Terzi Paradisi e terre sempre prime. Un tour fra Zegna e Pistoletto

Arte come motore per una trasformazione sociale, arte come legante per le comunità locali e mondiali. Da Fondazione Zegna a Cittadellarte, il biellese traccia un sogno concreto. Siamo andati sul posto a verificare la tenuta dei progetti.

Cittadellarte - Fondazione Pistoletto

Il 5 ottobre ha rappresentato una data importante per chi crede nel ruolo attivo, agente che l’arte contemporanea può esercitare sulla società. Nello stesso giorno sono stati inaugurati la quinta edizione di All’Aperto, a Trivero (Biella), voluta come ogni anno a partire dal 2000 dalla Fondazione Zegna, per la cura di Barbara Casavecchia e Andrea Zegna, e la 16esima edizione di Arte al Centro presso Cittadellarte – Fondazione Pistoletto (Biella), che in quest’occasione ha concentrato le energie sul rapporto fra arte e trasformazione urbana.
L’evento di Trivero, che lascia al Comune e alla sua gente un nuovo progetto site specific e permanente, ha coinvolto Marcello Maloberti (Cologno, 1966; vive a Milano), tra i rappresentanti del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia di quest’anno. Indirizzato in particolar modo dalle comunità locali, fattore non trascurabile per All’Aperto, come l’Associazione Nazionale degli Alpini di Trivero, la Corale Aurora Montis, la Scuola Primaria della frazione Ronco e molte altre, Maloberti ha scelto letteralmente di dar vita a un giardino in uno spazio rimasto in disuso, accanto alla palestra comunale (che “contamina” il giardino con un attrezzo da pesi massimi).

Marcello Maloberti, I baci più dolci del vino - All'aperto, Fondazione Zegna, Trivero 2013
Marcello Maloberti, I baci più dolci del vino – All’aperto, Fondazione Zegna, Trivero 2013

La grandiosa scritta/titolo I baci più dolci del vino in cemento, per un totale di 32 metri, sfrutta la stessa grafica delle insegne originali del Centro Zegna e arriva dritto dal Cantico dei Cantici. Un augurio delicato ma intenso per i futuri frequentatori della terrazza. Maloberti ha disegnato personalmente alcuni elementi d’arredo che popolano il giardino, come le lampadine colorate sui festoni che ritagliano un piccolo palco e il neon in forma di mezzaluna che troneggia in alto. Per le aiuole, che ospitano molte varietà di rose bianche, e per la selezione degli alberi da piantare (tra cui tigli e meli), l’artista si è avvalso della collaborazione di Marco Nieri, esperto di bioenergetica, la cui preferenza è caduta su specie dalle proprietà particolarmente benefiche per i nostri organi vitali.
Il pomeriggio di sabato 5, oltre a essere un’inaugurazione, è anche un ritrovo conclusivo, orientato alla spensieratezza e alla condivisione tra chi ha pensato questo spazio e i suoi fruitori: il contatto dell’artista con i cittadini è uno dei pilastri portanti su cui I baci più dolci del vino si fonda. In formato happening, il pomeriggio offre vin brulé, crostate, biscotti, salame e formaggio per mano degli Alpini, mentre fuochi pirotecnici si confondono con la nebbia che sale. Il coro allieta l’udito, insieme agli ululati dei bambini in fila, guidati da una luna di carta. Tre adolescenti si coprono – finché le braccia non cedono – dietro stoffe dai colori sgargianti, mentre una grande conchiglia si avvicina cauta alle orecchie più curiose. Insomma, una piccola festa per tutti i sensi.

Cittadellarte - Fondazione Pistoletto
Cittadellarte – Fondazione Pistoletto

Pochi chilometri più in là, Cittadellarte rende visitabili le mostre nei propri spazi, tutte fortemente nutrite attraverso ricerche da Biella a Biella e da Biella al mondo, all’insegna della responsabilità etica. È presente lo stesso Michelangelo Pistoletto a sottolineare quanto l’epoca storica che viviamo esiga un’azione tangibile dell’arte nella rete sociale; il maestro dell’Arte Povera (che ricorda come “povero” stia per “essenziale”) elegge a emblema di tale idea il suo Terzo Paradiso, dal considerevole peso specifico quanto a significati simbolici, che sarebbe resa concreta nel progetto Let Eat Be, basato sul sostegno di cultura, coltura e convivialità.
La mostra Geografie della trasformazione. I cantieri dei saperi condivisi espone le molte attività avviate a partire dal 2004 in ogni parte del globo, allo scopo di trasformarlo responsabilmente. Visible. On Display fa largo ai lavori selezionati al Visible Award: un susseguirsi di storie narrate da professionisti che cercano di usare l’arte per determinare nuove prospettive di vita e di relazione, la mostra è affiancata anche dall’omonima biblioteca.

