Si può parlare di artistars?

È finita per sempre l’immagine dell’artista bohémien e disadattato capace di incidere sulla storia dell’arte dai margini di qualche periferia. Parte da questo rilievo Luca Beatrice per rileggere le vite di sei artisti fra i più famosi dell’arte contemporanea.

Luca Beatrice, Pop. L'invenzione dell'artista come star

Con fare pop ed estivo, Luca Beatrice mette in fila i nomi di Dalí, Warhol, Basquiat, Koons, Hirst e Cattelan non per talento o tipo di personalità, ma per capacità di essere star prima che artisti, individualità abilissime nel vendere se stesse e quindi anche le proprie opere.
Il testo soddisfa molte curiosità di chi ha voglia di cominciare a conoscere origini e motivi della fama dei suddetti artisti, facendo una piacevole quanto veloce passeggiata su come stiano spendendo o abbiano speso la maggior parte delle loro vite a diventare eccellenti broker delle proprie brame di ricchezza e notorietà.
Beatrice affronta e descrive la maniera peculiare con cui ogni artista ha creato e vissuto il proprio rapporto con l’arte e ha raggiunto il successo internazionale, senza passare necessariamente per i “vecchi” criteri di valore, quali apprezzamenti della critica e collezioni nei musei. Se in passato la storia dell’arte è stata generosa nei confronti di quegli artisti che hanno vissuto inseguendo la morte, quella dell’arte contemporanea premia gli artisti che rincorrono la propria immagine e usano la propria arte per accrescerla, iconizzarsi; se, fino a Warhol escluso, l’arte che segnava il secolo era figlia del genio solitario e affidata unicamente al proprio talento creativo, dal parrucchino d’argento più famoso della Pop Art in poi è diventata figlia del calcolo, di estrosità dedicate a procurarsi spazi mediatici, al saper organizzare il lavoro altrui, a guidare i prezzi delle aste.

Luca Beatrice

Pop. L’invenzione dell’artista come star è anche un’opportunità per entrare dentro la particolare factory di ognuno dei sei artisti descritti: un museo auto-celebrativo per Dalí; una festa continua piena di matti e aspiranti superstar per Warhol; uno scantinato dove sniffare di tutto per Basquiat; una vera azienda composta da laureati in belle arti, ingegneri e tecnici specializzati per Koons; un posto come un altro, sale parto delle gallerie Saatchi prima e Jay Jopling poi, per Hirst; infine nessuno studio, atelier o factory che sia per Cattelan, l’artista virtuale più in voga di questo presente.
Il libro è un saggio/diario che racconta luoghi, eventi e incontri dei sei artisti e ricorda che c’è New York come tappa o residenza per la vita di ognuno, ma soprattutto accenna quando non documenta eccessi, serate glamour, ambiguità sessuali, l’amore per i soldi, il successo e la consacrazione. Inoltre può essere considerato come un ricettario sul come si diventa famosi attraverso l’impegno quotidiano nel valorizzare al massimo se stessi e la propria immagine. In ogni pagina del saggio, eccezione che conferma la regola è Basquiat, l’unico capace di personificare l’idea romantica del genio artistico che, autodistruggendosi e semplicemente consumandosi facendo arte, ottiene la notorietà.

Damien Hirst - 2011 - photo Anton Corbijn

Senza mai lagnarsi della modernità, consapevole dell’aria d’inverno della cultura che affligge il mondo artistico di oggi, il messaggio complessivo è che tutti possono riuscire come artisti alla stessa maniera in cui chiunque può diventare uno stilista o un allevatore di salmoni.
A proposito della scelta di questi magnifici sei: sarebbe più giusto dire sette meno uno,visto che manca Picasso. Citato più volte, famoso fra la gente comune e superstar come e più degli altri, il grande artista spagnolo è rimasto fuori dalla lista si presume perché il mondo dell’arte ha parlato troppo di lui ed è arrivato semplicemente il momento di raccontare dei suoi successori, senza l’ingombrante ombra del maestro di Malaga.
Se Picasso fuori dalla Beatrice’s list non dispiace, sorprende la scelta di aver tenuto fuori la Bauhaus, mai citata durante tutto il libro. Questo perché, se gli artisti affermati e le loro opere sono diventati brand internazionali e merci di lusso, qualche colpa c’è l’ha senz’altro la madre di tutte le factory e il suo rompere i primi argini fra le intimità del gesto creativo e l’organizzazione aziendale applicata alla produzione e riproduzione di opere d’arte.

Alessandro Berni


Luca Beatrice – Pop. L’invenzione dell’artista come star
Rizzoli, Milano 2012
Pagg. 198, € 18
ISBN 9788817054249
rizzoli.rcslibri.corriere.it

 

  • Non c’è male il paragone artisti-allevatori di salmoni.
    L’idea che l’artista per emergere oggi debba pensare più al suo ‘personal brand’ che al suo lavoro è allucinante, ma tutta figlia dei nostri tempi.
    Ma è proprio la critica che dovrebbe ‘arginare’ questo fenomeno, tagliando subito le gambe a chi va avanti per furbizia e non per meriti.
    Purtroppo sempre più spesso sono proprio i critici che avallano tutto ciò….

    • SAVINO MARSEGLIA

      Caro Gino, è una grande consolazione sapere che non siamo i soli nell’attaccare, rifiutare questo spopolato, inerte scheletro di “artisti-allevatori di salmone”. Ciò è motivo di maggior impegno, di presa di coscienza di operare al di fuori di questo stagno malsano, che è l’ufficiale circuito dell’arte, costituito di feticci maquillage, falsamente innovativi o sterili oggetti alla moda del momento.

      Tutto ciò realizzai in un circuito chiuso, d’elite, in cui critici e curatori cicisbei avvalorano la produzione di feticci, privi di ogni contenuto significante, lontani dalla vita reale della maggioranza del pubblico. Credo bisogna fare tabula rasa e tornare ad un”attività creatrice che sia capace di occupare l’intera vita umana, in un progetto ideale.
      un caro saluto

  • Buon libro, adatto a chi si sta avvicinando al mondo dell’Arte contemporanea. Sempre piacevole la scrittura di Beatrice.

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

      Ad ogni Asilo ogni “Artistar” dovrebbe far dono di alcuni pupazzi…così tanto per farsi pubblicità. Sicuramente, troverebbero una collocazione più adeguata che nei musei-mausolei. Io ho già ho fatto dono di tavolette di sapone di Marsiglia, colorate, profumate ed ipoallergiche e di alcune lavatrici nubili che hanno imprato a contatti con i bambini a emettere rumori strani, particolarmente graditi ai bambini. Perfino le maestre hanno avuto modo di riposarsi durante le ore di lavoro. L’arte contemporanea bada i bambini…

  • grazie ad Alessandro Berni x la bella recensione

    • Andrea Casagrande

      Luca sei veramente un danno per la cultura italiana. La tua innata banalità ha la volgarità perenne degli anni ottanta. Mi dispiace che questo blog ti appoggi, ma immagino che ne abbia un ottimo motivo pecuniario. Non riesco a immaginare altri motivi.

  • Lorenzo Marras

    Sorrido.
    In Artribune su questa faccenda si sono sprecate conversazioni a iosa. Ho il sospetto che molti , “panseur” ufficiali , nonostante le prese di distanze piu’ o meno confessate dal turpe commentario , stiano saccheggiando a man bassa dallo stesso.
    sttttt ma non si dice.

  • Visto così, sembrerebbe che affronta il tema con una visione parziale, perché tutti gli artisti e in ogni epoca sono sempre stati impegnati anche nella gestione della propria attività. Mi viene in mente Edward Hopper, che gestiva in modo maniacale il proprio business. Così erano gli antichi maestri rinascimentali come Dürer, Leonardo o Michelangelo (ma ancor di più gli artisti-artigiani prerinascimentali), e poi tutti gli altri che da allora ad oggi lavoravano “a bottega”, gestendo e dirigendo equipe di esecutori.

    Poi, quasi ogni artista ha dentro di se voglia di protagonismo, altrimenti non sarebbero tali.
    Non tutti possono diventare famosi, ma che differenza c’è tra loro?

    In ogni modo affermare che è finita l’era dell’artista bohemien è davvero azzardata: anzi, oggi (come sostengono altri critici quali Daverio e Sgarbi ultimamente) stiamo assistendo a uno spaventoso aumento del numero degli artisti, che pertanto costituiscono in effetti un’enorme massa di bohemien, che fanno arte per l’Arte o per sé, senza neanche pensare di pianificare strategie di mercato.

    Piuttosto, tralasciando Picasso, Dalì e Warhol, gli artistar contemporanei potebbero essere dinosauri superstiti.
    Ma no… il mondo sarà sempre uguale: è sempre stato che al mercato vende di più chi urla più forte, e quindi ci saranno sempre artisti che urlano per vendere alle masse e artisti apprezzati da pochi raffinati che detestano le grida. Qual’è la vera élite?
    Senza nessun riferimento agli artisti contemporanei citati nell’articolo, amo Cattelan e Hirst.

    • SAVINO MARSEGLIA (critico d’arte)

      Già, la fama di Cattelan e Hirst. Ma che cos’è la fama, oggi? Per Plutarco gli artisti famosi erano quelli che con il loro linguaggio e gesta modificavano il mondo.

      Questi artisti d’élite che vivono comodamente in questo sistema perverso dell’arte hanno il solo merito di modificare la borsa del mercato dell’arte… e la loro produzione è una merce come tutte le altre. Come potete notare K. Marx non è ancora da mettere in soffitta.

      • «Per Plutarco gli artisti famosi erano quelli che con il loro linguaggio e gesta modificavano il mondo.»

        Sottoscrivo. Ecco perché si fa di tutto per eclissare e infangare quanti lo fanno o cercano di farlo: il sistema non ama essere modificato.

        Marx fa parte anch’egli del sistema.

