Il 21 giugno apre a Tokyo MORI Building Digital Art Museum: teamLab Borderless, realizzato dal collettivo giapponese teamLab e situato sull’isola artificiale di Odaiba, nucleo futuristico dominato dal Fuji TV Building di Kenzo Tange e già sede del Miraikan, letteralmente “museo del futuro”, ovvero il Museo delle Scienze e Tecnologie emergenti. Luogo perfetto, quindi, per […]

Il 21 giugno apre a Tokyo MORI Building Digital Art Museum: teamLab Borderless, realizzato dal collettivo giapponese teamLab e situato sull’isola artificiale di Odaiba, nucleo futuristico dominato dal Fuji TV Building di Kenzo Tange e già sede del Miraikan, letteralmente “museo del futuro”, ovvero il Museo delle Scienze e Tecnologie emergenti. Luogo perfetto, quindi, per il collettivo, che acquista sempre maggiore notorietà per la capacità di coniugare arte figurativa e tecnologie di realtà virtuale, producendo installazioni immersive dall’impatto fortemente spettacolare ed entertaining. E se raggiungere il Giappone risultasse difficoltoso, è in corso a La Villette di Parigi Au-delà des limites, mostra di ben 2mila metri quadri, aperta fino al 9 settembre.
Per incontrare i membri del teamLab ‒ o quanto meno visitare una delle sedi in cui lavorano a Tokyo ‒ occorre abbandonare del tutto la concezione romantica dell’artista bohémien: negli open space decine di persone, sedute alla loro postazione, lavorano alla creazione di quegli ambienti immaginifici che trasformano la natura ‒ delicata ed elegante, nella tradizione giapponese ‒ in sogno. Sono parte di quei 500 componenti, ingegneri, programmatori, architetti, ecc., che formano il collettivo fondato nel 2001 e lavorano, ciascuno con il proprio ruolo secondo un’organizzazione aziendale, alla fusione futuristica fra discipline, arte, scienza, tecnologia e creatività.
In occasione dell’apertura del museo abbiamo parlato con Takashi Kudo, responsabile della comunicazione per il collettivo.

MORI Building Digital Art Museum. teamLab Borderless
MORI Building Digital Art Museum. teamLab Borderless

Come hai iniziato a collaborare con il teamLab e in cosa consiste il tuo ruolo?
Dopo la laurea, ho lavorato come editor freelance ed editor-in-chief per un magazine di videogiochi a Stoccolma, poi sono tornato in Giappone e qui sono diventato responsabile della comunicazione del teamLab: mi occupo del branding della compagnia e rafforzo le strategie di comunicazione di progetti particolarmente significativi.

teamLab è noto per le sue installazioni altamente interattive, che usano la realtà virtuale a fini artistici: quanto è importante la tecnologia nel vostro lavoro?
La tecnologia è il nucleo del nostro lavoro, ma non per questo è la parte più importante.
È un materiale, uno strumento nella creazione delle opere d’arte. Nel 2001, quando abbiamo iniziato, non avevamo idea di quali sarebbero stati gli spazi espositivi a nostra disposizione o di come avremmo potuto sostenere il team finanziariamente, ma credevamo fermamente nella possibilità di creare arte digitale con l’obiettivo di cambiare i valori delle persone e contribuire al progresso della società. Volevamo creare senza curarci dei limiti imposti dalle diverse specializzazioni, e l’abbiamo fatto.
Quando ideiamo una nuova opera, la tecnologia è selezionata e sviluppata sulla base del concept ‒ in questo senso, non siamo veramente concentrati sulla tecnologia per sé, ma siamo piuttosto interessati al concetto di “digitale” e a come questo fenomeno possa espandersi nell’arte.

In realtà, anche all’interno della categoria del “digitale”, il vostro interesse si concentra solo su alcune tecnologie, quelle focalizzate sull’immersività, sull’interazione e, perché no, sulla creazione di una nuova arte figurativa…
Molta parte della tecnologia, la tecnologia della Silicon Valley, ad esempio, ha come maggiore focus l’estensione della persona, del sé. PC e smartphone sono estensioni della mente, Twitter è un’estensione delle dichiarazioni di una persona, Facebook delle relazioni interpersonali. Tutti questi ambiti digitali vedono il “sé” come l’origine e sono infatti improntati a un uso individuale.
teamLab, invece, si concentra sullo spazio fisico, privilegiando non l’uso personale, ma quello collettivo, ponendo più persone nello stesso spazio.
Digitalizzando lo spazio, infatti, possiamo agire indirettamente sulle relazioni che si creano fra le persone all’interno di esso. Se la presenza degli altri può innescare un cambiamento nello spazio dell’installazione, gli “altri” divengono parte dell’opera d’arte. E se quel cambiamento è bello, anche la presenza degli altri diviene qualcosa di bello. Connettendo l’arte con la tecnologia digitale, cerchiamo di rendere più positiva la percezione della presenza degli altri.

