Dialoghi di Estetica. Parola a Caldarola, Quattrocchi e Tomasi

“Wittgenstein, l’estetica e le arti” è il titolo del recente volume edito da Carocci e curato da Elisa Caldarola, Davide Quattrocchi e Gabriele Tomasi, ricercatori e docenti dell’Università di Padova. L’influenza del pensiero di Wittgenstein, il riverbero della sua filosofia sia nelle ricerche condotte in estetica sia nelle speculazioni teoriche sulle arti, sono i temi centrali dei diversi saggi che compongono il volume. Su questi stessi snodi teorici si sofferma Davide Dal Sasso nel dialogo con i curatori del volume.

Ludwig Wittgenstein

Il nome del filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein solitamente è associato a discipline quali la logica, la filosofia del linguaggio, la semantica, la filosofia della matematica e della psicologia, la filosofia della mente. Nei saggi raccolti nel vostro volume vengono esplorati i possibili sviluppi delle sue ricerche in estetica e nelle teorie dell’arte e della cultura. Quali sono le ragioni che vi hanno spinto a individuare i “luoghi dell’estetica di Wittgenstein”?
Ci sono luoghi della produzione di Wittgenstein deputati all’estetica e alle considerazioni sull’arte (soprattutto le Lezioni di estetica e molte osservazioni raccolte in Pensieri Diversi) che hanno ormai alle spalle una storia consistente sia dal punto di vista esegetico che da quello dell’influenza sulla produzione di altri autori. Con il nostro volume ci siamo proposti di offrire un ausilio a chi è interessato a questi aspetti del pensiero e della tradizione wittgensteiniani. Inoltre, ci sembra che la ricerca in estetica si distingua per la ricettività nei confronti del lavoro filosofico svolto su altri temi, fra cui il linguaggio, la mente e la psicologia. Abbiamo cercato di mostrare come l’originalità del pensiero di Wittgenstein su questi temi si riverberi sull’estetica.

Come avete strutturato il volume e in base a quali criteri di ricerca avete coinvolto gli autori dei saggi che lo compongono?
Abbiamo suddiviso il volume in una parte sull’estetica e una sulle arti. La prima si può usare come un’introduzione al pensiero di Wittgenstein sull’estetica, con saggi sulla sua concezione della vicinanza fra etica ed estetica (Tomasi), sulla filosofia della cultura (Quattrocchi), sull’idea di atteggiamento estetico (Majetschak) e sul rapporto fra estetica e filosofia (Säätelä, Glock, Schulte). La parte sulle arti riguarda considerazioni di Wittgenstein su musica (Brusadin e Ignesti), architettura (Hyman e Vossenkhul), letteratura (Rothhaupt e Huemer) e immagini (Caldarola, Alloa e Voltolini). Questi saggi sono in parte dei percorsi attraverso i testi wittgensteineani e in parte nuove proposte, riconducibili al pensiero di Wittgenstein per la loro impostazione. Abbiamo coinvolto voci autorevoli fra gli studiosi di Wittgenstein a livello nazionale e internazionale, ma anche giovani ricercatori formatisi a Padova, dal momento che il volume è anche il coronamento di alcune ricerche sull’estetica di Wittgenstein condotte nel nostro dipartimento.

Wittgenstein, l'estetica e le arti, Carocci 2013
Wittgenstein, l’estetica e le arti, Carocci 2013

