Gallerie d’arte online. Intervista con Marialaura Ghidini

Continua la serie di interviste ai responsabili dei più interessanti spazi artistici del web. Abbiamo incontrato Marialaura Ghidini, fondatrice e responsabile di or-bits.com, una galleria online in cui gli artisti più tradizionali si mettono a confronto con le peculiarità dello spazio virtuale.

Adelita Husni-Bey, Black water, 201; as part of Truth exhibition on or-bits.com

Quando e come è nata or-bits.com?
or-bits.com è nata nel settembre del 2009, pochi mesi dopo che finii un master in Curating and Critical Writing al Chelsea College of Art and Design di Londra. In quel momento lavoravo come freelance e part-time project assistant per alcune organizzazioni d’arte e curatoriali a Londra, mentre cercavo di capire quale direzione avrebbe potuto/dovuto prendere il mio lavoro. Una delle direzioni era quella di gestire uno spazio indipendente.

Qual è il tuo ruolo all’interno della galleria?
Ho fondato or-bits.com e finora l’ho diretto, curato, promosso, sviluppato. Ho assunto e assumo diversi ruoli, tutti in qualche modo racchiusi nell’indefinibile figura del curatore indipendente, ruoli che incorporano attività di fundraising e lo sviluppo di partnership, ma anche e chiaramente il lavoro di commissione di nuovi lavori e la ricerca e il rapporto con nuovi artisti.

Sono presenti altre persone all’interno dello staff?
Oltre a un web designer/programmer che si è sempre occupato della parte tecnica del sito internet, in base ai progetti ho collaborato con diverse persone: guest curator, scrittori, editori, graphic designer, ma anche tecnici del suono, editori video e, chiaramente, direttori di altre gallerie e spazi espositivi. Queste collaborazioni sono legate di volta in volta alla natura dei progetti curatoriali che or-bits.com ha presentato ma anche dei lavori degli artisti commissionati per le mostre.

Marialaura Ghidini
Marialaura Ghidini

E per quanto riguarda il futuro?
Nel futuro imminente prevedo (e spero di riuscire a raggiungere l’obiettivo presto) un’espansione dello staff di or-bits, con figure più stabili come parte del team, perché il lavoro è diventato troppo importante per una sola persona, e perché vorrei incorporare le idee e visioni di altri curatori, scrittori, artisti e ricercatori.

Da dove nasce il tuo interesse per la curatela?
Ciò che mi ha sempre affascinato della professione curatoriale è la possibilità di creare contesti narrativi per far circolare l’arte contemporanea, le idee e  la Weltanschauung di artisti contemporanei che riflettono sul modo in cui vediamo, ci relazioniamo e interpretiamo il momento in cui viviamo; di creare contesti narrativi in trasformazione e aperti al cambiamento piuttosto che affermazioni di stampo museale. Questi contesti narrativi, nel caso della professione curatoriale, si sviluppano – e qui forse sembrerò un po’ generico-astratta – attraverso lo spazio (l’esposizione, la composizione…) e il tempo (il rapporto del visitatore con lo spazio espositivo, ad esempio).

Quindi?
Il Web, in quel preciso periodo della mia carriera curatoriale indipendente, rappresentava (e rappresenta tuttora) una delle sfide principali e più entusiasmanti per questo tipo di lavoro. Un sito Internet non è solo uno spazio espositivo, fatto di attributi spazio-temporali specifici, ma anche un mezzo di distribuzione estremamente malleabile e flessibile: è un network da cui possono partire e svilupparsi altri modi e formati d’interazione con l’arte contemporanea. Allo stesso tempo il web, negli ultimi dieci anni, è diventato il mezzo di comunicazione di massa dei nostri tempi, rimpiazzando ciò che la radio e la televisione rappresentarono prima della sua diffusione a tappeto.

Julia Tcharfas, The morning of Ezra Folkman's death, the house switched on and went about its routine just as he had programmed it to do (A Plot Schematic)’, 2012; as part of Accordance exhibition on or-bits.com
Julia Tcharfas, The morning of Ezra Folkman’s death, the house switched on and went about its routine just as he had programmed it to do (A Plot Schematic)’, 2012; as part of Accordance exhibition on or-bits.com

Quale ruolo può avere una visione critica del web?
Dal punto di vista artistico, ma soprattutto politico ed economico, il web, come lo conosciamo oggi, cioè come ci viene presentato spesso dalle grandi corporation che creano le piattaforme attraverso le quali interagiamo, comunichiamo e consumiamo informazioni, è una delle tante manifestazioni di Internet, che nasconde una serie di questioni che dal mio punto di vista richiedono una maggiore esplorazione critica.

