Giovani talenti crescono. Intervista con Gianluca Traina

Ha vinto gli Asia Awards 2013. Gianluca Traina è italiano, per la precisione palermitano, e non ha ancora trent’anni. La sue contaminazione fra arte e moda per un’opera 3d artigianale entusiasma gli asiatici.

Guanluca Traina, UnPortrait

In questa storia ci sono tutti gli elementi per collocarla perfettamente nel nostro tempo. Grazie al web, sulla piattaforma design.boom Gianluca Traina ha saputo che, per la prima volta, si aprivano gli Asia Awards anche ad artisti di Paesi non asiatici. Ha inviato la sua opera e ha superato la prima selezione fra 6mila candidati e la seconda tra 35; arrivando primo, ha vinto un milione di yen, circa 7.400 euro.
Gianluca è un ibrido capace di fondere nel suo lavoro le competenze di una seria formazione di moda con quelle artistiche tradizionali, ma è anche un ragazzo che ha sempre vissuto con un computer, che da piccolo usava i numeri per disegnare e che nei pavimenti cosmateschi della sua città vedeva pixel. Tecnologia e abilità artigianale, cultura del segno e del contenuto, ispirazioni colte, capacità manuali sono gli ingredienti principali di un “prodotto” di immagine tridimensionale che oggi leggiamo dentro ogni cosa, cercando di analizzare tutto per capire sempre meglio chi siamo. Come fecero i grandi psicoanalisti all’inizio del XX secolo, come Freud o Jung che scomponevano l’inconscio con codici diversi, ora il compito ce l’ha chi sa leggere e riprodurre ogni singolo punto che definisce il nostro corpo, per curarlo o riprodurlo o semplicemente rappresentarci in una essenza virtuale che ci sposti definitivamente in altre realtà.
L’opera vincitrice si chiama UnPortrait e fa parte del progetto Portrait 360°, una serie di ritratti panoramici a cui sta lavorando da più di un anno: con la carta stampata e lucidata ha creato un cartamodello in cartoncino che usa come base semirigida, poi sovrappone la carta che si usa nell’abbigliamento per trasferire le immagini sul tessuto, poi un lucido per resina e poi intreccia tutto in una trama e ordito, come in un tessuto. Abbiamo cercato di scomporre Gianluca Traina per capire meglio.

Guanluca Traina, UnPortrait
Guanluca Traina, UnPortrait

Partiamo dalla tua formazione.
Ho 29 anni, sono nato a Palermo, ho studiato Fashion Design al Polimoda di Firenze e allo IED di Barcellona e Fashion Home Design a Milano in un corso di specializzazione della Camera Nazionale della Moda. Quattro anni fa ho deciso di ritornare in Sicilia per riprendere gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo frequentando il corso di Pittura.

Lavori con una galleria americana: spiegaci come.
Non conosco il reale motivo, Probabilmente per l’astuzia del gallerista nell’individuare i migliori talenti emergenti, aiutata dalla popolarità online dei miei lavori. Tutte le connessioni che ho creato in questi ultimi anni che hanno aiutato il mio lavoro a trovare dei suoi momenti di visibilità sono dovute alla viralità delle notizie sul web, alla partecipazione attiva degli utenti nei social network e sicuramente a un pizzico di follia in chi ha creduto per primo nel mio lavoro e da un articolo su un sito ha determinato la mia carriera. Quindi a essere cercato e successivamente rappresentato da una galleria di Miami, la Robert Fontaine Gallery che mi onora di esporre al fianco di artisti come Andy Warhol, Annie Leibovitz o Jasper Johns, a ricevere migliaia di visite da 72 Paesi diversi nel mondo, e articoli su riviste di design e tendenze in Cina, Giappone, Libano, Messico, Brasile, Russia e Stati Uniti. Prima di questo non c’era molto, solo qualche partecipazione a collettive d’arte a livello locale e una prima e timida mostra presso una piccola e giovane galleria romana, The Room.

