Siamo andati a Rotterdam per vedere come sta il fiume Maas e la diagnosi non è incoraggiante, complice il terribile inquinamento. Però la volontà di cambiare le cose non manca.

Rotterdam ha messo il piede sull’acceleratore: il 2018 si preannuncia ricco di aperture e inaugurazioni. Forte di un flusso turistico in crescita, differente da quello di Amsterdam, la città sta investendo sulle sue tre più peculiari caratteristiche: l’acqua, l’innovazione e l’architettura contemporanea. Dotata di una comunità architettonica incredibilmente vitale – merito, principalmente, del numero di architetti internazionali che ogni anno affluiscono qui per lavorare presso due grandi practice, MVRDV e OMA – ha capito come sfruttare questa risorsa, investendo in un mercato che strizza l’occhio agli addetti al settore. Inserita da Lonely Planet come “Best in Travel 2016”, Rotterdam sta vivendo un incremento esponenziale del turismo targettizzato e sostenibile, affidato all’architettura.
Ecco perché sono davvero molte le opere in progress che stanno arricchendo e modificando la città. Seppur differenti per forma, dimensioni e tipologia, hanno quasi tutte in comune un fattore: saranno galleggianti o, comunque, in stretto rapporto con l’acqua. Diversamente da Amsterdam, dotata di graziosi ma piccoli canali, Rotterdam si affaccia sul Maas, in collegamento diretto col Mare del Nord. L’imponente fiume è molto inquinato, a causa dell’elevato traffico mercantile dovuto alla vicinanza con l’Europoort, il più grande porto d’Europa. Molte delle costruzioni in via di realizzazione sono progettate con materiali tecnologici ma sostenibili, ri-trasformati per nuovi utilizzi architettonici.

WHIM, Recycled Park
WHIM, Recycled Park

PAROLA D’ORDINE: SOSTENIBILITÀ

Nell’ottica di un’operazione PlasticFree operano, ad esempio, i Superuse, e lo studio WHIM, autore del Recycled Park: un parco galleggiante, costituito da moduli esagonali aggregabili a piacimento, dove ospitare isole verdi in plastica riciclata. L’idea è quella di far sì che i cittadini via via “adottino” un esagono e se ne prendano cura, lasciandolo alla libera fruizione della comunità. Oltre a lavorare per l’implementazione di – seppur insolite – aree verdi in città, il parco galleggiante è anche un esperimento sociale di condivisione ed educazione civica. I cittadini sono infatti chiamati a co-operare per l’ambiente e per la città, recuperando rifiuti dal fiume poco prima che raggiungano il mare: le materie plastiche vengono così riciclate per dare nuovo valore e ruolo ecologico alle acque fluviali.
Caso simile, le Floating Farms, progetto del gruppo olandese Beladon – building behavior, coordinato da Peter Van Winderden. La prima a essere inaugurata, nell’agosto 2018, sarà quella dedicata ai bovini: ben 40, per 800 litri di latte fresco al giorno. A seguire verrà realizzato il prototipo con 600 polli e, infine, la farm dedicata agli ortaggi, con coltivazione idroponica priva di pesticidi. Dal punto di vista estetico, queste fattorie galleggianti si ispirano agli Apple Stores, al loro minimalismo elegante e funzionale, senza fronzoli. Sono infatti costituite da una base rettangolare in calcestruzzo alleggerito – realizzata ad Amsterdam e trasportata qui via fiume – e da una copertura ariosa, leggera e trasparente. Al grido di “trans – FARMation!” il team afferma: “Produrre cibo per la popolazione mondiale sta diventando una sfida ogni giorno più grande, perché c’è sempre meno terreno arabile disponibile. Le metropoli in continua crescita provocano un crescente divario tra gli abitanti e l’agricoltura. Floating Farm è una fattoria galleggiante high-tech e autosufficiente, con una produzione circolare: i cicli di nutrienti, energia e acqua sono chiusi il più possibile, al fine di ridurre al minimo gli sprechi”. Oltre a fornire una preziosa piattaforma che può funzionare come alternativa alla scarsa disponibilità di terreni, la Floating Farm produce e commercializza alimenti freschi di giornata per il consumatore, svolgendo anche un contributo educativo. Obiettivi? Abbattere il flusso di rifiuti, ridurre la lunghezza della catena logistica e consentire all’utente di godere di prodotti locali e sani.

Public Domain Architecten, Rotterdam
Public Domain Architecten, Rotterdam

ABITAZIONI ECOFRIENDLY

Seguono il medesimo modello operativo anche le Nassahaven, abitazioni galleggianti ecofriendly. Nel 2018, infatti, queste residenze – anche note come Harbour Loft Apartments – saranno completate sulle vecchie banchine della città, nei pressi del Feijenoord, quartiere in fase di sviluppo. Investire su costruzioni galleggianti (trend del futuro!) contribuisce alla creazione di un ambiente più verde e con maggiore biodiversità, fatto di architetture sostenibili e resilienti che ben si adattano ai cambiamenti climatici.
Dopotutto, il fiume è molto più di una semplice autostrada per le navi. È anche il più grande svago naturale della città, con una connessione che già si manifestata in un’ampia varietà di eventi permanenti e temporanei, in grado di attirare visitatori. Facendo dell’innovazione una sua grande risorsa, Rotterdam continua a stupirci con progressi pionieristici, a terra come sull’acqua. Non a caso quindi Nexus, società di Impact Investing leader a livello internazionale, ha scelto proprio Rotterdam per ospitare il Summit Europeo del 2018: attesi oltre 3mila giovani investitori e imprenditori che lavorano per aumentare e migliorare la filantropia e gli investimenti a impatto sociale.

Giulia Mura

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #41

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua inserzione sul prossimo Artribune

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.