Ai Weiwei. Il Braveheart dell’arte

Artista e architetto. Anzi, art-star e archi-star. Suo malgrado. Perché il cinese Ai Weiwei deve la sua popolare notorietà non tanto alle sue opere, ma alla lunga reclusione che ha scontato in patria. Colpa, in gran parte, di un blog che ora Johan and Levi propone in italiano.

Ai Weiwei

Questo blog è stato chiuso. Se avete domande, per favore digitare il 95105670; cliccate sudare un’occhiatanella stringa a sinistra per visitare altri eccellenti blog”. È quanto si leggeva, inserendo nella barra di navigazione l’indirizzo blog.sina.com.cn/aiweiwei che rimandava, appunto, al blog di Ai Weiwei, artista, architetto e attivista dei diritti umani o dissidente, come ama definirsi, detenuto in una località segreta – dal 2 aprile al 22 giugno 2011 – per la sua netta opposizione al regime (una detenzione che ha visto, fortunatamente, una mobilitazione generale degli stati generali dell’arte).
Un blog “chiuso a tempo indeterminato” dalle autorità cinesi – immediatamente dopo una verifica governativa – perché non in linea con la politica di censura del Comitato centrale. Difatti le autorità del Comitato centrale del Partito Comunista cinese (che il 28 ottobre 2011 aveva annunciato di limitare o meglio di contrastare “l’eccesso di intrattenimento” di programmi e di social network con “tendenze volgari”), pensano bene di bloccare il pensiero scomodo e provocatorio di un artista che ha trasformato, a detta di Obrist, il blog in “una delle grandi sculture sociali del nostro tempo”.

Ai Weiwei - Il blog. Scritti, interviste, invettive 2006-2009

Inclinando la rete a una potente arma per stabilire contatti planetari e aprire dibattiti feroci sul presente (sulle pressioni politiche a senso unico), Ai Weiwei, figlio di Jiang Haicheng (1910-1996), celebre poeta noto come Ai Qing, ha sempre visto nella rete e nel cyberspazio “un potente mezzo di cambiamento sociale”.
La libertà di pensiero, i segni della storia e l’azionismo. Ma anche la lotta, l’apertura a un dibattito più strettamente planetario e la volontà intellettuale di invocare la democrazia e parlare al mondo. Sono questi gli spazi d’azione che è possibile (ri)seguire, ora, nel potente libro Ai Weiwei. Il blog. Scritti, interviste, invettive, 2006-2009, pubblicato dalla casa editrice Johan & Levi di Milano.
Un volume, curato da Stefano Chiodi, che ripercorre una miscellanea di interventi pubblici – di “un rito divenuto quotidiano”, suggerisce Lee Ambrozy, curatrice dell’edizione americana – apparsi sul blog di Ai Weiwei tra il 2006 e il 2009. Si tratta di pensieri, serrate analisi, visioni e riflessioni sullo stato delle cose, sull’inefficienza di una classe politica che, forse ancora in linea con la Grande rivoluzione culturale proletaria promossa da Mao a partire dal 1966, vede l’artista, l’intellettuale, il pensatore come un batterio da debellare, come la nona categoria puzzolente o anche come il demone dalla testa di bue e dal corpo di serpente.

Tradizione e globalizzazione secondo Ai Weiwei

Lasciateci dimenticare ogni persecuzione, ogni umiliazione, ogni massacro, ogni occultamento, ogni menzogna, ogni crollo e ogni morte”, scrive in un post, Lasciateci dimenticare, del 28 maggio 2009. “Dimenticate tutto ciò che potrebbe essere un ricordo doloroso e dimenticate ogni volta che dimentichiamo […]. Per la nostra stessa sopravvivenza, lasciateci dimenticare”. Un dimenticare che è, per dirla con Agnetti, un dimenticare a memoria, un’attesa forse. L’attesa di un cambiamento, di una vita più giusta e felice.

Antonello Tolve

Ai Weiwei – Il blog. Scritti, interviste, invettive 2006-2009
a cura di Stefano Chiodi
Johan & Levi, Milano 2012
Pagg. 392, € 20
ISBN 9788860100634
www.johanandlevi.com

CONDIVIDI
Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi 1977) è teorico e critico d’arte. Dottore di ricerca presso l’Università di Salerno, insegna Pedagogia e Didattica dell'Arte e Antropologia dell'Arte all'Accademia di Belle Arti di Macerata. Studioso delle esperienze artistiche e delle teorie critiche del Secondo Novecento, con particolare attenzione al rapporto che intercorre tra arte, critica d’arte e nuove tecnologie. Pubblicista, collabora regolarmente con diverse testate del settore. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, in Italia e all'estero e vari cataloghi di artisti. Collabora, a Salerno, con la Fondazione Filiberto Menna e dirige con Stefania Zuliani, per l’editore Plectica, la collana Il presente dell’arte. Tra i suoi libri Giardini d’utopia. Aspetti della teatralizzazione nell’arte del Novecento (2008), Gillo Dorfles. Arte e critica d'arte nel secondo Novecento (2011), Giuseppe Stampone. Estetica Neodimensionale / Neodimensional Aesthetics (2011), Bianco-Valente. Geografia delle Emozioni / Geography of Emotions (2011).
  • gisella

    Un artista che deve la sua fortuna alla sua reclusione…dovrebbe ringraziare il regime cinese…

    • Beh complimenti Gisella, forse meriteresti un paio di settimane a Rebibbia (non mi spingo al carcere cinese) per capire che hai scritto un commento inqualificabile.