        J

        • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

          chi sono oggi gli artisti che modificano il mondo? Gli “artistar” che fanno il solletico alle galline…

      • è una bella riflessione questa a cui aggiungo che attualmente gli artisti famosi sono quelli più modificabili dal mondo del mercato e della critica. Meglio prosegue chi meglio si adatta al pensiero altrui. Mi sembra un po’ triste, ma è certamente così

        • Si, infatti: è il motivo per cui esiste un ampio bacino di arte referenziata che per quelle necessità diventa neutra esteticamente e concettualmente,

          Senza nulla togliere a chi della neutralità si fa alfiere.

          J

          • Alessandro Querci

            So che alla redazione non sono graditi i link a discussioni esterne, ma vi segnalo lo stesso queste riflessioni sul sistema Arte-Potere.

            http://www3.varesenews.it/blog/labottegadelpittore/?p=10338

            vi prego caldamente di darvi un’occhiata e poi continuiamo la discussione.

          • Lorenzo Marras

            Non si puo’ assolutamente discorrere di relazione arte e potere negli stessi termini del passato perche’ oggi il potere è uscito dai palazzi e si stabilito (ha fatto casa) nelle coscienze. Le ha completamente colonizzate in virtu’ di un capillare e diffusissimo sistema di autocontrollo.
            Nel campo delle Arti visive non sono tanto i “classici” funzionari a detenere il “potere” quanto un immenso e pressoche’ intercambiabile esercito di collaboratori (gli operatori) che chiede solo di essere messo al lavoro.
            Parlare di Parti , nel modo tradizionale …di chi esercita potere e di chi lo subisce è un modo straccione di approcciare il problema.
            Ecco perche’ oggi , discorrere di Artista, implica il discorrere di LIBERTA’ ovverossia il suo sperimentarla e porla in atto.
            Scrivo di ARTISTA senza accompagnarlo da nessuna aggettivazione , escludendo a priori qualsiasi tipo di attributo come bravo, serio, vero ecc ecc ecc . L’ARTISTA ( L apostrofo Artista) li fa propri interamente sono inseparabili.

          • @Querci Caro Alessandro, ottimo articolo. Non solo quel che tu in esso dici e’ vero dal principio alla fine ma vorrei, per coloro che non ne fossero convinti, aggiungere qualche ulteriore considerazione. Quando si argomenta di “storia dell’arte”, spessissimo s’incorre in un errore che chiamerei “prospettico” . Quando si guarda un corteo di persone rappresentato in un buon quadro del periodo classico vicino a noi stanno numerose figure imponenti e dietro, via, via figure meno alte ed evidenti per dare, appunto, il senso della prospettiva ma, se guardiamo meglio, ci accorgiamo anche che le figure in primo piano sono più numerose di quelle che si succedono nelle file successive sino a ridursi a pochi elementi nei piani più lontani. Pure la “sensazione” che ci fornisce l’immagine e’ quella, appunto, di un corteo che si snoda, che so, per un borgo, in cui le varie “file” successive son composte più o meno dallo stesso numero di persone. Ecco, facciamo paragoni tra gli artisti “antichi”, “classici”. “moderni” e “contemporanei” come se fossero dei gruppi numericamente più o meno omogenei e non ci rendiamo conto che, al contrario, quando parliamo dei primi due gruppi parliamo del manipolo estremamente esiguo di coloro la cui fama e’ giunta fino a noi, dei terzi, conosciamo a malapena un decimo di coloro che effettivamente operarono in campo artistico in quel torno di tempo, mentre l’ultimo gruppo, un numero esorbitante, e’ quello che ci circonda.
            La selezione (buona o cattiva che sia) che ha fatto “la storia” nei primi due gruppi c’impedisce di vedere tutti i mediocri, tutti gli inadeguati, tutti i trascurabili, tutti i meschini (e forse purtroppo anche qualche genio e qualche grande) che essa ha cancellati.
            A questo va’ anche aggiunto che, tutta una serie di fattori, alcuni dei quali, tu hai già evidenziati ha fatto si’ che il numero degli artisti sia stato in constante crescita dall’800 e che tale crescita abbia raggiunto valori esponenziali negli ultimi 60/70 anni. Altra considerazione : quando noi occidentali parliamo di arte antica, classica o moderna parliamo dei soli artisti “occidentali” o meglio Europei, appunto, ma con l’avvento della globalizzazione spinta, quando parliamo di artisti contemporanei il nostro “universo campione” si estende istantaneamente a trecentosessanta gradi ad Europei, Asiatici, Australi, Nord e Sud Americani.
            Infine, non e’ praticamente mai accaduto che l’arte, che fu sempre “contemporanea”, trovasse, al suo primo apparire, pieno ed indiscusso accoglimento tra i propri “contemporanei” perché l’arte, se e’ “buona”, e’ sempre qualche passo avanti (a volte anche troppi) al suo tempo ed ha bisogno di tempo per essere accettata ed apprezzata.
            Credo che chi invoca i “bei tempi andati” sarebbe bene meditasse un po’ su quanto hai scritto ed anche su queste, ulteriori, banali considerazioni. Ciao e grazie ancora per il bell’articolo

          • @ Querci

            Articoli interessanti.
            Intavolare ancora la diatriba “artisti veri, artisti falsi” è per me argomento trito già affrontato troppe volte in altri lidi. Ognuno faccia ciò che vuole, forse fanno bene gli artisti che si adattano al mercato, non lo so, ma personalmente apprezzo chi non patteggia, chi non accetta committenze, chi agisce per moto personale, sincero e non piegato a logiche commerciali o di mera sopravvivenza.
            Facendo un parallelo: che valore possono avere le parole di un interlocutore se dice solo quello che aggrada a chi ha di fronte?
            Da quelle diatribe sintetizzo il mio pensiero: sull’integrità etica dell’Artista si può solo speculare e solo l’Artista in coscienza sua può sapere se in realtà si è venduto o è stato fedele a sé stesso.
            E in fondo a molte persone non interessa affatto la sincerità dell’artista, molti preferiscono un’illusoria adulazione, che conoscere la verità.

            Negli articoli dici di pensarla diversamente dall’idea dell’artista “romantico”, ma in fondo esponi e denunci proprio il sistema di mercificazione dell’arte.
            A questo punto si arriva all’eterna dicotomia tra materialismo e spiritualità: c’è chi vede nell’arte qualcosa di materiale (valore economico) e c’è chi ci vede qualcosa di immateriale (valore intellettuale). Ma da quale bisogno scaturisce l’Arte? Per il sostentamento materiale o per esprimersi? Propendo per la seconda ipotesi.
            La diatriba può arrivare al trito argomento che “il denaro ha comprato tutto, anche l’amore”; ed è proprio così, ma qualcuno vuole sempre dimostrare che è in fondo normale, forse perché spera di poter comprare la bellezza che non potrebbe avere in natura, o per giustificare la propria condizione esistenziale. Si toccano punti al limite della fede, come quando Cristo scacciò i mercanti dal tempio.

            A proposito di Goya: quando vidi la mostra a Palazzo Reale, il Virgilio che mi accompagnava mi fece notare quanto il pittore avesse ritratto i reali in modo velatamente sovversivo, ossia raffigurandoli in atmosfere ed espressioni che evidenziano la loro profonda decadenza morale e fisica. In verità, seppure posso apprezzare Goya tecnicamente e per altre opere, non lo ammiro eticamente: se non provava simpatia per i suoi committenti sarebbe stato più coerente nel dargli il ben servito rifiutandosi di ritrarli.

            J

      • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

        In una lettera di Goethe ad Eckermann, il grande letterato tedesco lasciava intendere che l’originalità è il frutto di una eredità che ci è pervenuta, di strutture e sovrastrutture che inconsapevolmente rielaboriamo, ingannandoci che siano un parto della nostra mente. Si tratta – dice Goethe – di una illusione che riguarda anche le migliori persone: nessun genio arriverebbe molto lontano se si aggrappasse solo “al suo intimo”.
        Questo è vero anche per le cosiddette “artstars” che con molta “ingenuità” pensano all’originalità della propria opera: farebbero bene a riscoprire le eredità del passato più o meno recente e riflettere meglio su questo tema. Loro che si aggrappano alla loro “novità” anche nel caso del miglior talento sono destinati ad andare poco lontano: il tempo li smentirà

  • Lorenzo Marras

    mah, diciamo che gia’ chiamare in causa questa storiella dell’artista “bohemienne” “incompreso” “ai margini” e’ una trovatina di una superficialita’ dichiarata.
    Al tempo di Caravaggio mica Caravaggio era Caravaggio ; ma non lo sopportava nessuno perche’ era uno che voleva sempre avere ragione e non conosceva vie di mezzo , o con me o contro di me. Un Maleducato incline non solo all’aggressione ma anche allo sberleffo piu’ estremo.
    Poi arrivano gli storici con gli esperti d’arte e cominciano a scrivere di Caravaggio e a trasformare quelle che sono spiccate attitudini deliqunziali in VIRTU’ , insomma, la stessa cosa successa per altri dove le esperienze personali prevalgono sul resto. E cosi’ anche oggi : basta che uno entri in casa di tizio o caio , dico nel suo arredamento alcova che subito, ECCO LARTISTA. bello pronto , gia’ fatto e tutti zitti , anzi no protestate protestate che è meglio (TUTTA PUBBLICITA’ AGGRATIS).
    Nella Storia dell’arte è cosi’, andatevi a leggere qualsiasi biografia ebbene Vi accorgerete che questa predomina sempre.
    Anche qui in Sardegna abbiamo gli artisti locali celebrati dai libri, che frugano su ogni aspetto della vita di ogni povero cristo, discusso.
    Io un giorno ne ho letto di un tale, ancora in vita, mischinetto non gli voglio male e faccio gli scongiuri ma su di lui sono state scritte una infinita’ di idiozie (e anche falsita’) e quando un giorno sara’ defunto, è ovvio che i posteri lo leggeranno in base ad esse, ammesso ci sia qualcuno che si prenda la briga per farlo.

    Noi giudichiamo troppo attraverso rapresentazioni che ci vengono fornite da (e cè da ridere) altre rappresentazioni, figuriamoci se di fronte a questi non dobbiamo armarci del dovuto “sospetto”.
    Con questa gente non si tocca nessun punto che sia REALE , dico , di cui si possa fare diretta esperienza. Con gli specialisti questo è il destino.
    Non conosco ARTISTI ma solo nomi.