Guanluca Traina, UnPortrait
Guanluca Traina, UnPortrait

Pensi che l’Italia non sia un Paese “giusto” per il tuo lavoro?
Penso che il mio lavoro possa essere letto universalmente, anche in Italia. Non mi interessa il confine geografico o limitarmi a un circuito o un mercato piuttosto che un altro. Sta succedendo tutto molto rapidamente e devo alternare i momenti di attività creativa per la realizzazione delle opere con quelli in cui queste opere vanno esposte e raccontate. Rimane poco tempo per instaurare rapporti con le realtà locali o più semplicemente fare network con gli altri artisti della mia città. Ho fatto un percorso in solitaria che mi ha portato all’estero, ma creo in Italia. Da quello che mi circonda traggo ispirazione, posso viaggiare e lasciarmi affascinare dal mondo anche vivendo e creando in Italia.

Il tuo lavoro potrebbe essere definito, con un termine molto di moda, ‘ibrido’…
Creo oggetti che rubano tecniche e metodi da settori diversi. Dalla moda ho rubato le tecniche di ricerca e ispirazione così come il processo artigianale di realizzazione, dal design ho preso il processo di progettazione e creazione tridimensionale del modello, e dall’arte ho rubato i valori estetici e lo spirito formale delle mie opere. Le mie teste le considero una ingegneria sofisticata e il mio è un lavoro da art designer.

Guanluca Traina, UnPortrait
Guanluca Traina, UnPortrait

Il disegno di moda che parte ha nel tuo lavoro di artista?
La parte dominante della mia sensibilità di creativo viene dalla moda. Ho smesso di disegnare la moda perché tendevo a definirmi un operaio specializzato mutilato nella sua creatività da vincoli commerciali e stilistici, quindi non sufficientemente appagato. Alla moda devo l’intuizione stilistica, il processo di motivazione e la straordinarietà nell’abilità manuale dello stilista. Devo anche i processi mentali che legano alla fisicità dell’essere umano la considerazione della sua identità fisica e intellettiva. L’impossibilità della moda di relazionarsi con lo spazio determina un confine con la possibilità che l’arte ha di suscitare quasi tutti i sentimenti che la moda evoca, ma con il valore aggiunto di creare una relazione simbiotica con lo spazio e l’osservatore. Ho lavorato nella moda, sì, ma con qualche riserva. I miei percorsi lavorativi sono stati determinati da lunghi periodi di stage, spesso non retribuiti, con importanti brand italiani e internazionali, e da inconcludenti collaborazioni con stilisti o studi di ricerca di tendenze.

Cosa devi creativamente al tuo Paese?
Forse il fatto di vivere in Italia ha stimolato il mio desiderio di studiare disegno di moda e lavorare in questo settore, ma soprattutto ho la fortuna di vivere in luoghi di straordinaria bellezza e che ti ricordano sempre che il posto in cui sei nato è un patrimonio per l’umanità per bellezza e importanza storica nell’evoluzione della civiltà contemporanea. Studiando la storia dell’arte medievale ho trovato l’ispirazione per il mio lavoro. Sono stato rapito dalla contemporaneità dei mosaici bizantini, dalla loro geniale anticipazione su quello che oggi per noi è l’immagine digitale composta da pixel. E Palermo, la mia città, è piena di mosaici. È una capitale del Mediterraneo, lo era in passato e continua a esserlo oggi. Le influenze arabe e normanne sono quotidianamente visibili. Le difficoltà di interazione sociale della gente così come i processi di relazione tra identità hanno sensibilizzato la mia creatività, interrogandomi sul ruolo che l’essere umano sociale ha nei confronti di un altro essere umano, sull’importanza della faccia e del suo potere comunicativo nella nostra contemporaneità.

