Una notte sotto le palme. A Bologna

Un concerto che termina all’alba, per cui si consiglia di portare le coperte. Raum a Bologna diventa la casa di Palm Wine, il progetto di ricerca di Simone Bertuzzi (Invernomuto). Dormiveglia nutrito di ritmica afro, di melodie latino-americane, di voci reggaeton: suoni che compongono immaginari futuri, ricchi di contaminazioni da mondi lontani (più vicini di quanto s’immagini).

Palm Wine

Hypnomachia è il formato del programma stagionale di Xing, in cui la componente durata non è sottovalutabile. Uno sleep-concert, ospitato negli spazi di Raum, che induce la fruizione a rallentarsi, accomodarsi, entrare in contatto con l’ascolto in un tempo prolungato. Negli anni hanno accompagnato le notti bolognesi figure di riferimento del panorama musicale e non solo: dal trio Oren Ambarchi/Stephen O’Malley/John Wiese a John Duncan, dai 3/4 Had Been Eliminated a William Basinski (il primo, indimenticato). Il prossimo appuntamento è affidato a Simone Bertuzzi, conosciuto ai più per Invernomuto (gruppo che ha fondato insieme a Simone Trabucchi), che per l’occasione si presenta con Palm Wine. Una ricerca sonora e visiva nata da una tesi in Accademia, ospitata su un blog dal 2009, confluita nel tempo in eventi organizzati e produzioni eterogenee. Al Raum verrà presentato in anteprima anche El Despertar del Sonido, un mini picò, sorta di sound system, diffuso nella costa atlantica colombiana e utilizzato per animare feste, realizzato appositamente per Palm Wine da Fabian Altahona Romero, un giovane ricercatore di Barranquilla. Abbiamo chiesto a Simone di raccontarci come nasce la sua ricerca e cosa ha preparato per il live bolognese.

Palm Wine è prima di tutto una ricerca – lo si legge spesso nel blog e nelle varie descrizioni -, una “visione distante”. Come nasce? Da quali esigenze primarie e con quali strumenti?
Palm Wine nasce durante gli ultimi anni di studio all’Accademia di Brera, o meglio, in quel momento nasce un interesse preciso verso le sonorità meticce e transculturali che mi ha portato a scrivere una tesi di laurea intitolata, appunto, Transculture del Suono. Il lancio del blog arriva qualche anno dopo, a dicembre 2009. E arriva per dar sfogo ad alcune ricerche e ossessioni che altrimenti sarebbero rimaste inevase e interne. Via via lo strumento blog – recentemente migrato su piattaforma WordPress, con un dominio proprio, www.palmwine.it, e una collaboratrice, Marta Collini – è debordato nel reale attraverso un’intensa attività di djing, workshop e la curatela di eventi come OPEN (La Triennale, Milano 2012) e Bunker Sonidero a Torino, tuttora in corso. La “visione distante” è verso gli stereotipi, che cerco di capire, disinnescare e ribaltare. Una questione personale che provo a condividere.

William Gutierrez, Palm Wine
William Gutierrez, Palm Wine

Palm Wine è anche aggregatore, a volte curatore di contenuti (penso al ciclo Bunker Sonidero che citavi ora) provenienti da ambienti latino-americani e afro. Cosa ti spinge verso quegli orizzonti?
Bunker Sonidero è un party mensile che ormai da un anno ha luogo al Bunker di Torino; è stato concepito insieme allo staff del locale e gradualmente si sta affermando nelle direzioni notturne della città. Il focus è sulla cosiddetta tropical o global bass music, non necessariamente legata a origini africane o latine, piuttosto collocabile negli spazi di transito e movimento di queste sonorità, a volte riconoscibili geograficamente, altre volte no. Il goal è proprio definire un’idea di orizzonte, senza farlo sembrare così lontano.

Tra le presenze previste per lo sleep-concert a Raum c’è il mini-picò El Despertar del Sonido. Come hai strutturato l’ingresso di Palm Wine in uno spazio fisico e per una lunga durata?
È stato un lavoro molto articolato e pensato ad hoc. El Despertar del Sonido è un piccolo sound system di tradizione colombiana, costruito da artigiani di Barranquilla e poi spedito in Italia; i picò originariamente erano grandi sound system progettati per i carnevali e le feste di quartiere: nascono negli Anni Settanta e oggi la scena è ancora piuttosto viva. Qualche anno fa un amico colombiano mi ha proposto di realizzare una miniatura di un picò per Palm Wine, e ho accettato: gli ho inviato un estratto dal romanzo Il Bevitore di Vino di Palma di Amos Tutuola, e William Gutierrez, un pittore di Barranquilla, lo ha utilizzato come traccia per dipingere la facciata del picò. A Raum apparirà per la prima volta, nella fase iniziale della Hypnomachia, e pian piano scomparirà; una presenza scultorea che aiuterà la scansione temporale della nottata insieme ad alcune proiezioni video. Chiaramente il suono sarà costante e seguirà un percorso decrescente, è pensato come una corsa archeologica, che si snoda tra musica dance africana e sudamericana, per assestarsi su repertori di field recording, psichedelia morbida e dub.

William Gutierrez, Palm Wine
William Gutierrez, Palm Wine

La generazione di artisti a cui appartieni dimostra di avere uno stretto rapporto con il suono e con gli immaginari a esso legati. Nelle esperienze di Invernomuto e di Palm Wine ciò è ben visibile. Quale pensi sia il motivo di tale attenzione, in particolare negli ultimi anni?
Sicuramente per noi il suono è una componente centrale. Suono e immagine. Suono e immagine. Non riusciamo a scrollarci di dosso quel binomio. Non sarei così netto invece nell’affermare tale pratica in un discorso generazionale; di certo ci sono alcuni esempi, così come avvenuto per le generazioni precedenti. Indubbiamente il passaggio tardo adolescenziale nella diffusione di Internet ci ha permesso di crescere digitali solo per metà, e questo lo si vede nell’innamoramento verso un miscuglio pastoso, fatto di passato recente, sia sonoro che visuale.

Claudio Musso

www.xing.it
www.palmwine.it

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Claudio Musso
Critico d'arte e curatore indipendente. La sua attività curatoriale e di ricerca pone particolare attenzione al rapporto tra arte visiva, linguaggio e comunicazione, all'arte urbana e alle nuove tecnologie nel panorama artistico. Attualmente è Dottorando presso il Dipartimento delle Arti Visive dell'Università di Bologna, dove ha precedentemente conseguito la laurea specialistica in Storia dell'Arte. Collabora con il MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna per la ricerca scientifica e per l'organizzazione di conferenze e incontri. Dal 2004 al 2011 è stato collaboratore di Exibart.com e Exibart.onpaper, dove dal 2008 dirigeva la rubrica visualia. Scrive per Artribune e Digicult. Di recente ha curato la sezione Urban Art Media Drifts del LPM - Live Performers Meeting (Roma - Minsk). Nel 2010 è stato invitato come lecturer alla AVANCA | CINEMA International Conference Cinema– Art, Technology, Communication (Avanca, Portogallo) e alla VIII MAGIS – International Film Studies Spring School (Gorizia, Italia).