    • In effetti, anche la storia che il Caravaggio fosse un irascibile, lo si deve alle aspre scritture lasciate al tempo da Ottavio Leoni, suo detrattore. Io sono dalla parte di Caravaggio: guai a muovere una critica sul modus operandi di un artista, che per sua natura DEVE essere caparbio, imponendo la propria arte. Il vero animo di Caravaggio a mio parere lo si può intuire solo dal “Bacchino malato”, ritratto-autoritratto (scrissi qui: http://tinyurl.com/7h2rcpk )

      Ma d’altronde, nel mondo dell’arte un po’ di mitizzazione è pur comprensibile: l’arte è ciò che si vorrebbe che fosse, è creare. Vedi Salvator Rosa, che tra i tanti secenteschi spicca grazie alla mitizzazione del personaggio (che poi era davvero mitico nell’animo).
      E la maggior parte dei critici sono da sempre solo imbonitori (quelli del mercato rionale già detti), piuttosto che disinteressati osservatori e scrittori, quindi artisti a loro volta.

      Il sospetto è la scintilla dell’intelligenza.

      Sono perfettamente d’accordo col fatto che molti sono troppo spesso interessati a impicciarsi della vita privata degli artisti, pseudo-psicanalizzandoli e raffazzonando la ricostruzione del loro pensiero in base ai meri compromessi a cui l’artista è sottoposto nel mondo materiale.
      Invece pochi ancora fanno quello che solo conta, specie dopo la loro morte: capire, leggere le loro opere. I veri artisti mettono tutto nelle loro opere.

      Ma alla fine… citando il Rosa suddetto:

      «Gl’abusi un altro a criticar s’accinga,
      per me da questa pasta alzo le mani:
      canti ognun ciò che vuol, scriva o dipinga,
      ch’io non vo’ dirizar le gambe a i cani.»

      J

      p.s.
      Sulla diffidenza per la storia dell’artista bohemien però ci andrei cauto: è quasi sempre una condizioe coatta, anche se in fondo un bohemien occidentale dovrebbe vergognarsi di fronte alle condizioni di vita nel cosiddetto “terzo mondo”… bisognerebbe che tutti vedessero la Ghetto Biennale di Port-au-Prince.

      • dust

        “spiccate attitudini delinquenziali”… Marras, hai presente i concetti di “contesto storico”, mentalità, costume?

        • Lorenzo Marras

          massi’ Dust, tranquillo che gia lo so che a quell’epoca c erano cose e condizioni diverse dalle nostre. Non sono poi cosi’ Antistoricista fino a quel punto (giravano tutti armati e arrivano alle vie di fatto facile facile, per donne per gioco o per antipatia cronica).
          Ho fatto menzione del Merisi solo per dire in parole povere che i personaggi divengono personaggi solo dopo, dopo ovviamente che ci si studia intorno ai loro dipinti e poi anche intorno alla loro vita.
          Scusatemi se ho usato delle irriverenze verso il nostro spadaccino, non lo faro’ piu’, lo giuro.
          Oh, dalle mie parti, bisogna dirlo gente come il Caravaggio erano la norma anche a fine ottocento (altro che seicento) pero’ era un altra storia, MENTALE E DI CONSUETUDINE.

          Evviva Caravaggio vah, e non me vogliano i classici.

      • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

        Per quanto riguarda le opere di queste presunte “artstars” va detto che la loro funzione più utile visto che non danno noia a nessuno e che nessuno punterebbe mai un dito contro di loro perché la loro opera lascia nella in realtà il grande pubblico nella totale indifferenza. Tranne gli “starcurators” che creano mirabilia con parole patinate che nulla hanno a che fare con la realtà con la sostanza artistica delle opere che curano e i bambini che potrebbero divertirsi giocandovi… Ad esempio potrebbero giocare con Koons, con i pupazzi di Cattelan o giocare col teschio di Hirst e presto vorrebbero nuovi “mamozzi” con cui giocare perché questi feticci stancano presto anche giocandovi.

  • anna

    la baraccopoli parassita dell’arte che da 2 e prende 20, ha creato e sponsorizza la sua indispensabilità assoluta…ahahahah ! purtroppo per loro sono un di più. Se poi alcuni artisti apparentemente si fanno comprare…. è pura apparenza perchè l’arte e il suo artefice…non si comprano, mai. ahahahah

    • silvio

      troppi soldi uccidono la libertà creativa!!!

  • Lorenzo Marras

    Savi’ ma lo sai che anche i cuochi stanno diventando delle STAR , non ci crederai ci sono anche i Vignaioli.
    E c è tutto un brulicare di nuove soggettivazioni che fanno nuova socialita’ e dove ovviamente non mancano quelli che si nominamo esclusi epperche’ la Economia ha le sue esigenze di “penuria” governata.

    La tale ricetta , il tal vino, il tale giardiniere…. i ghetti si moltiplicano , le specializzazioni frammentano ancora di piu’ . adesso ci sono anche i parucchieri per animali.

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

      Caro Lorenzo, è vero! Adesso le varie specializzazioni hanno monopolizzato perfino i bisogni sessuali degli animali selvatici… e si comportano come sette agguerrite, pronte ad difendere i loro interessi privati e ad eliminare tutti coloro che hanno punti di vista diversi….

  • A chi ha, sarà dato….e a chi non ha, verrà tolto anche quello che aveva….

    Beati loro, poche storie…….

    Vado a mangiare….

    Buonanotte a tutti (terremoto permettendo)!

  • Alessandro Querci

    @Luciano Gerini
    sono completamente d’accordo con ciò che scrivi.

    @Lorenzo Marras
    non capisco perchè tu dica che ai suoi tempi ‘Caravaggio non era Caravaggio’.
    Lavorava per ricchi e importanti committenti dell’aristocrazia romana e poi napoletana, era un artista molto ‘in vista’, la sua influenza nella pittura del nord Europa è evidente, mica se lo sono inventato gli storici e critici…

    @Jizaino
    la questione dell’integrità è molto complessa. Come si può giudicare il lavoro di un artista in base a circostanze che non sono date a conoscersi? Come discriminare chi è ‘onesto’, chi non ‘patteggia’ e chi no? è forse una qualità inversamente proporzionale al successo? Allora anche Picasso e Bacon erano dei ‘venduti’.
    Forse che le gallerie di successo presentano solo artisti corrotti, e quelle sfigate solo artisti integerrimi? Mi sembra un pensiero un pò naif.
    Qualcuno di noi sa cosa abbiano in testa una Vanessa Beecroft, una Marina Abramovich, una Cindy Sherman? se si siano ‘vendute’ o meno? Possiamo solo fare supposizioni, e con le supposizioni non si costruisce alcuna critica pertinente. Quindi sono d’accordo su alcune tue affermazioni.
    Nel mio articolo non denuncio il sistema di mercificazione dell’arte. L’arte, ci piaccia o meno è sempre stata ‘anche’ una merce, e anche di lusso, per giunta. Inutile menare il can per l’aia.

    @tutti
    i critici e gli storici, che ci piaccia o meno, fanno il loro lavoro, accusarli tutti indistintamente di frode e discorsi inutili/futili mi sembra, sinceramente, un atto di grande arroganza.
    Attenzione, non sto dicendo che siano tutti delle brave e colte persone, non vorrei incorrere anch’io nell’accusa di generalizzare.

    • SAVINO MARSEGLIA

      LE EFFIMERE OMBRE DEL LINGUAGGIO CONTEMPORANEO

      Alcuni critici e storici dell’arte contemporanea, non fanno il proprio lavoro. Spesso scrivono il contrario di quello che realmente dovrebbero scrivere. Non a caso, si servono degli stessi strumenti demagogici del potere, mischiati all’obbligo della comunicazione mediatica, dentro chiari meccanismi pubblicitari-mercantili.

      Tutto avviene in una prassi consolidata di privilegio che obbedisce più alle leggi di questa grassa e volgare società, che ad una reale e profonda analisi dialettica dell’odierno contesto storico, sociale, culturale in cui si sviluppa il linguaggio contemporaneo.

      Oggi il rischio è quello di non saper più interpretare la società che ci sfugge sotto gli occhi. Di credere anche che sono le effimere ombre del linguaggio contemporaneo, proiettate o riflesse su una parete di un museo-mausoleo la vera realtà in cui viviamo. Alcuni di questi critici-cicisbei vorrebbero teorizzare che questo è il migior linguaggio possibile…Ma per chi ? Per la corte che vive nell’Olimpo dell’Arte. Per i borghesi e piccoli borghesi, forse.

      • fausto

        ci deve essere una mostra spettrale in questo olimpo dell’arte…

        • SAVINO MARSEGLIA

          @fausto, ancora una volta, come ho ripetuto più volte su questa rivista, è superfluo ricordare le numerose mostre spettrali che si svolgono nell’odierno olimpo dell’arte italiana.., che a quanto pare, non turbano il sonno di nessuno!

  • Alessandro Querci

    PS
    parlando di Luca Beatrice, i suoi libri sono interessanti e divertenti. Io non concordo col suo punto di vista, ma non mi dispiace leggerlo. Anche lui, a modo suo, è un pò ‘parassita’, avendo capito che un buon modo per vendere un libro è scrivere in copertina il nome di Hirst o Cattelan.

    • Lorenzo Marras

      E cosi’ stai barando Querci e te lo dico perche’ era chiaro che io intendessi un Caravaggio , visto e sopratutto colto retro-spettivamente con lo sguardo di persone del 20 e 21 secolo.
      Io non ho scritto che Caravaggio non avesse i suoi committenti e dal momento che incautamente gli hai chiamati in causa , sicuramente non avevano di esso la percezione nostra e sopratutto non applicavano a d esso il NOSTRO sistema di “valori”.
      Detto questo , poi , ti faccio anche notare che il dipinto della vergine , madre di cristo, defunta fu RIFIUTATO , primo perche’ l’immagine fu ricondotta ad una prostituta di trastevere e secondo perche’ presentava un evidente stato di gravidanza. Guarda un po’ quanto erano “indulgenti” con il nostro Merisi.