The Compromise è quel che risulta da Unidee in Residence 2013, il programma che ha coinvolto una serie di creativi e li ha visti lavorare come singoli e come gruppo. S’intende evidenziare qui il dissenso come diritto e valore all’interno della collettività.
Durante la cena, per la quale sono stati selezionati prodotti locali, Arte al Centro ha intrattenuto gli ospiti con le performance afro del complesso Battiti Scomposti.
Progetti ricchi, partecipativi, impeccabili nell’ambito dell’impegno sociale. Ma all’interno di tutto questo il concetto di arte si spalma, va ricercato, fortemente rischia di perdere i limiti di cui necessita, perché dal resto possa ancora farsi riconoscere.

Lucia Grassiccia

http://www.fondazionezegna.org/all-aperto/
http://www.cittadellarte.it/

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Lucia Grassiccia
Lucia Grassiccia è nata a Modica (RG) nel 1986. Dopo una formazione tecnico-linguistica ha studiato presso l’Accademia di belle arti di Catania, dove ha contribuito a fondare e dirigere un webzine sperimentale (www.hzine.it) gestito da un gruppo di allievi dell’accademia. Per hzine ha svolto principalmente attività di giornalista, titolista, editing. Dal 2008 scrive saltuariamente per il quotidiano web locale Nuovascicli Ondaiblea, soprattutto recensioni su libri e mostre. Nel 2010 inizia la collaborazione con Exibart che a breve si sospende e prosegue con la redazione di Artribune. Cura saltuariamente i testi critici per alcune associazioni e gallerie (vedi The White Gallery, Milano). Nel 2013 pubblica il romanzo ebook Elevator (Prospero Editore) e inizia a collaborare occasionalmente con la rivista Look Lateral. Nello stesso anno completa gli studi in arteterapia clinica presso la scuola Lyceum Vitt3. Attualmente vive a Milano.
  • Francamente non si riesce a capire la tenuta di questi progetti. E’ fuffa. Quale impatto sociale????

    Il Terzo Paradiso, che non si capisce cosa sia, esprime un’utopia anni 70, che sembra molto vicina al sale di Wanna Marchi. Pistoletto ha avuto la buona intuizione della Fondazione a metà anni 90, con la quale è riuscito ad attirare giovani da tutto il mondo. A questi giovani, dopo la residenza non rimane nulla, se non una riga di curriculum e un ‘esperienza tipo grande fratello. Ma al Maestro rimane tanto:

    -la sua immagine rivitalizzata di riflesso dall’attività “giovane” della fondazione.

    – i fondi che vengono attirati da Unicredit e altri Istituti, ma che poi vengono reinvestiti nei borsisti solo in minima parte. Dati alla mano.

    Oltre al Metro cubo di Infinito la produzione di Pistoletto è profondamente sopravalutata, si è visto nella mostra recente al Maxxi. Ma anche al Louvre. Insomma, buone pubbliche relazioni, la retorica delle residenze GGGiovani, barba e panama bianco e il gioco è fatto.

    E’ sconcertante che dal vitalissimo contesto critico italiano nessuno argomenti quanto il terzo paradiso sia una grande fuffa, ai limiti della truffa.

    Basterebbe avere consapevolezza, e non volerci far credere che questi progetti hanno chissà quali ricadute sociali, quando sono solo piacevoli giochini tra l’autoreferenzialità, la retorica e l’arredo urbano.

    • Pienamente d’accordo…ma si sa quanto siano belli i nuovi vestiti dell’imperatore…

  • thegrassisgreener

    caro whitehouse, si può anche opinare sul livello di qualità artistico presente fra questi progetti e sulla validità di Terzo Paradiso. Ma puoi affermare che i suddetti progetti non esistano o siano inutili sul piano sociale? E se sì, come puoi affermarlo?

