BDC28, il nuovo polo culturale di Parma. Intervista ai fondatori

Parola a Lucia Bonanni e Mauro Del Rio, ideatori del nuovo spazio espositivo e non solo chiamato BDC28, nel cuore di Parma.

BDC28, Parma
BDC28, Parma

BDC è un acronimo che individua una coppia di collezionisti parmigiani, Lucia Bonanni e Mauro Del Rio. C sta per Catalog e non Collection. La loro sede non è uno spazio ma un quartier generale aperto alla città, in cui accade di tutto: concerti, dj set, mostre, feste e incontri letterari. BDC28 non teme modi diversi, intraprendenti e innovativi di fare e fruire arte, discipline affini o puro intrattenimento. Contaminazione sì, contraddizione mai.

Per cominciare, potreste presentare il vostro quartier generale, BDC28.
BDC28 è un’ex chiesa sconsacrata che si trova in centro a Parma, vicino al duomo e al battistero, nell’unica via porticata della città, le cui origini affondano nel Medioevo.
Fondata nel 1600 da una pia confraternita, ha visto il suo massimo splendore nel 1700 e nella prima metà del 1800. Ma agli inizi del secolo scorso fu, appunto, sconsacrata, riconvertita in officina meccanica e in seguito in garage fino ai nostri giorni.
L’abbiamo acquistata nel 2015 da un’asta fallimentare: ne siamo rimasti subito affascinati.
Seppur consapevoli che fosse un oggetto insolito e particolare da gestire, ci è parsa perfetta come quartier generale delle nostre attività di esposizione, come sede della collezione e di nuove produzioni, per musica live e incontri. Abbiamo iniziato subito ad abitarla e ad aprirla alla città, facendo solo i lavori di risistemazione necessari, durante i mesi estivi; siamo molto soddisfatti dell’interesse e del calore che la città e degli amanti dell’arte, provenienti anche da altre parti, hanno manifestato nei nostri confronti.

BDC1, l’archivio, diversificato e caleidoscopico. I temi che trattate sono tanti. Come è strutturata e come si sta evolvendo la vostra collezione? L’archivio e la sede, BDC28, si identificano o seguono visioni e progetti differenti? C’è una passione che accomuna e contraddistingue ciò che collezionate e ciò che fate nella chiesa sconsacrata?
La nostra passione originaria è la fotografia e abbiamo iniziato a collezionare ormai una quindicina di anni fa. Siamo partiti dai grandi classici italiani (Ghirri, Giacomelli, Basilico, Fontana) individuando e seguendo poi alcuni filoni, come ad esempio le fotografie di copertine di album importanti della musica italiana e internazionale, i volti noti del Novecento, catturati dagli obiettivi dei fotografi d’azione della Roma della Dolce Vita e di New York negli Anni Ottanta, e i documenti storici della scoperta dello spazio.
Successivamente abbiamo allargato i nostri interessi anche alla Street Art e all’illustrazione: possediamo opere, tra gli altri, di Peter Saville, Banksy, Douglas Coupland, Reg Mombassa, Alessandro Baronciani, Ericailcane, Ozmo, Luca Barcellona.
Ultimamente, in particolar modo da quando gestiamo BDC28, abbiamo lavorato direttamente con alcuni artisti, sia italiani che internazionali, realizzando nuove produzioni.

I fondatori di BDC28 a Parma, Lucia Bonanni e Mauro Del Rio
I fondatori di BDC28 a Parma, Lucia Bonanni e Mauro Del Rio

Avete anche altre passioni?
Non posso non citare la nostra passione per la musica: abbiamo organizzato molti concerti dal vivo a BDC28, ospitato e prodotto la parte off di alcuni importanti festival come il Festival Verdi e il Barezzi Festival. In generale quindi le nostre attività si stanno evolvendo dal semplice collezionare oggetti (fotografie o altre opere d’arte) al collezionare progetti, eventi e nuove produzioni.

Quali sono le mostre, le produzioni o i progetti che vi hanno regalato maggiori soddisfazioni?
Sono tanti i progetti che ci hanno regalato grandi soddisfazioni! Comincerei citando Street Art “BDC3 – Fire and Desire” per la quale sono venuti molti artisti a realizzare live painting nella nostra chiesa. Poi la prima esposizione di fotografie della collezione, quella delle copertine di vinili, “BDC6 – BDC Records”, in cui abbiamo ospitato tantissimi concerti. Emozionante anche l’ultima, “BDC18 – Le Metafore di Sottsass, le fotografie del grande Maestro” che in parte abbiamo prestato alla mostra a lui dedicata che si è tenuta in Triennale a Milano. Grande soddisfazione anche da “BDC12 – Patti Smith’s Library,” che ci ha dato la bellissima opportunità di organizzare una biblioteca al Palazzo del Governatore a Parma con 240 libri e venti film scelti con Patti Smith. Siamo altresì orgogliosi delle nostre nuove produzioni “BDC10 – Scholomance”, performance di Nico Vascellari al Palais de Tokyo poi itinerante e l’ultima “BDC27 – Multiverse” realizzata con i fuse*, studio di artisti di Modena che hanno concepito un’installazione audiovisiva site specific che tenta di rappresentare l’eterna nascita e morte di infiniti universi paralleli attraverso la creazione di una successione di quadri digitali generati in tempo reale.

