Temporary Berlin

Discreta, onesta e temporanea: questa è la Berlino che non si ferma mai. Negli ultimi due anni, sono tanti gli edifici completati. E la città è cambiata parecchio rispetto a quella che tutti hanno conosciuto per l’eclatante e ormai celeberrimo Museo Ebraico di Libeskind. Più dimessa, ma anche più netta, sincera e delineata: Berlino avanza, tra padiglioni temporanei, edifici culturali e interventi sostenibili.

Sauerbruch Hutton - Alea 101 - 2014

ALEA 101
Il nome latino è chiaro: nei prossimi due anni ad Alexanderplatz sorgerà un cubo di 30 metri di lato. Anche la facciata è esplicativa, con materiali e cromie differenti che esprimeranno le funzioni interne: dietro i vetri colorati del piano terra ci sarà la zona commerciale, nei piani intermedi uffici, ristoranti e centro fitness, nel cappello bianco 24 appartamenti duplex. Quello che non si vede a occhio nudo è il fatto che Alea 101 sarà, secondo DGNB, uno degli edifici più sostenibili dell’intera Germania,. Lasciando parlare i numeri: building evaluation 82,7%, ecological quality 82,1%, economical quality 94,1%, sociocultural and functional quality 76,4%, technical quality 73,9%, process quality 92,8%, site evaluation 82,6%. Davvero un green cube.

Project: Sauerbruch Hutton
Year: 2014
Location: Alexanderplatz
Status: in progress
Photo: Archimation

Atelier Bow-Wow – BMW Guggenheim Lab – 2012

BMW GUGGENHEIM LAB
Forse non andrebbe considerato un edificio berlinese, o forse – proprio per la sua natura transitoria – il BMW Guggenheim Lab lo è più di tutti gli altri. Il padiglione, promosso dalla Solomon R. Guggenheim Foundation in collaborazione con ANCB-Metropolitan Laboratory, dopo esser stato a New York nell’estate 2011 e nell’attesa di andare a Mumbai nell’inverno 2012/2013, sarà visitabile nel distretto di Prenzlauer Berg dal 15 giugno al 29 luglio. Un volume leggero e dalle linee semplici, progettato dallo studio giapponese Atelier Bow-Wow, già conosciuto per altri interventi su microspazi urbani e per gli innovativi allestimenti. Questo progetto racchiude in sé entrambe le essenze e si propone di ospitare al suo interno un dibattito continuo e aperto alla cittadinanza sui futuri sviluppi della vita urbana riguardo ai temi: potenziamento tecnologie, connessioni dinamiche, micro-lenti urbane, città sensibile. Per un mese ci sarà più architettura in questo piccolo parallelepipedo nero che in tutta la città.

Project: Atelier Bow-Wow
Year: 2012
Location: Pfefferberg
Status: in progress
Photo: Atelier Bow-Wow

Krüger Schuberth Vandreike – The Humboldt-Box – 2011

THE HUMBOLDT-BOX
Un grande cartellone pubblicitario, blu-grigio e spigoloso. È lo Humboldt-box, nato per ampliare l’isola dei musei, in attesa che sia pronto il futuro Humboldt Forum previsto per il 2019. Solo otto anni di vita è la previsione per il padiglione progettato dal trio di architetti Krueger, Schuberth and Vandreike, ma non è detto. Il progetto, infatti, ispirandosi a tende e palafitte, ha interpretato perfettamente il tema della costruzione temporanea: lo scheletro in acciaio è il risultato dell’ottimizzazione della distribuzione delle forze e forma una griglia chiusa dai pannelli di rivestimento. Ciò permette la costruzione e ricostruzione del box per l’intero ciclo di vita. Questo piccolo edificio scultoreo potrebbe quindi, nei prossimi anni, da temporaneo diventare nomade.

Project: Krüger Schuberth Vandreike
Year: 2011
Location: Schloßplatz 5
Status: completed
Photo: Karsten-Pagel

Petersen Architekten – Friedrichstraße 40 – 2010

FRIEDRICHSTRAßE 40
Friedrichstraße 40 è un edificio per uffici situato nella zona sud di Friedrichvorstadt. L’area è abitualmente abitata da artisti e letterati, che influiscono sullo sviluppo culturale del contesto. Sviluppato dallo studio tedesco Petersen Architekten, il progetto è un inserto urbano che occupa l’intero lotto in tutte le sue parti per sette piani. Un inserto molto preciso e accurato: gli interni sono a pianta libera, flessibili a tutti gli usi, la facciata principale è interamente trasparente, caratterizzata da lamelle in vetro che regolano il soleggiamento, mentre quella posteriore si apre sul giardino con grandi porte scorrevoli a tutta altezza. Un piccolo intervento di agopuntura che può vantare la classe gold di DGNB a livello costruttivo e tecnologico.

