Un nuovo museo di arte digitale a Tokyo. Lo apre il collettivo teamLab

Una mostra permanente di installazioni immersive. Apre in estate a Tokyo, sull’isola artificiale di Odaiba, un museo monografico dedicato alle opere del collettivo teamLab

teamLab, Moving Creates Vortices and Vortices Create Movement, 2017
teamLab, Moving Creates Vortices and Vortices Create Movement, 2017

Le installazioni firmate da teamLab sono sempre incentrate sulla dinamica della meraviglia. Immersive, luminose e ispirate ai fenomeni naturali, sono opere che non mancano mai di stupire e coinvolgere il pubblico. Il collettivo giapponese, fondato dall’ingegnere Toshiyuki Inoko nel 2001, racchiude un gran numero di artisti, programmatori, ingegneri, matematici, architetti e animatori, tutti anonimi e tutti impegnati nella progettazione e nella realizzazione di opere d’arte in grado di esplorare la complessa e antica relazione tra uomo e natura, utilizzando i mezzi tecnologici più avanzati.

DISSOLVERSI NELL’ARTE

Spinto dalla necessità di creare un luogo permanente per l’esposizione delle sue creazioni, il collettivo ha appena annunciato l’apertura del MORI Building DIGITAL ART MUSEUM teamLab Borderless, un vero e proprio museo dedicato all’arte digitale. Si tratterà di uno spazio di oltre 10mila metri quadrati sull’isola artificiale di Odaiba, situata nella baia di Tokyo. “Vogliamo abbattere i confini tra le diverse arti, quelli tra l’arte e gli spettatori e quella tra noi stessi e gli altri, permettendo ai visitatori di dissolversi nell’arte diventando parte di essa”, ha dichiarato un portavoce del team al magazine online Quartz. Nella maggior parte dei casi, infatti, le installazioni del gruppo giapponese si avvalgono di avanzati sistemi di interazione, rendendo il pubblico una parte attiva e indispensabile per il dispiegamento dell’opera. È il caso, ad esempio, di Wander through the Crystal Universe (2016), un ambiente all’interno del quale sono gli spettatori stessi a governare le luci e dunque la percezione dello spazio attraverso la loro stessa presenza e l’uso di una app dedicata.

UN MUSEO PER IL TURISMO

Se i contenuti del museo ancora non sono stati rivelati (gli artisti hanno annunciato che le opere saranno aggiornate una volta all’anno), sappiamo invece qualcosa di più sul luogo che lo ospiterà. Si tratta di uno spazio di dimensioni titaniche messo a disposizione dalla società di gestione immobiliare Mori Building, partner ufficiale dell’iniziativa. La società ha deciso di collaborare al progetto per valorizzare l’area, già nota per i suoi centri commerciali e per la gigantesca ruota panoramica Daikanransha. “La nostra speranza è che il Digital Art Museum diventi un museo unico al mondo e una destinazione irrinunciabile per i turisti, rinforzando così l’appeal della città di Tokyo”, ha commentato un rappresentante dell’azienda.

– Valentina Tanni

www.teamlab.art/e/borderless

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.