  • Se io esco di casa e faccio un urlo questo ha ricadute sul piano sociale. Quindi?

    Mi sembrano progetti molto chiusi su Biella, e comunque intrisi da una retorica che viene spazzata subito via da persone che hanno ben altri problemi oggi.

    Sono giochini pretenziosi. Aggregano certo, come lo può fare una parrocchia, la chiesa, un partito politico o un gruppo di amici….o qualsiasi altra cosa.

    Se una fabbrica a biella chiude, serve forse un azione creativa e artistica ma ben più profonda, e forse ben più fatale.

    Tutto questa storia del Terzo Paradiso sarebbe da mandare a Striscia la Notizia. Anche perchè la Fondazione attira 10-20 mila euro per ogni borsista e reinveste una minima parte su i borsisti….

    • Adelina Paneghiotto

      concordo sarebbero da denuncia

  • pneumatici michelin

    Mi piacerebbe intervenire su Pistoletto e biella ma whitehouse mi ha tolto le parole di bocca: in effetti il terzo paradiso di pistoletto andrebbe bene proprio per striscia la notizia.
    Ha la stessa valenza culturale politica e sociale che hanno le trasmissioni televisive su extraterrestri e piramidi .
    qualcuno dice che gli artisti famosi sono per forza i migliori: pistoletto onnipervasivo però è un diffusore di banalità a tutto spiano e forse il suo lavoro ripetitivo ha quella diffusione che ha semplicemente perchè non sposta un bel niente ed è rassicurante aria fritta.
    pistoletto vorrebbe fare il beuys de noaltri ma le assurdità di beuys sulla democrazia diretta sono state pronunciate in un periodo in cui stravaganze e utopie erano perdonabili perchè apparentemente fuori o in anticipo rispetto alle consuetudini “riterritorializzanti” dell’economia dello spettacolo: di fronte alla complessità del mondo d’oggi queste ingenuità non sono perdonabili: queste riproposizioni sgangherate ed egocentriche del falansterio dimostrano solo
    l’immaturità culturale e l’ipocrisia di tanta arte attuale

    • quello che scrivi e purtroppo vero. Ma nessuno in Italia ha la voglia e il coraggio di analizzare veramente queste opere e questi progetti. Tutto è velato da questa retorica buonista e superficiale. Sono momenti pubblicitari, esaltazioni del maestro che servono per attirare attenzione, ora al Maxxi, ora alla serpentine di Londra ora al Louvre. E’ tutto un gioco di pubbliche relazioni, favorite dall’immaginario ARTE POVERA ITALIANA.

      Non dico che l’opera e il lavoro di Pistoletto, come dell’arte povera, non possano avere sussulti valorosi e interessanti. Dico che nessuno analizza e approfondisce veramente. Le opere specchianti, gli stracci, la Fondazione Pistoletto…abbiamo critici bravissimi ad allungare comunicati stampa. Perchè non si sa mai, la Fondazione Pistoletto potrebbe avere un nuovo PPPProgetto, e avere bisogno di loro…non si capisce che questa incapacità e NON VOLONTA’ critica (anche delle riviste che aspettano la pubblicità) fa il male di lungo periodo delle stesse riviste e degli stessi giornalisti.

      • pneumatici michelin

        Whtehouse il problema che mi angustia è questo: quest’assenza di critica, questa mancanza di analisi non sono forse funzionali alla circolazione della cultura come merce?
        Spettacolarizzazione, circolazione e superficialità non vanno forse necessariamente a braccetto? Possiamo uscire dal secchio e ribaltarne la superficie al modo della bottiglia di Klein ?
        C’è davvero spazio per altro? Speriamo bene!

  • Angelov

    Forse la presenza dello Specchio, che nel lavoro complessivo di Pistoletto assume un’importanza centrale, non è mai stata presa molto in considerazione, anche da un punto di vista della psicologia e del rapporto dell’artista con il suo pubblico.
    Lo specchio, a parte le ultime teorie che mi sembra lo utilizzano per spiegare certi meccanismi del pensiero, è sempre stato simbolo di vanità e narcisismo; che forse questi siano due aspetti che rivestano una funzione di malformazioni professionali nella pur grande e valida opera di Pistoletto?
    A grandi virtù, grandi difetti…

  • Il narcisismo è una parola chiave nel sistema dell’arte, soprattutto in Italia. Se proponi di fare l’elettricista o il meccanico, non ti dicono che sei narcisista. L’artista italiano è spesso accusato di narcisismo, spesso lo è…ma si tende a fare di tutta l’erba un fascio. Bisognerebbe guardare l’opera e l’artista con distacco senza pregiudizi o con intenti morbosi (la famiglai dell’arte italiana ha relazioni che tendono alla morbosità).