      • gisella

        e tu chiaramente non conosci la storia dell’artista: la storia umana è una cosa il valore delle sue opere e la sua coerenza (se ci poteva mai essere) è un’altra. Un artista non diventa un buon artista solo perché perseguitato

  • “Ai Weiwei deve la sua popolare notorietà non tanto alle sue opere, ma alla lunga reclusione che ha scontato in patria”
    … capisco che un titolo deve “colpire” e che, quindi, nello stilarlo si può, talvolta, esser portati ad indulgere nell’approssimazione o nell’esagerazione. Ma Ai Wei Wei non deve la sua notorietà alla “lunga detenzione” : era molto noto, in Cina ed all’estero, anche quando collaboro’ alla realizzazione dei Giochi Olimpici.
    Tra l’altro una detenzione di 82 giorni, per il regime Cinese, e’ una vera bazzecola, appena un “fermo di polizia” non una lunga detenzione : ai monaci tibetani rei di aver affisso manifesti che ricordano che il Tibet e’ sempre stato una Nazione indipendente vengono inflitti 7-8 anni di carcere, ad un prigioniero che fugge dal carcere altri 8 anni, a chi espone la bandiera Tibetana, ne canta l’inno nazionale o celebra il compleanno del Dalai Lama ancora 7 anni (ovviamente le motivazioni “ufficiali” non sono queste!!)
    @gisella M.E. Giacomelli ha, purtroppo, assolutamente ragione : il tuo post e’ inqualificabile e la replica, dal punto di vista concettuale, anche peggio : Il valore delle sue opere e’ quello che e’ (assolutamente lecito che tu lo consideri inesistente o quasi, ma i migliori critici del mondo la pensano diversamente); la coerenza (come la storia umana) non sono elementi che possano esser presi in considerazione quando si esprime un giudizio su delle opere d’arte. “Un artista non diventa un buon artista solo perché perseguitato” pienamente d’accordo ed in effettoi lui non lo e’ diventato per questo, come ho già detto.

    • SAVINO MARSEGLIA

      Caro Luciano, ma chi sono questi migliori critici del mondo che conoscono il linguaggio dell’arte e la totalità dei fatti del mondo? Talvolta, questi adulatori al servizio del potere, non tengono conto del fatto che la “reclusione” di un artista sta proprio dentro il suo linguaggio…, incapace di liberarsi dalla sua stessa statica e paranoica autoriproduzione. Talvolta succede che questo linguaggio statico non è libero e non opera nessun cambiamento se non quello della demagogia del potere con le sue caricature… Ai Weiwei, è risaputo, porta il suo linguaggio in una Nazione in cui vige una spietatta dittaura capitalistica. Sembra Don Chisciotte della Mancia nelle sue migliori giornate…

  • Forse Luciano, Forse.
    Gisela ha scritto in termini paradossali , sicuramente forti ed altrettanto forti risultano , comunque, le reazioni che adombrano un “Rebibbia”.
    Un fatto è sicuramente indubitabile : le autorita’ cinesi sembrano usare due pesi e due misure in fatto di repressione di pensiero.
    la faccenda di quel noto dissidente a cui si è fatto pressioni circa il conferimento del premio Nobel è quanto mai emblematica.
    Intorno a questa persona c è un eccesso di “baccano” che ad esempio non ho visto fare tra gli intelletuali anni 70 quando misero a morte il povero Pasolini. E’ Pasolini era un vero Artista scomodo e cio’ che scrisse gli costo’ la vita.

    Riflettiamo.

  • tolgo l’accendo sulla E. E congiunzione

  • Caro Lorenzo, dire che Ai Wei Wei dovrebbe ringraziare il regime cinese e’ come affermare, nel tuo esempio, che noi oggi (visto che lui non può più) dovremmo ringraziare chi ha ucciso Pasolini : inqualificabile.
    Le autorità Cinesi hanno usato un “peso” diverso per lui solo perché era, appunto, internazionalmente noto (e quindi il contrario di quanto scritto nel sotto-titolo non …”noto per…” ma casomai “…ne e’ scampato perché noto…”) e sanno bene che una mano “ufficiale” troppo pesante (ma quelle “ignote” che manovravano i bastoni che lo hanno quasi mandato all’altro mondo non erano certo “leggere”) susciterebbe una valanga di reazioni in tutto il mondo mentre, purtroppo, della situazione in Tibet l’opinione pubblica internazionale se ne disinteressa totalmente (o quasi) : dall’inizio dell’anno 25 giovani tibetani si sono arsi vivi per protesta, ne hai letto nulla su qualche organo di stampa?
    La vicenda della morte di Pasolini (che, lo confesso, non ho mai approfondito) oggi tu la “leggi” (ammesso che la tua “lettura” sia corretta) con le informazioni ed il dettaglio di quasi cinquant’anni di analisi. Allora suscito’ grande commozione nazionale ed internazionale ma, per quel che mi ricordo, venne “vissuta” e “letta” come appariva al momento : una tragica disavventura legata agli ambienti della prostituzione omosessuale di borgata.
    In ogni caso, questo era il punto che sottolineavo criticando la replica di gisella, essa nulla aggiunge o nulla toglie al valore del lavoro di Pasolini.

