Milano Film Festival. Una piccola Venezia

“A Venezia invidiamo solo il budget e i fondi ministeriali”. Così Beniamino Saibene, tra le anime di un Milano Film Festival che celebra – dal 4 al 14 settembre – la sua 19esima edizione. Un’esagerazione? Forse. Ma spulciando il programma della rassegna, forte di 250 titoli e una miriade di eventi collaterali, l’impressione è che la scala dell’evento sia davvero sempre più importante.

Milano Film Festival

“Il Milano Film Festival non conosce crisi, ma la crisi conosce bene il Milano Film Festival” commenta Beniamino Saibene, presidente di quell’impresa culturale esterni che è da sempre cuore e motore della rassegna. Una battuta che restituisce l’impegno sempre più serrato nel fare equilibrismi gestionali tali da mantenere alta la qualità dell’evento, semmai migliorarla, a dispetto della difficoltà sempre crescente di reperire risorse. “A un anno da Expo ci aspettavamo una risposta maggiore” continua Saibene, riferendosi non tanto all’ente che sta faticosamente portando Milano all’appuntamento del 2015, quanto piuttosto a una città che sembra non essersi fatta affascinare e suggestionare dall’occasione. E ancora fatica a mettere a sistema competenze e opportunità, ad investire. Poco male. Perché il Milano Film Festival tira dritto per la sua strada, riuscendo per il diciannovesimo anno consecutivo, dal 4 al 14 settembre, nel miracolo di costruire un evento di straordinaria ricchezza. In termini di quantità e qualità dei titoli proposti a un pubblico sempre più numeroso e affezionato – obiettivo di quest’anno il raggiungimento dei centomila biglietti staccati – ma anche per quanto riguarda la capacità di creare un momento genuinamente popolare. Non un festival per cinefili impenitenti, chiusi nelle sale d’essai; ma una vera e propria festa del cinema: aperta alla città grazie al coinvolgimento di una decina di location diverse – dal Piccolo Teatro all’Oberdan, dall’Auditorium San Fedele alla Triennale, fino alla splendida cornice all’aperto di Parco Sempione – animate da un cartellone di ampio respiro. Dove le proiezioni si alternano a concerti, talk, lezioni, workshop, incontri, dibattiti.

Una scena di "Comandante" di Enrico Maisto
Una scena di “Comandante” di Enrico Maisto

Fulcro del festival, naturalmente, il concorso: una sessantina i cortometraggi selezionati, dieci i lunghi chiamati a contendersi la vittoria finale. Tra questi – è la prima volta – anche due produzioni italiane, entrambe giocate sul linguaggio di una documentaristica che non disdegna la contaminazione con la fiction: parliamo di Comandante , amarcord dell’hinterland operaio firmato da Enrico Maisto e de Le Sedie di Dio di Jérôme Walter Gueguem, film che denuncia con agrodolce ironia le difficoltà di… fare un film! Tra i titoli accreditati per la vittoria finale anche Navajazo di Ricardo Silva, reduce dai successi di Locarno e Plemya, con cui Miroslav Slaboshpytskiy ha conquistato i favori della platea di Cannes.

Milano Film Festival
Milano Film Festival

Di tutto un po’, come da tradizione, nella categoria The Outsiders, dove si passa senza soluzione di continuità dalla proposta di pellicole iconiche (quest’anno, per il trentennale dell’uscita dell’omonima hit, ecco Purple Rain di Prince) fino all’omaggio di maestri vecchi e nuovi, per uno sguardo a trecentosessanta gradi sulle più disparate tecniche del linguaggio cinematografico. Tra i titoli caldi il docu-film che testimonia la nascita dell’ultimo spettacolo teatrale di Pippo Delbono, ma anche il musical Genomimo di Tony Gatlif e From Deep, lucidissima lettura della società statunitense attraverso il cono ottico del basket professionistico.
Si rinnovano le micro-sezioni più amate dal pubblico: Colpe di Stato, con undici titoli che guardano al cinema d’inchiesta e affrontano temi di scottante attualità; ma anche verniXage, porto franco dove il cinema si confonde felicemente con la video arte. Nel segno, quest’anno, di Neil Beloufa e Loretta Fahrenholz.

Francesco Sala 

www.milanofilmfestival.it

 

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • Roberto Scala

    Feste sempre feste come diceva il detto io pago
    Ma l’arte non ha confini tutto e possibile se si vuole.

  • Il ruggito del coniglio.