      Eppoi mi hanno anche rimproverato di non avere senso storico, ma dimmi tu.
      Vabbe’ vah.

    • SAVINO MARSEGLIA

      spesso il padrone e lo “scrittore” coincidono, perfino l'”artista”, il padrone, il premiante e il potere. Questi sono tutti intonati alla stessa musica del potere sovrano…direi che la mancanza di valore di un libretto di cronaca d’arte si misura proprio da questo.

    • SAVINO MARSEGLIA (critico d’arte sui generis)

      certo, sarebbe strano scrivere libri se non si leggono e non si vendono …

    • SAVINO MARSEGLIA (artista solitario)

      E’ sorprendente notare quanto la credibilità di uno scrittore di cose d’arte, in quanto tale…, per vendere i suoi libri dipenda dai nomi stampati in copertina.

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      “un buon modo per vendere un libro è scrivere in copertina il nome di Hirst o Cattelan” – VENDERE: ovvero lo stratagemma mediatico di attirare l’attenzione di lettori sprovveduti in certi meccanismi di mercato?

      In effetti, anche una “volontaria” colorita copertina con nomi noti, può possedere quella forza d’urto, capace di incuriosire o interessare quel poco di pubblico dell’arte preparato: leggere un buon libro d’arte contemporanea sta diventando sempre più difficile!

      In realtà, in un libro d’arte, non è tanto importante la copertina e nemmeno quella rigida separazione tra divulgazione e tra contenuto e forma.

  • Alessandro Querci

    Caro Lorenzo,
    capisco cosa intendi, hai ragione tu.
    Questo non vuol dire che io abbia torto.
    Sono solo due diverse sfumature dello stesso discorso.
    Molte opere degli artisti ‘di regime’ sono stati rifiutati, Caravaggio, anche in altre sue opere, rappresenta un caso esemplare.
    non capisco perchè queste discussioni devono finire in rissa.
    Io mica ce l’ho con te, facevo solo una precisazione.
    Non capisco cosa vuoi dire quando affermi che sto barando…
    mica c’è una posta da vincere!

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

      Non c’è una posta da vincere…, ma solo dati oggettivi sulla verità di Caravaggio, che tuttavia non è sempre agevole da interpretare. Un modo per interpretarla è quello di mettere in evidenza un conflitto di interessi tra il potere e il linguaggio di Caravaggio.

      • Alessandro Querci

        I dati oggettivi non esistono, così come non esiste la ‘verità’ su Caravaggio, ma lo stratificarsi di varie esegesi.
        Caravaggio è stato rivalutato nel dopoguerra dal Longhi.
        Prima veniva considerato un pittore importante, ma come tanti altri tipo Domenichino o il Guercino.
        Quindi, se lo consideriamo – e mi pare che anche tu lo consideri tale – un grande artista, lo dobbiamo a uno dei tanti critici-storici-scribacchini-letterati che tanto vengono criticati per il loro bla-bla-bla.

        • Lorenzo Marras

          Non vedo perche’ Querci.
          Io posso conoscere Caravaggio senza nessuna mediazione . i dipinti sono appesi nelle chiese e posso farne esperienza diretta.
          Non trovi?
          il f-atto che siano percepibili nella loro oggettivita’ non significa per forza di cosa andare a guardarsi i testi. Le immagini che riportano in termini scenografici , colori , situazioni e altro di per se sono sufficienti per un incontro.

          • SAVINO MARSEGLIA (critico d’arte sui generis)

            In effetti, caro Lorenzo hai ragione: non è sempre necessario aprire un plico di autorevoli testi critici per comprendere l’opera di Caravaggio. Ci sono gli archivi storici con tanto di lettere e testi originali sull’opera e sulla travagliata vita di Caravaggio. Non tutto, per fortuna, è stato distrutto…

          • E’ vero caro Lorenzo, i Caravaggio (almeno una parte) sono esposti pubblicamente e lo erano (molti meno) anche prima della “rivalutazione” del Longhi. Il fatto e’ che, prima di allora (intendo sino alla meta’ degli anni 50 del secolo scorso) per molti di essi era persino difficile sapere che erano sue opere, molti erano posti in posizioni di scarsissima evidenza, o d’illuminazione men che mediocre il che’, ovviamente, date le forti ombre dei suoi dipinti, non dava certo modo di ammirarli o goderli . Altri, non pochi, erano in stato di conservazione non certo perfetto ecc. ecc.
            Ecco perché, anche se non avesse mai letto il Longhi, chi ammira ed ama i lavori di Caravaggio, dovrebbe comunque (almeno in parte) ringraziarlo.

          • Lorenzo Marras

            è vero anche un altra cosa Carissimo Luciano ed è questa : ognuno di noi puo’ leggere qualsiasi cosa anche priva di contenuto artistico attraverso o, un sistema….oppure…oppure come ho teste’ esposto , vedila per avventura personale.
            Allora nel primo caso non c è dubbio, abbiamo uno spettatore o per farla capire a tutti, una spugna che assorbe ogni porcheria che gli si somministra nell’altro caso abbiamo una MENTE.
            QUESTO è IL PUNTO… e RIBADISCO …QUESTA è la vera POSTA .
            Pensate le conseguenze di cio’ che ho scritto, lo so che potrebbe sembrare banale per la sua disarmante semplicita’ ma in realta’, semplice non è

            Lo dico perche’ prima Querci

          • Non sono d’accordo, o meglio sono d’accordo solo molto parzialmente: informarsi e “leggere” (o studiare) non inibisce affatto le capacita’ di scelta e di critica anzi, le sviluppa e le affina e se e’ vero che può’ “condizionare o influenzare” e’ anche vero che questo accade soprattutto alle menti limitate ed alle persone “condizionabili ed influenzabili” per natura loro . Non sono poi d’accordo poi nel definire lo spettatore uno che “…una spugna che assorbe ogni porcheria che gli si somministra…” ci sono anche quelli e sono, purtroppo, moltitudine, ma, per fortuna non tutti e neppur forse la maggioranza. Io credo che l’informazione (e quindi la lettura e lo studio) aiutino a far si che continuino a non essere ne’ la totalità ne’ la maggioranza.
            Ben vengano, quando ci sono, le scoperte e le “illuminazioni” personali ed autonome ma, e’ mia convinzione, anch’esse sono favorite da lettura e studio … se non hai mai letto come e’ fatta, se nessuno ti ha mai mostrato una pepita d’oro, hai voglia ad andar col setaccio in riva al fiume !!!

          • Lorenzo Marras

            si pero’ Luciano , la “””pepita”” se la incontri , magari non riesci a darle un nome…ma la sua bellezza si s-vela sempre di fronte a te.
            Non la chiami a te… ma le vai incontro. o no?

          • Lorenzo Marras

            tu Luciano hai bisogno di rappresentazioni sicure e fissate per sempre.
            oh mica è un rimprovero bada , è una constatazione.
            La pensiamo diversamente, non trovi che sia piacevole questo?

          • ..la differenza di opinioni e’ una delle cose “migliori” dei rapporti umani, almeno per me… pero’, scusa, ma evidentemente non hai mai visto una “pepita” ti assicuro che e’ una pietrolina (spesso decisamente minuscola) quasi assolutamente insignificante. Fuor di metafora se non ho un po’ di “cultura” artistica, certamente sarò “colto” dai più grandi capolavori ma mi perderò la maggior parte di quanto di appena meno eccezionale e’ stato prodotto, in particolare poi nell’arte contemporanea, dove l’aspetto “estetico” e’ un aspetto spesso irrilevante se non addirittura assente.

          • Lorenzo Marras

            Luciano ma io mi fido di te e se mi dici che la pepita che hai visto e’ cosi e cosi, posso tranquillamente giurare che quando la vedro’ sotto i miei occhi ( anche se non SO che si chiama Pepita) son sicuro di riuscire a stupirmi di fronte ad essa. Nessuna Metafora, adesso non serve affatto.. io poi..sono cosi’ capriccioso che non dico che la “cultura” NON mi possa fare del “bene” ma sicuramente per indole personale non permettero’ che prenda la parola su di me.

            e che ci Vuoi fare, sono un sardo testardo.

    • Lorenzo Marras

      e quale rissa?! Guerci , se ti ho scritto che stai barando epperche’ hai fatto finta che prima , del Merisi , abbia usato la locuzione “personaggio” .
      Merisi a quel tempo NON FU il “personaggio” che è divenuto OGGI, perche’ benche’ defunto, uno , PERSONAGGIO lo diviene per sempre.
      E questo Guerci , beninteso inquadrando il tutto nell’ambito appropriato che è quello SPETTACOLARE, perche’ siamo una societa’ che ragiona e si ragiona addosso pensandosi nello SPETTACOLO. (da Spec-tare …Guard-are)
      Poi, anche il conversare qui, puo’ essere benissimo un gioco, non vedo perche’ non si possa essere cosi’ leggeri , come ad esempio nel Libretto spiritoso del nostro Beatrice.
      Giusto per chiarire eh, tranquillo che qui nessuno vince e nessuno perde.

      • Alessandro Querci

        ho inteso,
        si, sulla faccenda del ‘personaggio’ ti dò ragione.

  • Lorenzo Marras

    finta di non sapere.