    • Lorenzo Marras

      carissimo Luciano, conosco Pier Paolo Pasolini attraverso le sue opere : poesie – scritti polemici perche’ scrittore – saggi – regia di Film e la sua meravigliosa vita di uomo libero e lasciamelo dire persona sopratutto e fondamentalmente buona ,sopratutto verso coloro che diritti non potevano esercitarli perche’ poveri e perche’ anche , lasciamelo dire , esistenzialmente impossibilitati poiche” non volgari e vigliacchi come tanti e tanti mediocri uomini cosidetti “normali”.
      Dunque, so abbastanza , anche solo vedendo un suo solo film…il vangelo secondo Matteo…per dirti che non ho bisogno di leggere alcunche’ attraverso lenti di altri. Hanno assassinato un corpo ma Lui vive sempre .

      Detto questo, e per chiarire, mi pare che le espressioni usate da Gisela siano forti ma non tali da giustificare una indiretta condanna per lesa maesta’,
      verso Wei wei nutro giustificati dubbi , è forse un oltraggio dubitare ?
      e dubito perche’ osservo che gli atti delle Autorita’ Governative verso altri dissidenti sono molto piu’ dure; il premio Nobel che ho citato mi pare un esempio singolare da citare.
      Dubbi Luciano, ho solo dubbi ma nessuna imputazione da muovere perche’ detesto farlo e neppure Gisela penso avesse le medesime intenzioni.
      Un caro saluto Luciano.

      • Caro Lorenzo, non ho mai detto che tu abbia bisogno delle “lenti altrui”, non mi permetterei mai e soprattutto non lo penso affatto. Intendevo dire che della morte di Pasolini oggi (per chi si e’ documentato ed ha seguito,certamente con il proprio spirito critico ed analitico, tutto quel che ne e’ stato scritto) si può dare una lettura, come mi pare tu faccia, che trascende il fatto di cronaca ed adombri un complotto ( suggerito dall’espressione “mettere a morte”) , mentre, ai tempi dell’accaduto, essa apparve ai più (intellighenzia compresa) come la tragica morte, nello squallido “milieu” della prostituzione omosessuale di periferia, di uno stimato ed amato intellettuale.
        Su Ai Wei Wei come dissidente, sulla sua “coerenza” o sulla validità del suo operato di contestatore del regime, ogni giudizio e’ valido (quando sia motivato e documentato)
        Sul suo valore artistico… beh siamo alle solite.. c’e’ il (insindacabile, per latro) “mi piace/non mi piace” (ovviamente con tutti ciò che da’ corpo ad esso) e ci sono i testi e gli articoli dei critici (non ho mai detto che essi siano Vangelo, tutt’altro!!) Questi ultimi sono, in larga maggioranza, favorevoli… tutto qui.

    • Driven

      ” per quel che mi ricordo, venne “vissuta” e “letta” come appariva al momento : una tragica disavventura legata agli ambienti della prostituzione omosessuale di borgata. ”

      quindi perlomeno questo dovrebbe farti riflettere su come in Italia gli avvenimenti storici siano regolarmente insabbiati con scioltezza dai servizi segreti collusi con le mafie e gli USA. E paragonare la condanna a morte di Pasolini a una reclusione di un mese è quantomeno ridicolo da parte tua, è già molto ridicolo metterlo sullo stesso piano intellettuale di Ai Weiwei.

      • Forse, prima di scrivere per suggerire ad altri su che cosa riflettere ed in che senso, sarebbe bene che imparassi a leggere: non sono io che ho “tirato in ballo” Pasolini ne’ sono io che ho paragonato la sua morte con la reclusione di Ai Wei Wei e non mi son mai sognato di porre i due “sullo stesso piano intellettuale” (…poi magari ci spieghi che cosa vuol dire e come si possano “paragonare” e porre in una stessa “scala di valori” uno scrittore, poeta, regista ed “intellettuale” ed un architetto, scultore, artista visivo, blogger ed attivista)

        • Driven

          forse dovresti rispondere sul testo non distogliere l’attenzione verso presunti attacchi verso la tua persona, non sei stato il primo a tirare in ballo Pasolini ma lo hai ripreso nella tua argomentazione suggerendo un paragone abominevole. Ai weiwei deve ringraziare l’incarcerazione per l’hype mediatico e la pubblicità indotta che per un artista con una visione mercantile delle opere come la sua (le anfore coca cola non lasciano dubbi) è stata una vera spinta propulsiva verso il turbocapitalismo che ama tanto.

          • Insisto e con te, come giá in passato, chiudo definitivamente : non ho suggerito alcun paragone, impara a leggere.

          • Driven

            Luciano G. Gerini scrive:

            “dire che Ai Wei Wei dovrebbe ringraziare il regime cinese e’ come affermare che noi oggi (visto che lui non può più) dovremmo ringraziare chi ha ucciso Pasolini”

            forse soffri di amnesia retrograda, è abbastanza preoccupante.

  • gisella

    Essere noti non significa nulla: molte personaggi sono noti non per le loro qualità. I tanti critici che a detta di Luciano lo osannano non cambiano il mio giudizio (personale)…anche perché la critica è anch’essa influenzata dall’opinione pubblica ed essere “politically correct” è uno dei paraventi dietro i quali spesso si nasconde la banalità di pensiero.
    Pasolini era un vero artista che lottava in una nazione “democratica” ed è morto per le sue idee..e certo non è diventato famoso per la sua morte tragica!!

