Manabile per giovani artisti, II. Thomas Brambilla

Qui vi proponiamo un secondo intervento tratto dal volume edito da Libri Aparte e curato da Andrea Mastrovito e Cinzia Benigni. L’intervista a Thomas Brambilla – titolare della galleria omonima, aperta nel 2010 a Bergamo – è stata realizzata raccogliendo alcune delle domande più interessanti ricevute da una platea mista di studenti e giovani artisti dell’Accademia Carrara di Bergamo nel corso dell’anno accademico 2011/2012.

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Hai un buon rapporto con gli studenti delle accademie? Li trovi timorosi? O spocchiosi? Collabori con alcuni di loro? Se sì, chi ha fatto da tramite? La “buona parola” del loro professore conta davvero?
Recentemente ho esposto in una collettiva tre giovani artisti che frequentano ancora l’Accademia di Torino, mi sono stati consigliati da un artista che stimo e che è il loro professore. Il suo consiglio è stato prezioso, ma li ho esposti perché li ho trovati maturi, altrimenti non l’avrei mai fatto. In questo caso non era solo la “buona parola”, ma la parola di un artista maturo che riconosce la qualità dell’artista più giovane e spesso nella storia dell’arte è accaduto così. Poi per diventare bravi artisti ci vuole del tempo, è come imparare un mestiere e per essere onesti anche io sto imparando ancora a fare il mio.

In America gli studio visit sono importanti. Qui da noi? Cosa ti aspetti di trovare nello studio di un giovane artista?
Non mi interessa distinguere tra America e non. L’unica cosa che proprio non sopporto è quando vado nello studio di un artista e vedo due o tre lavori e non di più. Esco e torno a casa mia.

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Che errori fanno, solitamente, gli artisti che vengono a presentarti il lavoro? Sbagliano spesso la “scelta” dei lavori? O la presentazione? O l’approccio? Cosa vorresti vedere in loro?
Spesso è difficile avere una percezione lucida del proprio lavoro. Sono pochissimi quelli che ci riescono. È come vedere i propri difetti. È un lavoro da fare su se stessi. Comunque non penso che i giovani artisti debbano girare con book di presentazione o cose simili, per farsi conoscere esistono sistemi di incontro meno da “concorso pubblico”, ma legati alle conoscenze e alla frequentazione personale. Un giovane artista italiano che vuole esporre con me deve frequentare la mia galleria se vuole che io frequenti il suo lavoro. Molte volte sono andato io a cercarli ed è successo grazie a un insieme di informazioni che mi sono arrivate, sempre in modo diverso e disparato: critici, collezionisti e soprattutto altri artisti che stimo. Gli artisti portano sempre altri artisti e spesso è un bene.

Come mai bisogna dare al gallerista il 50% del ricavato dell’opera? È così solo in Italia o anche all’estero? Molte gallerie acquistano in  blocco i lavori dei giovani artisti, spesso spingendoli a firmare un contratto esclusivo. Sei d’accordo? È una cosa che una galleria giovane può permettersi? O è un potere contrattuale che si sviluppa solo col tempo?
Intanto penso che per una corretta situazione di mercato il giovane artista deve capire che il prezzo del suo lavoro è fittizio, arbitrario, e che è il gallerista che convince i collezionisti, fosse solo esponendolo nella sua galleria. La parola “ricavato” mi sembra impropria perché il prezzo dell’opera è un fatto complesso che non si esaurisce quantificando la vendita della singola opera. Questo lo puoi fare nel secondo mercato e con artisti che sono realmente sul mercato, e in Italia non sono moltissimi. Invece quando lavori con un giovane artista, ovviamente privo di curriculum, non c’è mercato, e se vendi delle opere il guadagno è poco, ma può partire una complicità e un’avventura.
Penso che tutte le gallerie tendano ad avere in esclusiva i loro artisti, indipendentemente dall’esistenza di un contratto economico che invece sancisce cifre e quantità, vincolando molto.
Perché bisogna dare il 50 per cento al gallerista? Io mi chiedo perché lo devo dare all’artista, soprattutto perché sono poche le opere che si vendono da sole, mentre nella maggior parte è la bravura e l’importanza del gallerista a far concludere la vendita.
Ci sono due scuole e due pensieri: le gallerie che lavorano in conto vendita e quelle che invece comprano in blocco tutti i lavori. Oggi la prima tipologia è quella più diffusa. Se la galleria compra in blocco ottiene grossi sconti, però l’artista si prende dei soldi. In questo modo sai cosa è tuo e cosa non è tuo. Punto. Se la galleria lavora in conto vendita non si assume nessun rischio. Potrebbe restituire tutti i lavori che l’artista le ha dato senza comprarne nemmeno uno. Poi le cose cambiano ancora quando si diventa artisti affermati… Insomma, è una cosa un po’ lunga e un po’ complessa con molti se e molti ma. Cosa convenga fare dipende da tante cose, io personalmente sono per il lavoro in blocco alla vecchia maniera.

