Ugo La Pietra. Un gigante preveggente alla Triennale di Milano

Il Triennale Design Museum continua a far luce sulle figure trasversali del nostro secolo rimaste ancora in ombra. È il turno dell’universo randomico di Ugo La Pietra. Con una mostra che inaugura domani, martedì 25 novembre.

Ugo La Pietra – Immersione “Caschi sonori”. Installazione alla Triennale di Milano (con Paolo Rizzatto), 1968 – Courtesy Archivio Ugo La Pietra

La prima opera che incontriamo di un grande artista avrà per sempre l’onore e l’onere di averci fatto capire che il mondo può essere osservato anche in un altro modo.Per chi scrive, la scoperta di Ugo La Pietra (Bussi sul Trino, 1938; vive a Milano) è avvenuta grazie al video La riappropriazione della città, in cui l’artista, regista e attore mostra qual è la città percepita da tutti e quale può essere la città percepita da noi. Per la curatrice della mostra Angela Rui, docente e critica di design, la “responsabilità” della conoscenza di La Pietra è da attribuire a una serie fotografica, Le immersioni, uno dei progetti in cui indaga il rapporto tra corpo e spazio. Se proseguissimo con la nostra indagine, probabilmente avremmo ogni volta come risposta un’opera differente, perché la produzione di La Pietra non solo è molto vasta, ma anche estremamente variegata.
Spiegare il lavoro di un artista che definire poliedrico è un eufemismo non è semplice. La stessa curatrice afferma: “Ugo La Pietra non è comprimibile. Per definirlo nel modo più semplice possibile potremmo dire che ‘non è solo quello’. Non è solo un artista, non è solo un architetto, non è solo un attore, non è solo un fumettista, videomaker, designer , musicista…”.
Per entrare nel mondo di La Pietra dobbiamo quindi essere pronti a compiere un viaggio attraverso la mostra Progetto Disequilibrante che si sviluppa, tra le sale della Triennale di Milano, come un lungo racconto.

Ugo La Pietra – La Casa Telematica Soggiorno (mostra curata con Gianfranco Bettetini e Aldo Grasso). Fiera di Milano, 1982 – Courtesy Archivio Ugo La Pietra
Ugo La Pietra – La Casa Telematica Soggiorno (mostra curata con Gianfranco Bettetini e Aldo Grasso). Fiera di Milano, 1982 – Courtesy Archivio Ugo La Pietra

La storia segue le sperimentazioni dell’autore raggruppate per grosse tematiche che, forse casualmente, sono anche cronologiche. Si parte in una Milano di fine Anni Cinquanta, nel quartiere di Brera in pieno fermento culturale, periodo in cui si è sviluppata la Fenomenologia di Ugo La Pietra, che si basa sul concetto della sinestesia tra le arti: “Un vero e proprio travaso di conoscenza tra le varie discipline”, sottolinea Rui.Si passa poi alle sale che si occupano del rapporto Mente-Spazio e Corpo-Spazio: la prima accoglie gli oggetti e i modelli architettonici della sperimentazione randomica, con cui l’autore cerca di confondere lo spettatore; la seconda ospita il progetto Immersioni, il cui il corpo dello stesso protagonista acquista consapevolezza in spazi inclusivi.
L’analisi di La Pietra prosegue da uno spazio ristretto a un Interno disequilibrante che non ha alcun rapporto con lo spazio esterno e il cui ambiente è destrutturato da piani inclinati.
Seguono le performance urbane (Abitare la città) e le opere in cui cerca di mettere la memoria tridimensionale sullo stesso piano di quella bidimensionale (Identità e memoria). Spiega la curatrice: “Tutta l’attività di La Pietra è situazionista, perché lui non cerca un risultato concreto ma applica la deriva. La deriva è il suo metodo”.

Ugo La Pietra – Immersione “Caschi sonori”. Installazione alla Triennale di Milano (con Paolo Rizzatto), 1968 – Courtesy Archivio Ugo La Pietra
Ugo La Pietra – Immersione “Caschi sonori”. Installazione alla Triennale di Milano (con Paolo Rizzatto), 1968 – Courtesy Archivio Ugo La Pietra

Ma il passaggio fondamentale per comprendere la sua opera viene raccontato all’interno della sala centrale (Controcampo: sperimentare itinerari sommersi) in cui ci troviamo di fronte a una distesa di oggetti che rappresentano il lungo lavoro compiuto, in tempi non sospetti, sul vasto mondo dell’artigianato, progetto che ha poi visto la sua realizzazione negli anni della curatela di Abitare il tempo.Non deve stupire il fatto che, agli inizi degli Anni Ottanta, in cui il design industriale era in piena crescita, La Pietra si occupasse dell’artigianato: “Ugo è un termometro, sente le cose prima degli altri”,spiega Rui; e nemmeno deve preoccupare il parallelismo che intravediamo ne L’invasione mediatica. Il mondo dentro casa:se trent’anni fa il mondo entrava in casa grazie a/per colpa del televisore, oggi lo fa con Internet.
Tocca poi alla città e all’ambiente esterno subire una specie di trasformazione domestica con i progetti di riqualificazione urbanistica in Oltre le mura: interno esterno e una sezione esclusivamente dedicata al Giardino del ‘700 un modello teorico.Il viaggio-racconto si conclude con Territori paesaggio e visione,che raccoglie la poetica più personale ed esperienziale dell’autore.
Si esce dalla mostra con qualcosa inpiù (come il nome della rivista Progettare INPIÙ, pensata e diretta da La Pietra dal 1974 al 1975) perché, come sottolinea Angela Rui, “Ugo è un fisico teorico, come amava definirsi Sottsass: il suo lavoro aumenta la nostra conoscenza, chi siamo e cosa facciamo”.

Valia Barriello

Milano // dal 25 novembre 2014 al 15 febbraio 2015
Ugo La Pietra – Progetto Disequilibrante
a cura di Angela Rui
Catalogo Corraini
TRIENNALE DI MILANO
Viale Alemagna 6
02 724341
www.triennale.org
www.ugolapietra.com

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/37937/ugo-la-pietra/

 

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Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.
  • andrea bruciati

    mi auguro che possa avere quanto prima il giusto riconoscimento che merita

    • Giampaolo Abbondio

      vista ieri, era da tanto che non mi emozionavo cosi a una mostra…quest’uomo è un gigante vero.