Brain Drain. Parola ad Alfredo Ingegno

Per “Brain Drain”, la rubrica dei cervelli in fuga del settore della cultura e creatività, un nuovo profilo. Alfredo Ingegno ha compiuto una carriera professionale come architetto al Mibac in Italia, ma dopo anni è riuscito a realizzare i suoi progetti indipendenti in Costa Rica. Tiene un blog per tutti i connazionali che vogliano trasferirsi nel Paese centro-americano, ricco di consigli e informazioni. E invita a essere concreti se si vuole vivere ai Caraibi.

Alfredo Ingegno

Cosa facevi in Italia?
Per quasi quarant’anni ho lavorato come Architetto presso la Soprintendenza di Cagliari e poi di Firenze. Mi sono occupato dunque di tutela del patrimonio culturale e del paesaggio. Contemporaneamente ho esercitato anche la libera professione, curando numerosi interventi di conservazione e restauro di monumenti e di valorizzazione di aree archeologiche. Ho fatto anche molta ricerca, pubblicando numerosi testi di storia e tecnica del restauro e per anni ho svolto una intensa attività didattica nel campo della formazioni professionale.

Cosa fai in Costa Rica?
Sono arrivato qui dopo il pensionamento. Non ho sbocchi significativi per il mio settore. Sfortunatamente il patrimonio architettonico delle città, prima fra tutte la capitale San José, molto interessante e integro fino Agli anni Cinquanta, è stato quasi totalmente smantellato a partire dagli Anni Settanta.  A parte alcuni capisaldi monumentali superstiti, queste città hanno perduto le stratificazioni del tempo passato e sono un caotico insieme di quartieri cresciuti in fretta senza regole e senza un chiaro piano di sviluppo urbano.
Poiché vivo ai Caraibi, ho intrapreso lo studio dell’architettura caraibica, scoprendo un mondo totalmente nuovo e bellissime tecniche di costruzione locali. Ho cominciato a sperimentare con il legno, edificando alcune case di stile caraibico, che poi ho messo in affitto. La casa in legno appartiene a una trazione che, anche ai Caraibi, si sta rapidamente perdendo per far posto ai materiali contemporanei, che promettono molto ma sono poco adatti al clima e al paesaggio di questo territorio.

Per quale ragione hai scelto questo Paese?
La Costa Rica, definito da autorevoli ricerche il “Paese più felice del mondo“, ha rinunciato per scelta costituzionale ad avere un esercito e pratica la cultura della pace. Ha un ottimo clima, una straordinaria biodiversità, una buona cultura dell’accoglienza e una rinomata attenzione verso i problemi della istruzione e della sanità, che lo pongono da anni ai vertici dell’intera America Latina. Gli svantaggi? Sono sempre soggettivi. Per me di certo il maggiore è la grande distanza con l’Italia e la mancanza di collegamenti diretti, il che rende costosi i viaggi che ogni anno voglio fare per vedere i miei figli. La Costa Rica inoltre è un Paese relativamente caro e per viverci occorre avere una più che dignitosa disponibilità economica.
Esiste una grande comunità italiana ma molto frammentata e poco organizzata. La stragrande maggioranza degli italiani che vivono qui sfugge a ogni possibile censimento perché, a causa della difficoltà per ottenere la residenza, vivono nella condizione di “turista permanente”, ovvero sono costretti a uscire e rientrare dal Paese ogni tre mesi.

Playa Negra. La spiaggia dei Caraibi di Costa Rica in cui vive Alfredo Ingegno
Playa Negra. La spiaggia dei Caraibi di Costa Rica in cui vive Alfredo Ingegno

Come hai creato la tua impresa nel nuovo Paese affrontando la burocrazia locale?
La burocrazia esiste come in tutti Paesi di solide tradizioni democratiche, in cui ci sono leggi e regole da rispettare. È certamente molto meno opprimente e ostile di quella cui siamo abituati in Italia e di sicuro le norme sono più chiare e snelle, sempre orientate alla tutela dell’ambiente e alla promozione della cultura. Alcuni esempi: qualsiasi opera pubblica o privata che superi certe dimensioni è soggetta a un severo studio di impatto ambientale. I parchi e le aree protette occupano superfici maggiori del 25% dell’intero territorio del Paese e le aree boschive sono vicine all’80%.
Gli incentivi esistono ma non sono quasi mai di natura economica, perché il Paese non può permetterselo. Esistono tuttavia incentivi indiretti che danno alcuni privilegi e maggiore visibilità alle imprese che investono nel turismo rurale e in quello ecosostenibile.

Quali sono le politiche culturali in Costarica?
Sono numerose e variegate. Il Ministero di riferimento si chiama Ministerio de la Cultura e Joventud, il che da già un idea di quanto le politiche culturali del Paese siano fortemente orientate ai giovani.
L’Antica Dogana, ad esempio, è un grande spazio recuperato per le manifestazioni e gli eventi di rilievo nazionale e internazionale. Esiste uno stupendo e storico Teatro Nazionale e altri pubblici e privati piuttosto interessanti. È attivo un Centro di Produzione Cinematografica, un Centro Nazionale per la Musica, un centro che si occupa del censimento e della tutela dei beni culturali, un circuito nazionale di archivi e biblioteche, un sistema di interessanti musei storici e d’arte che spaziano dalla cultura precolombiana fino all’arte contemporanea.
Insomma, non vi è dubbio che esista, anche a livello locale e popolare, una notevole vivacità culturale, che del resto è il frutto di una storica propensione della classe media a partecipare alla vita sociale e culturale del proprio Paese.

