Biennale di Lione 2015. Parte la 13esima edizione

Non si fa tempo a digerire la Biennale di Istanbul che già si riparte. Iniziano il 6 settembre, infatti, le giornate di preview della Biennale di Lione. Edizione numero 13 dal titolo “La vita moderna”. A capitanarla a fianco dell’immarcescibile Thierry Raspail c’è Ralph Rugoff.

La Sucrière, una delle sedi della Biennale
La Sucrière, una delle sedi della Biennale

UNA TRILOGIA SULLA MODERNITÀ
Reminder: la Biennale di Lione è stata fondata nel 1991 e inizialmente diretta da Thierry Raspail, che resta saldamente in carica come direttore artistico. È quindi lui che invita di volta in volta i guest curator che si occupano delle singole edizioni.
Quest’anno tocca a Ralph Rugoff, incaricato di dare inizio a una nuova trilogia – che è un’altra particolarità della rassegna lionese e che è in un certo modo richiamata dalla trilogia che si chiude quest’anno alla Biennale di Venezia, con le edizioni di Bice Curiger, Massimiliano Gioni e Okwui Enwezor (Paolo Baratta dixit).
Una nuova trilogia incentrata sul termine moderno, che Rugoff declina nel titolo con un richiamo a Charles Baudelaire: La vie moderne. Compito tutt’altro che facile, aggravato – se così si può dire – dal fatto di dover superare un’edizione, quella del 2013, piuttosto deludente.

La Sucrière, una delle sedi della Biennale
La Sucrière, una delle sedi della Biennale

ARTISTI E LOCATION
Guardando alle sedi principali della mostra, pare quasi che a Lione vogliamo far riposare chi è in arrivo dal trekking urbano lungo il Bosforo.
I sessanta artisti provenienti da ventotto Paesi (per l’Italia c’è Marinella Senatore) si concentrano infatti in gran parte in due sole strutture, benché parecchio distanti l’una dall’altra: La Sucrière e il MAC – Musée d’Art Contemporain progettato da Renzo Piano e inaugurato nel 1995. E tuttavia, il cuore del progetto di Rugoff starà nella prima sede, poiché al MAC si è scelto di esporre una serie di opere che testimoniano dell’intenso rapporto fra Biennale e museo, con produzioni incrociate che albergano nella collezione.
C’è poi Veduta, il progetto nato nel 2007 e che diffonde – tramite mostre più ridotte – la Biennale sul territorio. Quest’anno sono otto e ripercorrono la storia della Biennale, coinvolgendo sei Comuni e il Musée Africain della stessa Lione. Oltre al progetto di Massinissa Selmani, la cui personale è allestita in dieci appartamenti privati nel comprensorio della Cité des Etoiles (e riprodotta in Copie conforme… moderne) alla Fondazione Bullukian.

Musée des Confluences, Lione – photo Quentin Lafont, novembre 2014
Musée des Confluences, Lione – photo Quentin Lafont, novembre 2014

DUE LUOGHI DA NON MANCARE
Se i luoghi sin qui citati sono noti ai frequentatori di Lione e della sua Biennale, due sono le novità da non perdere quest’anno.
In città, senz’altro il neonato Musée des Confluences (che vi abbiamo raccontato a gennaio di quest’anno), ambizioso progetto architettonico di Coop Himmelb(l)au che ospita l’installazione di Yuan Goang-Ming.
A Éveux, invece, c’è un luogo straordinario: il Couvent de La Tourette, che durante l’edizione 2013 della Biennale ospitava una mostra di Anne e Patrick Poirier. La struttura, imponente, fu realizzata nel 1956-60 da Le Corbusier con la collaborazione – straordinaria anch’essa – del compositore greco Iannis Xenakis. Quest’anno i Domenicani ospitano, nel cinquantenario della morte dell’architetto, una mostra di Anish Kapoor: ed è l’evento più atteso dell’intera rassegna, pur essendo un evento collaterale.

Marco Enrico Giacomelli

Lione // dal 10 settembre 2015 al 3 gennaio 2016
13. Biennale de Lyon
a cura di Ralph Rugoff
www.labiennaledelyon.com

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.