La fiera fuori dalla fiera. Al via Roma Contemporary

Si apre domani la quinta edizione di The Road to Contemporary Art, che però ora si chiama Roma Contemporary. Il luogo resta il medesimo: l’ex Mattatoio di Testaccio. Una fiera che si svolge proprio mentre gli interrogativi su questo genere di kermesse sono più che mai stringenti. Da Bologna a Milano.

Installazioni all'aperto per Roma Contemporary

Il periodo è gramo. Sarà che con la crisi il gioco si fa duro, ma si dà il caso che al momento abbiamo la più importante fiera del Paese, Arte Fiera di Bologna, che è priva di direttore dopo il siluramento di Silvia Evangelisti, e la “capitale morale”, ovvero Milano, con un direttore uscente (Frank Boehm) dopo appena un anno alla guida di MiArt.
E mentre resta un punto interrogativo sul nuovo corso che a Torino, con Artissima, inaugurerà la neodirettrice Sara Cosulich Canarutto, nella Capitale prende il via Roma Contemporary, l’ex The Road (ora la grafica è firmata dagli svizzeri Larissa Kasper & Rosario Florio) che all’esordio si allocava in una manciata di palazzi del centro e che poi ha trovato stabile dimora nel complesso dell’ex Mattatoio di Testaccio. A guidare la kermesse – insieme a uno staff composto da Chris Sharp, Luca Cerizza e Alessio Ascari -, quel Roberto Casiraghi che prima ha fondato proprio Artissima e che ora dirige, oltre alla fiera capitolina, MINT a Milano e The Others a Torino.
Le danze di questa quinta edizione si aprono giovedì 24 maggio con la serata inaugurale, poi si procede fino a domenica 27, con orari serali che si spingono fino alle 23 per la fiera, e oltre per gli spazi aperti. Della location s’è detto, e non ci stancheremo mai di sottolineare quanto e quale sia il valore aggiunto a manifestazioni di questo genere quando scelgono di abbandonare anacronistici padiglioni fieristici in favore di luoghi inseriti in un contesto urbano e dotati di realtà architettonica, nonché di indubbie piacevolezze ambientali (fare una pausa nella corte interna del Mattatoio è imparagonabile a fare altrettanto nell’angolo d’un padiglione di qualche scamuffo quartiere fieristico italiano). Tra l’altro le grandi fiere internazionali via via si allontanano dalle fiere, inadatte per conferire quel tocco di glamour indispensabile all’arte contemporanea: Fiac è nel Grand Palais di Parigi, Frieze – sia a Londra che a New York – è in stilosi capannoni immersi in affascinanti parchi.

La corte interna dell'ex Mattatoio per Roma Contemporary

Torniamo a Roma. Quanto alle gallerie, se ne contano 66 fra le sezioni Main e Start Up (in quest’ultima sono presenti realtà aperte non prima del 2007), con 19 partecipazioni straniere (con un picco da Berlino) e 11 gallerie romane (contando Ermanno Tedeschi, che però è trilocato, avendo sedi anche a Torino e Milano). Ecco, il punto dolente, a voler leggere la fiera in senso campanilistico, è la “scarsa” risposta da parte degli spazi espositivi che lavorano a Roma. I visitatori locali fanno anche a meno di vedere stand allestiti da gallerie che stanno nella medesima città, e per tutti gli altri c’è sempre la possibilità di recarsi direttamente in galleria a vedere qual è l’offerta. Certo, ma così la fiera difetta di quel sostegno sia economico che, per così dire, “politico” che le è indispensabile. Come fanno, insomma, Roberto Casiraghi e Paola Rampini a portare a Roma le grandi gallerie d’Europa se quelle, quando guardano la lista delle presenze, possono ben rispondergli robe tipo: “Ma se siete a Roma e non avete Monitor o T293, perché dovrei venire io?”.
Quanto alla programmazione collaterale, in fiera l’offerta è articolata: Arena, progetto coordinato dalla rivista Kaleidoscope, porta a Roma tre spazi non profit, ovvero Studiolo di Zurigo, Kunsthalle Lissabon di Lisbona e 1857 di Oslo; WorkIn Project, con la collaborazione di Paula creatives al design dello spazio dedicato, si occupa della didattica; per le serate di venerdì e sabato, spazio a Music Shows, rassegna ideata da Nero, che prevede performance musicali e dj set; nutrita infine la serie di conversazioni e presentazioni, con molti appuntamenti dedicati all’editoria periodica e non.

Oscar Tuazon - Two Possible Chairs IV - 2012 - photo Giorgio Benni

Chiudiamo con l’offerta cittadina. In primis le mostre, tante, allestite nei musei Macro e Maxxi, ma qui siamo nel campo dell’ovvio. Le rotte contemporanee si fanno meno battute con Alberto Di Fabio alla Gnam, con l’installazione Religione di Enzo Cucchi all’Archivio di Stato in corso Rinascimento e con la centratissima collettiva curata da Valentina Ciarallo a Palazzo Baldassini, dove gli artisti in mostra sono di quelli che meritano attenzione: Francesco Arena, Michele Bazzana, Silvia Camporesi, Alessandro Cicoria, Nicola Pecoraro, Luana Perilli, Giuseppe Pietroniro, Marco Raparelli, Giuseppe Stampone, Elisa Strinna.
A due passi dal Mattatoio c’è la Fondazione Giuliani con la mostra “di” Oscar Tuazon e, per restare in ambito fondazioni, alla Cerere è allestita la prima personale italiana di Nina Könemann. E poi c’è l’offerta galleristica, con un buon numero di mostre – molte di grande qualità – da vedere in ogni quartiere. La raccomandazione è la solita: organizzarsi con metodo, ché la città è estesa e complicata. Magari iniziando con la nostra Agendissima, vademecum minuto per minuto da stampare.

Marco Enrico Giacomelli

Roma // dal 25 al 27 maggio 2012
Inaugurazione su invito giovedì 24 maggio ore 19
Roma Contemporary
MACRO TESTACCIO
Piazza Orazio Giustiniani
06 69380709
[email protected]
www.romacontemporary.it

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014). In qualità di traduttore, ha curato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.