Aste italiane. All’estero

A farsi un giro tra le preview delle Italian Sale a Londra viene prima invidia poi rabbia. Perché in Italia non si riesce a farlo? Le case d’asta sono costrette a creare altrove un mercato di arte italiana. Ci sono preview nelle nostre città ma si vende altrove.

Christie's - Italian Sale

L’Italia è considerata un source market, un Paese da cui poter solo prendere. Non ci sono compratori, collezionisti, ed è difficile vendere. Il motivo principale è l’atteggiamento politico e amministrativo solo conservativo del Mibact. Innanzitutto il personale ha una formazione tecnica e storica: manca quella economica, è marginale quella giuridica. Significa che le sensibilità vanno sugli aspetti di recupero e conservazione.
Politicamente il Mibact è stato pensato (e ha perpetuato, a dispetto di ogni riforma) per una sola funzione diretta pubblica e non tiene in considerazione l’offerta cultuale privata. Le attività ministeriali concepiscono solo il privato beneficiario di contributi pubblici che si sostituisce a esso nei servizi. Non a caso la nuova produzione culturale è nelle politiche pubbliche ai minimi termini. Le azioni a sostegno di artisti e organismi produttivi sono infinitesime in termini di numero e di valore. Troppo poco ha aggiunto la legge Bray, solo per cinema e musica. Il mercato dell’arte fugge dall’Italia. Colpa di una normativa egoista, che concepisce la tutela come protezione verso tutto e tutti.

Gilbert & George - The Urethra Postcard Pictures - Pinacoteca Agnelli, Torino 2011
Gilbert & George – The Urethra Postcard Pictures – Pinacoteca Agnelli, Torino 2011

Vendere non è facile perché non è facile essere autorizzati dal Mibact. Il valore medio dei beni venduti all’asta è passato dai 25mila euro del 2009 ai 6mila di oggi. Allora i mercanti quello che posso movimentare lo portano fuori, in piazze vivaci. Il fenomeno contrattivo del mercato, la mancata attenzione ha un’altra conseguenza: sta sparendo il collezionista, da un punto di vista culturale. Fino a metà del Novecento le grandi famiglie italiane compravano, collezionavano, magari creavano anche una fondazione per esporre al pubblico, per condividere (o anche per essere celebrati: lo ha insegnato Lorenzo de’ Medici, l’ultimo sembra essere stato Gianni Agnelli). Oggi ci sono altri miti, altre forme di riconoscimento e posizionamento sociale.
La notizia “buona” è che il ministero ha istituito una commissione per revisionare il Codice del 2004, speriamo per toccare quei gangli che deprimono il mercato e quindi l’occupazione, la professione, l’imprenditorialità.

Fabio Severino
project manager dell’osservatorio sulla cultura – università la sapienza e swg

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #16

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Fabio Severino
Fabio Severino, dottore di ricerca in Comunicazione e Master in Business Administration presso l'Università di Roma La Sapienza, è titolare dello studio di marketing strategico Yocandra srl. Inoltre è vicepresidente dell'Associazione per l'Economia della Cultura, professore a contratto di “Economia e gestione delle organizzazioni culturali” e responsabile dell'area cultura del Centro di ricerca CITTA presso l'Università di Roma La Sapienza, coordinatore del modulo marketing del Master in “Economia della Cultura” dell'Università di Roma Tor Vergata, responsabile dell'area cultura dell'Osservatorio sulle Strategie Europee per la Crescita e l'Occupazione. Editor del trimestrale “Economia della Cultura” de ilMulino, tra le sue pubblicazioni: Economia e marketing per la cultura (FrancoAngeli, 2011), Marketing dei libri (ed. Bibliografica, 2012), Heritage Marketing (FrancoAngeli, 2007), Un marketing per la cultura (FrancoAngeli, 2005), Comunicare la cultura (FrancoAngeli, 2007), Sette idee per la cultura (Labitalia, 2005).
  • (articolo del 28/10/2013 su http://vecchiatoart.blogspot.com )

    Sadly, in the recent months all the “news” researches about “Italy” on search engines gave information about the Italian political crisis, some famous models, …It seems that Italy is completely loosing the appeal related to be one of the most interesting Countries – speaking about art…

    It is interesting indeed to notice that if you search news about “Italian art” is more probable that you will read something about a Christie’s or Sotheby’s auction about Italian artworks than something occurring in Italy.
    We can say, in a simple analysis but maybe useful, that Italy is trying to destroy its greatest appeal and that the foreign Countries want that great appeal.
    What is this? Obviously art (and then style, design, etc, with art as the major expression of creativity).
    In the simplest economic terms: there is a big request for Italian art but the “Italian shop” is closed five days a week, and the remaining two can not assist foreign costumers.

