La ragazza con l’orecchino di perla. O la ragazza con la valigia? Un’olandese a Bologna

Ancora prima dell’apertura al pubblico, e ancora prima, addirittura, della preview, l’arrivo di un singolo dipinto a Bologna ha suscitato un polverone tale di critiche, polemiche e contropolemiche, che lo sguardo di molti si è necessariamente distolto dalla mostra. Osserviamo questa discussa “ragazza” a mente fredda. Esposta a Palazzo Fava fino al 25 maggio 2014.

Gerard Ter Borch, Donna che scrive una lettera, 1655 circa, © L’Aia, Gabinetto reale di pitture Mauritshuis

Si aprono le porte di Palazzo Fava di Bologna e almeno 100.000 visitatori, quelli già prenotati, accederanno per vedere una mostra, perché in fondo questo è un dato oggettivo. Altrettanto oggettivi sono i 37 quadri, tutti appartenenti alla cosiddetta “Golden Age” olandese, quel secolo d’oro che portò il Paese a un altissimo livello di sviluppo economico, culturale e sociale, durante il quale la borghesia acquisì potere, si affermò come classe egemone e di conseguenza assunse modelli e stili di vita assimilabili a quelli della nobiltà. Un peso non indifferente in tutto ciò ebbero le arti visive, la pittura in particolare, che fu al centro di un vero e proprio boom di produzione. I nomi? Gerrit van Honthorst, Jacob van Ruysdale, Franz Hals, Rembrandt van Rijn e – certamente anche lui – Johannes Vermeer.
Un altro dato di fatto è che a L’Aia esiste il Mauritshuis Museum, dove si conserva una piccola ma pregiatissima collezione: il museo è chiuso per restauri dall’aprile 2012 e verrà riaperto a fine giugno del 2014. Come spesso capita negli ultimi anni, invece di stipare le opere in un deposito, si è deciso di farle viaggiare, di renderle protagoniste di mostre itineranti per tutto il globo: i quadri del Mauritshuis sono già stati ospitati in Giappone e in tre importanti location statunitensi e la selezione è ruotata sempre attorno alla superstar della raccolta, La ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer.
Per Bologna il curatore-organizzatore Marco Goldin ha deciso di scegliere altre opere rispetto a quelle già viste, di rifare completamente il catalogo e di allestire un suo “prodotto” originale, naturalmente sfruttando l’appeal del ritratto di fanciulla con turbante azzurro. Le sale di Palazzo Fava che, sottolineiamolo, conserva importantissimi affreschi dei Carracci del 1584, ospitano le sei sezioni dedicate alla storia del Mauritshuis, ai generi del paesaggio, del ritratto, degli interni con figure e delle nature morte. Una carrellata di opere – tra cui tre notevolissime tele di Rembrandt (più una dell’atelier), la Diana attribuita pur con qualche dubbio a Vermeer, altri eccellenti dipinti meno noti – che ricostruisce sinteticamente un contesto artistico e che conduce, stimolando curiosità e senso di attesa, all’epifania della protagonista assoluta. Che è, innegabilmente, bellissima.

Johannes Vermeer, La ragazza con l’orecchino di perla, 1665 circa, © L’Aia, Gabinetto reale di pitture Mauritshuis
Johannes Vermeer, La ragazza con l’orecchino di perla, 1665 circa, © L’Aia, Gabinetto reale di pitture Mauritshuis

La fama del dipinto è piuttosto recente: acquistato per due soldi nel 1881, fu poi attribuito a Vermeer e da allora la sua celebrità aumentò sempre di più, fino a sfociare, negli ultimi anni, in un libro e in un film che lo mettono al centro di una storia di finzione dall’alto potere mediatico. Goldin lo definisce “icona pop”, altri hanno usato termini più forti per criticare un’operazione chiaramente commerciale. Come tante altre…
La mostra non è fondata sulla ricerca critica, è un “pacchetto preconfezionato” ma, pur rimanendo a un livello piuttosto semplice di lettura, offre un percorso coerente e godibile. D’altro canto le aspettative relative ai numeri sono alte: ci si aspettano circa 220.000 visitatori da tutta Italia, visitatori che il presidente di Genus Bononiae, Roversi Monaco, auspica faranno un giro a Bologna, scoprendo altre perle del patrimonio italiano, assaggeranno i tortellini, foss’anche in versione take away, e magari verrà loro voglia di visitare qualche esposizione nella loro città d’origine, alla ricerca di un po’ di bellezza. E non c’è dubbio, Bologna si è mobilitata con orgoglio e forse con una punta di stizza, rispondendo alla “grande mostra” portata da fuori con un ricco programma di iniziative cittadine, dalle visite guidate al Compianto di Niccolò dell’Arca, alle “merende in stile olandese”, fino a pacchetti turistici all inclusive.
In fondo, molte città italiane sono densamente popolate di mostre preconfezionate e di impronta “esterofila”, di piccoli nuclei di collezioni museali provenienti dall’estero in pellegrinaggio da una sede all’altra in attesa di tornare nella loro dimora a restauri conclusi. Non sono nuove nemmeno le operazioni che mettono in scena un unico capolavoro, sfruttandone la notorietà e la fama: le lunghe code per la Madonna Sistina di Raffaello sono una dimostrazione dell’apprezzamento “popolare” di certe strategie espositive.