Quali le città di riferimento e le istituzioni per l’arte, se dovessi consigliare una visita?
La città di riferimento è sicuramente la capitale, San José, che con i suoi due milioni di abitanti è il vero polo di attrazione e aggregazione delle politiche nazionali in materia di cultura.
Tra le istituzioni d’arte che prediligo ci sono certamente il Museo Nazionale, molto ben fatto e organizzato per dare un’idea molto chiara, direi didascalica, delle vicende storiche della Costa Rica in relazione alle proprie risorse che nel tempo sono ovviamente cambiate più volte. Molto bello e con un calendario sempre interessante di eventi il Teatro Nazionale, una tappa fissa quando andiamo a San José, se non altro per gustare un buon caffè nella bella sala affrescata del piano terra.

E il MACIA – Museo di Arte Contemporanea Italiana in America?
Esempio unico al mondo di struttura museale inserita all’interno di un’ambasciata, il MACIA è un’istituzione nata nel 2004 per volere della Ambasciata d’Italia. Il suo scopo primario è quello di divulgare l’attività artistica della nostra nazione così come si sviluppa oggi con le modalità dei musei progressivi di arte contemporanea.  Il museo, curato da Gregorio Rossi, ha la dichiarata ambizione di sugellare un’amicizia tra i due Paesi che vanta ormai cinquecento anni di storia e di apporti reciproci.
Molte di questa istituzioni culturali sono state raccontate nel mio blog Italiani in Costa Rica, che da anni è il punto di riferimento per gli italiani che vogliono conoscere questo Paese e magari trasferirvisi.

Alfredo Ingegno
Alfredo Ingegno

Dopo la tua esperienza al Mibac, qual è il giudizio sull’Italia? E il confronto con la Costa Rica?
Il sistema di tutela del patrimonio culturale italiano è vecchio e ha bisogno di rinnovarsi per adeguarsi ai tempi. Il personale ha un’età media di quasi sessant’anni e le risorse economiche si assottigliano da anni, rendendo spesso vani gli sforzi di molti direttori e funzionari, che sono spesso eroici ma ovviamente inefficaci.
La mia sensazione, da tempo, è che gli italiani abbiano perso di vista il valore della propria storia, delle proprie tradizioni e di quei paesaggi inimitabili che sono stati descritti da musicisti, poeti, artisti di ogni epoca e di ogni parte del mondo. Non si comprende quanto sia folle continuare a disperdere questi valori proprio quando la cosiddetta “crisi” dovrebbe insegnarci che è necessaria una drastica inversione di tendenza. Occorre uscire dall’omologazione e avviare un Nuovo Rinascimento con un processo che dovrebbe però partire dalla scuola, dalla formazione e dalla valorizzazione delle infinite culture locali, abbandonando ogni tentazione verticistica che isola il mondo ormai asfittico degli “addetti ai lavori” dalla società reale.
Non mi sembra tuttavia che, in un momento in cui si parla di “riforme”, altra parola magica tanto di moda, si intraveda alcuna volontà e intelligenza politica in grado di avviare una vera rivoluzione nella conservazione, valorizzazione e promozione del nostro patrimonio.
I punti di forza dell’Italia rispetto alla Costa Rica stanno in 150 anni di storia della tutela, ma questo fardello rischia di rivelarsi un punto debole se manca il rinnovamento.

E il confronto con la Costa Rica?
La Costa Rica è un Paese che si è affacciato da poco, come alcuni altri in America Latina, a queste problematiche. Il suo punto di forza sta dunque nella capacità di dialogare con chi ha avuto esperienze complesse e nella possibilità, ancora tutta da dimostrare, di evitare di commettere gli stessi errori.
Un punto di debolezza forse incolmabile è la mancanza assoluta, ma questo vale per l’intera area geografica delle Americhe, del concetto stesso di paesaggio. Qui per fortuna è compensata dalla presenza di imponenti aree protette e da un territorio in prevalenza montuoso, boscato e poco adatto a insediamenti devastanti, che invece su molte aree costiere non sono mancati.

Cosa consiglieresti a un giovane in cerca di lavoro per cominciare una carriera nel settore culturale nella Costa Rica?
Consiglierei di fare un viaggio mirato e prendere contatti con le istituzioni che gli interessano. Ci sono possibilità per tutti, a partire dai numerosi programmi di volontariato che possono essere un punto di partenza per chi non ha ancora sufficiente esperienza, fino alle varie posizioni direttive e dirigenziali che talvolta si rendono libere e sono messe a concorso.

Neve Mazzoleni

www.italiacostarica.com
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Neve Mazzoleni
Neve Mazzoleni si è laureata in Lettere Moderne vecchio ordinamento con indirizzo in Storia e Critica delle Arti a Milano con Giovanni Agosti. Nel 2006 ottiene il diploma di master in Management of Art and Culture presso Trentino School of Management ed entra nel team progettuale di UniCredit& Art, diretto da Catterina Seia. Attualmente è project manager culturale in Group Giving, Events & Art Management di UniCredit, dove si occupa del coordinamento generale delle mostre internazionali e della gestione e valorizzazione della Collezione Corporate. Negli anni ha maturato una solida esperienza sulle tematiche delle sponsorizzazioni culturali, del rapporto Pubblico/Privato a favore della Cultura, di innovazione culturale e centri di produzione creativa. Tiene lecture per master di economia della cultura. Scrive per Doppiozero e Artribune, per la quale cura la rubrica da lei ideata Brain Drain - cervelli in fuga del mondo della cultura. Dal 2011 scrive regolarmente per il Giornale delle Fondazioni e per Arte&Imprese. È membro del Comitato di redazione di Tafter Journal. Ha scritto per Fizz, Arskey, Tafter. È iscritta al master in Social Innovation, Social Business&Project Innovation (MES) di ASVI Social change.