Tutte le fiere (e non solo) da non perdere nella Frieze Week di New York

Armory è andata, ed è andata pure bene. Per chi era convinto che il nuovo avrebbe agilmente sconfitto il vecchio, un rimescolamento di carte che rende il gioco ancora più interessante. Ora a giocare il proprio turno è Frieze New York, e dovrà dimostrare che la sua non è solo una boutade da gradassi albionici in trasferta nell’ex colonia.

Frieze New York 2012 - photo Iwan Baan - Courtesy Iwan Baan/ Frieze
Frieze New York 2012 - photo Iwan Baan - Courtesy Iwan Baan/ Frieze

Dal 10 al 13 maggio, su Randall’s Island s’installa il secondo tendone di Frieze. Vista sull’East River, progetto di SO-IL architects. 180 le gallerie, con un lavoro certosino per portare in fiera le newyorchesi (ben 55) ma anche con l’occhio bene aperto alla globalizzazione, testimoniata dalla presenza di 32 Paesi. Suddivisione triplice, con le più giovani sistemate nelle sezioni Focus (meno di dieci anni di attività) e Frame (meno di sei). E naturalmente non mancano le italiane: Alfonso Artiaco, Continua, Raffaella Cortese, Massimo De Carlo, kaufmann repetto, Massimo Minini, Franco Noero, Lorcan O’Neill, T293 nella Main Section; in Focus nessuna presenza italiaca, e soltanto Supportico Lopez (sì, la sede è a Berlino, ma Gigiotto Del Vecchio e Stefania Palumbo sono italianissimi) in Frame. Nome italiano anche per Frieze Projects, visto che la curatela è affidata a Cecilia Alemani, con le opere site specific di Liz Glynn, Maria Loboda, Mateo Tannatt, Andra Ursuta e Marianne Vitale; ma c’è pure l’omaggio al ristorante Food aperto nel 1971 da Gordon Matta-Clark and Carol Goodden: a cucinare ci saranno, giorno per giorno, Matthew Day Jackson, Carol Goodden, Tina Girouard e Jonathan Horowitz; infine, Frieze Projects diventa anche Story, con il racconto scritto appositamente da Ben Marcus. La Alemani si occupa anche di Frieze Sounds, con le opere di Charles Atlas and the New Humans, Trisha Baga e Haroon Mirza che si possono pure scaricare dal sito della fiera. Dello Sculpture Park si occupa invece Tom Eccles, che nel verde dell’isola ha allestito lavori di artisti come Paul McCarthy e Tom Burr, Franz West e Jason Meadows.

Tra le fiere collaterali, la decana è Pulse, fresca dell’edizione di Miami. La location è il Metropolitan Pavilion al 125 West della 18th Street. Z2O di Sara Zanin è nella sezione omonima, mentre a Impulse c’è Otto Zoo. Anche qui una parte c’è dedicata alle installazioni di dimensioni importanti, con opere di Tristin Lowe, Lisa Lozano & Tora Lopez, Franco Mondini-Ruiz, Russell Maltz, Jason Rogenes e Tim Youd, oltre a Pulse Play, “video and technology lounge”.
Nada sta al Pier 36, in quella che è chiamata Basketball City, anche lei affacciata sull’East River. Qui troviamo le italiane Thomas Brambilla e Luce Gallery, rispettivamente da Bergamo e Torino. Per i più piccoli segnaliamo Little Collector, un “fun-filled tour” della fiera. Altro tour da non mancare, sabato 11 maggio nel Lower East Side, magari accoppiandolo con il walking food tour targato TableHoppingNY. Nel Lower East Side c’è pure Fridge, aperta sia a gallerie che ad artisti.
Al Greenwich Village c’è Verge, “boutique fair event” giunta alla sua quarta edizione newyorchese, mentre PooL – al Flatiron Hotel – è la classica fiera di artisti non rappresentati, anche se poi tutti o quasi portano con sé le loro brave courtesy.