E qui nasce il progetto di or-bits.com…
Quando l’idea di or-bits.com è nata, ero interessata a relazionarmi al fatto che molto spesso la ricerca curatoriale avvenisse online, attraverso database organizzati in modo analitico, che molto spesso ruotavano intorno a categorie obsolete come “video”, “drawing”, “installation” e “sound”: un modo di fare ricerca che spesso sfociava nel perdersi nei meandri d’informazioni ed etichette in disuso, un perdersi che derivava, dal mio punto di vista, da una mancanza di curatela sul web e per il web come, ad esempio, i database che mostravano e mostrano la documentazione di lavori d’artisti fatti per gallerie o festival, invece che presentare e distribuire lavori creati per il web.

Quale ruolo ha la tua galleria in questo contesto?
Nel periodo in cui concepii il progetto, volevo che or-bits.com potesse cominciare a colmare questo vuoto curatoriale sul web e per il web, che funzionasse come uno studio space, project space, un canale di distribuzione e di scambio. Un progetto online che non fosse interessato all’ultima tecnologia, ma che si focalizzasse su cosa significhi creare un lavoro per una web-page, interfacciarsi con un’audience online dando la possibilità a un lavoro d’arte di essere realmente fruito e non solo guardato velocemente tra un click del mouse e l’altro. Le mie domande furono: come creare un contesto espositivo online, da zero? Un contesto dedicato a lavori creati appositamente per essere fruiti su un web browser piuttosto che dedicato a documentazioni di lavori presentati altrove, ad esempio in una galleria? Cosa significa creare una narrativa curatoriale online in cui ogni lavoro artistico sia parte di una storia ma mantenga le sue caratteristiche specifiche di lavoro autonomo?

On the Upgrade WYSIWYG, 2013; perfect bound colour paperback book published by or-bits.com, 14.8 x 21 cm, pp.116
On the Upgrade WYSIWYG, 2013; perfect bound colour paperback book published by or-bits.com, 14.8 x 21 cm, pp.116

E quindi?
Da queste domande è partito lo sviluppo del sito internet, della sua architettura e il modo in cui i visitatori avrebbero interagito con il suo contenuto. L’architettura/struttura di or-bits.com è fatta di programmi indipendenti, sempre online e accessibili, come se fosse un archivio di esposizioni e di lavori, all’interno dei quali ci sono lavori di artisti contemporanei che, non necessariamente parte del campo dei new media, internet art o net art, si sono confrontati con questa nuova dimensione spazio-temporale creando lavori site specific.

Uno spazio di distribuzione, insomma.
Sin dalla sua nascita ho concepito il sito or-bits.com come un fulcro da cui altri progetti curatoriali e lavori potessero nascere ed essere distribuiti indipendentemente attraverso canali diversificati ma connessi tra loro, come le mostre in gallerie che ci hanno ospitato, eventi o progetti editoriali. Tutti contesti che hanno permesso di esplorare il rapporto tra la mostra online e quella offline (in galleria, in un libro, in una scatola, per una radio) e le tensioni e similarità esistenti tra le due. Ciò per me significa aver iniziato un tipo di lavoro curatoriale e, soprattutto, di spazio espositivo che risponde alle caratteristiche dell’opera d’arte contemporanea: quella di essere, molto spesso, distributive art, arte creata per esistere ed essere fruita in vari contesti, incorporando diversi medium e canali di esposizione e distribuzione.