Carel Fabritius, Il cardellino, 1654, © L’Aia, Gabinetto reale di pitture Mauritshuis
Carel Fabritius, Il cardellino, 1654, © L’Aia, Gabinetto reale di pitture Mauritshuis

Non si dimentichi inoltre che a Palazzo Fava, fino a qualche settimana fa, era visitabile una strepitosa mostra sulle terrecotte di Arturo Martini; prima ancora una retrospettiva completa sul fotografo Nino Migliori, bolognese doc, e che la programmazione futura della Fondazione tornerà a concentrarsi sulle glorie cittadine: a giugno è in programma Dal Trecento all’Ottocento. Acquisizioni della Fondazione Carisbo per la storia di Bologna (2001-2013); in autunno si avvierà la collaborazione con il Museo del Louvre e la Pinacoteca Nazionale, con i Disegni bolognesi del Seicento al Louvre.
La ragazza olandese potrebbe quindi trasformarsi in un volano per un rilancio di una città ancora ai margini dei grandi itinerari turistici e avere una buona redditività a fronte degli investimenti (che si suppone essere più che consistenti, visti anche i lavori di adeguamento delle strutture per rispettare gli standard di sicurezza e di illuminazione), dando luogo a un ritorno di immagine che può essere di stimolo alla futura programmazione mirata sul territorio.

Marta Santacatterina

Bologna // fino al 25 maggio  2014
La ragazza con l’orecchino di perla. Il mito della Golden Age. Da Vermeer a Rembrandt. Capolavori dal Mauritshuis
a cura di Marco Goldin, Emilie E. S. Gordenker, Quentin Buvelot, Ariane van Suchtelen, Lea van der Vinde
PALAZZO FAVA
Via Manzoni 2
051 19936317
[email protected]
www.genusbononiae.it

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Marta Santacatterina
Marta Santacatterina è giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte, titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Parma. È editor freelance per conto di varie case editrici e, dal 2015, ricopre il ruolo di direttore sia di Fermoeditore sia della rivista online della stessa casa editrice, "fermomag", sulla quale cura in particolare le rubriche dedicate all'arte e alle mostre. Collabora con "Artribune" fin dalla nascita della rivista, nel 2011.
  • laura Negrini

    Una mostra quindi non una sola opera esposta anche se divenuta “mito pop” come invece traspare dai media che la pubblicizzano. Anche io ignorantemente pensavo che così fosse! Lo trovavo un bel po’ riduttivo manco fosse da adorare la Madonna di Lourdes!!! Invece è una mostra di ampia lettura sulla cultura olandese del seicento. Bèh e allora perchè tanta polemica? Conoscere l’arte europea e le sue connessioni e differenza con la nostra mi sembra un intento culturale di massa positivo. Potrebbe giustamente essere anche volano x stimolare la curosità di conoscere l’arte nazionale e specificatamente la stupenda arte bolognese e parmense capitali dell’arte nostra a tutti gli effetti. Ma creare interesse, alla portata del “numeroso pubblico” di cultura medio bassa non è facile; bisogna saper parlare un linguaggio semplice ma efficace creare patos e desiderio di conoscenza. Anzi bisogna creare l’evento in modo tale che diventi appetibile. Insomma o l’arte rimane un discorso x pochi eletti chiusa nei musei con il problema di reperire fondi x la sua conservazione o divulgarla in altri modi al fine stimolare la conoscenza e “fare cassa” per conservarla degnamente.
    Perchè , per esempio, al Louvre ci vanno tutti e nei nostri musei pochi? Perchè accompagnavo in qualità d’insegnante di educazione artistica una volta l’anno masse di scolaresche distratte che così serve a niente se non a fare un giorno di festa a scuola?? Al louvre vanno le insegnanti con i bambini e giocano con l’arte! Ci vanno, stanno tutto il tempo necessario, ci tornano abitualmente. L’ho visto io con i miei occhi, ci vanno gli studenti e gli anziani che amano riprodurre le opere d’arte ( visto da me anche questo) perchè in Italia non succede o succede pochissimo?