Entriamo un po’ più nel dettaglio: quali sono i principali temi estetici del pensiero di Wittgenstein indagati nel libro? E, rispetto agli sviluppi della ricerca filosofica contemporanea, quali sono i possibili vantaggi provenienti dall’approfondimento di tali temi?
I temi trattati sono il rapporto fra etica ed estetica, la filosofia della cultura, l’esperienza dell’arte, il metodo e gli obiettivi dell’estetica filosofica, il ruolo dell’estetica nella filosofia di Wittgenstein e nell’esercizio della pratica filosofica, l’estetica musicale, i giudizi di Wittgenstein in fatto di musica e di letteratura, il suo stile filosofico e la sua concezione dell’architettura e, infine, le sue numerose e varie osservazioni sul funzionamento delle immagini.
Un concetto-chiave per indicare l’originalità del contributo di Wittgenstein è quello di “atteggiamento estetico”. Per Wittgenstein fare arte e apprezzarla, ma anche apprezzare gli oggetti che popolano il nostro quotidiano, è una questione di atteggiamento, un modo di guardare alle cose come intrise di valore. Questo può avere ampio impatto sull’estetica contemporanea: per esempio, nel dibattito sull’interazione fra valutazioni etiche ed estetiche delle opere d’arte la proposta di Wittgenstein ha carattere radicale, visto che “etica ed estetica sono tutt’uno” (TLP 6.421); radicale è pure il fermo rigetto di ogni approccio meccanicistico/riduzionistico all’estetica (oggi spesso esemplificato dalle ricerche nel campo della “neuroestetica”) che si può motivare in riferimento alle riflessioni di Wittgenstein, secondo cui un soggetto può assumere uno sguardo estetico solo in quanto situato all’interno di una certa cultura, motivo per cui nessuna spiegazione unificante di tale atteggiamento sarà efficace;  Wittgenstein offre poi un ricco terreno di analisi a chi oggi voglia occuparsi dell’estetica diffusa e dell’estetica del quotidiano; l’attenzione di Wittgenstein per il contesto, infine, fa delle sue riflessioni un’ottima guida metodologica per chi voglia accostarsi all’arte contemporanea, che si distingue per il suo carattere pluralista. Purtroppo non abbiamo affrontato direttamente questi temi nel nostro libro: la materia è così vasta che meriterebbe un altro volume!

Sarebbe possibile concepire un’estetica di marca wittgensteiniana? E se così, superando l’incidenza dello scetticismo che ha caratterizzato le ricerche degli Anni Cinquanta, quali sarebbero le sue principali caratteristiche?
Non è facile rispondere a questa domanda. Da una parte Wittgenstein non cerca di costruire una teoria estetica. Il suo approccio è orientato alle ordinarie pratiche di valutazione: “So esattamente cosa capita quando uno che se ne intende davvero di vestiti va dal sarto […] ciò che dice, come si comporta. Questa è l’estetica” (Lezioni e conversazioni). Secondo Wittgenstein, non c’è nulla che faccia presupporre la necessità di una teoria che giustifichi l’esistenza di valutazioni estetiche: per padroneggiarle, è “sufficiente” avere cultura e competenza.
D’altra parte, Wittgenstein non sarebbe stato d’accordo con quei filosofi che, negli Anni Cinquanta, hanno utilizzato il suo pensiero per sviluppare un approccio scettico alla definizione di “arte” (Weitz, Kennick). Wittgenstein non cercherebbe mai di dimostrare che l’arte non è definibile; probabilmente si limiterebbe a mostrare che la nozione di “definizione” non ha nessun impiego nel nostro gioco con il concetto di “arte”. Tuttavia, è auspicabile che gli strumenti concettuali messi a disposizione da Wittgenstein siano impiegati per chiarire alcuni problemi di estetica contemporanea. Il pensiero di Wittgenstein può essere utile sia quando si cerca di capire la natura degli enunciati estetici, sia quando si vuole tracciare la dialettica tra concettuale e materiale nell’arte contemporanea. Questo percorso può non condurre a un’estetica wittgensteiniana, ma mostrerebbe l’importanza del pensiero di Wittgenstein per l’estetica.

