Ama la gallina che è in te

Non è una casa editrice, non è una galleria e nemmeno uno spazio indipendente. Fondamentalmente è un pollaio di produzione. Un po’ publisher e un po’ producer, “Loveyourhen” è il nuovo “contenitore” che dà ascolto e forma a quella parte apparentemente folle che è in ognuno di noi. Perché non esistono domande stupide, ma soltanto domande. E “Streaming blood” è la prima produzione del pollaio. Placente e suoni viscerali in mostra a Torino presso Spaziobianco, fino al 9 dicembre.

Eugenio Volpi & Brondius - Streaming Blood - veduta della mostra presso Spaziobianco, Torino 2012

In un momento critico, precario e al tempo stesso poco definibile come quello attuale, quali possono essere i modelli di riferimento per chi vuole essere “produttore di significati” uscendo dagli schemi lessicalmente codificati “libro/catalogo/multiplo d’artista”? Non facile rispondere, certo, ma se non altro è possibile continuare a domandare, a interrogarsi sul senso delle cose e su quali forme “queste osannate cose” possono assumere.
Come publisher e producer, l’obiettivo di Loveyourhen è dunque quello di dare ascolto e forma alla “Gallina che è in te”, uscendo dal guscio. Nato infatti dall’impulso di tre creativi legati alla cosiddetta pratica editoriale, il nuovo progetto è senz’altro un pollaio, come recita il nome. Ma non di quelli dove le galline sono allevate in gabbia, costrette e sfruttate secondo l’imperativo dell’iperproduzione. Loveyourhen è un contenitore forse più simile a un’aia, dove i volatili scorrazzano spensierati e dove, di tanto in tanto, delle uova fecondate (e feconde) sono in attesa della schiusa. Noncuranti di quanto accade intorno.
Si tratta infatti di semi intesi come materia prima all’interno di un flusso continuo. Semi che, se agitati e scossi, germogliano assumendo forme diverse a seconda del terreno che incontrano.

Eugenio Volpi & Brondius – Streaming Blood – veduta della mostra presso Spaziobianco, Torino 2012

Tra i primi pulcini, anche se ormai cresciuto, è Streaming blood: contenitore nato per dare voce alle immagini di Eugenio Volpi, fotografo che trasforma le vite che si susseguono all’interno di una sala operatoria d’ospedale in un racconto per immagini. L’opera può essere intesa come performance sonora, visiva e soprattutto esperienziale, ma sempre con la presenza fisica dei visitatori. Interpretata infatti musicalmente dal sound designer Brondius, e presentata in un primo tempo a La Spezia e in seguito nel book corner di Artissima 19, Streaming blood ha preso forma sia con due vinili d’altri tempi, e messi in loop, sia attraverso due modernissimi iPad dove i partecipanti potevano sceglierne i decibel e le frequenze, e sintonizzare le due fonti sonore.

Si tratta di tracce musicali rarefatte che lasciano inevitabilmente poco spazio alla melodia e alla riconoscibilità proprio perché modificabili e mutevoli, ma riescono a disegnare con nervosa efficacia quell’origine du monde di romantica memoria. Visivamente si alternano invece immagini di placente sanguinolente. Materia organicamente viva e profonda, quanto di primo acchito respingente. È la carne. Dispiegata tra le pagine di un libro o attraverso suoni nell’aria, è polpa punta sul vivo. Pronta a volare.

Claudio Cravero

Torino // fino al 9 dicembre 2012
Eugenio Volpi & Brondius – Streaming Blood
SPAZIOBIANCO
Via Saluzzo 23bis
011 19501917 / 333 6863429
www.loveyourhen.com

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Claudio Cravero
Claudio Cravero (1977, Torino). Curatore indipendente, la sua ricerca è rivolta a tematiche inerenti i concetti di alterità, confine e memoria. Svolge attività curatoriale presso il PAV-Centro Sperimentale d’Arte Contemporanea di Torino (www.parcoartevivente.it). Nell’ambito dell’Art program diretto da Piero Gilardi, la sua ricerca indaga le problematiche artistiche proprie dell’arte del vivente e dell’evoluzione dell’arte ambientale. Ha condotto ricerche per il dipartimento di Visual Arts dell’Istituto di Cultura Italiana di New York, USA (2004), il Castello di Rivoli-Museo d’Arte Contemporanea (istituzione con la quale ha collaborato fino al 2006 nelle Relazione esterne), e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino nell’ambito del progetto di mediazione culturale coordinato da Emanuela De Cecco (2002/03). Oltre ad aver seguito l’attività redazionale per il progetto “Arte Pubblica e Monumenti” di OfficinaCittàTorino, 2007/08, è collaboratore di Artribune.
  • Franco Ruotolo

    Quali possono essere i modelli di riferimento per chi vuole essere “produttore di significati” uscendo dagli schemi lessicalmente codificati “libro/catalogo/multiplo d’artista”?

    Forse se il momento è ” critico e precario” la domanda andrebbe posta in maniera piu’…. semplice.
    Non dando voce alla parte “apparentemente folle” che è in ognuno di noi,che è solo una maniera per nascondersi.
    Se il momento è “critico e precario” non si desidera “produrre significati”.

    Sembra che gli operatori dell’arte continuino a porsi domande inessenziali.Che con la vita non hanno nulla a che fare.
    E’ tutta superficie,non carne.

    Come se Greenberg dalla piattezza del quadro avesse auspicato la piattezza del fare arte in se.Senza essere contaminata dalla vita.