Alserkal Avenue. Una strada per l’arte a Dubai

Intervista a Vilma Jurkute, direttrice di Alserkal Avenue, realtà radicata nella zona industriale di Dubai. E che, grazie a una gigantesca operazione immobiliare, è stata trasformata nel distretto artistico della città.

Mary Ellen Carroll, The Circle Game, 2016. Commissioned by Alserkal Avenue Programming. Image courtesy Alserkal Avenue, Dubai
Mary Ellen Carroll, The Circle Game, 2016. Commissioned by Alserkal Avenue Programming. Image courtesy Alserkal Avenue, Dubai

Quando è stata fondata e come descriveresti Alserkal Avenue: un’organizzazione non profit, una piattaforma?
All’incirca una decina di anni fa sono nate le prime gallerie d’arte in un’area adiacente al Dubai Financial District. Ma a quel tempo il sistema commerciale doveva ancora realizzare tutto il suo potenziale. Nel 2007 Alserkal Avenue è stata così ritagliata all’interno dell’area industriale di Dubai di Al Quoz, con la “volontà topografica” da parte del suo mecenate-imprenditore, Abdelmonem Bin Eisa Alserkal, di far nascere un quartiere dell’arte. Il progetto urbanistico e immobiliare si è successivamente espanso, abbracciando infine il ruolo di organizzazione artistica. Secondo un’idea “comunitaria” di quartiere, Alserkal Avenue oggi ospita oltre sessanta spazi, tra gallerie d’arte, spazi dedicati al design, studi per giovani creativi, bar e ristorazione e due fondazioni e collezioni private.

Come è cambiato il ruolo di Abdelmonem Bin Eisa Alserkal e della famiglia Alserkal dall’inizio del loro progetto fino alla creazione di un distretto artistico?
Io ho raggiunto il team di Alserkal Avenue nel 2013 ed è stato davvero interessante assistere all’incredibile crescita che si è verificata a Dubai nel campo dell’arte e della cultura. Questa crescita si riflette in modo abbastanza tangibile nei risultati delle gallerie, degli artisti e dei professionisti dell’arte che hanno contribuito alla scena artistica regionale e al suo successo internazionale, e non solo da un punto di vista commerciale. Infatti, la famiglia Alserkal è stata a lungo mecenate delle arti negli Emirati Arabi e il loro sostegno è continuato con iniziative come la Jean-Paul Najar Foundation, il Project Space Art Jameel, il Salsali Private Museum e la d.Academy. Nel 2015 Abdelmonem ha lanciato l’Alserkal Programming, un’iniziativa senza scopo di lucro finalizzata all’organizzazione di mostre, commissioni di arte pubblica, spettacoli, film, conferenze e workshop per la costruzione di una vera comunità artistica all’interno della città. Inoltre, poiché il 2017 rappresentava il nostro decimo anniversario, Alserkal Avenue ha inaugurato Concrete, uno spazio multidisciplinare progettato per ospitare mostre su scala museale ed eventi dedicati all’arte, al design e alla moda. Concrete è stato progettato da Rem Koolhaas OMA e ha aperto con una mostra collettiva di arte siriana dalla collezione dell’Atassi Foundation.

Vilma Jurkute. Photo credit Celia Peterson
Vilma Jurkute. Photo credit Celia Peterson

