Il magazine d’arte Juliet compie 45 anni. Intervista al direttore Roberto Vidali (e c’è anche una mostra a Milano)
Si intitola “Juliet. 45 Years” la mostra ospitata negli spazi di SiteRoom che ripercorre la storia della rivista d'arte indipendente nata nel dicembre 1980. Volevamo saperne di più e abbiamo rivolto qualche domanda al direttore Roberto Vidali
Nasce per diventare il nuovo punto di raccordo tra le immagini della contemporaneità e le teorie critiche più avanzate: questo è l’obiettivo di Juliet Art Magazine, la rivista d’arte indipendente che ha mosso i suoi primi passi nel dicembre 1980 con in copertina il “cagnetto sputafuoco” dell’artista Oreste Zevola (Napoli, 1954 – 2014). Da quel timido esordio sono trascorsi 45 anni, con la pubblicazione del numero 225 nel dicembre 2025, a cui si aggiungono centinaia di edizioni collaterali e di numerosi extra issues. A ripercorrerne la storia tra copertine, opere e relazioni è SiteRoom, lo spazio espositivo in Via Washington 106 a Milano, con Juliet. 45 Years, la mostra visibile fino al 30 ottobre.
Volevamo saperne di più della storia della testata d’arte e dei suoi progetti futuri, e abbiamo deciso di fare qualche domanda al direttore editoriale Roberto Vidali.

Intervista a Roberto Vidali, direttore di Juliet Art Magazine
Juliet Art Magazine compie 45 anni. Guardando alla storia della rivista, quali sono i cambiamenti che hanno maggiormente inciso sul vostro modo di fare critica e cultura contemporanea?
A testimonianza storica rimane la registrazione della testata da parte del Tribunale di Trieste di data 5/12/1980 e che riporta il n. 581. Rimangono altresì tutte le pubblicazioni custodite nella Biblioteca nazionale di Firenze e presso altri archivi. I momenti cruciali del nostro rinnovamento sono stati fondamentalmente due: l’invenzione nel 1985 degli extra issues ovvero di fascicoli postalizzati con la regola dell’abbonamento postale e molti anni dopo quando abbiamo affiancato alla testata cartacea un sito parallelo e con contenuti del tutto diversi: juliet-artmagazine.com. Il primo fascicolo di questi extra issues era dedicato a una specie di rivisitazione contemporanea della Mitteleuropa e s’intitolava “Austria Ferix”; per quanto riguarda altri progetti editoriali a cui sono particolarmente affezionato posso ricordare questi titoli: “Amazonas” (1990), “Bestio!” (1993), “Libellule” (1995), “Onde di formiche a far filari” (1998), “Fenditure” (2001), “Mamma, vogghiu fa’ l’artista” (2007). Quello di prossima uscita avrà 256 pagine, sarà pubblicato a dicembre del 2026 e sarà collegato al numero 230 della rivista; s’intitola: “50 testi x 50 artisti”.