    • Nessuno ha mai detto che essere noti “significhi” qualche cosa , ho parlato di notorietà in riferimento al sottotitolo dell’articolo ove la si faceva esser conseguenza della persecuzione, cosa non vera.
      Non ho mai parlato di critici che “lo osannano” la mia frase e’ questa, te la ripeto, anche perché vale quale commento del tuo “non cambiano il mio giudizio” : “Il valore delle sue opere e’ quello che e’ (assolutamente lecito che tu lo consideri inesistente o quasi, ma i migliori critici del mondo la pensano diversamente)”
      Della banalità o profondità di pensiero di quei critici possiamo accertarcene andando a leggere ciò che hanno scritto su questo ed altri argomenti. Purtroppo, per giudicare della tua di banalità’ di pensiero, abbiamo solo i tuoi post: magari sei la più acuta e profonda mente critica Italiana, ma da questi tre singoli “reperti” non lo si evince proprio.
      Rimane il fatto che dire, di chiunque, che dovrebbe ringraziare i suoi persecutori perché l’han fatto diventare famoso e’ inqualificabile.

  • Davide W. Pairone

    Ai Wei Wei è noto da ben prima della reclusione, ora semmai è diventato una figura pop. I meccanismi che hanno portato a queste modalità della ricezione sarebbero anche interessanti da analizzare ma da Gisella vorrei (anzi esigo) un’argomentazione specifica sulle opere, almeno se ne potrebbe discutere

  • Roberto

    Propongo l’istituzione di una “reductio ad Pasolinum” allo stesso modo in cui si usa la Reductio ad Hitlerum: possibile che in una discussione si debba sempre arrivare a Pasolini come modello di onestà rettitudine capacità profetica? Non capisco che diamine c’entri Pasolini in una discussione su Ai Weiwei, se non la stanca abitudine di usarlo come il prezzemolo, cosa che probabilmente avrebbe detestato anche lui. Per quanto riguarda i possibili effetti “pubblicitari” di una detenzione in Cina, possono venire in mente solo a chi pensa esclusivamente in termini di notorietà e successo come conseguenza desiserata dell’arte, insomma a chi ha una visione esclusivamente mercantile delle opere,

  • Angelov

    C’è una teoria che dice che un Personaggio, per diventare un Mito debba subire una Morte Violenta. Più drammatico il distacco dalla Vita, più semplice entrare nella Immortalità. Mi trovavo a Roma quel 2 novembre quando arrivò la notizia della morte di Pasolini, che destò grandissima emozione, perché molti si resero conto solo allora di quanto quell’Intellettuale era entrato a far parte in qualche modo della vita di tutti, o quasi. Ai Weiwei è un artista veramente a rischio, è certi discorsi su di Lui li trovo molto inopportuni. Mentre sto cliccando su una tastiera del mio computer americano, costruito in Cina in uno stabilimento dove gli operai sono forse trattati come schiavi, dovrei criticare un artista cinese perché mi ricorda questo fatto? Di questo passo si finirà col dire: ma se l’è cercato. suvvia….

  • Lorenzo Marras

    Sono il malfattore che ha tirato fuori il nome di Pier Paolo Pasolini.
    Lo so lo so che è proibito parlare di lui perche’ oggi sono in tanti che lo fanno e per i propositi non certo piu’ nobili, uno tra tutti quello di andare addosso al primo “finto” artista o intelletuale che capita.
    Benissimo, io invece disobbedisco (e mi assumo gli stessi rischi) perche’ primo non sto parlando di un farabutto qualsiasi ma del piu’ grande Uomo di pensiero e di lettere dalla seconda guerra mondiale (dopo Antonio Gramsci) secondo se ne ho scritto epperche’ volevo ancora di piu’ sottolineare la sua incolpevole condizione di uomo SOLO, che nonostante tutto ed anche a prezzo della sua incolumita’ personale, non guardava proprio in faccia nessuno : Intellettuali infiorettanti in primis che oggi dilagano come non mai prima.
    e terzo e concludo , perche’ si sente veramente il bisogno , impellente, di fare piazza pulita di certe campagne , molto spesso, mistificatrici che riguardano questo o quel personaggio che non HA altro altro scopo che fare di ogni florilegio, solo occasione di mera VISIBILITA’ per altri fini.

    Ribadisco con la presente il diritto di avere una riserva verso la persona intorno a cui si dibatte con questo articolo e avere riserve non significa urlare contro od assumere un atteggiamento patibolare.

    • Caro Lorenzo, per evitar possibili malintesi:
      – non ritengo che tu abbia “mal fatto” nel citare il caso Pasolini, se ti e’ venuta in mente quest’associazione d’idee era ed e’ tuo sacrosanto diritto esporla
      – personalmente non vedo alcun punto di possibile “somiglianza” tra il caso Pasolini ed il caso Ai Wei Wei e, mi pare, neppure tu: ti sei limitato a rammaricarti che, mentre oggi l’intellighenzia nazionale ed internazionale si “mobilita” in favore del cinese ieri, almeno tu ritieni, non vi fu una sufficiente mobilitazione per l’intellettuale Italiano.
      – a fronte di questa tua considerazione ed al di fuori di ogni parallelo o comparazione dei due personaggi e delle rispettive vicende (che, ribadisco, ritengo impossibile fare per molti diversi motivi) io mi sono limitato a farti presente che, all’epoca la morte di Pasolini non venne percepita come una “messa a morte” (per usare la tua espressione) e quindi l’intellighenzia e l’opinione pubblica si rammaricarono per un omicidio perpetrato in uno squallido scenario .
      Per il resto: rispetto le tue opinioni su Pasolini e rispetto anche le tue riserve su Ai Wei Wei perché le opinioni personali , per me, vanno sempre rispettate e, casomai analizzate, discusse ed eventualmente confutate.
      Infine (ho poca voglia di tornar ancora sull’argomento) se la tua frase: “si sente veramente il bisogno , impellente, di fare piazza pulita di certe campagne , molto spesso, mistificatrici che riguardano questo o quel personaggio che non HA altro altro scopo che fare di ogni florilegio, solo occasione di mera VISIBILITA’ per altri fini.” fosse riferita (ma penso e spero di no anche perché definire delle ripetute bastonature e la carcerazione, quand’anche breve, un “florilegio” mi par demenziale e certo non degno del tuo stile) al caso Ai Wei Wei, ti direi : secondo me sei in errore. Buona giornata