  • “Come discriminare chi è ‘onesto’, chi non ‘patteggia’ e chi no?”
    Caro Alessandro con questa domanda hai toccato il punto nevralgico della questione (e per altro di tanta, anzi, di troppa parte di questo e di molti altri blogs, netzines e relativi commentari.
    Ma quello che si dimentica (e non mi riferisco affatto a te che, da quanto scrivi, dimostri di averlo ben presente) e’ che l’ “Arte” non e’ fatta “di artisti” ma “da artisti” o, per essere assolutamente chiari, dalle “opere” non dai loro autori.
    Quando si ha ben chiaro questo punto diventa altrettanto chiaro che le qualità etico-morali-socio-professionali di un artista sono certamente interessanti per la “storia” e per la completezza biografica ma non hanno alcun peso per il giudizio critico delle opere.
    Ci sono e sempre ci furono, persone di scarsissima levatura etico-morale (e qualche volta dei veri farabutti) che diedero al mondo opere d’arte di notevole o eccezionale valore, come ci sono e ci furono, dei “modelli di uomo etico-morale” che non riescono o non riescono mai o quasi mai a creare un “capolavoro”.
    Torno a ripetere le “biografie” sono, sono sempre state e continueranno ad essere, un’interessante lettura, persino utile per certi versi, ma non e’ con le “biografie” che si può fare critica d’arte mentre, in blogs, netzines e relativi commentari impera l’equazione : – artistar = venduto = opere d’arte esecrabili – senza che, per altro possa costruirsi l’equazione contraria : – artista ignoto (o quasi) = moralmente ed eticamente valido = opere d’arte significative ed apprezzabili –
    Tanto più presto ci renderemo conto di quanto sciocca sia questa situazione (tanto più presto sapremo dominare e gestire piccole e grandi invidie, consci e men consci “rosicamenti”, piccole e grandi frustrazioni) e tanto più presto questi commentari riusciranno ad assumere quella che potrebbe essere la loro reale ed utile funzione : una critica libera, disinibita e diffusa delle opere d’arte che sono gli unici “soggetti” dell’Arte tout-court.

    • SAVINO MARSEGLIA (critico d’arte sui generis)

      Caro Luciano, in che modo il ruolo della critica, tradizionalmente intesa, è un ruolo arbitrario o anche autoritario? Non sarebbe meglio lascare il dubbio, l’esitazione e l’incertezza di fronte al mistero del linguaggio contemporaneo?

      • Caro Savino la critica (tradizionalmente o non tradizionalmente intesa […ma poi che significa tradizionalmente intesa?]) è, ovviamente, come qualsiasi altra attività umana, sempre, in misura maggiore o minore, arbitraria. Dato, poi, che essa si estrinseca in “comunicazione” ha anche sempre, in misura maggiore o minore, una natura (o un contenuto) autoritario.
        Detto questo (o per altro anche il suo contrario o una delle infinite sfumature tra i due estremi) abbiamo forse mosso qualche passo verso una miglior comprensione o abbiamo compiuto forse qualche approfondimento sull’arte, che qualcheduno, certo piú intelligente di me, affermava essere l’erede contemporanea della speculazione filosofica? Mi par proprio di no! E allora “cui prodest” ?
        Piuttosto ti chiedo: perchè tu ed i molti altri che si affannano a spiegare come un artista dovrebbe essere, che cosa dovrebbe o non dovrebbe fare (tutte attività e comunicazioni molto evidentemente arbitrarie ed a contenuto autoritario, in quanto tendenzialmente didattico) non incominci a parlare delle opere ? Sia chiaro, non del loro prezzo, non dell’essere o meno acclamate e famose, non dell’essere o meno degne di stare in quella mostra o in quel museo, ma di che cosa ti dicono o non ti dicono, ti danno o non ti danno?

        • Alessandro Querci

          Luciano, io quasi me ne vergogno, ma devo riconoscere che io e te la pensiamo allo stesso modo, oserei dire – perlomeno fino a ora – su tutto.
          Non me ne voglia Savino, col quale ho avuto altre volte modo di scambiare opinioni, ma anch’io mi domando, Savino, chi te lo faccia fare….una faticaccia!
          Ma un pò ti capisco, in fondo io non faccio poi così diversamente, nella forma, ma assai diversamente – permettimi – nei contenuti.
          Forse hai ragione tu, forse non sono che un piccolo borghese, ammaestrato da anni di frequentazioni cortigiane, e continuo ad annaspare nel vuoto.
          Bè, perlomeno sono in buona compagnia.

          • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

            Mi domando se dopo anni di cotali frequentazioni borghesi tu abbia trovato tra un salotto e un altro, tra un aperitivo e l’altro, qualche cascame di contenuto tra le buone cose di pessimo gusto che fanno da pendant a questi luoghi deputati alla noia borghese? Ho motivo di credere che tu abbia trovato assieme alla tua buona compagna molti recipienti vuoti riempiti di illusori contenuti…. Insomma come diceva il mio professore di estetica : l’importante è che quando venite all’esame per lo meno sappiate ammansirmi due minchiate… Questo è il contenuto…. Buon appetito

        • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

          Caro Luciano, preferisco far parlare e far conoscere artisti dell’arte moderna e contemporanea al grande pubblico, mettendoli in grado di rapportarsi correttamente con l’opera d’arte e più in generale con i linguaggi artistici: Offrendo al pubblico criteri ermeneutici validi. Pensa che ci sono ancora tanti artisti menzionati nei manuali di storia dell’arte moderna e contemporanea e che la gente potrebbe conoscere ed amare. Invece di perdere tempo nella banalità e nell’ovvietà di queste patinate stars dell’arte. A partire della metà dell’Ottocento fino ai nostri giorni. Vuoi conoscerli?

          • “…preferisco far parlare e far conoscere artisti dell’arte moderna e contemporanea al grande pubblico, mettendoli in grado di rapportarsi correttamente con l’opera d’arte e più in generale con i linguaggi artistici: Offrendo al pubblico criteri ermeneutici validi.”
            …ottimo!!! ma mi dici quando e’ accaduto ??

            “…Invece di perdere tempo nella banalità e nell’ovvietà di queste patinate stars dell’arte.”
            …sei proprio sicuro che Dalí, Warhol, Basquiat, Koons, Hirst e Cattelan abbiano solo creato banalità ed ovvietà? Potresti argomentarlo?

            “… ci sono ancora tanti artisti menzionati nei manuali di storia dell’arte moderna […] A partire della metà dell’Ottocento fino ai nostri giorni. Vuoi conoscerli?”
            … e ce ne sono ancor di più non menzionati nei manuali di storia dell’arte. Magari molti già li conosco ma poco importa, perché, ogni tanto, tanto per cambiare “musica”, non ci parli dei loro lavori?

          • Alessandro Querci

            http://www.youtube.com/watch?v=xUIkQsnXQ14

            anzitutto complimenti per il video, che è veramente spassoso, dico sul serio.
            Ma mi pareva di aver capito che sarebbe meglio non perdere tempo nelle banalità delle patinate stars dell’arte.
            O è forse è questo stato di letargia che intendi con ‘rapportarsi correttamente con l’opera d’arte’?

            Riguardo la tua più che lecita domanda sulle mie frequentazioni non posso risponderti, non essendo capace di discriminare la differenza fra un contenuto, un cascame di contenuto e un illusorio contenuto, io giudicavo i parties in base alla qualità dello spumante e della location.

            Poi non ho capito se reputi la battuta del tuo prof di estetica come qualcosa di illuminante o come una minchiata essa stessa.

            Ultima cosa: cosa intendi per ‘grande pubblico’?

      • Alessandro Querci

        Dubbio, esitazione ed incertezza. Niente a che ridire, ne faccio ‘esercizio’ anch’io.
        Ma a pare che qui ci si comporti assai diversamente.
        Mi pare cioè che qui ci siano parecchie certezze, nessun dubbio, e non si esiti manco pè niente nel fare affermazioni.

  • @ Savino : riprendo ancora per una risposta a questa tua domanda : “Non sarebbe meglio lascare il dubbio, l’esitazione e l’incertezza di fronte al mistero del linguaggio contemporaneo?”
    Premetto che non ritengo affatto che il “linguaggio [immagino tu intenda “artistico”] contemporaneo” sia un “mistero” e non mi par proprio che lo si possa definir tale
    Certo e’ una comunicazione di “ineffabile” (so’ che poi ci sara’ chi malintendera’ questo termine e penserà al trascendente, al sublime ecc. ecc., ma dato che ho chiarito fin troppe volte quale sia l’accezione nella quale uso questo termine… pazienza!) e quindi e’ naturale che produca anche dubbi, esitazioni ed incertezze nello sforzo di “comprenderlo” ma di “misterioso” non mi pare abbia proprio nulla.
    Alla fin, fine gioca sempre su “strumenti” noti a tutti (la metafora, l’eufemismo, l’iperbole, la ridondanza, l’ipostasi, il pleonasmo, l’allegoria, la metonimia, l’ossimoro, la ripetizione, l’umorismo, la riduzione la satira, l’understatement, l’ironia, la drammatizzazione, la reductio ad absurdum, l’analisi e la sintesi ecc. ecc. ecc., ovviamente, “tradotte” nei media impiegati). D’altro canto, e’ mia convinzione che l’arte sia un tipo di comunicazione “aperto” nel senso che lo stesso messaggio (opera) si offre, senza vincoli o restrizioni, a diverse (a volte molto diverse e persino opposte) interpretazioni e comprensioni, essendo importante, a mio parere, che comunque tali comprensioni ed interpretazioni siano fonte di riflessione ed occasione di accrescimento intellettuale e che la comunicazione abbia un suo valore poetico, estetico, concettuale, meglio se tutti e tre assieme.
    Per il resto dubbi, esitazioni ed incertezze credo siano il “pane quotidiano” di ogni essere umano, salvo che degli sciocchi e dei superficiali.
    Ciao Savino …e vedi un po’ se dalla “didattica ad usum artisti” ti riesce di passare un po’ all’esternazione dei tuoi pensieri, dubbi, incertezze ed esitazioni di fronte alla opere
    ;-)

  • buon libro per i più giovani,agli altri riempie di tristezza.

    • SAVINO MARSEGLIA (critico d’arte sui generis)

      un libro ingombrante in un panorama già denso di ovvietà…

  • Alessandro Querci

    Qui non ti do torto, anche se ingombrante non mi pare l’aggettivo più appropriato.
    Poi, per tornare al discorso precedente, voglio mostrare qualcosa che ho trovato, riguardo la ‘densità’ di ovvietà.

    http://www.youtube.com/watch?v=xUIkQsnXQ14

    anzitutto complimenti per il video, che è veramente spassoso, dico sul serio.
Ma mi pareva di aver capito che sarebbe meglio non perdere tempo nelle banalità delle patinate stars dell’arte.
O è forse è questo stato di letargia che intendi con ‘rapportarsi correttamente con l’opera d’arte’?

