Nasce grande spazio culturale e polifunzionale nella ex Zecca di Roma. Ci sono i soldi e i bandi

L’edificio storico nel quartiere dell’Esquilino, di proprietà del ministero del Tesoro, sarà restaurato e diventerà la sede del Museo della Zecca di Roma, allestito ora provvisoriamente sulla Salaria, e di molti altri contenuti.

La Zecca a Roma
La Zecca a Roma

Sembra destinata ad avviarsi a conclusione l’annosa vicenda legata alla sede storica della ex Zecca dell’Istituto Poligrafico dello Stato in via Principe Umberto, nel rione dell’Esquilino, a Roma. Il Palazzo subirà un profondo restauro per poter accogliere finalmente il Museo della Zecca allestito ora, in via provvisoria, nella sede di via Salaria oltre che molte altre funzioni fino a trasformarsi in una fabbrica culturale integrata e polifunzionale.

Le Monnaie
Le Monnaie

LA SEDE STORICA

Un palazzo degli inizi del Novecento lasciato marcire in uno stato di degrado. Questa è la situazione in cui versa ad oggi l’ex Zecca dell’Istituto Poligrafico dello Stato all’Esquilino. Eppure si tratta di un edificio importante per la storia del nostro paese. Qui fu infatti stabilita nel 1911 la sede della Zecca dello Stato, la prima dell’Italia unita. Inaugurato dal re Vittorio Emanuele III, l’Istituto è stato attivo fino al 2006. In seguito, in attesa del restauro del Palazzo, l’intera collezione della Zecca di Roma è stata trasferita nella nuova sede di via Salaria. Una sistemazione che doveva essere provvisoria, ma che è diventata “quasi” definitiva visto che i lavori di riconversione dell’edificio all’Esquilino non sono mai iniziati.

GLI OBBIETTIVI DEL GOVERNO

Dal Governo sembra però ora arrivare la auspicata risoluzione al problema. L’immobile è di proprietà del Ministero del Tesoro che ha in bilancio 25 milioni di euro per risistemare l’edificio e circa cinque milioni per gli arredi interni e per l’allestimento del museo. Non bisogna dimenticare che non stiamo parlando di un semplice “edificio” bensì di un intero isolato per una superficie interna di circa 14mila mq coperti. Tanto per capire le proporzioni, il Maxxi arriva a malapena a 10mila mq. Per far partire i lavori intanto è stato lanciato un bando di progettazione, che si chiuderà il prossimo 3 maggio. Ci sono in palio 200mila euro per il miglior progetto, 70mila per il secondo classificato e 30mila per il terzo, cifre speriamo in grado di catturare l’attenzione dei migliori studi a livello italiano e internazionale sebbene sia specificato nelle linee guida che ogni soluzione innovativa (che comunque è incoraggiata) dovrà passare dalle spesso assurde forche caudine in primis della nostra cervellotica normativa ed in secundis dal nulla osta di Soprintendenza e Comune di Roma. Potenzialmente micidiale per qualunque buona idea. L’obbiettivo è un profondo intervento strutturale di recupero di un’archeologia industriale (a parte la palazzina frontale, sul retro ci sono molti spazi destinati a stabilimento e laboratori di produzione) che dovrebbe dar vita ad un museo e ad un centro polifunzionale con spazi aperti alla cittadinanza. Cosa ha intenzione di fare qui l’IPZS (Istituto Poligrafico Zecca dello Stato)? In estrema sintesi le linee guida sono le seguenti: la riconversione dell’edificio industriale (si tratta di un vero Palazzo-Fabbrica) sia in termini architettonici che di sostenibilità ambientale; il recupero di una certa memoria del mondo del lavoro e dell’artigianato agendo anche da attivatore di nuove iniziative imprenditoriali; la valorizzazione del patrimonio storico artistico nazionale in ambito numismatico, filatelico…; l’utilizzo di soluzioni innovative e esperienziali per la visita; l’aumento della qualità del contesto urbano in cui l’edificio ricade, oggi particolarmente degradato come del resto tutta la città di Roma. Insomma all’IPZS definiscono questa una “fabbrica dell’arte e dei mestieri” che dovrà, inoltre, avere una chiara direzione artistica: con un bando l’ente intende infatti in seguito scegliere la figura del “Responsabile scientifico della fabbrica e Curatore del Museo”, ed è un aspetto non di poco conto. Nel frattempo i prospetti, vincolati, saranno restaurati in accordo con la Soprintendenza nell’ambito di un procedimento indipendente da questo.