  • Luciano il mio appunto era diretto agli incensatori . L’incensato lo vedo al centro delle attenzioni da quando leggevo Exibart .
    Ecco, ieri , parlo di ieri anni 70 e specificamente in quel triste evento non c erano incensatori ne’ incensati ma un uomo, sostanzialmente solo e peggio considerato scomodo e dai cosidetti uomini di potere e dagli “intelletuali”
    per modo di dire, con altre priorita’.
    Mettiamola cosi’ Luciano, sia detto papale papale tra noi.

    Sono gli incensatori di ogni eta’ che disprezzo, sempre.

    • “Sono gli incensatori di ogni eta’ che disprezzo, sempre” … e su questo sono pienamente d’accordo con te

      • SAVINO MARSEGLIA

        Caro Luciano gli incensatori al giorno d’oggi portano a sostegno delle proprie posizioni riferimenti a modelli di potere dominante. Il tuo giudizio su Pasolini è un approccio rischioso, e su questo ha ragione Lorenzo. Dare credibilità di giudizio ai cosiddetti “intellettuali” e uomini di potere, significa mistificare e uccidere per la seconda volta l’uomo e l’artista Pasolini: un intellettuale libero e scomodo per qualsiasi forma di potere.

        Ti faccio una domanda: oggi ci sono intellettuali e artisti che non siano assoldati dai vari centri di potere? Pasolini, in vita, metteva già in guardia circa questo pericolo nefasto di una classe culturale di intellettuali al servizio esclusivo di una sola classe dominante.

        E’ tempo caro Luciano di riprendere il pensiero di Pasolini e di incoraggiare la gente a pensare con la propria testa, invece di affidarsi continuamente a questi insipidi incensatori…

        • Caro Savino dove hai letto un mio “giudizio” su Pasolini? Non ne ho mai espresso alcuno!! Per principio non esprimo (quasi) mai “giudizi” sulle persone ed in particolare su “artisti” (nel senso più ampio del termine) perché, per me, l’arte e’ sempre arte: a volte più apprezzabile, altre meno, ma sempre m’ispira “considerazioni” e mai “giudizi”.
          Circa la tua domanda ti rispondo: degli “intellettuali” non so (anche perché non mi occupo molto di loro) di artisti, tra quelli a tutti noti, te ne potrei citare certamente molti più d’uno che non furono, non sono e, son certo, non saranno mai “assoldati dai vari centri di potere”. No, nomi non te ne faccio ma, se leggi i miei post, potrai averne già identificato qualcheduno ed altri ti capiterà d’identificarne, come ho detto non esprimo quasi mai giudizi, se me ne scappa qualcheduno entusiastico, puoi star certo che e’ riferito ad uno di quelli.
          Sono assolutamente d’accordo con te quando dici che e’ tempo d’incoraggiare la gente a pensare con la propria testa ! E’ sempre il tempo di farlo !
          Infine ed in generale, non condivido la tua visione totalmente pessimistica del presente. Sbaglierò ma sono abbastanza convinto che se il presente ci pare men “buono” del passato e’ solo perché’ del passato, storia e memoria tendono a conservarci e ricordarci solo il “meglio” mentre del presente, ovviamente, viviamo anche il men peggio ed il peggio.

  • Volete che vi apriamo un forum dedicato: Marras, Gerini, Marseglia, con moderatore Luca Rossi e trolls a scelta?
    Abbiate la compiacenza di capire che, se discutete in 2-3 per 12 post a testa, magari conviene usare l’email, il telefono, skype, un tavolino con sopra delle birre, qualunque cosa, ma non il commentario di un portale.

    • christian caliandro

      è vero. ma è anche vero che forse noi tutti, qui sopra, in questo anno di Artribune abbiamo offerto e messo a disposizione il contesto per queste “utilissime” schermaglie, incoraggiandole addirittura in alcuni casi… Come mai su altri siti e blog culturali queste ridicole manifestazioni di solipsismo becero sono molto più rare? (per dire: quando si evocano i fantasmi, poi non ha molto senso lamentarsi di avere la casa infestata.)

      • Davide W. Pairone

        mi stupisco di questa uscita di Giacomelli visto che come nota giustamente Caliandro il commentario è solitamente un vanto della vostra redazione e che ci sono utenti come me che leggono con più frequenza Marras, Gerini e Curti piuttosto che certe firme di artribune. Meglio un dibattito su Pasolini e Ai Wei Wei che certe inutili segnalazioni su design, moda, coolness varia, recensioni di tre righe, Sgarbeidi, Dipré ecc. Doppiamente stupito perché stimo il lavoro di Giacomelli, comunque come si dice: attenzione a quello che si desidera perché potrebbe avverarsi

      • Caro Caliandro :
        solipsismo = “Teoria secondo la quale il soggetto pensante si pone come la sola realtà, per cui il mondo esterno appare solo come una sua momentanea percezione”
        becero = ” persona maleducata, sguaiata, volgare”
        Non mi pare proprio che Lorenzo Marras, Savino Marseglia, Luca Rossi o il sottoscritto (perche’ di loro si parlava sino al tuo inopportuno “intervento a gamba tesa”) possano essere definiti “solipsisti”. Se sei in grado di affermare il contrario sarei interessato a leggere le tue argomentazioni.
        Quanto a “becero”, facciamo cosi’: io sono disposto a pagarti 100 Euro per ogni mio commento (dall’inizio di Artribune ad oggi) che possa essere, ragionevolmente, definito “becero”.
        Se non a noi tu ti riferivi nella tua “perla” di commento allora debbo ricordarti che “lo Scuro” era un gran bel personaggio da imitare ma giocava a biliardo, non faceva il giornalista.