    This problem is referred to art in general, not only artworks but also museums, art tourism and so on.
    It is really a pity, not only for Italy but also for all the persons abroad who would like to enrich their lives with Italian art.
    The exposure of contemporary Italian artists is poor too, compared to other Countries and to the quality of the contemporary Italian art: there are so many young but great artists in Italy who deserve to be discovered abroad!

    Many ask why Italian artists have “something more” compared to others. The answer is that every Italian grew up in an ambient full of beauty, full of different aesthetic styles (from ancient Romans times to Renaissance, to Futurism, to modern architecture, etc) that has filled their sensibility in a really variegated way, with different shades of different beauties.
    This is a “weight” too, because all these great beauties are there on every Italian artists shoulders and they could intimidate her or him, bringing to a lack of free creativity…But does this matter so much?
    We can think that it is reasonable to be intimidated by Caravaggio or Michelangelo, it is a good sign of humbleness that could permit to the best ones to create something really new without forgetting a great past that is not only in history books but in every Italian attitude towards life (starting from how she / he arranges the dining table to how she / he chooses the colors for a painting).

    We can say that in these years Italian artists are like “emerging artists” but with the difference that they have already maturity, solidity, etc: the only problem is that they are poorly known compared to British or Chinese artists for example.

    In terms of art-market it is sure that you can discover many Italian artists who could be a good investment for the following decades and you risk even to make a really big deal if you have a keen eye on art.

    You, as a foreign collector has a natural advantage: you will enter an hunting territory that is quite free of competitors.
    Here you can find great artists and great deals. More and more the foreign collectors will give attention to the Italian art scene, more and more it will emerge and those who came first will be the most lucky of all.

  • vittau

    Ad esempio l’IVA al 22% e il diritto di seguito sono due ottimi motivi per non acquistre e non vendere in Italia.

  • Forse ci sono un poco di confusione, il Mibact si occupa dei beni pubblici e non privati per cui non capisco perché dovrebbe occuparsi della fantomatica “arte contemporanea” che è un sistema economico e non culturale.

    La trasparenza dovrebbe iniziare dalle gallerie che dovrebbero avere dei listini ufficiali e non celare i prezzi di vendita.

    Di compratori/collezionisti in Italia ce ne sono tantissimi, solo che da bravi esterofili che sono, vanno a Londra a comprare artisti stranieri, dimostrando la loro ennesima limitata capacità di sostenere e amare la propria produzione artistica.

    Come spesso succede solo quando gli stranieri apprezzano il nostro patrimonio poi noi lo riscopriamo…

    Per cui ottimisticamente sarei per vendere tutto agli stranieri e poi farci sopra un bel ricarico e rivenderlo agli italiani…

    d.o))))))))))

  • Pierluigi Albertoni

    Come si può pretendere di vendere arte italiana in Italia con le tasse che la gravano, sospetto del fisco per cui devi spiegare dove e come hai la possibilità di comprarla e demonizzazione di ogni nome italico che suoni almeno ostico da pronunciare. Occorre aggiungere che non ci sono nemmeno più opere cosiddette commerciabili sul mercato, o almeno al di fuori di quelle poche, dei nomi noti (sempre gli stessi) e di qualche rara avis

  • E’ da tempo che ormai questo paese fa l’impossibile per farsi del male, naturalmente a subirne le più deleterie conseguenze sono gli inermi cittadini. Il Ministero dei Beni Culturali è arrivato all’esasperazione del conservatorismo del patrimonio storico – artistico attraverso gestioni e normative che hanno come conseguenza anche e soprattutto l’ inibizione del mercato dell’arte, già gravato da una pressione fiscale discriminante a favore degli altri paesi europei ed extra. Di contro e paradossalmente a questa pedantesca fobia gestionale dello stato crollano i monumenti, e come conseguenza anche dell’ esclusione della storia dell’ arte dalle scuole, musei e gallerie riducono i loro incassi diventando inevitabilmente sempre più un peso per lo stato aprendo di fatto la porta principale d’ ingresso ai privati.
    La conseguenza è che non solo ad andarsene nelle mani di privati (soprattutto stranieri) saranno sempre più pezzi consistenti del patrimonio dello stato magari a prezzi di saldo, ma anche gli stessi artisti che si troveranno ad essere sempre più precari e inutili in questa società, oltre che agli operatori nel mercato dell’arte, andranno ad ingrossare sempre più le fila di coloro che se vanno fuori a dispetto della vocazione patogena, endemica all’arte del popolo italiano.