 

La Zecca a Roma
La Zecca a Roma

I CONTENUTI DEL NUOVO POLO CULTURALE

Per arrivare a tutto ciò l’Istituto Poligrafico, in attesa dell’arrivo dei progetti, prefigura una serie di funzioni: il museo, il bookshop, la Libreria dello Stato con tutte le edizioni di pregio, alcuni spazi di ristoro, uno spazio di foresteria, le botteghe, gli atelier artigiani, un centro convegni, la Scuola dell’Arte della Medaglia e anche uno spazio per esposizioni temporanee. Le percentuali chiariscono meglio gli intendimenti dell’amministrazione: la parte didattica dovrebbe cubare il 13% (con la Scuola della Medaglia); la parte culturale il 16% (biblioteche, depositi, sale conferenze); 26% sono destinati a spazi espositivi temporanei e museo mentre il 6% sarà appannaggio dei laboratori e degli incubatori artigiani. Il restante 40 per cento circa saranno spazi comuni, uffici, foresteria e ristoro. L’isolato, poi, avrà entrate e uscite su tutti e quattro i lati cercando di innervarsi il più possibile col quartiere. Insomma il progetto ha più di qualche elemento di somiglianza con quello che a Parigi ha trasformato (anzi sta trasformando) l’edificio della Monnaie de Paris, anche lì uno stabilimento per il conio e la produzione di monete sta anno dopo anno tramutandosi in un contenitore di eventi artistici, di commercio di lusso, di spazi museali d’eccellenza, di ristorazione di altissimo livello, di realizzazioni artigiane d’eccellenza. L’auspicio è che chi deve decidere cosa fare al Rione Esquilino di Roma guardi con attenzione a quanto fatto sul Lungosenna del sesto Arrondissement e si muova di conseguenza. Certo è che i numeri per ora parlano chiaro: a fronte dei 25 milioni che lo Stato italiano pensa di investire qui, lo Stato francese ne ha investiti 75 per 5 anni di cantiere. Ma oggi la Monnaie è proprio quello che vorrebbe essere la Zecca: uno spazio per mostre, eventi, conferenze, gastronomia, foresteria, con centinaia di artigiani che qui lavorano e imparano. A onor del vero comunque la Monnaie è grande pressoché il doppio rispetto alla Zecca per cui le proporzioni potrebbero parzialmente reggere. Sarà fondamentale ad ogni modo trasformare questi spazi in luoghi di produzione economica e non soltanto in passivi ricettori di investimenti pubblici, anche perché se sono stati previsti i soldi per la trasformazione, nulla si sa della gestione e tutto lascia pensare che la Zecca dovrà cavarsela da sola. Giustamente.

LA COLLEZIONE

La collezione del Museo della Zecca comprende oltre 20.000 opere tra monete, medaglie, oggetti da conio o e modelli in cera. Ricchissima la raccolta di emissioni di Stati italiani ed esteri dal Medioevo fino ai giorni nostri, ma anche la collezione di medaglie dei più illustri ed autorevoli artisti di tutti i tempi, le prove e progetti. Inoltre, il museo possiede una raccolta di modelli in cera per medaglie e cammei, tra cui 425 cere realizzate da Benedetto Pistrucci, il più noto incisore romano. Completano la collezione una serie di macchinari d’epoca in parte ancora oggi funzionanti. Ma tutto questo può essere solo una parte – una piccola parte – del progetto di recupero di questo grande immobile. Senza la capacità di far diventare questo spazio un pezzo di città e senza la visione di inserirci contenuti di vasto interesse, il rischio cattedrale nel deserto è dietro l’angolo.

Massimiliano Tonelli

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune e del Gambero Rosso.