Il grande atelier di Marsiglia Capitale

Il programma museografico della Capitale Europea della Cultura 2013 non è solo MuCEM e Villa Méditerranée. Vero fiore all’occhiello marsigliese è la grande mostra ospitata nell’appena rinnovato Palais Longchamp, che raddoppia anche al Musée Granet di Aix-en-Provence. Da van Gogh a Bonnard, da Cézanne a Matisse, un percorso che attraversa due secoli di grande pittura. E che merita un’analisi dettagliata.

Palais Longchamp, Marseille 2013 - photo Ludovic Alussi

Ad aprile era la capitale dei musei (chiusi). Ma nel frattempo è arrivata l’estate, e Marsiglia ha onorato la sua nomina a Capitale Europea della Cultura 2013 (assieme a tutti i territori di Provenza) proponendo ai suoi cittadini e ai numerosissimi visitatori un ricco programma di eventi e grandi aperture. A breve distanza dal Vieux Port, e collegato a Fort Saint-Jean da una spettacolare passerella sospesa sull’acqua, il 7 giugno scorso ha finalmente aperto al pubblico il MuCEM – Musée des Civilisations de l’Europe et de la Méditerranée, con un’affluenza prevista per quest’anno di 300mila visitatori. Subito al suo fianco, nella grande spianata dei docks, la Villa Méditerranée progettata da Stefano Boeri, sede anch’essa di esposizioni, conferenze e laboratori.
Ma, più discosto dai grandi flussi turistici, il 13 giugno ha riaperto al pubblico anche il Musée des Beaux-Arts, situato nell’ala sinistra di Palais Longchamp. Il lavoro di rinnovamento dello scenografico château d’eau, iniziato nel 2009, ha permesso non solo il restauro della facciata e delle fontane, ma anche una riorganizzazione degli spazi espositivi, riportati ai loro volumi originali e adattati agli standard museografici più aggiornati (luci, climatizzazione, accessibilità). Quale migliore occasione, quindi, per sfoggiare la punta di diamante della programmazione artistica di Marsiglia Capitale? Le grand atelier du Midi, ospitato in contemporanea anche al Musée Granet di Aix-en-Provence, riunisce le opere dei maggiori maestri della pittura internazionale, attivi tra la fine del XIX e la prima metà del XX secolo, che in vario modo hanno trovato nei paesaggi del sud della Francia un vero “atelier a cielo aperto” per la loro arte. Marsiglia offre così un percorso che parte da van Gogh e giunge fino a Bonnard, mentre Aix-en-Provence si muove tra l’inevitabile Cézanne e Matisse. Non di rado, poi, i due percorsi s’intersecano, e la maggior parte degli autori compare con almeno un’opera in entrambe le sedi.

Pablo Picasso, Les pigeons, Cannes, 1957 - Museu Picasso de Barcelona
Pablo Picasso, Les pigeons, Cannes, 1957 – Museu Picasso de Barcelona

Addentrandosi nell’esame del grandioso progetto, non si può non riconoscere l’enorme sforzo degli organizzatori, che hanno raccolto oltre 200 opere provenienti da un numero elevatissimo di fondi privati, musei e fondazioni. Non sono solo Orsay e Pompidou i prestatori, ma anche la Tate, l’Ermitage di San Pietroburgo, la Galerie Neue Meister di Dresda e tanti, tanti altri: segno se non altro che il lavoro di reperimento delle opere è stato variamente approfondito (e i costi, certo, non irrisori…). A questa ricchezza di materiali fa però riscontro un allestimento dai duplici risvolti. Sul piano puramente scenografico, la sede di Palais Longchamp non manca di sfoggiare tutte le sue potenzialità. Gli spazi ariosi e compostamente eleganti esaltano a più riprese le opere esposte, nelle quali (inutile dirlo) è spesso la luce la vera protagonista: esplorata con il geniale abbandono di van Gogh o con la scioccata compostezza di Monet, nella violenza poetica dei Fauves o nell’analitica incandescenza di Bonnard, trova libero spazio nell’allestimento curato da Saluces Design e Loretta Gaïtis, pensato come “un’immersione nel paesaggio del Mezzogiorno”. Allo stesso modo, gli spazi intimi del Musée Granet permettono di esplorare più da vicino il laboratorio pittorico di Cézanne e Matisse, con una più decisa svolta oltre i limiti della figurazione.
Ma, forse proprio in funzione di questi obiettivi, il lavoro curatoriale non manca di evidenziare qualche passo falso. Se infatti l’esperienza estetica è immediata e in sé comunicativa, la ricostruzione del discorso critico risulta assai più faticosa. Non sempre, ad esempio, la suddivisione delle sezioni è del tutto chiara, e molte opere migrano arbitrariamente da un gruppo all’altro: se, al Musée des Beaux-Arts, lo spostamento di un Armand Guillaumin dalla sezione fauve a quella dedicata a Signac trova una giustificazione (piuttosto esile) solo in catalogo, fin troppo ammiccante risulta la scelta di porre le due opere di Picasso ai lati dell’uscita, ampiamente fuori contesto. La stessa organizzazione delle sezioni, poi, oscilla tra criteri geografici e storiografici con eccessiva libertà, e certi arditi accostamenti lasciano intravvedere la tendenza (un poco deterministica) a cogliere sempre nei paesaggi del Midi le ragioni di una svolta pittorica. Tali difetti risultano però più contenuti nella mostra allestita al Musée Granet, che segue un ordinamento storico più leggibile e, pur aprendo ampie parentesi di carattere tematico e geografico, offre a metà percorso uno strumento fondamentale: la mappa della regione, con indicati i soggiorni dei singoli artisti.

Le Grand Atelier du Midi - veduta della mostra presso il Musée Granet, Aix-en-Provence 2013 - photo Alussi Ludovic
Le Grand Atelier du Midi – veduta della mostra presso il Musée Granet, Aix-en-Provence 2013 – photo Alussi Ludovic

Tutto ciò non vuol negare lo spessore di una mostra che, pur puntando decisamente sui grandi nomi, non cade in banalizzazioni di goldiniana memoria. Molte sono le occasioni di riflessione su tematiche annose (il rapporto linea-colore, il problema della figurazione), osservate da ottiche pressoché originali; altrettante le micro-esplorazioni storiche in ambiti poco indagati. Ma il gioco resta estremamente sottile e, all’inevitabile esigenza di rinfoltire gli accessi, corrisponde il rischio sempre nascosto dietro l’angolo: che la cultura, da fine ultimo per un’operazione museografica, si riduca a semplice mezzo per il suo successo.

Simone Rebora

Marsiglia // fino al 13 ottobre 2013
Le grand atelier du Midi. De van Gogh à Bonnard
a cura di Marie-Paule Vial
Catalogo RMN – Grand Palais
MUSÉE DES BEAUX-ARTS
Palais Longchamp
+33 (0)4 91145918
www.grandatelierdumidi.com

Aix-en-Provence // fino al 13 ottobre 2013
Le grand atelier du Midi. De Cézanne à Matisse
a cura di Bruno Ely
Catalogo RMN – Grand Palais
MUSÉE GRANET
Place Saint-Jean de Malte
+33 (0)4 42528832
www.grandatelierdumidi.com

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.