    Basta guardare il panama bianco, e pensare che suggerisce di tradurre “povera” con “essenziale”…insomma mi sembra evidente. Pistoletto mi sembra una bella icona romantica e piaciona.

  • Ri.Chi.

    Un prodotto artistico è merce. E’ una novità? Se non si è riconosciuti dal mercato, non si può essere considerati artisti. Su questo, tutto il sistema si basa. Il paravento culturale è un gioco di ombre cinesi. Se fosse il concetto ad essere spettacolarizzato, il sistema non potrebbe autoalimentarsi, perchè vendere concetti è ben più complicato del vendere firme.

    Nel caso in questione, non riesco a vedere nulla di negativo nel simbolo grafico Terzo Paradiso. E’ forse errato consigliare a quante più persone possibile, il provare ad andare oltre le religioni e la materialità che ci circonda?
    La fisica quantistica, la relazione tra pensiero collettivo ed azione, sono concetti da imbonitori di sagra paesana, solo se si rimane ancorati alla speranza di un futuro migliore regolato dal posto fisso nel vorticoso bulimico giogo della produzione industriale.
    Le trasmissioni televisive sulle piramidi e i UFO non invitano a riflettere, agiscono sulla paura. Esattamente come tante espressioni artistiche che schiacciano lo spettatore nell’angolo buio dell’ignoranza.

    Sotto un altro articolo ho letto commenti dove si sminuisce il valore del viaggio e si esalta il luogo in quanto non-luogo. Qui invece si definisce aggregazione da parrocchia il riqualificare uno spazio che per chi vive quell’area può voler dire nuove possibilità.
    Alla faccia del distacco e assenza di pregiudizio. Fare i conti in tasca a chiccessia dimostra una certa propensione al morboso.

    “Progetti ricchi, partecipativi, impeccabili nell’ambito dell’impegno sociale. Ma all’interno di tutto questo il concetto di arte si spalma, va ricercato, fortemente rischia di perdere i limiti di cui necessita, perché dal resto possa ancora farsi riconoscere.”
    Da chi o da cosa deve farsi riconoscere? Chi o cosa ha necessità di limiti?Io rispondo: da quella obsoleta macchina tritacarne produttrice di denaro chiamata mercato.

  • thegrassisgreener

    cioè Striscia la notizia sarebbe una trasmissione più seria di quelle dove svelano misteri e segreti e orrori? Ma fatemi il piacere..
    Ri.Chi., se l’arte la chiami così da qualcosa dovrai pur riconoscerla. Tutto ha bisogno di limiti, altrimenti finisce fuso o distrutto.

  • pneumatici michelin

    Ri.chi si può essere tortuosi purchè alla fine si sia in grado di seguire un filo logico, altrimenti si scrive tutto e contrario di tutto come nel tuo caso.

    nelle prime 5 righe sembri mi pare condividere in parte quanto da me scritto: la mercificazione della cultura rifugge dai concetti troppo complessi.
    inoltre aggiungi che il paravento culturale è un’ombra cinese in quanto ciò che conta è vendere e i concetti sono più difficili da vendere.
    Più sotto malgrado queste ciniche :) premesse sembri però dimostrare simpatia per il terzo paradiso che mi pare sia un concetto, per quanto secondo me striminzito e banale.
    Dici anche che non c’è nulla di male in questo concetto che aprirebbe una dimensione extraterritoriale oltre materialismoe religioni. Ma scusa, prima dici che ciò che conta è vendere e poi dici che bisogna andare oltre il materialismo?
    Inoltre vorrei dirti che nessuno ha detto che ci sia qualcosa di male a parlare di terzo paradiso: io non sono un moralista e non credo che Pistoletto andrà all’inferno parlando del paradiso dato che piuttosto lo manderei a quel paese :)
    non c’è nulla di male a sparare banalità : è solo stupido, tutto qui.
    non capisco il resto del tuo delirio sul posto fisso e la riqualificazione del territorio:
    pure i tuoi discorsi vanno bene per un Personaggio di striscia la notizia.