Trovate interessante la scena artistica contemporanea che si sta delineando a Parma? Cosa può fare e cosa intende fare, in questo contesto, una realtà come la vostra? Quali progetti avete in serbo per Parma Capitale Italiana della Cultura 2020?
Crediamo che la scena artistica e culturale a Parma sia interessante e negli ultimi anni molto dinamica. A fianco delle istituzioni e dei tradizionali protagonisti, come il Teatro Regio e il complesso museale della Pilotta, stiamo assistendo al nascere di iniziative culturali e artistiche che partono dall’università, da forze imprenditoriali e produttive ma anche da giovani artisti e curatori. Ne sono ottimi esempi la mostra Il terzo giorno, di respiro internazionale, fortemente voluta e finanziata da imprenditori del territorio e Parma360, festival della giovane creatività contemporanea che animerà la primavera parmigiana con iniziative diffuse.
Siamo convinti che il ritrovato clima di partecipazione sia uno dei fattori che ha maggiormente portato Parma a diventare Capitale Italiana della Cultura 2020 e a questa importante manifestazione BDC parteciperà con due progetti.

BDC28, Parma. Il bar
BDC28, Parma. Il bar

Di cosa si tratta?
Il primo è “BDC-Hub”: la ex-chiesa diventa caposaldo diurno delle attività culturali presenti in città tutto l’anno. BDC28 è uno spazio flessibile in cui il pubblico può avere informazioni o acquistare biglietti. Artisti, operatori culturali, giornalisti e addetti ai lavori hanno a disposizione una base operativa in cui ritirare accrediti, usare l’ufficio, fare riunioni. Gli organizzatori di eventi e attività culturali possono realizzare showcase, talk, interviste pubbliche ed eventi minori. La città ha così a disposizione un punto di riferimento facilmente accessibile, in cui si mescolano pubblico, artisti e addetti ai lavori, in maniera informale e partecipata.
Il secondo è “BDC-Block Party”: una due giorni di festeggiamenti in occasione del primo weekend di maggio. La strada e i piazzali vengono chiusi al traffico e occupati da una serie di eventi che si svolgono sia a BDC28, sia nelle adiacenti Casa del Suono e della Musica, sia nel porticato della via. Il party avrà una componente di spettacoli, di conferenze, dibattiti e di festa. Il programma verrà definito nel dettaglio coinvolgendo associazioni e attività economiche “indigene” e anche, ampiamente, i privati cittadini residenti attraverso un processo di progettazione partecipata per cui BDC28 sarà a disposizione.

Gavin Brown si è accaparrato la chiesa sconsacrata Sant’Andrea De Scaphis a Roma. È indimenticabile l’installazione di Bill Viola a San Gallo o quella di Pipilotti Rist a San Stae (entrambe a Venezia) o di Gino de Dominicis a Foligno. Un cardinale, stretto collaboratore di Benedetto XVI, affermava che una chiesa sconsacrata è cosa ben diversa da un capannone o da un altro spazio recuperato. Quale sensibilità ha guidato la trasformazione e l’adattamento di questo ex luogo di culto a spazio per artisti e momenti di intrattenimento? Sono state rispettate le tracce di religiosità presenti? I vostri progetti (o alcuni di essi) si legano all’esperienza religiosa, in senso tradizionale o secondo il paradigma believing without belonging, o in altro modo?
A BDC28 abbiamo fatto lavori strutturali indispensabili ma abbiamo lasciato inalterata la chiesa; non abbiamo cambiato o rimesso a nuovo alcunché, proprio per non alterare la storia e l’anima di questo ex luogo religioso. Qui abbiamo soltanto aggiunto ciò che era necessario per rendere lo spazio a norma e funzionale ai nostri fini.
I nostri progetti artistici in generale non sono legati all’esperienza religiosa ma inevitabilmente si sente ancora una suggestione di spiritualità e maestosità che rende tutto più emozionante.

‒ Federica Bianconi

www.bonannidelriocatalog.com/bdc28/

Dati correlati
Spazio espositivoBDC28
IndirizzoBorgo delle Colonne, 28 - Parma - Emilia-Romagna
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Federica Bianconi
Federica Bianconi è architetto, curatore e critico d’arte. Si è laureata in Architettura presso lo IUAV di Venezia e ha frequentato il Master in Management per Curatori di Musei di Arte e Architettura Contemporanea presso il MACRO di Roma nel 2003. Nell'ambito del progetto formativo del Master ha collaborato con il Museo d’arte Contemporanea di Bologna, MAMbo. Ha lavorato presso studi di interior design e con aziende operative nell'ambito della comunicazione e dell'allestimento di spazi espositivi, museali e commerciali in Italia, Francia, Spagna e Inghilterra. In qualità di curatrice indipendente ha ideato e curato mostre personali e collettive. Scrive per le riviste Artribune, Impackt e Kultmagazine. Attualmente vive a Padova, dove lavora come curatrice indipendente e collabora con Cescot Veneto come consulente per la progettazione europea e la formazione finanziata dal fondo sociale europeo.