Cosa significa per te organizzare e curare una mostra che è fruibile solamente online?
Significa lavorare con uno spazio in cui il tipo di fruizione e partecipazione riflettono il momento socio-culturale in cui viviamo, ma non necessariamente il modo in cui l’arte è stata tradizionalmente fruita fino al decennio scorso. Significa creare una mostra che ha tutte le potenzialità di essere vista e distribuita fuori dai canali classici di circolazione del museo, della galleria commerciale e del festival, e perciò creare una mostra che ha tutti gli attributi per creare nuove ecologie.

or-bits.com index page
or-bits.com index page

Ciò cosa comporta?
Significa adottare una prospettiva curatoriale che implica una diversa concezione del rapporto tra curatore e artista, opera d’arte e spazio, opera d’arte e audience; per or-bits.com ha spesso significato lavorare con artisti cominciando con una frase del tipo: “Se la tua pratica artistica venisse presentata su una pagina web come ti rapporteresti nella creazione del tuo lavoro? Con questa diversa relazione tra spazio-tempo, con il fatto che l’attenzione dell’audience è molto diversa che in un white cube, come sfrutteresti le caratteristiche che questo network, composto da vari livelli interconnessi, ti offre?”. Significa creare e sfruttare nuovi modi, formati e canali per sostenere, commissionare e distribuire il lavoro di artisti contemporanei.

Quali sono i progetti per il futuro?
Consolidare l’attività e la struttura di or-bits.com come un sito internet dedicato alla mostra e distribuzione di arte contemporanea, che si muove e usa modalità di produzione online e offline rispecchiando, come ho detto poco fa, il momento socio-culturale in cui viviamo. E certamente questo implica lavorare in modo più consistente con partner e trovare nuovi sostenitori.

Filippo Lorenzin

http://or-bits.com/

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Filippo Lorenzin
Filippo Lorenzin è un critico d’arte contemporanea e curatore indipendente. Si interessa principalmente del rapporto tra arte, tecnologia e società, seguendo un percorso in cui confluiscono discipline come l’antropologia, la psicologia e la storia. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Venezia e allo Iuav, sviluppando un interesse nelle ricerche artistiche che si confrontano con le problematiche derivanti dalle modalità di interazione tra individui, contesti culturali e strumenti. Ha realizzato numerosi studi riguardanti il rapporto tra arte contemporanea, Internet e pubblico online, affrontando casi come il crowdfunding e le mostre d’arte virtuali. Affascinato dal confronto diretto, predilige la forma dell’intervista in quanto occasione per discutere e imparare.
  • Martina

    Curatoriale, curatoriale, curatoriale, curatrice indipendente, distribuzione (sic!) di arte contemporanea, bla bla bla…
    È una galleria commerciale o no? Non si capisce dalla pessima intervista.
    Se è una galleria commerciale che significa DISTRIBUIRE arte!?! Le faceva orrore la parola vendere? Se è così allora poteva fare la “dura e pura” e non aprire una galleria e poi riempirsi la bocca di curatoriale, curatoriale, curatoriale ma continuare a fare la fame come gli altri, veri, curatori indipendenti…
    Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, o meglio, si può ma poi non bisogna vergognarsi del come.

  • Marialaura

    or-bits non è una galleria commerciale, recentemente ha ricevuto fondi pubblici per organizzare alcuni dei sui progetti solo o in collaborazione con partners. Più informazioni sono qui, http://www.or-bits.com/supporters.php

    • Carla Benvenuto

      C’è qlc di fantastico in questo progetto, ma forse non riesco a coglierne l’essenza. A me piace sempre l’idea di mettermi in discussione. Forse questo potrebbe essere un ” movimento” davvero puro: cioè fare Arte per Arte e non per venderla. Fare Arte solo per comunicare, condividendo con più persone possibili…
      Mi piace l’idea di creare un’opera fruibile solo su web…però non leggo benissimo l’inglese!

  • Stefano T.

    non c’ho capito una fava

  • remo de franceschi

    Il termine Galleria online mi sembra inappropiato, da quanto si evince da una prima e complicata visione, risulterebbe essere più un blog carico di parole e testi, insomma, un sito archivio che raccoglie pensieri e parole. Mi pare un ulteriore pretenziosa e noiosa piattaforma del nulla e per il nulla.

  • Antonio

    Non capisco come si possa godere dell’arte osservandola tramite lo schermo di un computer… Per me l’Arte è un insieme di emozioni, suoni, profumi, e immagini acquisibili solo e soltanto guardando e toccando l’opera dal vivo.

    Questi “progetti” assomigliano molto a quelle televendite di quart’ordine che si vedono in televisione…