Curare, dirigere, promuovere oggi. Maurizio Vanni dice che…

I “Racconti scenici” che rammentano le presentazioni di Goldin, i talk show con personaggi dello spettacolo, le partecipazioni alle Biennali di mezzo mondo, da Mosca al Brasile. E progetti localissimi, come quello in Maremma. Maurizio Vanni a tutto tondo, in una intervista che fa da preludio all’evento di Lucca il prossimo mercoledì 12 ottobre. A base di carta igienica.

Maurizio Vanni

Anche lei, come Goldin nel 2006, in occasione della grande mostra a Brescia Da Turner agli Impressionisti, è stato regista, autore dei testi e narratore di un’opera teatrale per promuovere una mostra da lei curata. Mi riferisco a Ossessione Dalì e al format del Racconto scenico che racconta la vita di Dalì e Gala attraverso momenti teatrali, musicali, di danza e performativi. Goldin è stato il suo modello di riferimento?
Nel 2006 ero al Teatro La Pergola di Firenze ad assistere all’opera di Goldin Lontano dal mondo, legato alla presentazione della mostra di Gauguin e van Gogh. L’unica cosa che accomuna il nostro lavoro è la scelta di un luogo e di un mezzo non convenzionale per proporre contenuti desunti dalle arti visive. Il Racconto scenico non nasce per promuovere la mostra e non è solo un’opera teatrale, ma un lavoro interdisciplinare che cerca un contatto diretto con il pubblico per trascinarlo nelle passioni degli artisti e alla scoperta delle loro pulsioni interiori. Alla parte teatrale unisce alcuni momenti performativi irripetibili, che cambiano di volta in volta, dove la mia partecipazione è attiva e propedeutica a trasmettere l’emozione che presiede l’invenzione dell’artista.

Com’è nata allora l’idea?
La scintilla è nata da tanti amici che, seppur curiosi e intraprendenti, si lamentavano di non essere in grado di capire e decifrare i codici comunicativi legati alle arti contemporanee. Non riuscivo a far comprendere loro che, se avessi spiegato un’installazione, avrei semplicemente trasmesso l’esito emotivo scaturito, oltre che dalla mia mente, dal mio apparato sensoriale. Il Racconto scenico non spiega, non racconta e non promuove, ma trasmette arte attraverso l’arte, emozioni pure che preparano gli spettatori a vivere soggettivamente e individualmente altre emozioni pure. L’arte contemporanea non si spiega, si vive, si partecipa e si condivide.

Maurizio Vanni e Sandro Chia alla Versiliana

Lei sembra prediligere la forma televisiva del talk show negli eventi a latere delle mostre che cura, invitando molti personaggi dello spettacolo. Ad esempio Ludmilla Radchenko durante gli incontri serali (Cafè Off) de La Versiliana, oppure Eva Robbin’s in occasione di Face/Off. Pensa che questa formula contribuisca a rafforzare l’affezione delle persone alla cultura o piuttosto non si esaurisca nell’immediato riscontro di pubblico, forse più interessato all’intrattenimento effimero?
Non potrei mai fare qualcosa che non sia concepito come un investimento a medio-lungo termine. I miei talk show sono piccoli spettacoli di intrattenimento che, dopo le presentazioni ufficiali delle mostre e le convenzionali conferenze di approfondimento, mirano a coinvolgere tutte quelle persone che, probabilmente, non entrerebbero mai nei musei o nei teatri. È stato bello vedere Eva Robbin’s e Ludmilla Radchenko, donne sensibili, motivate e preparate nelle rispettive discipline, dialogare senza maschera con il pubblico e confrontarsi, direttamente o indirettamente, con personaggi come Chia, Amendola, Calopresti, Branciaroli, Giordana, Vecchioni, Adami ecc.

Qual è dunque l’obiettivo dei talk show?
Potrei definire i miei talk show come “inganni leali”: l’idea è di far dialogare il pubblico con gli ospiti che si confrontano su un filo conduttore legato a una mostra o a un’opera teatrale, ma anche di far vivere emotivamente questi momenti contaminando le serate con eventi performativi interdisciplinari. I mio target è ampio e in particolare giovani e giovanissimi sembrano gradire questo format. Il pubblico si diverte, conosce l’uomo oltre all’artista, vive in modo trasversale e contemporaneo il tema della serata e si porta a casa emozioni e pensieri, spesso, senza rendersene conto. Qualcosa che va ben oltre il piacere effimero di un’ora divertente.