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Andrea Natali, Senza Titolo, 2012, particolare – stampa fotografica su forex, 33×22 cm

È normale che un gallerista ritardi i pagamenti di anni ed anni? È vero che, come dicono, alla prima mostra il gallerista è bravo e buono e ti paga subito, alla seconda ti paga dilazionando in mesi e alla terza è un miracolo se prendi i soldi dopo anni?
Non lo so. Io pago subito le persone a cui devo dei soldi. Non so nemmeno se ciò accada. E se accade non è normale né corretto. Io cambierei subito galleria. Subito. Vuol dire che lì non sanno lavorare.

Cosa succede se ci sono tre parti che vogliono i soldi, ad esempio nel caso di un artista “prestato” da un’altra galleria, magari straniera, che esige del denaro dalla vendita? Con gli artisti affermati, questo problema non si pone, ma per quelli giovani?
Per un artista giovane i soldi in ballo sono talmente pochi che se ci si ferma per una piccola percentuale di denaro, vuol dire che non si vuol fare la mostra.

Hai lavorato e lavori spesso con artisti giovanissimi, italiani e stranieri: differenze, pregi e virtù degli uni e degli altri.
Le persone sono davvero uguali ovunque.

Come puoi fare a “lanciare” un giovane di talento? E se te lo “rubano” una volta che l’hai valorizzato?
Non lo so, ci sto ancora provando, ma osservando con attenzione quello che è successo nelle gallerie storiche e affermate, le gallerie che vanno bene è perché hanno dei bravi artisti. Sono gli artisti che fanno le gallerie e quelli bravi vanno con i galleristi migliori: è uno scegliersi a vicenda. Quindi se un artista diventa più bravo del gallerista che lo ha valorizzato, inevitabilmente andrà in una situazione più forte. Se te lo rubano penso sia normale. Lo scenario artistico è mondiale. Non solo italiano, e in questo momento poche gallerie italiane giocano un ruolo economico di primo piano nel panorama mondiale, ma quasi nessuna riesce a essere la galleria principale di  artisti di caratura internazionale.
In questo periodo storico, tranne alcune realtà, le gallerie italiane, anche tra le più note, è come se lavorassero in “franchising”,  diventando di fatto delle succursali. Purtroppo è una questione di forza del Paese e di implicazioni fiscali, non solo di bravura.

Natasha Rivellini, Rorschach Circus 01, 2012 - inchiostro tipografico su carta velina, 100x80 cm
Natasha Rivellini, Rorschach Circus 01, 2012 – inchiostro tipografico su carta velina, 100×80 cm

Cosa è più importante? Opera o strategia?
L’opera è il fondamento di ogni discorso di merito. Mi interessano poco sistemi, sottosistemi e strategie, guardo le opere e la caratura dell’artista che l’ha realizzata: ecco, questa caratura, in un giovane artista, è più decisiva dell’opera, che magari ha bisogno di più tempo per manifestarsi. La caratura artistica è fatta anche da informazioni e piccole strategie. Lo era per Leonardo, lo è per il giovane artista italiano e le opere che non hanno questa consapevolezza si sentono perché suonano per una sola stagione. Lo chiamo effetto Mario Tessuto, che con Lisa dagli occhi blu fece un solo successo e poi scomparve.

Le fiere sono importanti anche per un giovane sconosciuto?
Certamente. Nel prossimo anno farò molte fiere nel mondo e porterò tutti i miei giovani artisti nella certezza che saranno visti, giudicati e si spera apprezzati da critici, collezionisti e semplici amatori.

a cura di Andrea Mastrovito

Andrea Mastrovito & Cinzia Benigni (a cura di) – Manabile per giovani artisti
Libri Aparte, Bergamo 2013
Pagg. 120, € 8
ISBN 9788895059280
http://www.libriaparte.it/

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Andrea Mastrovito
Nato a Bergamo (1978) si è diplomato nel 2001 presso l’Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo. Ha vinto il Premio New York nel 2007 e il Premio Moroso nel 2012; negli ultimi anni il suo lavoro è stato esposto nei maggiori musei nazionali ed internazionali, dal MAXXI di Roma al Museo del Novecento di Milano, dal MART di Rovereto al Pecci di Prato, dal BPS22 di Charleroi alla Manchester Art Gallery, dal MUDAC di Losanna al MAD di New York, nonché in diverse gallerie private tra Europa e USA ed in decine di iniziative al di fuori degli spazi dediti all’arte, dalla moda alla musica dal cinema allo stadio.