Ludwig Wittgenstein
Ludwig Wittgenstein

Dagli Anni Settanta del secolo scorso, diversi filosofi – penso, in particolare, a Stanley Cavell, Cora Diamond, ma anche ad Aldo Giorgio Gargani e Emilio Garroni – hanno presentato letture alternative della filosofia wittgensteiniana, rispetto a quelle offerte dai filosofi analitici. Quale esito potrebbero avere tali riflessioni, sui risvolti etici ed estetici in Wittgenstein, in rapporto alla produzione teorica sulle arti?
La svolta impressa dagli autori citati può essere riassunta in questo modo: se i filosofi analitici guardavano alla produzione di Wittgenstein isolando i temi epistemologici, di filosofia della mente o del linguaggio, ora si ritiene che, nelle riflessioni del filosofo, queste tematiche siano internamente correlate tra loro. Per esempio, l’argomento del linguaggio privato ha anche un motivo etico: non siamo monadi linguistiche, ma una comunità di parlanti; l’estetica non è confinata nei rari passaggi in cui Wittgenstein ne fa esplicita menzione, ma ne pervade la produzione. Sia il Tractatus che le Ricerche filosofiche hanno un’ambizione letteraria, vogliono “provocare” la sensibilità del lettore. La riflessione teorica sull’arte e la stessa pratica artistica degli ultimi decenni sono state vessate da argomenti che procedono per contrapposizioni apparentemente insuperabili, come forma e contenuto (Modernismo), opera d’arte e interpretazione, opera d’arte e reazione estetica (arte concettuale). Probabilmente un mutamento di paradigma nella produzione teorica sull’arte che prenda atto di quello avvenuto negli studi wittgensteiniani potrebbe sanare alcune di queste fratture filosoficamente rilevanti, la più evidente delle quali è quella tra la nozione di “arte” e quella di “estetica”.

Le affinità tra la ricerca filosofica, estetica e artistica nella produzione aforistica di Wittgenstein sono messe in luce in diversi saggi contenuti nel volume. Secondo voi, tali simmetrie potrebbero spiegare anche l’interesse manifestato da numerosi artisti, soprattutto concettuali, per taluni aspetti della filosofia wittgensteiniana?
Se diversi artisti concettuali hanno cercato di recepire la filosofia di Wittgenstein, è anche vero che molta arte concettuale nega con decisione le implicazioni che abbiamo cercato di abbozzare nella domanda precedente. Uno dei presupposti centrali dell’arte concettuale (Fluxus, Art & Language, Joseph Kosuth ecc.) si può riassumere così: le considerazioni estetiche possono essere totalmente estranee alla pratica artistica. Da questo punto di vista, la permeabilità tra arte, etica ed estetica rimane tuttora una questione aperta per gli artisti concettuali che, tuttavia, hanno compreso benissimo la centralità del linguaggio nel pensiero di Wittgenstein.
La forma d’arte che meglio ha riflesso le affinità wittgensteiniane tra filosofia, arte, etica ed estetica è la letteratura. Si possono citare autori come Thomas Bernhard, Winfried Sebald, Jonathan Franzen e David Foster Wallace. Gli scrittori entrati a contatto con l’opera di Wittgenstein sono riusciti a “risuonare” con essa e si sono resi conto delle implicazioni artistiche ed etiche che contiene. Come ogni paragrafo di Wittgenstein ha ambizioni artistiche e vuole trasmettere un messaggio etico al lettore, allo stesso modo le opere di questi scrittori cercano di esserne all’altezza. Come scrive Wallace: “L’effetto che vorrei che avesse quello che scrivo è far sentire le persone meno sole. O insomma, toccare le persone in qualche modo” (Un antidoto contro la solitudine).

Davide Dal Sasso

http://labont.it/

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Davide Dal Sasso
Davide Dal Sasso è membro di LabOnt, il Laboratorio di Ontologia fondato da Maurizio Ferraris, e sta ultimando il dottorato di ricerca in Filosofia presso l'Università degli Studi di Torino. Le sue ricerche vertono in particolare sulla ricomprensione filosofica del concettualismo, sul ruolo della rappresentazione nelle diverse forme d’arte, sulle nuove possibilità esperienziali offerte dalle arti contemporanee e sulla riconfigurazione del discorso filosofico su di esse. È l’ideatore del format di discussione interdisciplinare "Dialoghi di Estetica" e della omonima rubrica di filosofia e arte attiva dal 2012 su Artribune. Ha curato la nuova edizione di Ermanno Migliorini, "Conceptual Art" (Mimesis, Milano-Udine 2014).