Parma è la Capitale Italiana della Cultura 2020. Con un progetto che coniuga storia e modernità

Qualità della progettazione culturale e capacità di coordinare un sistema complesso di soggetti sul territorio. E poi storia, tradizione e multiculturalità. Sono queste le motivazioni che hanno portato la città emiliana a essere eletta Capitale Italiana della Cultura 2020

Parma 1991, Olivo Barbieri - Courtesy Olivo Barbieri, Yancey Richardson Gallery New York
Parma 1991, Olivo Barbieri - Courtesy Olivo Barbieri, Yancey Richardson Gallery New York

Sarà Parma la Capitale Italiana della Cultura 2020. La nomina è arrivata questa mattina durante la cerimonia di proclamazione svoltasi a Roma presso la sede del Ministero dei Beni Culturali, alla presenza della Giuria di selezione presieduta da Stefano Baia Curioni e il Ministro Dario Franceschini. La città emiliana si è aggiudicata il titolo arrivando alla fase conclusiva della competizione insieme alle altre nove finaliste Agrigento, Bitonto, Casale Monferrato, Macerata, Merano, Nuoro, Piacenza, Reggio Emilia e Treviso.

IL DOSSIER DI CANDIDATURA DI PARMA

Parma si aggiudicherà quindi il milione di euro che ogni anno il Governo mette in palio per la città italiana proclamata Capitale della Cultura per stimolare le amministrazioni a perseguire un modello di sviluppo sostenibile che vede la cultura al centro della crescita sociale, economica e civile del territorio attraverso il coinvolgimento delle realtà pubbliche e private. Dopo Cagliari, Lecce, Ravenna, Siena e Perugia-Assisi, Capitali Italiane della Cultura ex aequo nel 2015, è stato il turno di Mantova nel 2016 e di Pistoia nel 2017, mentre per il 2018 il titolo è stato attribuito a Palermo. Il dossier di candidatura presentato dalla neoeletta Capitale prevede la creazione di 7 distretti socio-culturali, dislocati in diverse aree della città, che diventano spazi di creatività, riflessione, rigenerazione e innovazione, che coniuga storia, tradizione e modernità. Attorno al claim La cultura batte tempo, sono 32 progetti che vedranno la realizzazione di produzioni, cantieri, esposizioni e rassegne, costruiti insieme a tutte le istituzioni, le associazioni e le forze nazionali ed europee di Parma e del territorio che la circonda, in una sinergia virtuosa tra pubblico e privato resa stabile a partire da questa candidatura. Con lo scopo di mettere in gioco una visione di città trasversale a vari ambiti: dalla cultura all’urbanistica, dal sociale al turismo, dall’ambiente agli educativi e alle pari opportunità.

PERCHÉ PARMA CAPITALE

“Esempio virtuoso di elevata qualità nella progettazione territoriale a base culturale, i suoi punti di forza rappresentati in particolare dalla capacità di attivare e coordinare un sistema estremamente complesso di soggetti, allargato su base territoriale estesa. Il progetto infatti enfatizza un forte attivo coinvolgimento dei privati e delle imprese del territorio, una stretta relazione con il mondo dell’università e della ricerca, con il mondo della cultura e del welfare, della presenza di un rapporto consapevole tra rivitalizzazione urbana e integrazione sociale e produzioni culturali con riferimento esplicito all’attivazione di distretti; da un sistema di offerta culturale di ottimo livello realizzato con una esplicita attenzione ai giovani e all’integrazione tra le discipline artistiche, con particolare riferimento alla tradizione musicale; da una forte capacità di progettazione culturale e di gestione dei sistemi di accoglienza e gestione dell’attrattività in vista della sostenibilità complessiva”. È questa la motivazione che ha spinto la Giuria di selezione a eleggere Parma come Capitale Italiana della Cultura 2020, letta questa mattina dal Ministro Dario Franceschini durante la cerimonia di proclamazione. “Capitale Italiana della Cultura”, dichiara il Ministro, “è una manifestazione che abbiamo istituito qualche anno fa quando abbiamo visto l’impegno e la competizione delle città finaliste per il titolo di Capitale Europea della Cultura 2019, e da lì abbiamo pensato di proporla ogni anno, vedendo come abbia già funzionato con Mantova, Pistoia e Palermo in termini di visibilità internazionale e crescita”. “Ci avevamo già provato nel 2016”, commenta emozionato il sindaco di Parma Federico Pizzarotti. “Questa occasione ci ha dato l’opportunità di mettere allo stesso tavolo tante persone e istituzioni per lavorare a uno scopo comune, creare un’idea di città. Sono felice di aver vinto e di essere arrivato in finale con città che hanno presentato progetti molto belli. Con le altre due città emiliane arrivate in finale abbiamo fatto un comunicato congiunto, e questo deve essere il segno per un cambio di passo della politica, che vede un territorio esprimersi attraverso le sue eccellenze lavorando e collaborando insieme”.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.
  • Gillo Marcapane

    Aggiornamenti da Parma:
    Purtroppo la realtà non è come sembra. L’aridità culturale di questa città è terrificante.
    Una buona campagna pubblicitaria e le relazioni politiche tra la regione e amministrazione comunicale hanno fatto molto di più che un’oggettiva attenzione alle condizioni della città. La cultura è solo una parola sul bando ma l’unico oggetto della discussione sono i fondi e le modalità per spartirseli.
    Lo schieramento politico non ha più significato, le uniche differenze sostanziale è tra chi la politica la fa e chi la subisce, subendo ovviamente anche tutte le conseguenze di scelte fatte da persone che hanno a cuore solo i propri interessi.