Al centro di una guerra che non pare destinata a spegnersi, la Siria è scrigno di una patrimonio culturale prezioso, che richiede un’attenta salvaguardia.

Si torna a parlare della Siria, della guerra e quindi anche del rischio ‒ mai cessato, in realtà ‒ che minaccia la popolazione e i beni culturali. Questa volta il luogo coinvolto negli scontri si trova a nord di Aleppo, nella regione di Afrin. Una zona ricchissima di monumenti e resti archeologici, tra i quali merita una particolare menzione la famosa grotta di Dederiyeh, in cui sono stati trovati i resti di almeno diciassette uomini di Neanderthal. La grotta, denominata Dederiyeh ‒ che in curdo significa “due entrate” ‒, si trova nella valle di Afrin, primo corridoio dell’espansione umana out of Africa all’interno del continente euroasiatico. Era l’autunno del 2013 quando per la prima volta mi recai nella valle a visitare la grotta grazie a una gita universitaria. Il professore ci divise in gruppi nel fondo della valle per mandarci, da soli, in esplorazione della grotta. È così che ho scoperto la bellezza delle montagne e delle valli circondate da alberi di olive, che producono olio e olive di massima qualità, assai rinomate in tutto il Paese. Questo è accaduto in un giorno di pioggia e senza essere preparati.

Siria. Cirro, l'attuale Nabi Hurri
Siria. Cirro, l’attuale Nabi Hurri

CIRRO E L’IMPERO ROMANO

A solo due chilometri dal confine turco si trova invece l’antica città greca di Cirro, l’odierna Nabi Hurri. La città fu costruita all’epoca di Seleuco I Nicatore, generale di Alessandro Magno, che, probabilmente intorno al 300 a.C., avrebbe individuato il luogo di questo sito nelle vicinanze del fiume Afrin, chiamandolo poi Cirro per analogia con l’omonima città della Macedonia. Cirro fu poi annessa all’Impero Romano nel 64 a.C. in seguito alla conquista della Siria da parte delle legioni guidate del militare Pompeo. La città ‒ chiamata dai romani Cyrrhus ‒ diventò un importante centro amministrativo, militare e commerciale posto sulla strada tra Antiochia e l’Eufrate, vicino cioè al confine con l’Impero Partico.
Fra i resti archeologici ancora oggi visibili, il più importante è certamente l’ampio teatro romano datato al II secolo, considerato il monumento meglio conservato e uno dei più grandi dell’intero Impero Romano: ha infatti un diametro di ben 115 metri! Si possono poi ammirare dell’antica città anche le mura difensive, l’acropoli e una piccola fortificazione romana. Non da ultimo, si riconosce anche un mausoleo di un militare romano a forma esagonale e con tetto a forma di piramide. In epoca cristiana fu trasformato in chiesa, mentre durante il periodo islamico venne ripristinato l’antico mausoleo, destinandolo però a un uomo religioso, a cui fu aggiunta, proprio accanto, una piccola moschea usata ancora oggi per celebrare alcune particolari festività.

Siria. Tempio di Ain Dara
Siria. Tempio di Ain Dara

IL TEMPIO DI AIN DARA

Parlando della zona di Afrin, non si può dimenticare il Tempio di Ain Dara, insieme alle sue notevoli sculture, alle statue in basalto che raffigurano leoni e sfingi, e soprattutto alle grandi orme di piedi scolpite nel pavimento. Orme di uomini giganti o di divinità? Nessuno può dirlo con certezza: la domanda lascia ancora oggi aperto il dibattito tra molti studiosi e ricercatori. Secondo le ricerche fatte fino a oggi, il tempio sembrerebbe risalire all’Età del Ferro ‒ intorno al 1300 a.C. circa ‒ e sarebbe da attribuire alla cultura ittita. Chi erano gli Ittiti? Un popolo indoeuropeo che abitava nell’area centrale dell’Asia Minore (attuale Turchia) e nel nord della Siria durante il II millennio a.C. Ovviamente non si tratta di impronte lasciate da una persona intenta a passeggiare nel tempio, ma di una realizzazione architettonica espressamente voluta dai creatori del tempio, probabilmente per il culto di una divinità, dovendo quindi rappresentare il lustro del luogo insieme alle colossali statue qui poste.
Nell’estate del 2007 sono andato a visitare il Tempio di Ain Dara insieme a un gruppo di studenti italiani con cui lavoravo negli scavi della Missione Archeologica Italiana in Siria nel sito di Ebla. L’afa superava ogni limite e la temperatura raggiungeva i 43 gradi all’ombra, ma la visita era così particolare! Dopo aver visitato il tempio, posto proprio in cima alla collina, e aver sentito il calore del basalto da vicino, siamo andati in un ristorante locale per esplorare la mitica cucina della regione, viaggiando su un pulmino chiamato Service, che assomiglia a quello della Volkswagen, anche se forse non ha lo stesso fascino.

Siria. Grotta di Dederiyeh
Siria. Grotta di Dederiyeh

RICOSTRUZIONE E IMPEGNO

In Siria sono stati intrapresi molti lavori di protezione per i Beni Culturali, nonostante i gravi danni subiti in molti luoghi, come per esempio Palmira, Apamea, Ebla e la città vecchia di Aleppo. Un anno fa, l’Italia si è fatta carico del restauro delle due statue danneggiate nel sito archeologico di Palmira. Nell’autunno scorso, invece, ho avuto l’occasione di incontrare un esperto di restauro che lavora a Roma, che mi ha parlato dell’impegno preso per la realizzazione di un intervento di recupero nella città di Aleppo. Un progetto rivolto alla ricostruzione e alla riabilitazione di monumenti, certamente, ma nello stesso tempo un laboratorio per la preparazione e il reinserimento dei giovani locali.
Un archeologo siriano, che è appena tornato invece dalla zona di Afrin e dalla città di Aleppo, mi ha poi raccontato l’enorme impegno della stessa popolazione rivolto alla conservazione e alla protezione delle case tradizionali nella città vecchia di Aleppo, fin dell’inizio della guerra. È però ovviamente un lavoro lunghissimo, che ha bisogno di importanti risorse economiche e umane.

‒ Ghiath Rammo

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Ghiath Rammo
Archeologo orientalista, laureato in Archeologia presso l’Università di Aleppo (Siria). Tra il 2004 e il 2010 ha partecipato agli scavi dell’antica città di Ebla (Siria) come membro della Missione Archeologica Italiana in Siria. Ha maturato esperienza in campo turistico ad Aleppo, lavorando a stretto contatto con i turisti, svolgendo attività di accompagnatore e guida turistica. Parla fluentemente arabo, curdo, italiano e inglese. È co-fondatore dell’Associazione Culturale L’Asino d’Oro attiva su Roma e gestisce il blog Marhaba Roma sulla storia e la cultura di Roma in lingua araba e curda.