  • non siamo in tribunale. Non si sta colpevolizzando Pistoletto, si cerca di prendere consapevolezza. Il sale di Wanna Marchi costava quanto le opere di Pistoletto. Va benissimo. Pistoletto è un BRAND. Ma non ci venga a prendere in giro, e non prenda in giro i borsisti e tutti gli altri. Li può anche prendere in giro, ma il bello sta nell’avere consapevolezza.

    Non puoi sostenere di avere ricadute sociali, quando queste non esistono. Allora mille volte meglio Creed, Hirst o Koons, Se un quadro arreda bene casa mia, per me ha valore, ma non ditemi che quel quadro salverà il mondo. Per intenderci.

  • Angelov

    Forse sarebbe bene ricordare che Pistoletto, nei primi anni dell’Arte Povera, con l’aiuto di un nutrito gruppo di artisti e intellettuali, aveva creato una specie di compagnia teatrale chiamata lo Zoo, dove confluivano idee e stimoli da varie direzioni: pittura, scultura, teatro, musica, performance, etc, un po’ la controparte della Factory di Warhol a New York. Ricordo benissimo che una specie di eco era percepibile provenire da quelle esperienze straordinarie.
    L’esperienza del Terzo Paradiso, vuol forse essere un tentativo per dare stimoli e idee ad una società che annega nell’indifferenza; l’unica differenza con lo Zoo, è che a quel tempo Pistoletto era coadiuvato da personaggi straordinari che, nel loro modo di relazionarsi, erano espressione di un momento storico a tutt’oggi incomprensibile per chi non lo ha vissuto, e che quindi o non capiscono il suo attuale tentativo, o ne sono coinvolti solo passivamente, od in modo solo superficialmente partecipativo.
    Un altra cosa vorrei aggiungere: nel ’68, l’Arte Povera era criticata da chi non era in posizioni così avanzate per poterla capire; oggi è criticata da chi si ritiene molto più avanzato di essa: non sembra troppo gratuito tutto questo?

  • Pneumatici michelin

    Caro angelov se pensi che sia gratuito puoi sempre
    Spedirmi un assegno cosí siamo tutti contenti :)

    Il 68 é stato un periodo eccezionale ma come sai
    Non solo per l’arte contemporanea e non abbiamo
    Certo qui il tempo per parlarne . Ti premetto una
    Cosa : non nego l’importanza del periodo
    Iniziale dell’arte povera . Il punto non é questo.
    Pistoletto pretenderebbe di essere qualcosa che
    Peró non può essere: l’arte povera si é sviluppata
    A lato del 68 e ad un certo punto abbastanza presto
    gran parte dei suoi componenti hanno scelto
    opportunisticamente di
    Evitare un impegno politico diretto .
    Questo ovviamente é l’eterno problema dell’artista
    Che essendo vincolato alla figura del committente
    Non riesce ad esercitare la figura dell’intelettuale a tutro
    Tondo. Il merito dell’arte povera é stato di aprire
    Strade diverse da quelle che venivano dagli usa :
    Pop e minimalismo . Sintetizzo un pó : questo non
    Basta per pretendere di avere una funzione nei
    problemi concreti della societá : né oggi ma nemmeno
    Nel 68: periodo esaltante e fertile ma per certi aspetti
    Foriero di facili abitudini che sono state ben presto
    Volgarizzate e riassorbite nella generale e indifferente
    circolazione delle merci. Pistoletto é stato solo un
    Abile sfruttatore delle utopie di anni passati e ora le
    Annaqua riproponendo una factory pretenZiosa
    Dove si preannunciano vaghe palingenetiche ipotesi di un
    mondo a venire dove tra le varie fumosità non si specifica
    nemmeno se l’italia debba stare nell’euro o meno ma in compenso
    Organizzando (con fondi vari) cose non molto lontane dai
    corsi serali di ceramica per babbione e disadattati:
    bene per il tempo libero di questi ma non certo utille per
    Risolvere un problema della disoccupazione giovanile
    Al 40%, solo per fare un esempio di una lunga lista.

  • Ri.Chi.