    • SAVINO MARSEGLIA

      Caro Giacomelli, voi che siete di mente aperta alla critica, vedo che a volte, fate molta fatica a tenere il timone di questo commentario. Vi comprendo: anche una redazione efficiente, farebbe non pochi sforzi a tenere il rosario del commentario in una mano e nell’altra uno striscione contro qualcuno in cui ha riposto la critica e la dialettica di una vita. Purtroppo gestire un portale non è così semplice! Anche se è possibile migliorarlo in qualità grafica e in livello di idee… e voi in quache modo ci siete riusciti. Complimenti!

      Permettimi questo appunto: non c’è bisogno di un tavolino apparecchiato per discutere di arte per il gusto della cosa in sé. Su questo punto anche Lorenzo Marras, Luciano Gerini ed altri, (naturalmente nelle dovute differenze e punti di vista) condividono con me, anche perchè: argomentare, riflettere e approfondire apre sempre la mente in ciascuno di noi..

      Forse, non tutti i commentatori di Artribune esigono approfondire argomenti complessi? Certo, per tanti altri lettori è diverso! A me, interessa particolarmente approfondire un determinato argomento d’arte, anche per porre fine (diciamo così) a tante incongruenze, inesattezze che si trovano in tanti articoli sull’arte – che a mio parere, spesso, si presentano effimeri e noiosi, da configurarsi più nella cronaca mondana che in una buona informazione o dose di dialettica costruttiva.

      E’ ovvio che certi approfondimenti non sono comunemente accettati da certi lettori e non da altri. Tuttavia, il portale è vostro e lo gestite come meglio vi pare.

      Saluti e buon lavoro

    • Per essere precisi, caro M.E., fino al tuo intervento, questo articolo e’ stato commentato da 9 diversi commentatori (te compreso) per un totale di 26 commenti, dei quali 9 sono miei in dialogo con 5 diversi soggetti (uno dei quali Artribune per il titolo).
      Detto questo, “se discutete in 2-3” non e’ certo colpa (o problema che riguardi) i 2-3. tu e la redazione sapete bene come, eventualmente, impedirlo.
      Se uno dei commentatori scrive un post che viene da altro o da altri, malinteso, mal-interpretato, travisato, e’ di tutta evidenza che il commentatore senta la necessita’ (e direi che abbia anche il diritto) di replicare per correggere il travisamento o il fraintendimento.
      Aprire un forum? Potrebbe anche essere un’idea, altri lo hanno fatto e lo fanno ma, forse, potrebbe esser pericoloso: potrebbe capitare che il forum finisca per essere più seguito e commentato che non la zine.
      Il tuo problema sono io o altro commentatore? Basta dirlo chiaramente, vedrai che non ci sara’ necessita’ di “bannare” l’ip, come avete fatto in altro caso.
      Per quel che mi riguarda, leggo Artribune dalla sua prima uscita perché la trovo più interessante di altre “pubblicazioni” simili e, per lo stesso motivo, ho sempre cercato, nel mio modesto ambito di relazioni ed amicizie, di diffonderne la conoscenza, ho trovato e trovo interessante e stimolante partecipare al commentario (soprattutto quando la discussione si orienta più su argomenti fondamentali e generali che non quando si focalizza sul “contingente”) ma, credimi, cosi’ come ne ho fatto senza sino al marzo scorso, vivendo e lavorando serenamente, ne potrò fare serenamente a meno anche d’ora innanzi.

  • Lorenzo Marras

    Carissimo Giacomelli , Lei se non sbaglio è membro della Redazione di Artribune. Benissimo.
    La faccenda è di facile soluzione : guardi inviti il sottoscritto, Gerini , Marseglia e Curti a non scrivere piu’ commenti nello spazio messo a disposizione da Artribune. Non c è niente di male fare una richiesta in questo senso , se la nostra presenza non è gradita, io al suo posto e con molta gentilezza lo avrei chiesto.
    Giacomelli, lo faccia ESPRESSAMENTE ,Lo faccia, questo invito e le posso assicurare che non vedrete piu’ nessun mio intervento, ma che sia fatto alla luce del sole.

    Cordialmente.

  • christian caliandro

    la vostra capacità di non capire mai niente di niente ha dell’incredibile.