    Riguardo la tua più che lecita domanda sulle mie frequentazioni non posso risponderti, non essendo capace di discriminare la differenza fra un contenuto, un cascame di contenuto e un illusorio contenuto, io giudicavo i parties in base alla qualità dello spumante e della location.

    Poi non ho capito se reputi la battuta del tuo prof di estetica come qualcosa di illuminante o come una minchiata essa stessa.
    Ultima cosa: cosa intendi per ‘grande pubblico’? lasciami indovinare: quelli che vengono alle tue mostre?

  • SAVINO MARSEGLIA (artista)

    I VOLI PINDARICI DEGL’ODIERNI ARTSTARS !

    Alessandro, ti ringrazio per la pubblicità che hai fatto al mio divertente ed ironico vide sulla crisi delle immagini. Cercherò di essere breve se ce la faccio, per non annoiarti: non c’è nulla da indovinare: semplicemente, il pubblico che frequenta le mie mostre o chiamiamole così: (iniziative creative) sanno usare molto bene il proprio cervello, in un atteggiamento di partecipazione attiva che è spesso basato sulla condivisione del progetto e del contenuto linguistico-comunicativo che ad essi propongo.

    Quest’operazione che condivido con il pubblico ha lo scopo di estendere coscienza e integrità creativa alle loro singole personalità, facendo esempio del mio atto creativo la condizione umana per la vita creativa, individuale, propria di ciascuno.

    Ma quelli che non sanno usare adeguatamente il proprio cervello saranno sempre più o meno in crisi di identità o probabilmente saranno insufficienti a se stessi, e quindi condizionati, dominati dalle mode delle avanguardie accademiche degli “Artistars” che operano comodamente dentro questo deprecabile sistema auto-referenziale dell’arte.

    Indubbiamente è la loro incapacità critica che li mantiene attaccati, pressochè inerti a questo mondo effimero, statico, borghese, o da interessi egoistici di natura economica. Un mondo che piano piano sta implodendo nella stessa palude che l’ha generato.

    Una palude mortifera incapace di diffondere, educare e comunicare l’arte ad un pubblico più vasto che non sia il solito pubblico addomesticato che vediamo in giro in musei- mausolei, fiere-padiglionate, biennalinate, gallerie del vento o quant’altro offre questo vasto e noioso Luna Park dell’Arte Contemporanea.

    Un pubblico abituè, radical chic, che non ha il problema di arrivare a fine mese e che fa finta di non sentire la crisi pressoché perenne che attanaglia questo Luna Park dell’Arte, metafora del volo pindarico degli Artistars , diciamo così: un mondo che evade da loro stessi e dalla stessa vita quotidiana del vasto, anonimo e comune pubblico dotato di cervello che non è assolutamente interessato a questi voli pindarici fatti di alienanti invenzioni formali.
    Senza acredine

    • Lorenzo Marras

      tanto è vero che si parla di ARTISTAR solo se esiste un sistema che lo offre.
      Senza sistema niente ARTISTART .

      E attraverso il proprio codificato linguaggio che L’ARTISTAR viene POSTO, che non si riduce solo ad una fatto di mera Critica (certo c è anche questa MA NON BASTA, NON BASTA) ci sono gallerie – collezionisti – Riviste – mercato -Aste – ALTRE STAR (eppercheno’ vedi Cattelan con personaggi starlette dello spettacolo piu’ popolare) . Mondi…ARTEFATTI e LINGUAGGI affinche’ gli stessi Mondi vengano comunicati. E gli esclusi alla catena, desiderando ovviamente l’ingresso.

      Senza Risentimento da Conte di Montecristo.

  • Alessandro Querci

    Savino, non ti preoccupare, nonostante le infinite ripetizioni che imperversano nei tuoi post, non mi annoi mai!
    Anzi, più ti ostini a offendermi (no, lo so, tu non mi offendi, dici solo la verità) e più mi diverto.
    Sono convinto che, a frequentarti, tu sia anche una persona simpatica e un pò anche t’invidio nel senso che, a differenza del sottoscritto, tu sia circondato da gente dotata di cervello – il che non si può dire di quelle che frequento io.
    Ma sai com’è che funziona – ognuna ha ciò che si merita e chi si somiglia si piglia.

    Comunque quando organizzerai una mostra ti prego di invitarmi, sono molto curioso.
    Ti mando la mia mail su Facebook.

    PS
    ‘crisi delle immagini’
    non mi pare che le immagini siano in crisi, al contrario mi pare godano di ottima salute, a Firenze la gigantografia del teschio di Hirst circolava anche sugli autobus di linea.
    Se vuoi potremmo forse parlare di ‘crisi dell’immaginario’.

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

      Caro Alessandro, c’è un sacco gente che vive e lavora nel campo dell’arte dell’immagine pubblicitaria. La nostra ansia di fare shopping ci porta ad evadere dalla cruda realtà della vita quotidiana…, così, come passivamente, ci porta a guardare un autobus decorato di un gigantesco teschio diamantato.

      Una volta credevo che l’immagine nell’arte fosse il racconto di una “verità” e che che il contrario di una “verità” fosse un errore dell’immagine. L’immaginario contemporaneo di cui parli può avere il contrario di un’altra “verità” immaginaria, altrettanto valida, così come l’errore di un’immagine, un altro errore della verità.

      In questo senso la facilità della comunicazione pubblicitaria facilità l’ingresso dei linguaggi dell’arte e accresce nel pubblico la capacità di fare buoni acquisti, affinando il linguaggio dell’arte, come nuovi paradisi di svago e di consumo.

      In parole povere, l’immaginario contemporaneo sostituisce il contenuto dell’opera d’arte: (l’oggetto raro e prezioso) con la conoscenza e l’interpretazione della realtà.

      Non chiedere al teschio di Hirst che cosa vuole significare e perché i preziosi stanno insieme, ora il teschio è un oggetto decorativo che non indica una verità di un mondo possibile, di soluzioni immaginarie possibili.

      Non è la morte dell’arte, ma solo la petulanza di questa società che si ostina a ripetersi- come se non avessimo capito che la “verità morì fanciulla”. Ma noi dobbiamo illuderci di afferrare tutto, godere tutto e digerire tutto, ma senza contestare…
      Gli ARTSTARS sono maestri in tutto questo!

  • Nell’amatriciana, si mette il pomodoro o no?

    Secondo me, no.

    Però…

    • Artichef

      Ricetta alla matriciana per 4 persone

      400 grammi spaghetti di pasta secca di semola di gran duro di produzione italiana di alta qualità. Consigliata la pasta De Cecco n.12

      250 grammi guanciale di Amatrice, ( da non usare la pancetta è ricavata dalla pancia del maiale, ne altera il sapore ). Il guanciale è ricavato dal muso del maiale quindi è un grasso più nobile con il sapore più delicato e profumato è l’ingrediente indispensabile per la preparazione della matriciana, senza di esso, non è sugo alla matriciana.

      500 grammi di pomodoro fresco quello casalino rosso e ben maturo in alternativa scatola di pelati. Consigliata una scatola di pelati Graziella o San Marzano .

      150 grammi di pecorino di Amatrice, il sapore molto delicato, non salato e leggermente piccantino , ( evitare quello romano, al palato risulta forte e salato, ne altera il sapore ).

      1 cucchiaio di strutto, all’epoca si usava lo strutto con il suo sapore dolce e delicato, e serviva anche come lubrificante per le padelle in ferro. ( da non usare l’olio, con la sua acidità ne altera il sapore ).

      1 peperoncino rosso non troppo piccante.

      1 pugno di sale grosso per la pasta.

  • Much ado about nothing.

  • @Lorenzo ed @Savino (e con buona pace di Angelov e di Eugenio Santoro… che possono sempre evitare di seguire il commentario se lo trovano noioso)
    Mi viene il sospetto che, tutto sommato, quel che a voi da più fastidio sia il termine “Atristar” (ed in questo caso potrei anche essere d’accordo con voi, dato che lo trovo “centrato” per dar visibilità al libro di Beatrice ma solennemente sciocco per tutto il resto).
    Se non e’ cosi’ mi riesce difficile pensare che due persone che di arte ne masticano e discutono ogni giorno possano fare affermazioni del tipo:
    – “…operano comodamente dentro questo deprecabile sistema auto-referenziale dell’arte…. è la loro incapacità critica che li mantiene attaccati, pressochè inerti a questo mondo effimero, statico, borghese, o da interessi egoistici di natura economica…”
    – ” Mondi…ARTEFATTI e LINGUAGGI affinche’ gli stessi Mondi vengano comunicati”
    riferendole ad artisti come Dalí, Warhol, Basquiat, (lasciamo per un momento da parte Koons, Hirst e Cattelan che a mio parere sono troppo “freschi” per emettere giudizi calibrati e seri, ma sui quali sarei anche pronto a tornare) dei quali tu, Savino, hai addirittura affermato che non hanno fatto altro che “ovvietà e banalità” !!! (e già ti ho chiesto di argomentarlo ma, ovviamente, non hai dato seguito).
    Se vogliamo usare il neologismo, che non piace ne’ a voi ne’ a me artistrar furono Duchamp, Marinetti, Picasso, Balla, Morandi e potremmo andar indietro nel tempo e partir da Giotto per passare a Donatello, Tiziano, Botticelli, e poi , saltando Michelangelo, Leonardo da Vinci, Rembrand, Goya, ecc. ecc.
    Tutte star del sistema del loro tempo. Tutti personaggi dei quali dire “operano comodamente dentro questo deprecabile sistema auto-referenziale dell’arte…. è la loro incapacità critica che li mantiene attaccati, pressochè inerti a questo mondo effimero, statico, borghese, o da interessi egoistici di natura economica” dei quali affermare che fecero solo ovvieta’ e banalita’ ?
    Quello che sembra sfuggirvi completamente che le due dimensioni – quella “psico-etico-socio-economica” e quella “artistica” – sono due dimensioni che non sono affatto l’a funzione dell’altra e che e’ solo un accidente (neppur cosi’ frequente) se il livello di un soggetto in una di tali dimensioni e’ eguale o simile a quello che raggiunge nell’altra.
    Certo, quando parliamo dei giorni nostri il discorso diventa si complica ma a complicarlo sono solo le nostre idee (o ideologie) sul presente, le nostre frustrazioni e le nostre insoddisfazioni e soprattutto la nostra diminuita capacita’ (assolutamente logica e naturale) di giudicare obbiettivamente quel che ci sta attorno, perché la regola dell’assoluta indipendenza della due dimensioni permane del tutto immutata

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

      Luciano caro, continui a giustificare l’ingiustificabile sul lavoro di Hirst, Koons e Cattelan.., ti prego di lasciar perdere gli altri artisti che hai menzionato, che per qualità e originalità di linguaggio, non hanno niente a che spartire con questi Artstars di cui ho già ampiamente espresso il mio giudizio in altri post. Guardando i loro feticci ti è mai capitato di provare una grande sonnolenza? Non me ne volere, ti confesso a me si! E’ sorprendente notare che uno che ama l’arte come te non esprime mai un’analisi critica sul loro linguaggio…se proprio lo vogliamo chiamare linguaggio estetico ?