Guanluca Traina, UnPortrait
Guanluca Traina, UnPortrait

Il tuo lavoro è figlio del nostro tempo. Hai mai usato stampanti 3D?
A sei anni ho conosciuto il primo computer e da allora non ho mai smesso di usarlo. Rappresenta una parte fondamentale della mia creatività. Quando ho iniziato a usare il computer non esisteva ancora il mouse, né tantomeno esistevano i software che ti permettessero di disegnare, quindi usavo i fogli di testo e componevo le facce dei miei pupazzi preferiti con una sequenza interminabile di lettere, numeri e punteggiature. Follia pura, ripensandoci oggi. In 23 anni ho vissuto tutta l’evoluzione dei programmi di modellazione 3D. Nel tempo ho cercato un sistema personale per estrapolare quello che creavo al pc e farlo diventare reale; una sorta di stampante 3d artigianale dove a creare le forme non è un ugello o una fresatrice ma sono le mie mani. È così che sono nati i Portrait 360°. Sicuramente il passo quasi obbligato e probabilmente quello che condizionerà in futuro le mie creazioni sarà l’utilizzo di stampanti 3d. È una prospettiva che mi affascina parecchio, quella di creare oggetti con facilità e velocità: lavoro cercando di coniugare tecnologia e abilità manuale, per la realizzazione dei Portrait 360° uso cartoncini, carta da stampa e vernici lucidanti, che elaboro e assemblo nel mio studio di Palermo.

Quale moda e quale arte ti piace?
Issey Miyake e Valentino per il loro incredibile modo di relazionarsi con la bellezza del corpo, Missoni e Prada mi stupiscono sempre per il modo in cui stagionalmente riescono a creare immaginari possibili e oggetti desiderabili garantendo l’identità stilistica.
Da ateo riconosco alla cristianità un grande pregio, quello di essere stata mecenate di artisti e artigiani eccellenti, quindi tutta l’arte del passato è fantastica, quasi fantascientifica per me.
Oggi mi fa impazzire Willy Verginer, amo le sue sculture, così come rimango affascinato da Ai Weiwei e dalle sue installazioni e dai Gao Brothers, che trovo geniali.

Guanluca Traina, UnPortrait
Guanluca Traina, UnPortrait

Hai vinto un premio importante. Oltre al milione di yen, cosa ti porterà?
Il premio in denaro è un gradito contributo economico che può aiutarmi a migliorare la qualità del mio lavoro. L’onore di avere il titolo di Asia Awards per il 2013 mi soddisfa e mi gratifica. Cosa mi porterà non so, al momento sta portando molta visibilità a quello che ho creato, e non mi dispiace. Mi auguro possano nascere nuove opportunità e, finché quello che creo viene considerato arte, io continuerò a realizzarlo.

Clara Tosi Pamphili

http://gianlucatraina.com/

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Clara Tosi Pamphili
Clara Tosi Pamphili si laurea in Architettura a Roma nel 1987 con Giorgio Muratore con una tesi in Storia delle Arti Industriali. Storica della moda e del costume, ha curato mostre italiane e internazionali, cataloghi e pubblicazioni. Ideatrice e curatrice di A.I.artisanal intelligence, evento che si svolge due volte l'anno per promuovere nuovi designer di moda in collaborazione con gallerie di arte contemporanea. Svolge attività di ricerca delle arti applicate nella moda collaborando con le più importanti sartorie teatrali e di moda italiane e internazionali. Ha diretto didatticamente l'Accademia di Costume e di Moda dal 2005 al 2007. Ha insegnato Storia del Design di Moda e Tecniche di Ricerca all'Accademia di Costume e di Moda e alla Facoltà di Architettura di Roma Ludovico Quaroni fino al 2011. Attualmente è consigliere di amministrazione di Altaroma, dove si occupa di progetti di ricerca e sviluppo delle nuove tendenze con particolare attenzione al legame fra moda e arte. Collabora con il Maxxi e altre istituzioni per la creazione di eventi culturali sulla moda. Risiede e lavora a Roma.