MORI Building Digital Art Museum. teamLab Borderless. Forest of Resonating Lamps
MORI Building Digital Art Museum. teamLab Borderless. Forest of Resonating Lamps

Parlando di realtà virtuale, pensi che possiamo considerarla una rivoluzione nei metodi di rappresentazione, un po’ come la prospettiva era stata per il Rinascimento?
Le tecnologie digitali permettono all’espressione artistica di staccarsi dal mondo materiale e di guadagnare l’abilità di cambiare forma liberamente.
Nelle installazioni artistiche interattive le opere d’arte subiscono dei cambiamenti a causa della presenza e del comportamento di chi guarda. L’arte digitale cancella le linee di confine fra i due mondi: i visitatori diventano loro stessi parte dell’opera d’arte. La relazione fra l’opera d’arte e l’individuo diviene inoltre una relazione fra opera d’arte e gruppo. Il fatto, ad esempio, che cinque minuti prima un altro visitatore fosse presente in quello spazio, o il particolare comportamento mostrato dalla persona vicino a te, divengono improvvisamente un elemento di grande importanza. Alla fine, in confronto alla fruizione artistica tradizionale, c’è un grande cambiamento: il pubblico diviene più consapevole di quello che gli succede attorno. Nell’arte visiva tradizionale si può dire che, dal punto di vista del fruitore, la presenza di altre persone è sempre un’interferenza, mentre nelle nostre opere la presenza degli altri è letta come un fattore positivo.

Cosa puoi dirmi a proposito dell’esposizione a La Villette a Parigi?
Au-delà des limites indaga il ruolo della tecnologia digitale nell’abbattere i confini fra opere d’arte e crea un percorso interrelato, in cui le opere, seppur autonome, escono dalla propria “cornice”, entrando l’una nello spazio dell’altra. Come indica il titolo, la mostra esplora una nuova relazione che trascende i limiti fra le persone, e fra le persone e il mondo attraverso l’interattività, per riprodurre quella continuità fra natura e uomo che molte delle cose create nel mondo moderno hanno interrotto: questo è possibile attraverso l’esperienza immersiva.

MORI Building Digital Art Museum. teamLab Borderless. Graffiti Flowers Bombing
MORI Building Digital Art Museum. teamLab Borderless. Graffiti Flowers Bombing

Cosa ci possiamo aspettare dal museo teamLab che apre a Tokyo?
Il museo digitale MORI Building Digital Art Museum: teamLab Borderless a Tokyo apre il 21 giugno. “Borderless” definisce il tema principale del museo, che avrà sede nel quartier generale di teamLab. Vi saranno approssimativamente cinquanta lavori, anche nuovi, esposti in 10mila metri quadri strutturati intorno a cinque aree principali.
Le opere d’arte non saranno divise fra loro, e dalle stanze dedicate alle installazioni si espanderanno nei corridoi, comunicando, a volte fondendosi. Visto che non ci sono delimitazioni fra il pubblico e i lavori, le persone saranno immerse nelle installazioni, creando un flusso continuo: le persone useranno il loro corpo per esplorare le installazioni e a loro volta creeranno nuove esperienze con gli altri fruitori. Il risultato sarà un museo digitale completamente nuovo, perché l’arte digitale è libera dai vincoli della sostanza materiale. I sentimenti e i pensieri che sono incorporati in un’opera attraverso un medium fisico possono ora essere direttamente trasferiti al pubblico attraverso l’esperienza. Il pubblico si muoverà liberamente, riconoscerà il mondo attraverso il proprio corpo e con il proprio corpo formerà connessioni e relazioni con gli altri; i confini saranno ambigui come quelli fra i pensieri nella mente, che si influenzano e si mescolano fra di loro.
Se un artista può ispirare pensieri ed emozioni nelle esperienze della gente, le opere d’arte possono formare liberamente connessioni e relazioni fra persone, il tempo dell’opera diviene quello del corpo umano, i confini si dissolvono e si crea teamLab Borderless.
Ci aspettiamo che le persone che camminano nel museo si perdano nelle opere, si immergano e si mescolino a esse, in questo nuovo mondo senza confini e limiti.

Sara d’Alessandro Manozzo

https://borderless.teamlab.art/

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Autore teamLab
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Sara d'Alessandro
Sara d'Alessandro Manozzo (Roma, 1982) è storica dell’arte e curatrice. Dopo una laurea in Studi storico-artistici, ha lavorato al dipartimento curatoriale della GAM di Torino. Dal 2013 collabora freelance come coordinatrice per mostre ed eventi culturali e come autore ed editor; è attualmente impegnata nella stesura e redazione di un manuale di storia dell’arte per Loescher editore. Nel 2015 si è trasferita a Canberra, Australia, dove ha lavorato come curatore per istituzioni pubbliche e dove ha fondato il progetto indipendente The Garage. Dal 2017 risiede a Trento.