    • Davide W. Pairone

      ci vuoi anche suggerire cosa controbattere a questa insulsa sparata? Mi sembra davvero assurdo che la redazione assolva alla funzione di trollaggio dato che qui sopra si era sviluppata una discussione di un certo tipo ed ora ci troviamo a parlare delle vostre paturnie

  • Lorenzo Marras

    Egregio Caliandro guardi , detto senza preamboli ed in tutta sincerita’ , le rare cose che non sono riuscito mai a comprendere sono gli articoli da Lei scritti su Artribune. Puo’ darsi che mi sbagli e che cio’ sia dipeso da personali deficit che mi porto dietro, derivanti sicuramente da un passato scolastico non proprio esemplare, ma leggendo e ri leggendo cio’ che Lei scrive provo una sorta di disagio nello scovare quelli che, da sempre , dovrebbero essere i cardini intorno a cui ruota ogni discorso che abbia ambizioni di raggiungere i piu’.
    E infatti raramente ho rilasciato commenti ai suoi scritti , se non quando Vi ero costretto, perche’ , non riuscivo a tenere il silenzio.
    Non so proprio cosa abbia dell’increndibile leggere per l’ENNESIMA volta e dico ENNESIMA volta la solita tiritera verso i modi (vada prolissi) con cui si interviene qui dentro. Oh , la verita’ si dica non siete soli, perche’ e’ diverso tempo che leggo da parte di “”autorevoli” addetti ai lavori delle , si , sciocchine rimostranze verso chi scrive la sua.
    Eggia’ e gli aggettivi certo non mancano: scrittori della domenica, perdigiorno, scocciatori, narcisi, falliti anche artisti falliti e tanto tanto altro, come se qui qualcuno avesse chesso’ scritto della De Filippi di Pupo i fratelli Vanzina , San Remo o avesse scritto delle relazioni di Pato.

    Ma ora che ci siamo, diciamoci le cose come stanno e non nascondiamoci dietro un dito.

    • christian caliandro

      aridanghete! vedi che io già ho detto le cose come stanno (e pure in italiano).

      • SAVINO MARSEGLIA

        Gentile Caliandro, non sarà per un caso che tanti articoli di giornali d’arte, esaurita la stagione dei contenuti effimeri, stiano riproponendo sistematicamente ai propri lettori il congiuntivo della lingua italiana?

        In italia si chiacchera di tutto, senza mai arrivare alla sostanza delle cose!
        E’ quindi importante non sovrastimare il peso delle sue parole o “cose come stanno” e della loro funzione, ammesso che l’abbiano. Deve sapere che nessuno alla soluzione in tasca: di questi tempi confusi è raro che abbiano tutta la fondatezza e l’influenza che a Lei farebbe piacere che avessero…
        saluti

        • SAVINO MARSEGLIA

          correzione: ha la soluzione

  • Lorenzo Marras

    E tanto deo no ischi lezze?

    • SAVINO MARSEGLIA

      Caro Lorenzo, lu tuossic nie buuon manche a li surce!

  • Fiorella M’Annoia

    cos’è Caliandro quando qualcuno vi parla chiaro non siete in grado di replicare e svicolate in questo modo triste? io in ogni caso fossi in te non mi preoccuperei, c’è sempre il nuovo film di Villaggio o il concerto di Jovanotti da recensire, secondo me per quanto hai scritto nell’ultimo anno tu sei il nuovo Vincenzo Mollica, senza offesa eh

  • Rispetto ai tempi di Exibart il livello del commentario è molto più basso e coinvolge sì e no 3-4 persone. Condivido quello che dice Caliandro, il grado di idiozia è molto alto. Forse prevale il narcisismo. Sarebbe interessante che ogni utente potesse fare solo 2-3 commenti e di un numero di caratteri limitato (vagliare con chi gestisce il sito tecnicamente).

    Personalmente cerco di interventire brevemente per poi ordinare le cose più utili su whitehouse.

    Come redazione mi chiederei perchè il commentario è così povero. A mio parere c’è un grandissimo problema di spettatori, sistematicamente dati per scontati e IGNORATI. Quelli che ci sono tendono all’idiozia.

    Poi c’è un problema di contenuti:

    -evitare di riportare mostre ricopiando il comunicato stampa. Piuttosto selezionare fortemente (già questa un ‘idea di critica) e fare poco ma farlo bene (argomentando le luci e le ombre di un progetto).

    -gli articoli di critica (vedi ere della stupidità) DEVONO proporre modalità e strade alternative. Nella realtà si sta verificando una naturale fusione di ruoli, quindi proporre articoli che rilevano criticità è fin troppo facile, servono proposte alternative (se non le si hanno lo si deve dire, ma poi evitare di continuare a criticare, perchè evidentemente quello che si critica è il “migliore dei mondi possibili”).

    • Flower Unpower

      Morsiani detto Trixi guarda che Caliandro ha scritto che il livello del commentario è basso in primis per i tuoi interventi idioti e ripetitivi, inutile che cerchi sempre di dare una slinguazzata di qua e una di là, il grado del tuo cieco narcisismo è veramente intollerabile, non riesci manco a capire quanto sei diventato pedante e vuoto a livelli improponibili. Per quanto riguarda la mancanza di selezione e di critica di Artribune è vero, ma dal tuo pulpito non ne puoi parlare visto che usi Artribune esclusivamente come piattaforma di pubblicità per agganciare link al tuo blog privo di spettatori

      • Ecco appunto. :-)

        Credo che il blog sia un ‘opportunità per chiunque (morsiani, trixi, rossi, cattelan, minini, ago, cavallucci…tutte le vostre ossessioni…) per ordinare e argomentare meglio le riflessioni che nascono e si sviluppano sommariamente nel commentario.

