Le torri assolute dei MAD Architects

Località Mississauga, Toronto, Ontario, Canada. Città anonima, semiprovinciale, l’ennesima simile del Nordamerica, dotata solo di ampi spazi, grandi viali a scorrimento veloce, grattacieli e shopping mall. E un intraprendente sindaco novantenne…

MAD Architects - Absolute Towers - Mississauga, 2012 - photo Iwan Baan

Mississauga è un posto dalla doppia valenza: non luogo, come direbbe Marc Augé, e insieme ambiente tanto privo di realizzazioni qualitative da offrire una perfetta tabula rasa in cui far sorgere buona architettura. Con un plus: un rampante sindaco donna ultranovantenne (Hazel McCallion, classe 1921) attualmente in carica per la dodicesima volta.
Grazie alla sua tenacia e a un concorso internazionale lanciato nel 2006, sono state da poco inaugurate – come al solito, in tempi record – due torri residenziali progettate dai cinesi MAD Architects, rispettivamente da 50 e 56 piani per un totale di 65mila metri cubi di cemento edificato. Due megasculture di ispirazione biomorfa: “We call our cities steel concrete forest”, afferma Ma Yangsong. Attraverso duplici torsioni, le torri creano planimetrie sagomate in modo diverso per ciascun piano, garantendo ad ognuno balconate differenti e viste mozzafiato sull’intorno.
Situate all’incrocio di due highway, sembrano l’esempio perfetto del motto modernista tanto caro a Le Corbusier, “la casa è una macchina per abitare”. Perché quasi di questo si tratta, una macchina perfetta, dai profili eleganti, i più sottili possibili, in cui a dettagli costruttivi avveniristici si somma il bisogno di una nuova sostenibilità urbana fatta non solo di risparmio energetico, ma di nuova tecnologia applicata al buon design.

MAD Architects – Absolute Towers – Mississauga, 2012 – photo Iwan Baan

Chiamate affettuosamente dagli abitanti locali Marilyn Monroe per la morbidezza delle loro curve, le Absolute Towers rispecchiano la crisi d’identità delle metropoli contemporanee, dove la ricerca di un landmark forte ma rispettoso spinge i progettisti a evolvere il loro stesso concetto, ad esempio, di verticalità: imponenti sì, ma paradossalmente attenuate perché la trasparenza complessiva e la massimizzazione delle viste inside/out favorisce una sorta di smaterializzazione e uno scambio con il contesto a 360 gradi.
Grazie a quest’opera, la città ha compiuto un salto di qualità, il sindaco McCallion sarà per sempre ricordato e i MAD si confermano astri nascenti dell’architettura mondiale. Altro?

Giulia Mura

www.i-mad.com

 

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Giulia Mura
Liceo classico E.Q.Visconti, laurea triennale in Arredamento e Architettura di Interni presso l’Università la Sapienza – Valle Giulia con tesi sperimentale in museografia (prof.ssa Daniela Fonti e Rossella Caruso), e master in “European Museology” presso la Iulm di Milano (prof. Massimo Negri) . Da qualche anno collabora con il prof. Luigi Prestinenza Puglisi , con cui collabora presso il laboratorio PresS/T factory nel ruolo di organizzatrice di Mostre ed Allestimenti presso la Casa dell’architettura- Acquario Romano, nonché come giurata nei concorsi e assistente all’Università Ludovico Quaroni, facoltà di disegno industriale. Scrive per www.presS/Tmagazine.it, per la rivista araba Compasses (www.compasses.ae) e per Artribune (www.artribune.com). Attualmente impegnata come junior curator per la seconda edizione di Worldwide Architecture, edizioni Utet e consulente museologia al museo Mafos ( Museo e Archivio di Fotografia storica), Roma.
  • Ivan

    Non è più epoca per queste dimostrazioni muscolari senza senso e senza idee. E tanto meno in un paesaggio come questo. Spero un sindaco giovane non avrebbe approvato. Mi ricorda (in scala ovviamente infinitamente minore) le sperimentazioni lasciate ai rovi di chandigarh. Che pur avevano spirito, totalmente assente in questi scimmiottamenti architettonici visti milioni di volte. Lasciamoli alle “metropolis” cinesi.
    Ivan

  • Federica

    Toronto è una città orrenda se si esclude la zona vittoriana. Questi edifici non sembrano male, ma nel contesto complessivo sono solo altri due blocchi di cemento impersonale.