Avanti. Indietro. Di lato

Mancavo da Pechino da un anno esatto. Ma in questa città un anno è davvero molto, molto tempo. Pechino non si ferma mai, è quanto di più simile mi sia dato di conoscere alla New York dell’epoca reaganiana.

Lo skyline di Pechino

Pechino continua inarrestabile la costruzione di torri e palazzi, e dopo gli shopping center degli anni scorsi, mentre la 798 Art Zone si impolvera, ora fioriscono soprattutto i ristoranti giapponesi (!?). Ma non è questo ad avermi colpito. A colpirmi è stato invece l’atteggiamento dei giovanissimi.
Mi è capitato di lavorare con un gruppo di carpentieri di età compresa tra i 16 e i 22 anni. Avevano il compito di erigere due pareti in legno collegate da una pedana di 2 mq, corredate da nove piccole mensole destinate a un’esposizione della durata di 24 ore. Un lavoro semplice, che tre carpentieri italiani avrebbero risolto in due ore. Qui la squadra era formata da nove ragazzi, il boss quarantenne e una giovanissima supervisor. La realizzazione totalmente insoddisfacente ha richiesto sei ore.
Ma mentre tutto ciò accadeva, il dato sorprendente non è stato vedere alcuni dei ragazzi addormentarsi pesantemente alle 10.30 di mattina sulle sedie a disposizione: è facile intuire che arrivavano da zone periferiche della città, che è enorme e prevede tempi di spostamento lunghissimi.

Il cosiddetto Nido, simbolo della Beijing olimpica

Sorprendente invece il loro abbigliamento. Grande cura nelle acconciature: un po’ manga (l’equivalente di quella sfoggiata dal nostro Alessandro Casillo a Sanremo), jeans customizzati, felpe e piumini esibiti con una sparachiodi, un martello o un trapano in mano in azione con assoluta mancanza di protezioni di sicurezza.
A questi ragazzi proiettati verso le magnifiche sorti del consumo, che cosa interessa veramente? Di certo non l’etica socialista, tipica dei nonni attraversati dal maoismo. Né quella capitalista dei padri lanciati alla conquista del mondo da Deng Xiaoping. Nessuno sa quale sarà il nuovo corso impresso alla Cina da Xi Jinping. Ma il gioco si sta facendo interessante. Prepariamoci a un nuovo balzo: in avanti? Indietro? Di lato?

Aldo Premoli
trend forecaster

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #6

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive tra Catania, Milano, New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste “Belfagor” di Luigi Russo e “Alfabeta” di Nanni Balestrini. Nel 1984 cura l’edizione di “Moda e Musica nei costumi di Sylvano Bussotti”. Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”, “Vogue Pelle” e “Vogue Tessuti”. Nel 2001 fonda Apstudio, che fornisce consulenze di comunicazione e trend forecasting ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post Italia” e Global “Risk Insight”, nel 2016 ha pubblicato – insieme all’economista Maurizio Caserta – “Mediterraneo Sicilia Europa. Un modello per l’unità europea” e ha fondato l’Associazione e il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome.
  • MATUSA

    interessante!
    direi che con il crollo ormai evidente dell’europa & america
    il futuro è nelle mani della Cina.. siam messi bene!!

  • Ri.Chi.

    Lo skyline pubblicato è quello di Hong Kong, non di Beijing.

    Forse i ragazzi, italiani cinesi statunitensi brasiliani etiopi coreani o di qualsiasi luogo remoto del globo raggiunto da una connessione internet, hanno capito da tempo che di una esposizione della durata di 24 ore non se ne fanno proprio nulla.
    La pedana, le pareti e le piccole nove mensole sono poi state riutilizzate?
    Qualcuno ha spiegato a quei giovani carpentieri l’utilità del loro lavoro?

    Il “gioco” è già finito da un pezzo. Da quando Katrina ha spazzato le scenografie di cartone con le quali Hollywood ha vinto la guerra fredda.