Claydon & Mullican. Le due metà del regno

Da Massimo De Carlo, due personali e due universi dividono gli spazi. Matt Mullican e Steven Claydon catalogano il mondo seguendo ombre e colori, codici e traduzioni, simboli e stilemi. E ancora una volta la galleria ritrae due volte se stessa.

Steven Claydon - Grid & Spike - veduta della mostra presso la Galleria Massimo De Carlo, Milano 2013 - photo di Roberto Marossi - courtesy Massimo De Carlo, Milano/Londra

Milano, 27 novembre 2013. Gli spazi di Massimo De Carlo stanno ultimando l’allestimento delle sale a piano terra e del mezzanino. Matt Mullican (Santa Monica, 1951), con il percorso dal titolo Stone Video Rubbing Wire, e Steven Claydon (Londra, 1969), con Grid & Spike, spaccano a metà l’impianto estetico-architettonico della galleria, prospettando fin da subito ai visitatori la sussistenza, la compresenza di due sistemi percettivi e formali tanto complessi da risultare, all’apparenza, apolidi.
All’ingresso della galleria il salone principale è colonizzato da arazzi modulari, dipinti gommati di 122×122 centimetri, bianchi e neri, lavori che Mullican ha posto anche a pavimento. Decine di metri quadri di rappresentazioni analogiche, facenti parte di un sistema rituale di cosmologie, fasciano gli occhi di chi guarda, riconducendo il mondo del non-conosciuto a un linguaggio primigenio, dotato di lontani, compatti, segni d’accesso. “Il titolo di questa mostra”, ribadisce Mullican, “non è altro che il semplice elenco, la trasposizione dei quattro lavori, dei quattro supporti che ho intenzione di presentare. La pietra, il masso, istoriato da cinque segni geometrici di colori diversi su ciascun lato, rievoca un lavoro del 1987, che a causa di diversi trasporti e spedizioni errati è stato rovinato e poi ri-prodotto nuovamente da Massimo De Carlo. Per quanto riguarda il ‘robbing’, e dunque la tecnica del frottage, ritengo che la tecnica dell’impressione sia una sorta di ombra, una traccia che permane anche dietro gli occhi di chi guarda, rifasciando le palpebre. In questo caso il ‘robbing’ fa riferimento al processo di trascrizione dell’universo apponendo una solta di sollievo, di alleggerimento nei confronti della staticità del masso, al centro della sala. Anche il filo elencato nel titolo è una scultura che filtra la propria figura e che richiede di essere presentificata, rimandando a significati legati all’industria, alla tecnologia e al progresso. Per quanto riguarda il video, invece, non sono sicuro che lo installerò. Mentre durante l’inaugurazione leggerò un piccolo testo che spieghi alcune chiavi di lettura di questa mostra”.

Matt Mullican - Stone Video Rubbing Wire - veduta della mostra presso la Galleria Massimo De Carlo, Milano 2013 - photo di Roberto Marossi - courtesy Massimo De Carlo, Milano/Londra
Matt Mullican – Stone Video Rubbing Wire – veduta della mostra presso la Galleria Massimo De Carlo, Milano 2013 – photo di Roberto Marossi – courtesy Massimo De Carlo, Milano/Londra

Seduto di fronte a Mullican, Claydon rievoca la sua seconda personale in galleria, attraverso l’illustrazione di sei lavori elaborati nel 2013. Progetti che rendono la sala antistante gli uffici della galleria e il piano mezzanino vetrine platoniche, ricolme di oggetti dall’aria quotidiana ingannata dalle superfici lucide, dai riflessi coloratissimi e dalle forme lisergiche. In Grid & Spike, infatti, Steven Claydon presenta sculture, “installazioni e assemblaggi pittorici che compongono un paesaggio dinamico, in continua ricerca di connessioni tra oggetti presi dal tempo ed elaborazioni tratte dalla storia dell’uomo. La mia è una sorta di olografia”, rimarca Claydon, “un percorso a tutto tondo che vorrei venisse attraversato come se il visitatore tornasse ad essere un allievo della Scuola dei Peripatetici. Gli oggetti disposti nella sala, dai canopi fittili a queste cortine in pvc trasparente, trasmettono il codice dei colori e la fisicità percettiva della loro presenza, fornendo ulteriori coordinate possibili”.
Anche i lavori di Matt Mullican utilizzano, a qualche metro di distanza, un’analisi proporzionale del legame tra ciò che è reale e ciò che viene figurato dai sensi umani, rievocando i ben noti stati di trance e ipnosi che nell’arco della carriera dell’artista californiano hanno dato vita a performance e a lavori artistici in grado di mostrare quel che il suo maestro, John Baldessari, gli ha sempre fatto notare, e cioè che il confine tra quel che è paradisiaco e quello che è infernale non esiste. “Se sulla superficie di un lato del masso posto qui in galleria”, sottolinea Mullican, è segnato un triangolo rosso e quello per me rappresenta il Soggetto, così è e deve rimanere tale. La spiegazione del suo perché esiste, certamente, ma non deve offuscare la forza del simbolo a confronto con gli altri. Ogni spiegazione rappresenta un moto giornaliero di rappresentazione, di classificazione del mondo che lo suddivide in segni e in contesti ai quali essi fanno riferimento. In questo processo di elaborazione, l’uomo è solo una figura, una sagoma verso la quale spingersi per provare empatia, così come mostrano i miei video, dove la soggettività diventa il versante opposto, e non complementare, del linguaggio”.

Steven Claydon - Grid & Spike - veduta della mostra presso la Galleria Massimo De Carlo, Milano 2013 - photo di Roberto Marossi - courtesy Massimo De Carlo, Milano/Londra
Steven Claydon – Grid & Spike – veduta della mostra presso la Galleria Massimo De Carlo, Milano 2013 – photo di Roberto Marossi – courtesy Massimo De Carlo, Milano/Londra

Spinto dal concetto di classificazione, anche Claydon interviene, inserendosi con docilità nel discorso di Mullican: “La scienza e la finzione pongono delle domande che molto spesso, nel sovrapporsi, creano negli individui nuovi sistemi di conoscenza, nuove visioni dei fenomeni fisici. Il mio lavoro è volto a riportare queste certezze apparentemente indistruttibili alla loro origine, rendendo il processo artistico un sofisticato equilibrio tra il pensiero di purezza e un massimalismo che si realizza attraverso schemi. Griglie impostate come componenti di sistemi complessi, che in qualità di pensatori e di esseri umani possiamo solo cercare di comprendere”.

Ginevra Bria

Milano // fino al 18 gennaio 2014
Steven Claydon – Grid & Spike
Matt Mullican – Stone Video Rubbing Wire
MASSIMO DE CARLO
Via Ventura 5
02 70003987
[email protected]
www.massimodecarlo.it

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.