Danh Vo - New Museum, New York 2012
Danh Vo – New Museum, New York 2012

Fra le novità, esordisce quest’anno Collective .1, fiera di design installata al Pier 57, tra Chelsea e il Meatpacking District; ma anche la parigina Cutlog, allestita nell’affascinante Clemente Soto Vélez Center in Suffolk Street, con le italiane Edward Cutler e Molin Corvo.
Ma New York non è naturalmente solo fiere. Per chi si trova nella Grande Mela, oltre all’inevitabile tour delle gallerie suddiviso per aree, è d’obbligo qualche tappa museale. A partire dalla fantastica NYC 1993 al New Museum, una “time capsule” che fa della memoria recente il suo punto fermo. Al Whitney va visitata la retrospettiva di Jay DeFeo (1929-1989), fulcro della comunità beat di San Francisco, mentre al Guggenheim c’è Danh Vo, vincitore dell’edizione 2012 dello Hugo Boss Prize. Al MoMA l’offerta è come sempre variegatissima: da non perdere, ad esempio, la “scelta d’artista” affidata, in questa decima edizione, a Trisha Donnelly. Ma l’attesa vera e propria è per Expo 1: New York, che apre il 12 maggio al MoMA PS1: un ultimo guizzo prima di tornare nei propri Paesi d’origine.

Marco Enrico Giacomelli

friezenewyork.com
pulse-art.com
www.newartdealers.org
www.vergeartfair.com
frereindependent-poolartf.squarespace.com/
www.collectivedesignfair.com
www.cutlogny.org

www.newmuseum.org
whitney.org
www.guggenheim.org
www.moma.org
momaps1.org

CONDIVIDI
Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • silviab

    le fiere sono la vera morte della pura e libera espressione
    dell’arte.
    arte ridotta a feticcio.
    Un pezzo di carne appeso (come in macelleria) con l’etichetta del prezzo.

    • fausto

      ALLEVAMENTO DI ARTISTI DA MACELLERIA.. I VARI TAGLI DELL’ARTE CONTEMPORANEA RIDOTTA A MERCE…

  • Cara Silvia, non condivido questo atteggiamento in quanto l’idea di arte è in linea col sistema contemporaneo di consumo, non esistono se non nel nostro “romantico spirito” questi stati di purezza a cui forse tu aspiri, l’arte è ora godibile da centinaia di persone mentre prima era al servizio di un “potere” che indottrinava la “cultura” oggi è un piacere a cui ognuno può partecipare.

    Il mondo è cambiato molto e con esso il senso del fare (sia tecnologico che artistico) cosa vuoi l’opera inaccessibile e unica per una supposta élite culturale (la stessa che poi ha prodotti massacri e guerre come le ultime due mondiali… )

    La scelta è un fatto personale per cui nella vastità ognuno di noi può scegliere la cosa più confacente alla sua “sensibilità” una fiera è una ottima occasione per vedere tante opere in modo pratico e facile, le trovo sempre molto interessanti, soprattutto quando ben organizzate!

    • marco
      • silviab

        ma perchè non vai al centro commerciale allora!
        che discorso ottuso

    • fausto

      in effetti l’ottusità non ha limiti per questi sostenitori acritici di un sistema dell’arte trasformato in un centro commerciale.dove si vede di tutto e si consuma tutto in un miasmatico marsma di merci….
      L’arte si è trasformata in un grande spettacolo di consumo fine a se stesso!!!..

  • Interdetta

    La fiera d’arte logora chi non ne fa parte…. (Tanto per restare in tema con il compianto Giulio).
    Ahi quanto piacerebbe a molti (tutti?) farsi macellare ben bene a suon di denaro contante.
    Guarda caso grida allo scandalo chi resta fuori dalla macelleria, sia come cliente che, soprattutto, come “trancio”.

    • quenti

      e se qualcuno ne uscisse proprio nel mentre vien venduto come trancio, questo qualcuno puo dire che la fiere d arte logorano anche chi le fa…

      • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

        Questo qualcuno è semplicemente patetico. Sarebbe un piacere logorare chi fa le fiere e chi compra il trancio: può essere un feticcio prezioso avendo voglia di vomitare…

    • fausto

      “il compianto Giulio” : un modello etico da imitare e applicare nelle fiere d’arte. Resta da sapere se i modi politicil legati alle forme d’arte implicano necessariamentela la mercificazione dell’arte a pezzi di carne e la sua conseguente masticazione e digestione….

  • alessando barga

    che noia voi commentatori di questo antiquato blog….

  • Non è tanto la questione del denaro quanto l’opportunità di un evento che raccoglie il meglio della produzione mondiale, per poter vedere tante opere girando per gallerie ci vorrebbero settimane, in un colpo solo una fiera offre tutto in poche ore.

    Sicuramente la fruizione e la percezione è alterata ma è anche vero che è un’occasione che ognuno di noi poi approfondisce a seconda delle sensibilità che si sono attivate, tanto più per eventi come frieze, Maastricht o basel in cui la qualità è molto alta…

    • fausto

      la qualità è molto alta? Chi decide la qualità dell’arte?