        Cosa dovrei pubblicizzare con il blog? Non vendo nulla, incredibile ma è tutto GRATIS. :-D

        Ecco il confronto con Minini, avvenuto su Artribune, ma quì ordinato nei punti essenziali:

        http://whlr.blogspot.com/2012/02/luca-rossi-works-cornice-4-foto.html

  • Sto facendo uno sforzo personale quotidiano per moderare questo commentario, quindi dirò la mia. Sono e sarò sempre favorevole a mantenere questo spazio aperto a tutti, persino ai commentatori anonimi, purchè non scendano mai sotto la soglia della civiltà (difatti gli interventi offensivi, se ci fate caso, non passano più e da molto).
    Per il resto, ogni azione fatta a monte per imbrigliare la discussione mi vede contraria.
    Dovremmo impedire a una persona di rispondere ad un commento magari a lui rivolto perchè ha già commentato 2 volte? Questo significherebbe uccidere il dibattito e toglierebbe a chiunque la voglia di partecipare.
    Per quando riguarda il livello della discussione: mi sembra che sia piuttosto vario. Ci sono scambi sterili e scambi interessanti, ma la piattaforma è aperta e accoglie tutti, e non mi pare affatto poco.
    Infine, Luca, il commentario di Exibart forse non te lo ricordi bene…

    • Forse non ricordo bene Exibart e ho molte aspettative su Artribune. Queste due cose abbassano il giudizio sulla qualità del commentario di artribune.

      Il punto non è l’anonimato ma le offese gratuite o il piacere del gossip fine a se stesso. Io non sono anonimo per nulla (cosa dovrei fare, dovrei incontrare di persona i 36 milioni di italiani che usano internet)…ma soprattutto non ho mai scritto o fatto cose che richiedono l’anonimato.

      La mia colpa è quella di stimolare riflessioni ed argomentare criticamente rispetto ai contenuti. Queste cose fanno paura, e lasciano paralizzati molti nell’incapacità di argomentare le proprie scelte. Usciamo di casa in italia (ma non solo) e capiamo gli effetti di questa incapacità di “vedere” e quindi di argomentare di conseguenza.

    • Bene Valentina, ma allora, forse, avete qualche problema di coordinazione interna da risolvere. Comunque, a te, grazie! ottimo lavoro! In effetti volgarità e meri attacchi personali sono quasi scomparsi

      • Il fatto che Marco sia un membro della Redazione non gli toglie la possibilità di esprimersi come singolo. I commenti messi a proprio nome vanno intesi come tali. Altrimenti li firmiamo Redazione, appunto :-)
        Per quanto riguarda la moderazione: non è facile mantenere l’equilibrio (anche perchè ogni due per tre si grida alla censura), però ci proviamo!

        • Capisco la differenza (l’avevo compresa anche prima della tua cortese precisazione), rimane il fatto che, gli interventi “personali” di un redattore, non rivolti a commentare un articolo o a discutere un tema emerso nel commentario ma esclusivamente diretti a redarguire dei commentatori (e non in astratto o in generale, ma identificandoli nominativamente) sulle modalità e frequenze dei loro commenti non possono essere percepiti come “mere opinioni personali non condivise dalla redazione” , a meno che l’estensore non lo scriva chiaramente nel suo post, e, in questo senso, forse, dovreste far chiarezza tra di voi.
          Comunque, quel che ho detto sopra a Giacomelli rimane valido… se e quando io sia persona non grata, basta dirlo, anche via mail. Ciao, grazie e buon lavoro

  • Lorenzo Marras

    Luca guarda che non siamo nel tuo blog.
    Se hai qualcosa da dire hai l obbligo di rimanere in tema e non fare il maestrino che ha corretto i compiti a casa.
    A te due , a te sei meno meno, a te dieci che mi dai sempre ragione ed invece a te zero spaccato che mi stai sempre a dire che non sono il più bravo maestrino della scuola.
    Ti do l aiutino : leggiti l’intervento di Giacomelli.

  • Angelov

    All’intervento che voleva essere di moderazione di Giacomelli, ne sono seguiti 24, che forse dimostrano che la Suscettibilità viene troppo spesso confusa con la Sensibilità. Nel frattempo Ai Weiwei e Pasolini hanno avuto tutto il tempo di andare al bar e brindare a tanta Vanità Culturale.

  • emanuela

    ..e comunque nessuno ha notato che Weiwei è figlio ( nel vero senso della parola) della nomenclatura cinese. Proveniente da una famiglia che gestisce il potere politico in Cina ( altrimenti non si spiegherebbero le grandi commesse ricevute dal proprio governo). Ha provocato ben sapendo di rischiare poco ( la sua prigionia domiciliare) e non certo la vita come tanti veri dissidenti cinesi di cui non sapremo mai il nome.

  • Mancavo io!

    Fermo restando che la Cina è esagerata, che piaccia o no ( a me NO), quelle sono le leggi vigenti. Terribili, certo, ma sempre leggi sono, in un certo senso. E comunque, qualunque legge, è una mannaia, non può avere sfumature, per sua essenza. Infatti i giudici, interpretano, occhio al verbo, interpretano ed applicano.Pertanto, se qualcuno le trasgredisce, laggiù viene punito (ingiustamente).

    Inoltre, scusatemi, ma chi ha davvero la prova che l’artista sia stato davvero incarcerato? Eppoi, che noia, quelle tante foto in Piazza Tien an Men (credo sia lì)….INVECE tanti suoi veramente coraggiosi compatrioti sono andati fino in fondo, FREGANDOSENE della notorietà, e pace all’anima loro, poveri ragazzi. E le immagini si sono viste comunque, e non c’era internet……!

    Scusatemi, ma lui, mi sa che sia il Cattelan cinese….