      • Caro Savino, io non difendo proprio nulla, al massimo la logica ed il buon senso.
        Sei tu che hai scritto “… nella banalità e nell’ovvietà di queste patinate stars dell’arte.” e non hai fatto, scrivendolo, alcuna eccezione. Dato l”articolo che stiamo commentando le “artistar” in questione sono : Dalí, Warhol, Basquiat, Koons, Hirst e Cattelan .
        Questo detto, comunque ora prendiamo atto che volevi riferirti solo a Koons, Hirst e Cattelan. La mia domanda rimane, sostanzialmente, la medesima : sei sicuro che (questi tre) abbiano solo creato ovvietà e banalità? Sei in grado di argomentarlo?

        Per principio, io non esprimo giudizi critici sul lavoro altrui, almeno se non ho la certezza
        – primo di essere ben compreso
        – secondo, di poterlo fare esaustivamente, il che’, dato il mio carattere, ed il mio modo di argomentare, significherebbe, facendolo qui, scrivere commenti anche più lunghi di tutti i commenti di quest’articolo messi assieme.
        Se ti accontenti di un “mi piace” (che ovviamente e’ un giudizio eminentemente soggettivo e nulla ha a che fare con un giudizio “critico”) ti servo immediatamente;
        – mi piacciono molti dei lavori di Cattelan, un certo numero di quelli di Hirst, pochi di quelli di Koons

        • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

          Caro Luciano, siamo tutti critici: i migliori quest’anno erano a guardare le forze ipogee che si sono scatenate nella pianura alluvionale della Padania. Tu che sei sopravvissuto come me a queste terribili forze distruttive della natura.., potresti argomentare criticamente, (con parole semplici) alcuni di questi feticci patinati realizzati da Cattelan, gli animali morti di Hirst e i pupazzi di Koons che tu riteni piacevoli ? Se vuoi dopo possiamo trattare meglio l’argomento in oggetto. In anticipo ti ringrazio per la tua cortese disponibilità.

          La mia conoscenza dell’arte contemporanea potrebbe essere, a tua insaputa, una una bella copia dell’arte dei secoli scorsi. Ma questo lo scopriremo insieme, con capacità d’analisi critica-dialettica a 360 gradi… si fa per ridere per non essere troppo seri..

          • Non per contraddirti, caro Savino, ma io NON sono un critico! (l’ho detto e ripetuto fino alla nausea … ma a quanto pare non basta mai!).
            Come ti ho già detto per esprimere un “giudizio critico” (ovviamente compatibilmente con i miei limiti e nella “povertà” delle mie conoscenze teoriche) dovrei scrivere troppo ed avere ottime probabilità di essere poi correttamente compreso. Dato che so che, in questo contesto, tali condizioni non possono verificarsi, generalmente mi astengo, come del resto hai rilevato anche tu, da fare affermazioni che implicano “giudizi critici”.
            Giustificare, invece, i miei “mi piace” mi pare che sarebbe sciocco e del tutto irrilevante (se ti chiedo perché ti piace una piatto o un vino, ovviamente mi darai delle motivazioni validissime per te.. ma solo per te, non credi?).
            Qui non son io che ha scritto che Koons, Hirst e Cattelan hanno creato solo ovvietà e banalità e quindi sta a chi fa certe affermazioni dimostrarle e dar conto sia delle motivazioni di tali affermazioni, sia degli strumenti “scientifici” di cui dispone, che della “competenza” che lo autorizza a farle.
            Se tu scrivi che i lavori di Cattelan (Koons, Hirst ecc.) non ti piacciono sei nel tuo pieno diritto e non devi dimostrar nulla ma se scrivi che ha (nno) prodotto solo banalità ed ovvietà (e quindi affermi che nessun suo/loro lavoro ha “valore artistico”) allora dovresti essere anche in grado di argomentarlo o, quantomeno, ti esponi a sentirtelo chiedere.
            Io non ho ragione alcuna di dubitare della tua conoscenza dell’arte contemporanea ne’ della tua competenza e preparazione quale critico d’arte, aspetto solo, con piacere, che tu ce ne dia una concreta dimostrazione.
            Tutto qui, caro Savino

          • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

            Caro Luciano, su questi artistars e stato scritto abbastanza nel bene e nel male. Perfino Beatrice nel suo ultimo libro si è occupato di loro. Tempo fa, proprio su Artribune ho già espresso una breve analisi critica sul lavoro di Cattelan, Hirst, Koons. L’ho fatto anche su giornali e riviste poco diffuse.

            Adesso non ho nessuna voglia di perdere altro tempo prezioso su queste figure mediatiche. A mio modesto parere la critica d’arte migliore è quella che mette in grado le persone comuni a comprendere, facilmente, concetti difficili e che viceversa sono facili da contraddire.

            Diversamente alcuni critici sostenitori di questi “artisti” devono invece ricorrere a speculazioni filosofiche, sociologiche complicate o a teorie intricate, il che è un punto a loro sfavore.
            Buona notte

          • Per Bacco Savino! Lungi da me l’intenzione di farti perdere tempo prezioso! Basterà semplicemente che tu dica in commento a quale articolo di Artribune tu hai espressa la tua breve analisi critica ed io e chi ha piacere di farlo, ce lo andiamo a trovare. Anche per i “giornali e riviste poco diffuse” non c’è problema : bastano nome della testata, cittá di pubblicazione, anno e numero, vedrai che li rintracciamo !
            Buona notte anche a te!

    • Lorenzo Marras

      Lucia’ scusa se te lo faccio notare ma tu stai prendendo un colossale granchio e di quelli grandi.
      Di quale fastidio scrivi ? guarda i pochi fastidi che ho avuto nella vita me li ha procurati solo la mia ex moglie e chiudo qui, perche’ se no le mogli che leggono Artribune se la legherebbero al dito e non si sa mai.
      Poi , dio mio, libero di interpretare me e savino con le idiosincrasie che preferisci.

      • “…quel che a voi da più fastidio…” = ciò’ verso cui maggiormente si appunta la vostra critica…

  • SAVINO MARSEGLIA (artista)

    L’ARTE CONTEMPORANEA E’ IN AVANZATO STATO DI PUTREFAZIONE ???

    Per tutti gli Dei ! Luciano, non sono un archivista della memoria critica, mi viene da dire. Ma forse sbaglio. E’ riduttivo. Il critico d’arte è per me un parassita: una zanzara che vive succhiando il sangue degli artisti. Invece lo scrittore è molto di più: è quello che da alle parole un’altra vita, le rimette al mondo dei libri, le fa durare nel tempo di più. Un artista direi.

    Ma anche uno che reinventa, perennemente situazioni autonomamente significative tra il senso e la realtà. Ma anche uno che se ne sta come un’ombra, effimera, silenzioso e tranquillo. La critica d’arte contemporanea è cosparsa di punti interrogativi ed esclamativi.

    Lo è stato per il passato, lo è per il presente, lo sarà per il futuro. I cosiddetti critici-cicisbei – manager di se stessi, in tutto questo, (per mettersi in evidenza) giocano di rimpallo con le regole, le convenzioni imposte dal mercato dell’arte.

    E per non passare da provincialotti, non possono fare altro che scrivere di cronaca d’arte di Artistars. Lo ripeto la critica d’arte non ha nessun valore artistico in sè. La conoscenza dell’arte è tutt’altra cosa. Sono rari i testi critici del XX e XXI secolo che saranno ricordati e verranno letto in futuro, come esempi di buona letteratura o pensiero indipendente.

    In Italia penso a Longhi, Ragghianti, Brandi, poi Argan, Boatto, Calvesi, Mario Perniola ed altri che non sto qui ad elencare. Forse, chi sa, un giorno – qualcuno, al Mercato delle Pulci, tra una bancarella e l’altra, troverà e leggerà un mio breve saggio critico sugli ARTISTARS o un tuo lungo e interessante commento scritto sulla rivista Artribune e si ricorderà di noi due, come anime sensibili perdute tra le ombre dell’Oltretoma.

    Chissà in futuro ci sarà un Museo Immateriale, Virtuale, senza oggetti-feticcio o squali in formaldeide, galline, piccioni impagliati, (in avanzato stato di putrefazione) prodotti dagli Artistars.., ma solo un pensiero autonomo allo stato puro.
    Un caro saluto.

    • “…ci sarà un Museo Immateriale, Virtuale”…
      non c’e’ nessun bisogno di attendere, ce ne e’ già uno e presto ce ne saranno molti altri .. ne sto progettando uno anch’io.

      http://www.adobemuseum.com/

  • maria

    a me Koon, Hirst & Co piacciono. Qual è il problema? Gli artisti dovrebbero tutti tagliarsi l’orecchio e morire di tisi?

