Artecucina: la mano nell’arte e il raviolo di Pietro Leemann

In questo confronto di Artecucina, Carlo e Aldo Spinelli si danno reciprocamente una mano parlando di quella fondamentale appendice degli arti superiori che ci permette di disegnare, di scolpire, di cucinare e di prendere il cibo dal piatto. Insomma, le mani dell’arte, le mani in cucina.

Raviolo a mano di Pietro Leemann

La manualità è il propulsore intellettivo del cuoco. E nella cucina moderna l’idolatria per ciò che è realizzato con manualità è sempre più considerato, stimato ed enfatizzato con entusiasmo. Le altisonanti parole “pasta fresca fatta a mano” oppure “pane forgiato con la forza del palmo e delle dita callose della nonna” abbondano sulla bocca degli stalker, quelli della tradizione e del “buono perché artigianale”. E quindi a mano.
Ma anche nel mondo dell’arte esiste (o forse esisteva?) il culto del fatto a mano: la perfetta esecuzione dell’artefice che arricchisce e dà corpo all’idea rendendola immagine grazie a una pregiata esecuzione artigianale. Ma il “fatto a mano” può anche essere inteso in un’altra accezione. Quando la mano dell’artista si autoritrae e perciò dal “fatto con la mano” si passa al “fatto in forma di mano”. Il palmo e le cinque dita da attori diventano il soggetto dell’immagine. Quante mani si sono mai viste nella storia dell’arte? Bisogna partire da lontano, molto lontano nel tempo, quando l’uomo di Cro-Magnon si rifugiava nelle grotte sotterranee e lasciava una traccia del suo passaggio soffiando una polvere colorata in modo che ne rimanesse l’impronta sul muro. Una semplice testimonianza, un rito d’iniziazione oppure la prima opera d’arte? Da allora non vi è artista che non si sia fatto prendere la mano da questo soggetto: è lì, a portata di sguardo, e la tentazione di copiarlo è davvero immensa. Leonardo da Vinci ha raffigurato la sua “stanca mano” sinistra nel Codice Atlantico e Michelangelo che con “la man che ubbidisce all’intelletto” ha saputo riassumere nella Cappella Sistina la benevolenza della mano destra del Creatore che dà la vita ad Adamo.

Michelangelo Buonarroti, Creazione di Adamo, 1510-11
Michelangelo Buonarroti, Creazione di Adamo, 1510-11

Un salto di qualche secolo ed eccoci a Jasper Johns che nel 1964 ricalca l’impronta dell’uomo di Cro-Magnon con i colori e le intenzioni della Pop Art. Tre anni dopo Robert Filliou si domanda che cosa abbia di tanto particolare la mano di un artista, se è cioè possibile individuare qualche tratto che la differenzi da tutte le altre mani. E così raccoglie in una serie di 24 fotografie altrettante mani d’artista, tra i quali: Arman, John Cage, Christo, Jasper Johns, Roy Lichtenstein e Andy Warhol. E non è tutto qui. Filliou passa la mano a George Brecht che dalle stesse fotografie ricava degli assemblage con oggetti e scritte varie. Giungendo a qualche anno fa, la mano ha preso forma di scultura e perso qualche dito nella “statua” L.O.V.E. di Maurizio Cattelan. Intanto la mano passa alla cucina.
Dotato di spessore e di sapore è infatti il Raviolo a mano dello chef Pietro Leemann del ristorante Joia a Milano: è una mano di pasta (fatta senza uova e con gli spinaci per dare color speranza), che nella sua versione di raviolo aperto cerca di impugnare e avvolgere gli ingredienti di una caponata siciliana, con verdure, pinoli e uvetta. Pietro Leemann è l’unico cuoco stellato Michelin al mondo che proponga una cucina quasi vegana: il suo raviolo verde ne è forse l’emblema anti-carnivoro, e cambia a ogni stagione, mutando i suoi prodotti sotto il finto organo prensile ed erbaceo. Ma perché una mano? È il simbolo di fratellanza e amore per il prossimo. Un po’ come dare una mano, artisticamente.

Carlo e Aldo Spinelli

www.joia.it

 

 

 

 

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Carlo Spinelli
Laureato in Lettere Moderne e iscritto a Storia Antica, viaggia mangia e scrive in ordine sparso per ItaliaSquisita, Rolling Stone, La Cucina Italiana e Wired. Approfondendo l'antropologia dell'alimentazione nel contemporaneo mangiare, tra culture e geografie all'antitesi, ama in egual misura la cucina del neolitico e quella d'avanguardia, ma soprattutto lo streetfood terrestre. Ha vissuto due anni in Svezia, con il padre artista e ludologo Aldo Spinelli ha scritto enciclopedie sul mondo del gioco per Fabbri Editore e DeAgostini, e ultimamente ha contribuito a creare IlMangiadischi, format tv in cui si miscela la musica d'autore e l'alta cucina. Sul web è conosciuto come Doctor Gourmeta, personaggio scanzonato che sperimenta l'onnivorismo e fotografa chef Michelin in situazioni ironiche e surreali. Nel frattempo cambia pannolini e pensa di scrivere fumetti e graphic novel.
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