Che cosa significa oggi, per Juliet, essere una rivista d’arte indipendente?
Significa affrontare giorno dopo giorno il combattimento per la sopravvivenza, dovendo ogni giorno mettere insieme il pranzo con la cena.
In concreto?
Pagare puntualmente il grafico, la tipografia, la postalizzazione delle copie, la partecipazione alle fiere e il ripristino continuo del nostro sito che è sempre sotto attacco.
La mostra organizzata da SiteRoom, a Milano, diventa l’occasione per ripercorrere la storia, ma anche per guardare avanti. Quali episodi, incontri o scelte editoriali del passato considera ancora particolarmente attuali, e quali invece sente il bisogno di superare?
I quarantacinque anni della testata sono stati scanditi da più appuntamenti. Il primo è stato all’Antico Caffè San Marco di Trieste dove è stata presentata la pubblicazione “Juliet 45 Years”, poi è seguita la mostra alla Polveriera Napoleonica Foscarini Palmanova a Udine, dove sono stati esposti tutti i numeri della rivista, assieme alle opere di artisti che negli anni hanno collaborato con la testata. In quel bellissimo e ampio spazio storico abbiamo potuto disporre su un basamento le sole riviste perché non c’era spazio per mettere in consultazione cataloghi o pubblicazioni supplementari.
A questi due appuntamenti sono seguite la mostra al CRAC Puglia di Taranto con la donazione di trenta opere della collezione Juliet e la conferenza a Termoli con la proiezione delle copertine della rivista a scandire le tappe di un passato che altri dopo di me dovranno valutare. Pertanto, l’appuntamento da SiteRoom è il quinto evento organizzato per i quarantacinque anni della testata e siamo quasi fuori tempo massimo, visto che a dicembre di quest’anno gli anni compiuti saranno già quarantasei.
Ci dica di più…
Il pezzo forte di questo appuntamento sarà il confronto tra l’acquarello originale realizzato da Luigi Ontani per una copertina della rivista e il numero stampato: il numero in oggetto è il 29 / dicembre 1986, ciò vuol dire che l’acquarello di Ontani ha la bellezza di quarant’anni di età. La scelta di continuare a produrre degli extra issues è ancora attuale perché ci aiuta a mantenere in vita un canale distributivo alternativo, mentre l’impegno profuso nella realizzazione di cataloghi e libri costosi e di progetti editoriali collaterali (come quello dedicato al design) non ci ha agevolato in alcun modo e forse debbono ritenersi superati.
Nel tempo avete costruito un rapporto molto stretto con gli artisti e con le diverse generazioni che hanno attraversato la scena contemporanea. Come è cambiato questo rapporto nel corso degli anni e quanto è ancora importante oggi?
Il rapporto con gli artisti è sempre molto importante, perché l’opera d’arte rimane alla base di qualsiasi ragionamento culturale, ma si comprenderà che la nostra età ormai può essere di ostacolo: un giovane artista vuole interfacciarsi con un critico giovane oppure con una realtà che gli fa vedere economie concrete. Da questo punto di vista Juliet è ancorata a un passato che continua a esistere, e per focalizzare meglio questo passato è giusto che io faccia alcuni esempi di artisti che negli anni la rivista ha seguito e appoggiato in maniera particolare e l’elenco lo stilo non in ordine cronologico e nemmeno alfabetico: Jannis Kounellis, Živko Marušič, Ernesto Jannini, Claudio Massini, Silvio Merlino, Annamaria Iodice, Antonio Sofianopulo, Carlo Fontana, Stefano Di Stasio, David Salle, Jean-Frédéric Schnyder, Chéri Samba, Robert Longo, Matthew Barney, Oreste Zevola, Ray Smith, Alighiero Boetti, Salvo, Piero Gilardi, Maurizio Cattelan, Paola Pezzi, Giuseppe Desiato, Luigi Ontani, Gilbert & George, Enrico T. De Paris, Alberto Garutti, Mark Kostabi, Milan Kunc, Massimo Giacon, Andrea Di Marco, Cuoghi Corsello, Aldo Mondino, Aldo Damioli, Botto & Bruno, Bonomo Faita, Neo Rauch, Mirko Rajnar, Giovanni Pulze, Bjarne Melgaard, Ismaele Nones. Per agganciarsi al presente, invece, la rivista si appoggia agli occhi dei più giovani collaboratori.

Juliet Art Magazine: tra memoria e futuro
Guardando al futuro: quali sono i prossimi progetti? E soprattutto, quale ruolo immagina per la testata in un sistema dell’arte sempre più veloce, digitale e internazionale?
Il ruolo di Juliet (o di qualsiasi rivista cartacea) non potrà che essere marginale. Questa è una storia che si sta esaurendo e la si vede quando si viaggia in treno: in un vagone con trenta passeggeri si trova una persona che legge un libro o un giornale, mentre tutti gli altri o chiacchierano o guardano il cellulare. Per quanto riguarda l’aspetto di un mondo globalizzato, noi abbiamo fatto la scelta di apertura al registro internazionale già dal 1985, ma le condizioni attuali geo-politiche non aiutano in alcun modo. Non ultimi i dazi del signor Trump che ci hanno chiuso tutto il mercato statunitense. In cantiere, per il 2027, abbiamo due pubblicazioni, la prima dedicata al lavoro di Giovanni Pulze, l’altra dedicata al lavoro di Claudio Massini.
Se una rivista è anche una forma di memoria, 45 anni di Juliet rappresentano un archivio prezioso della storia dell’arte contemporanea italiana e internazionale. Come intendete conservare e declinare questo patrimonio editoriale?
La mia intenzione è quella di donare tutti i libri e i cataloghi da noi posseduti alla Biblioteca gestita da Trieste Contemporanea. In realtà alcuni scatoloni sono già stati consegnati, ma molto lavoro di catalogazione deve essere ancora fatto.
Valentina Muzi
Juliet. 45 Years
SiteRoom – Via Washington 106, Milano
Dal 23 settembre al 30 ottobre 2026
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