genera una condizione sonora – un nuovo silenzio ‒ che apre il campo a pratiche di ascolto e registrazione;
– in questo campo le azioni di progetto possono cercare una attitudine al fuori formato attraverso una analogia alle pratiche di produzione audio (il montaggio e la sovrapposizione di tracce) per generare strumenti complessi di gestione del territorio.

Una comunicazione magnetica con la natura. Photo credits Luca Ruali
Una comunicazione magnetica con la natura. Photo credits Luca Ruali

VERSO VENEZIA

A Milano, mercoledì 21 marzo Una comunicazione magnetica con la natura sarà proposta come tappa de Il terzo occhio del pesce, il programma dedicato alla sound art e alla musica elettronica sperimentale di artisti nazionali e internazionali, affermati o emergenti, attivi sia sul fronte sonoro sia su quello audiovisivo organizzato da (T)Raum, in residenza presso Agon (in Viale Sarca 336). Con una durata di circa un’ora, il live set elabora “campionature audio/video, grafiche ed editoriali. Registrazioni sul campo, editoria alternativa, quadreria e letteratura medievale, serie televisive paranormali degli Anni Settanta, casi di ragazze scomparse, interviste itineranti e documentari antropologici, un archivio di viaggi in Italia viene post-prodotto dal vivo ragionando sulla natura dell’abbandono delle aree interne italiane”.
Dopo Milano, lo sguardo sarà rivolto a Venezia e, successivamente, di nuovo verso l’ex centrale idroelettrica a Dro: “Saremo al festival estivo di Centrale Fies, con un focus sul territorio, insieme ad altre realtà” – anticipa Ruali. “Per i giorni della presentazione agli addetti al settore della prossima Biennale Architettura, stiamo lavorando a una possibile presenza“. Come prevedibile, “in uno spazio antagonista”.

Valentina Silvestrini

www.ilpaesenero.it
www.lucaruali.net

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Valentina Silvestrini
Architetto con specializzazione in allestimento e museografia, si è formata presso l’Università La Sapienza e la Scuola Normale Superiore di Pisa, dove ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia". Ha intrapreso il proprio percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi.​ ​È stata assistente alla progettazione di mostre presso lo studio “Il Laboratorio srl” (Roma, 2004/2007); ha svolto un internship all’ufficio Eventi Speciali di Pitti Immagine srl (Firenze, 2008). All’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero (Roma, 2008/2010) ha ricoperto il ruolo di assistente alla progettazione di layout espositivi e alla direzione lavori, recandosi in centri espositivi ​in Giappone, Russia e Germania. ​Ha curato il coordinamento eventi e ​la​​​ comunicazione​ della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura (Perugia, 2011)​.​ ​​​​​Ha scritto e scrive per ​Abitare, ​abitare.it, ​domusweb.it, ​Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa e Cosebelle Magazine, di cui è caporedattrice design.​ ​Dal 2012 collabora con Artribune​.​