    • Hai perfettamente ragione maria : a te piacciono, a me in parte si’ ed in parte no”, a qualcun’altro decisamente no ma, ovviamente, non ha nessuna importanza che siano ricchi e famosi o sconosciuti e morti di fame. Cio’ che non va’ bene e’ quando si afferma che un’opera e’ destituita di valore artistico e non se ne fornisce (a non si sa fornirne) argomentazione (o peggio si costruisce la sciocca equazione artista-famoso&affermato = opere–destituite-di-valore che e’ , in realtà, poi, solo il pietoso balsamo auto-prodotto per curare le proprie frustrazioni )

  • Lorenzo Marras

    No Luciano, torno a dirti, nessun fastidio se non quelli che prima ti ho esternato. Poi ti ringrazio per l’appellativo di CRITICA che hai usato ma, io non ho mai fatto in queste pagine MAI e poi mai nessuna critica perche’ mi rendo conto della difficolta’ del suo esercizio.
    Semmai ho scritto in modo critico intorno ai meccanismi che stanno sopra questo meraviglioso mondo di cui tutti parlano ma che quando cerchi di afferrare ti sfugge di mano come le anguille .
    Non ne voglio ne’ ho mai voluto a nessuno; anzi tempo fa scrivere con il dott. Minini mi ha anche fatto bene e mi sono detto, guarda un po’ che persona veramente seria e disponibile.
    Vedi Luciano che poi non sono quel musone che pensi io sia?!?!
    ma anche Savino è cosi e anzi io penso che lui si diverti ancora di piu’ di me perche’ i Toscani sono degli assi nello sberleffo .

    • Caro Lorenzo, mai pensato che tu fossi un “musone” ed i miei appunti a proposito della “critica (d’arte)”, anche se esternati in post nei quali colloquiavo con te e Savino, non sono diretti esclusivamente: a voi, alla fin, fine stiamo “parlando” in un “luogo pubblico” ed e’ evidente che i discorsi che facciamo siano diretti a chiunque li ascolta. Io non ho nulla contro Savino e son convinto che sia di carattere ameno e faceto. Il punto (ma oramai credo sia chiaro a tutti) e’ che trovo che troppo spesso (e non solo lui ovviamente) sostituisca al “non mi piace”, che non necessita di alcun perché, il “non vale nulla” che ha, invece, bisogno di essere spiegato ed argomentato ed ancora, che troppo spesso si emettano giudizi sulle “opere” basati esclusivamente sulla disistima da un punto di vista sociale ed etico (e qualche volta anche politico) del loro autore.
      Sia chiaro ognuno e’ libero di far ciò che crede (se non limita o intacca la libertà altrui, ovviamente) ed e’ anche interessante sapere che cosa i vari commentatori pensino dei “personaggi”, il guaio e’ che, qui, si finisce per parlare *solo* dei personaggi e per liquidare le opere, o con un “mi piace/non mi piace” o con giudizi sommari diretta conseguenza delle opinioni che si anno sugli autori. Tutto qui.

  • Io ho già acceso il condizionatore, ma comunque lo spengo verso l’una/due di notte. Poi, un’occhiata fuori dalla finestra mi serve per capire quanto siamo fortunati.

    Penso poi a qualche mia amica, dove saranno, e cosa mi racconteranno domani…non riescono mai a trovare l’uomo giusto. Certo, fondamentalmente, non lo vogliono, dai. Siamo onesti, girls.

    Solo, che incominciano ad avere 35-40 anni…come faccio a dirglielo che ormai sono fuori dal giro…?

    MAH!

  • Alessandro Querci

    @Lorenzo Marras
    senza voler fare alcuna polemica, ma credo ormai tu l’abbia capito, stiamo facendo solo una chiacchierata, non sono d’accordo sulla tua idea della ‘purezza’ di un rapporto diretto con una qualsiasi opera d’arte.
    Non è, ahimè, un’idea originale la mia, ma è stata avvallata da studiosi di ogni campo, dalla filosofia, alla psicologia/neurologia, alle scienze della percezione, alla linguistica fino alla genetica.
    Noi percepiamo principalmente ciò che ‘riconosciamo’, e se lo riconosciamo è perchè ne siamo stati ‘informati’ (consapevolmente o meno) in precedenza.
    Chiaro che esiste un lecito mistero sui gusti personali, perchè a te piaccia più – per dire – Tiziano e a me Giorgione o a te i Beatles e a me i Rolling Stones, ma andando oltre di un passo scopriamo che magari, accanto a quel Caravaggio che tanto ti ha colpito, c’era un’urna cineraria trecentesca che era un vero capolavoro – una pepita d’oro, ma tu – non conoscendo il linguaggio trecentesco (per dire) non l’hai riconosciuta come tale e vi hai visto solo un noioso quanto prezioso oggetto d’antiquariato.
    La ‘cultura’ ha i suoi pro e i suoi contro, siamo d’accordo, ma secondo me i pro sono molti di più. Io apprezzo e godo di molte più cose oggi che trent’anni fa (ne ho 50), non solo riguardo l’arte ma anche di tante altre cose della vita.
    Per l’arte ho imparato ad amare pittori che prima non mi dicevano niente (Giotto, Rubens, David, Millet, Mondrian, Ad Reinhardt) e più studio e più trovo interesse per argomenti che prima manco immaginavo.
    La scultura Indù la trovavo pallosissima, ma dopo la lettura di un libro di Heinrich Zimmer credo che sia una delle cose più interessanti del mondo.
    Credo si possa dire lo stesso per l’arte ‘contemporanea’.
    Più studio testi seri (non la solita ‘critica’ delle riviste specializzate – senza nulla togliervi) più scopro cose interessanti.
    Quindi, quando si parla di ‘possibilità di esperire-conoscere’ senza filtri’ si parla di una pia illusione.

  • Ma di cosa trattasi poi di così importante in questo libro?
    Di 6 artisti 6, di cui 3 trapassati & 3 non ancora, anche se in molti ci spererebbero.
    Dei quali 5 sfrontati 5, con l’eccezione d’un Graffitaro Nero.
    E poi che dire dell’autore? Col suo ardire di farsi fotografare con un indicatore d’altezza stratosferica di 180 centimetri alle spalle, e con quello sguardo che gli fuoriesce per effetto del penzolamento di una testa apparentemente pensosa: mitico viveur tenebroso, nel confidente tentativo di promuovere il controverso Tomo, acerbo frutto di sue aggiornate meningi?
    Una summa di tutti gli aneddoti ed i gossip che ruotano intorno a dei portatori di quel Virus che nessuno vuole contrarre da altri, ma che tutti vorrebbero avere avuto già dalla propria nascita, nel proprio DNA.

    • …l’ultima che hai detto!

      • Alessandro Querci

        Esattamente.
        @Angelov, quando clicco sul tuo link vengo avvisato di un sospetto di ‘phishing’.
        Quindi mi astengo dalla curiosità di vedere il tuo sito.
        Poi: non trovo niente di scandaloso circa l’idea di scrivere un libro su 6 artisti famosi, accomunati dalla innegabile sorte di essere divenuti ‘star’.
        Si tratta di una lettura certo non indispensabile, ma tutt’altro che spiacevole, nonostante abbia dichiarato in precedenza di non concordare con la linea critica di Beatrice.
        Se la tua critica si limita a delle congetture sulla foto dello scrittore perdonami, ma mi pare un pò povera di contenuti.

        • Alessandro Querci

          @Angelov, ancora
          scusami se sono stato un pò brusco (mai quanto il modo in cui tu hai liquidato libro e autore), è che mi è capitato di leggere altrove dei tuoi post sicuramente molto più articolati, e quest’ultimo non faceva onore ad altri che hai scritto.
          Ma capisco che tu sia libero, come chiunque, di usare il registro che preferisci.
          Così come gli altri liberi di criticarlo.
          Spero di essere stato chiaro.

          • Questa storia del “phishing”, non è chiara neanche a me.
            Forse perché ho inserito nello spazio website, il mio indirizzo @mail.
            Devo ammettere che non ho molta dimestichezza con queste macchine.
            La mia demenziale recensione del libro, visto che avevo già letto separatamente le autobiografie dei vari artisti, forse avrebbe dovuto essere spinta più oltre, per potersi commentare da sola.
            Così non è stato.
            Comunque ho una antipatia istintiva vera per tutti i ritratti, sopratutto fotografici, dove ho la sensazione che venga proposta una Posa, una specie di automitizzazione, quella pretesa di bucare lo schermo, quando non ci sono i numeri, e usando tutti gli espedienti possibili.
            Grazie comunque del tuo commento; ne farò tesoro.

  • DSK

    La lista 6 D.W.B.K.H.C. riflette uno scenario precedente all’esplosione di internet..
    Blog & Co stanno lentamente modificando un settore culturale tra i più conservatori, dove certi ruoli, tappe e passaggi erano ormai codificati, obbligati. Vale la pena considerare che questo non è ancora accaduto nell’ambito nostrano, dove i blog d’arte eccellono in chiusura, cioè faticano a costruire una rete di collegamento alternativa al sistema ufficiale.
    I prossimi artistars nasceranno nel web?

    • Tiziano Licata

      SE nasceranno nel WEB saranno isolati in una stanza asettica, nella pan-artisticità e nell’impulso alla creazione/distruzione virtuale. Allora bisogna uscire dal corpo artificiale del WEB. L’unione con la realtà, la vita, sarà il prossimo scenario dell’arte. La totalità onnicomprensiva del linguaggio creativo che si identificherà con i bisogni spirituali che vegetano in ciascuno di noi. Allora tutto sarà corpo di vita: Un corpo d’artista in un’altro corpo umano e tanti altri.ancora…, l’opera d’arte sarà come una catena celeste in carne aeriforme che si gonfierà perennemente di essenza spirituale.

      • DSK

        “È finita per sempre l’immagine dell’artista bohémien” – è iniziata quella del webohémien

  • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

    Molti di questi artisti potrebbero finalmente confortare la teoria anti- romantica secondo cui l’arte sarebbe, finalmente libera dalle catene del sistema mercantile per abbracciare un linguaggio elevato della materia inanimata che si trasferisce a quella animata in un progetto di arte totale, come diceva il grande Walter Gropius.

    RITORNELLO DELL’ARTE CONTEMPORANEA:

    Chi ha trovato tre feticci dell’arte?
    L’hanno portato tre curatori-cicisbei nel museo-mausoleo,
    Due erano grigi e uno nero funereo.