Come consideri il posizionamento della scena artistica di Dubai su una scala più ampia e globale? E come Alserkal Avenue controbilancia la necessità di una reputazione internazionale a fronte di una programmazione “home-grown” rivolta alla regione?
Nonostante la rapida crescita commerciale e internazionale di Dubai, la scena artistica negli Emirati è ancora giovane; e questo significa che il potenziale che la città offre agli artisti è immenso. L’ecosistema artistico di Dubai, che come sottolineato è iniziato con poche gallerie d’arte commerciali solo dieci anni fa, è cresciuto fino a diventare una scena culturale di tipo “olistico”. Se guardiamo alla crescita che è stata generata in questa decade, possiamo facilmente renderci conto che questo slancio non potrà che proseguire e portare ancora lontano. Nel 2015 Alserkal Avenue ha introdotto l’Alserkal Programming con l’obiettivo di sostenere gli artisti che vivono e lavorano nella regione. Lo scopo è di coinvolgere il pubblico alla realizzazione di progetti artistici basati sulla collaborazione e partecipazione. Solo nel 2016 abbiamo presentato i lavori frutto delle committenze a Mary Ellen Carroll, Mohammed Kazem, Vikram Divecha, Fari Bradley e Chris Weaver, Farah Al Qasimi e Karim Sultan. Mentre la maggior parte degli artisti vive e lavora negli Emirati Arabi Uniti, i lavori sono stati tutti prodotti a Dubai, insieme a una vasta programmazione che è ruotata attorno alla creazione delle loro opere. Il successo dell’Alserkal Programming ci ha spinto in modo quasi naturale a lanciare nel 2017 l’Alserkal Residency, una nuova iniziativa volta alla sperimentazione artistica, allo scambio e al dialogo tra artisti e operatori del settore attraverso la formula della residenza. Alserkal Residency è essenzialmente basata sulla ricerca senza alcun obbligo di produzione finale, con l’obiettivo di supportare i diversi professionisti della cultura nel loro processo di sperimentazione e studio.

A screening in The Yard at Alserkal Avenue, Dubai. Photo credit Angelo Aguilar. Courtesy Alserkal Avenue
A screening in The Yard at Alserkal Avenue, Dubai. Photo credit Angelo Aguilar. Courtesy Alserkal Avenue

Ci sono dei modelli di spazio catalizzatore e promotore delle arti ai quali Alserkal Avenue si è ispirata?
Il nostro fondatore, Abdelmonem Bin Eisa Alserkal, ha convogliato sin dall’inizio una visione a lungo termine incentrata sulla costruzione di una legacy per Dubai e gli Emirati Arabi Uniti. Alserkal Avenue è diventata un modello che è al tempo stesso region-specific, abbracciando tutto il mondo arabo, ma con uno sguardo internazionale. La nostra crescita è stata possibile solo attraverso uno spirito indipendente e collaborativo. E questo si riflette in Alserkal Programming nelle collaborazioni in corso con le istituzioni locali, regionali e internazionali. Durante l’ultima Biennale di Venezia abbiamo annunciato la nostra partnership di sei anni con la Collezione Peggy Guggenheim, impegnandoci per garantire ai giovani professionisti degli Emirati Arabi Uniti l’opportunità di perseguire la loro passione per le arti partecipando a uno stage di tre mesi presso la sede Guggenheim di Venezia. Iniziative come queste sono una parte importante dello sviluppo del talento locale, oltre ad essere fattori chiave per la storia artistica e culturale della regione.

Claudio Cravero

http://alserkalavenue.ae

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #42

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Claudio Cravero
Claudio Cravero (Torino, 1977). Curatore di base a Dubai, è attualmente Head of Curation dell’Expo Dubai 2020. Dal 2014 al 2018 è direttore artistico della sezione contemporanea del Museo King Abdulaziz Center in Arabia Saudita. La sua ricerca indaga l’arte contemporanea quale forma di resistenza contro la censura pubblica nell’area del Golfo e del Medio Oriente. Dal 2008 al 2014 è co-direttore artistico presso il PAV-Centro Sperimentale d’Arte Contemporanea di Torino dove, con Piero Gilardi, si è occupato di ecologia culturale e socially engaged art. Nel 2014 è curatore di Onufri Prize, promosso dalla National Gallery of Fine Arts di Tirana, Albania. Ha inoltre collaborato con il Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea (2004-2006) e con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino (2002-2004). È membro di comitati di giuria internazionali (Coal e Domaine de Chamarande, entrambi a Parigi) ed è lecturer e coordinatore del Master in Curatorial Practice presso lo IED di Venezia. È infine autore di saggi raccolti in diversi cataloghi e articoli pubblicati su art magazine e blog (Artribune, Roma; Sleek Magazine, Berlino; Freemuse, Copenaghen).