Maurizio Vanni e il Racconto scenico

Lei è museologo, storico e critico d’arte, con una laurea in Art Management a Saint Louis. Secondo la sua esperienza, oggi per essere visitata una mostra non può più prescindere dagli eventi collaterali? Le doti manageriali avranno sempre più il sopravvento sulle competenze storico-scientifiche?
Naturalmente ho anche una laurea in Storia dell’Arte e una specializzazione in Museologia, ma devo ammettere che senza l’esperienza formativa nel settore dell’economia e del marketing sarei molto diverso da ciò che sono. Intanto divido la mia vita professionale in due: direttore di museo e curatore. Quando si ha la responsabilità di una struttura museale, si devono anche far tornare i conti, selezionando mostre e progetti espositivi, quantomeno triennali, in linea con il budget e, in parte, con gli obiettivi mediatici e di pubblico. Oggi un museo è una vera e propria azienda che produce cultura. Da curatore sono più libero, ma anche in questo caso il luogo o la committenza potrebbero condizionare le scelte, però senza comprometterne la qualità. Non ho una scuderia di artisti, non ho predilezioni stilistiche, anzi, la mia curiosità mi fa spaziare in decenni differenti e in discipline diverse. Non esiste l’artista o il progetto ideale in senso assoluto, ma l’evento pertinente al tema, al Paese, al museo, al territorio e agli obiettivi della committenza. Nessuno mi dirà mai cosa portare e come presentarlo, ma se voglio continuare a lavorare coerente al mio modo di intendere l’arte ed essere completamente libero nelle mie scelte, dovrò centrare sempre le mission dichiarate. Le mostre che curo sono supportate da progetti scientifici e curatoriali blindati. Gli eventi collaterali permettono, invece, di esaltare i progetti di marketing e di comunicazione, di coinvolgere target indistinti di pubblico, di avere notevoli riscontri mediatici e di preparare, sul lungo termine, un territorio, alle sollecitazioni legate all’arte contemporanea. Il tutto senza scendere a compromessi con la mostra vera e propria.

Il suo evento più riuscito?
Naturalmente il prossimo!

Maurizio Vanni e il talk show

Recentemente ha curato il progetto speciale Behind the mirror per la Biennale di Mosca, tuttora in corso, ed è in cantiere la partecipazione alla prossima biennale Unifor Plástica di Fortaleza. In cosa consisterà il suo nuovo progetto e quali artisti chiamerà?
Anche in questo caso, avendo ricevuto l’invito direttamente dal curatore, mi sono confrontato con il suo tema generale e con il taglio comunicativo. La scelta degli artisti, quindi, è stata coerente al messaggio che volevo trasmettere e alle discipline che volevo selezionare. A Mosca ho portato tre grandi installazioni, un’opera multimediale e interattiva site specific e una video-performance, coinvolgendo Francesco Attolini, Christian Balzano e Lolita Timofeeva. In Brasile porterò una grande installazione realizzata con dipinti e disegni e un lavoro plastico site specific di Bruno Pedrosa. Dover rispettare un argomento e doversi adattare a un taglio curatoriale già definito non è mai un limite.

Le mostre curate presso i musei archeologici della Maremma (Dietrich Klinge 2008, Niki de Saint Phalle 2009, Joan Miró 2010 e Salvador Dalí 2011) rientrano nel progetto della Provincia di Grosseto MiC – Maremma in Contemporanea. In che cosa consiste? Quale ruolo ricopre al suo interno?
Dal 2008 sono coordinatore del comitato scientifico della Provincia di Grosseto e il mio compito, in sintonia con gli altri membri del comitato e con la responsabile del Sistema museale, è quello di creare un nuovo modo di comunicare un territorio come la Maremma attraverso un progetto quinquennale legato all’arte moderna e contemporanea. Mostre, eventi culturali, progetti ludico-didattici, eventi collaterali a tema, interdisciplinarietà, marketing emozionale e tanto amore per il territorio dove sono nato. Sono molto contento degli esiti e del gruppo di lavoro.

Maurizio Vanni

Il suo nuovo Racconto scenico, previsto a Lucca il 12 ottobre, presso la suggestiva sede della Galleria Claudio Poleschi, sembra un compendio della sua particolare modalità comunicativa fatta di contaminazione delle arti e coinvolgimento di mondi lontani, in questo caso l’industria della carta igienica. Cosa succederà quella sera e chi sono gli artisti-boxer invitati?
Prendiamo un rotolo innovativo e rivoluzionario di carta igienica, un ring rotondo, otto “boxer-performer” legati a discipline artistiche differenti e tanta voglia di far vivere live l’arte a 200 invitati che, per parteciparla e condividerla, dovranno presentarsi con un loro personalissimo rotolo. Un sogno e tutto in una notte.

Claudia Giraud

Lucca // 12 ottobre 2011
La carta igienica. Racconto scenico di uno degli ultimi tabù
a cura di Maurizio Vanni

www.perinijournal.com

CONDIVIDI
Claudia Giraud
Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate multimediali e cartacee di settore. Dal 2011 fa parte dello Staff di Direzione di Artribune (www.artribune.com ), è responsabile dell'area Musica e cura, per il magazine cartaceo, la rubrica musicale "Art Music". E’ stata Caporedattore Eventi presso Exibart (www.exibart.com). Ha maturato esperienze professionali nell'ambito della comunicazione (Ufficio stampa "Castello di Rivoli", "Palazzo Bricherasio", "Emanuela Bernascone") ed in particolare ha lavorato come addetto stampa presso la società di consulenza per l'arte contemporanea "Cantiere48" di Torino. Ha svolto attività di redazione quali coordinamento editoriale, realizzazione e relativa impaginazione degli articoli per l’agenzia di stampa specializzata in italiani all’estero “News Italia Press” di Torino. Ha scritto articoli e approfondimenti per diverse testate specializzate e non (SkyArte, Gambero Rosso, Art Weekly Report e Art Report di Monte dei Paschi di Siena, Exibart, Teknemedia, Graphicus, Espoarte, Corriere dell’Arte, La Piazza, Pagina).