    @pneumatici michelin.
    La locuzione: “ciò che conta è vendere” non è mia e non la condivido in nessun modo. L’assioma del sistema è: “si è artisti solo se si viene riconosciuti dal mercato”. Concetto che considero talmente vecchio da puzzare di marcio.
    Contesto la distopia che utilizza come unico metro il danaro, ma vivo in questa società.
    Non comprendo quindi perché, a chi ha la possibilità di veicolare grazie ai soldi un concetto semplice, vengono fatte le pulci al suo conto in banca, da chi considera inoppugnabile il precedente assioma.
    Per quale motivo il progetto Terzo Paradiso dovrebbe essere passibile di denuncia? Denuncia da presentare a quale ente non è chiaro.

    Tu affermi che gli artisti riconducibili nella definizione “arte povera” (essenziale) si sono sfilati da un impegno politico diretto per opportunismo. Le serie numeriche di Fibonacci illuminate da Mertz dichiarano apertamente che l’accumulare è senza soluzione di continuità. Questo per me è politica.
    La ricerca sugli elementi di Penone invita a rielaborare il rapporto uomo-natura. Politica.
    Le serie di tazze cinesi rotte di Kounellis affermano l’insensatezza dello spreco. Politica.
    Non credo sia compito dell’artista risolvere il problema della disoccupazione giovanile e tanto meno consigliare se l’Italia deve rimanere in orbita euro.
    Se quei disadattati e quelle babbione acquistano una maggiore sensibilità artistica attraverso un corso serale di ceramica, sarà tutto il complesso delle loro esistenze a trarne giovamento. Questo è politica.
    Rendere fruibile da tutti uno spazio dimenticato, inserendovi degli elementi che possono indurre alla riflessione o semplicemente alla convivialità è un gesto politico.

    Se un artista guadagna dei soldi è un opportunista, se non riceve retribuzione per il suo lavoro non è considerato tale. Se guadagna dei soldi e li spende per farsi grattare la pancia non è corretto. Se spende dei soldi per azioni sociali non va bene perché non li spende tutti.
    Le mie contraddizioni sono ben poca cosa :)

    @thegrassisgreener
    se non ci sono i limiti, non è facile riconoscerla.
    http://www.youtube.com/watch?v=yRv75tdFDfE

    • thegrassisgreener

      stiamo dicendo un po’ la stessa cosa sul discorso “limiti”. Nel caso del video che proponi essi sono costituiti dal contesto e, in secondo luogo, dalla cultura degli acquirenti.

  • Pneumatici michelin

    Caro ri .chi qua scriviamo tutti di fretta e quindi perdoniamo
    Eventuali errori di grammatica peró bisognerebbe essere chiari :
    Il tuo precedente intervento non lo era mentre questo si.
    Lascio perdere la questione della trasparenza dei fondi che non ho
    Sollevato io ma certo mi piacerebbe vedere quanto in effetti va a
    Finanziare il presenzialismo del guru e quanto alle babbione e ai disadattati.
    La mia opinione é che tu e pistoletto abbiate un concetto fumoso e poco
    Concreto della politica. Dire che la rappresentazione della crescita senza limiti
    É politica é come dire che se ci volessimo tutti bene non ci sarebbero guerre.
    Per il resto pistoletto e co non sono adriano olivetti e hanno scarsa influenza
    Sulla societá e hanno zero proposte concrete per risolvere concreti
    Problemi.

  • Angelov

    Non è ingiusto che esistano i ricchi; è ingiusto che ci siano i poveri.

    • Ogni tanto Angelo spara di quelle perle di saggezza che c’è da sperare che fondi una chiesa ecumenica ;)

      • Angelov

        L’ho già fondata; si chiama: “Movimento dei Tagliati Fuori “.
        Ha già molti adepti al suo interno, ed un capitale sociale cospicuo che io, anche nelle funzioni di tesoriere, oltre che di presidente onorario, custodisco oculatamente.
        E vorrei quindi, sulla falsariga di Whitehouse, anch’io usare queste pagine elettroniche per fare un po’ di propaganda del mio Movimento, se la Redazione me lo permetterà.
        Caro MEG che intuizione hai avuto!…

  • Pneumatici michelin

    Che significa essere giusto? Secondo i canoni biblici?
    Secondo le leggi di Manu?