Project: Petersen Architekten
Year: 2010
Location: Friedrichstraße 40
Status: completed
Photo: Jan Bitter

Max Dudler – Jacob and Wilhelm Grimm Centre – 2009

JACOB AND WILHELM GRIMM CENTRE
Essenziale e metafisica, la nuova biblioteca della Humboldt University – progettata da Max Dudler, a pochi minuti dall’isola dei musei e da Friedrichstrasse Station – raccoglie in sé tutta la collezione appartenente all’università prima dislocata per la città in varie sedi ed è ad oggi la più grande ad accesso pubblico in Germania. L’interno genera una duplice spazialità: il cuore centrale a tutta altezza ospita la sala lettura e consultazione pubblica, ai lati nelle sale più riservate vi è il computer center dell’università, il settore amministrativo, alcune aule e una meeting area. Ma il carattere dell’edificio è assolutamente esterno e svetta dai suoi 38 metri sulla città, che di media non supera, se non per sporadici episodi pubblici, l’altezza di 22 metri. Un volume pieno completamente rivestito in grigio marmo Treuchtlingen e dalle aperture regolari e scandite definisce l’intervento nella sua solennità e chiarezza, forse eccessiva, ma che esprime a pieno l’intento monumentale.

Project: Max Dudler
Year: 2009
Location: Oranienplatz 4
Status: completed
Photo: Katharina Renner

Heinle, Wischer und Partner – Topography of Terror Documentation Center – 2009

TOPOGRAPHY OF TERROR DOCUMENTATION CENTER
Tutto ruota intorno al sito, nel progetto di Heinle, Wischer und Partner, perché ciò che è realmente in mostra è il luogo storico su cui l’edificio sorge: dal 1933 al 1945 fu infatti sede delle istituzioni naziste. L’architettura in questo caso si fa da parte, ma senza scomparire. Un semplice parallelepipedo, che ospita l’esposizione interna e le meeting room, si scosta con eleganza per indirizzare lo sguardo dei visitatori verso la “topografia del terrore”.  Le pareti sono trasparenti, un rivestimento metallico avvolge l’intero edificio e si apre sull’ingresso principale, creando uno spazio-filtro invaso dalla luce esterna, ma proiettato attraverso differenti prospettive sul sito storico. Uno scenario poetico e riflessivo.

Project: Heinle, Wischer und Partner
Year: 2009
Location: Stresemannstraße 111
Status: completed
Photo: Heinle, Wischer und Partner

Federica Russo

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #7

 

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Federica Russo
Federica Russo (Lecce, 1983) è architetto e scrittrice freelance. Dal 2006 a oggi ha collaborato nella redazione e scritto articoli per diverse testate d’architettura tra cui presS/Tletter, presS/Tmagazine, Artribune sezione architettura, Compasses, L’Arca. Si è laureata presso l’Università “la Sapienza”, Roma, in Architettura d’interni e Arredamento nel 2006 e in Architettura U.E. nel 2010. Ha già collaborato come architetto in vari studi tra cui Massimiliano Fuksas Architetto. Dal 2009 a oggi è socio dell’AIAC Associazione Italiana di Architettura e Critica diretta da Luigi Prestinenza Puglisi e componente del laboratorio presS/Tfactory per l’organizzazione di eventi, workshop, mostre e altre iniziative culturali d’architettura. Coautrice del blog TheNewArchinTown dedicato ai più importanti eventi di design e architettura.
  • anna proietti

    mi meraviglio sempre nel vedere con quanta celerità e in pochi anni in Europa vengono costruite opere architettoniche prestigiose, e che in italia il mio amato paese, ci si impiegano anni per progettare opere, che se poi iniziano, si impiegano anni ed anni per terminarle.

    • E quando sono costruite sono già fatalmente vecchie, come il Maxxi di Roma. Cara Anna, come ti capisco…

      • Marco

        Semplice siamo italiani!

  • pietrosergio mauri

    tanto di cappello al di là delle polemiche economiche ed europee,
    da noi sembra che tutto sia da rifare “in spirito” ;almeno imitarne qualche esempio :
    anche milano (usiamo la minuscola) sa solo affastellare grattacieli speculativi in una area direzionale ma la città nel suo insieme è sintetizzata in un brutto Museo del 900
    Basterebbe “ghigliottinare” classe politica, economica speculativa e malaffare ?

  • Angelov

    Trovo la spigolosità di questi edifici, se non eccessiva, certamente alludente a parametri che non hanno affinità molto rilevanti con l’andazzo dell’architettura nostrano-mediterranea vigente, che ormai affidata alle sapienti mani di architetti, anche di origine comprovata magrebina, oggi stanziati felicemente nei nostri lidi, si staglia monumentale nei nostri orizzonti.
    Il richiamo ad una verticalità ed ad una evidenziata struttura portante, sottostante che traluce all’esterno, tradisce poi palesi sintomi di insicurezza congenita dovuta forse a reconditi trascorsi storici, che forse malcelati, urgono ad appunto evidenziarsi prepotentemente nella fattispecie.
    Nel prendere coscienza del diverbio appariscente tra l’aurea efficienza del germanico splendore, e l’infima sciattezza della peninsulare ristrettezza in fatto di funesta e selvaggia inefficienza, non resta che alzar ambo le braccia ad altezza di gomito, e dopo aver volto gli occhi al cielo, lasciarle ricader a mo’ di salutare esercizio aerobico, che se ripetuto giornalmente, i suoi benefici non tarderanno a manifestarsi.